“La stampa è una belva selvaggia”. E’ questo il titolo che La Repubblica ha dato oggi alla trascrizione (non completa) dell’intervento tenuto ieri 12 giugno dal premier britannico Tony Blair al Reuters Institute for the Study of Journalism.
E’ un lungo e denso intervento fuori dai denti sul rapporto tra la politica ed un ecosistema mediale che si va facendo, di giorno in giorno, più complesso, insensatamente (dice lui) veloce gridato e difficile da gestire. Come scrive Franco Carlini: “ormai in uscita dal ruolo di primo ministro, egli si va trasformando in pensatore e opinion maker.”

Riporto qui alcuni passaggi sugli effetti nel campo della comunicazione politica. Sulla urgenza della comunicazione politica e dello spin-doctoring classico. Sul modo col quale si parla di politica.
Si deve inoltre reagire agli avvenimenti in tempo reale. [...] Commetti un errore, e immediatamente passi dal dramma alla crisi. Negli anni Settanta al governo qualche volta capitava di riunirsi per una questione di primaria importanza anche per due giorni consecutivi. Oggi sarebbe del tutto ridicolo pensare di poter fare una cosa del genere senza che prima dell’ora di pranzo del primo giorno caschi il cielo.
E se casca il cielo della comunicazione, o meglio si rivolta come un calzino, cambiano anche le priorità (temporali, operative) della comunicazione politica di routine.
Se oggi sei un membro del Parlamento privo di incarico di governo, prima devi imparare a rilasciare un comunicato stampa, poi a fare un buon discorso al Parlamento.
Sottinteso che a perderci è la comunicazione degli interventi seri, non controversi e propositivi. Quindi Blair si sofferma sulla stampa che è una “bestia selvaggia che fa a brandelli le persone e la loro reputazione”, e sui risvolti più deleteri di due fenomeni ben studiati dell’ecosistema mediale moderno: la velocizzazione e il sensazionalismo (“Oggi tutto è un trionfo o un disastro. Un problema è una ‘crisi’. Una battuta d’arresto è una ‘politica a brandelli’. Una critica è un ‘attacco brutale’”).
Il risultato è un circolo vizioso che mi pare renda tutti più o meno insoddisfatti; politici, media e cittadini incastrati in una perversa situazione lose-lose.
Dal mio punto di vista (un punto di vista che sposa le logiche della Rete), tutto questo è anche una opportunità .
Un’opportunità con un obiettivo preciso: trovare nella trasparenza e nella feconda disintermediazione della Rete il modo per costruire conversazioni più sensate e tracciabili. In cui non ci sarà più nessun gatekeeper selvaggio e sensazionalistico, nessun politico fumoso e ambiguo, nessun cittadino in balia di entrambi.
Un esempio piccolo piccolo? La trascrizione del discorso è online sul sito della Reuters. C’è anche il video. C’è quindi chi autorevolmente commenta dal Reuters Institute, e dagli altri quotidiani, giù giù, fino a me che ne scrivo.
Visto dal “basso” del Web, non c’è stampa selvaggia che tenga.
Update.
- Vittorio benemerito ha messo online la traduzione italiana apparsa ieri su Rep.
- Paolo, sul brand new blog, segnala un editoriale di Maureen Dowd, e alcune reazioni della bestia feroce e ferita.
[...] cross-post da [...]