Poco dopo le 16,00 di venerdì 8 giugno si è svolta presso l’auditorium dell’Ara Pacis – in occasione di Hi tech! Festival dell’Innovazione - la tavola rotonda dal titolo: “PolisInnovation: Strumenti e strategie della comunicazione multimediale dei partiti. Il ritardo italiano.”
[Un momento del dibattito al Festival]

Hanno moderato: Ugo Esposito, dottore di ricerca in Comunicazione Politica presso l’Università di Roma la Sapienza e fondatore dello studio Kapusons e Giorgio Santelli, responsabile del sito Articolo 21. Un po’ l’orario un po’ i vari blocchi della città per l’arrivo di Bush hanno fatto sì che la sala rimanesse quasi vuota. Peccato.
Si è entrati nel vivo del dibattito partendo da una semplice constatazione numerica: tra i 15 maggiori partiti italiani, solo 5 hanno i responsabili della comunicazione web, e di questi solo 3 lasciano i contatti. Un po’ poco, in effetti. La comunicazione web dei partiti italiani ha visto “un continuo utilizzo incosciente”, a partire dal 1994 (periodo in cui i partiti più innovatori, DS, AN e Forza Italia hanno iniziato a destreggiarsi con internet creando i primi siti).
E se già con il Web 1.0 le resistenze erano molte, a maggior ragione il cosiddetto Web 2.0 (e tutto ciò che nasce ogni giorno grazie alle nuove tecnologie digitali) è una strada non utilizzata pienamente dai partiti.
Perché? Sono emerse tre possibili risposte:
1. Per decisione politica. Reazione di chiusura della classe politica alle maggiori aperture della società;
2. Per una poca consapevolezza della portata innovativa e sociale di queste tecnologie sul fare pratico politico;
3. Per disorganizzazione e poca integrazione tra i vari strumenti di comunicazione politica, con particolare focalizzazione ai classici mezzi, televisione e quotidiani.
Internet sembra essere ancora uno strumento di comunicazione per la politica e non della politica.
Si parla di un utilizzo di Internet al ribasso, come uno strumento che viene utilizzato soprattutto per dar valore aggiunto nella vendita della “merce politica” ai clienti elettori. Emerge spesso nel dibattito la necessità di una “innovazione di processo” politico e della sua comunicazione; soprattutto per quanto riguarda la trasparenza delle scelte politiche. Rimane la sensazione di una diffusa incapacità di metabolizzare la ricchezza sociale e la forte attitudine alla partecipazione che internet possiede.
Risvolti negativi? Il bisogno di un’attenta educazione civica e mediale (anche, se non soprattutto, sui nuovi media). Il rischio è quello di utilizzare tecnologie che dovrebbero produrre partecipazione, e che, se non adeguatamente conosciute, rischiano di allargare ulteriormente il gap tra la politica e il normale cittadino.
[...] Per questa ragione, lo strumento che ne risente maggiormente è internet, nell’evoluzione più sociale che è il web 2.0. Se ne è discusso in un incontro avvenuto a Roma, dove sono emerse tre possibili cause: [...]