Del vil denaro non si parla mai, forse (anche!) perchè il finanziamento delle campagne elettorali da parte dei cittadini non è un tema tipico delle nostre, ma è un fatto che negli USA il fundraising sia un rilevante fattore di valutazione dell’impatto di una campagna elettorale – fino al giorno delle elezioni, si intende!

Il secondo trimestre dell’anno ha visto Barack Obama raccogliere ben 32 milioni e mezzo di dollari; l’annuncio è stato recentemente inserito sul suo sito mettendo l’accento sul numero di persone che hanno contribuito con piccole somme, circa 258.000, e che probabilmente contribuiranno ancora (i fondi sono stati raccolti per le primarie, anche se i candidati possono raccongliere donazioni contemporaneamente anche per le eventuali elezioni generali).
Quello che i candidati stanno facendo al riguardo meriterebbe una maggiore attenzione e un’analisi più approfondita che sembra mancare, lamenta il consulente politico Patrick Ruffini.
Tuttavia i media sono così affamati di novità da farsi attrarre da qualunque cosa che sembri nuova e facile da trasformare in moda, creando spesso rumore di fondo che poco aiuta a capire il concreto impatto delle novità: nel grande parlare del rapporto tra Rete e politica e delle possibilità della prima al servizio della seconda, le applicazioni che servono a raccogliere fondi sono infatti le grandi assenti. E non certo perchè gli spin doctors e gli attivisti non abbiano idee al riguardo: l’esperimento della campagna del democratico John Edwards legato alla comunicazione via sms è stato interessante, ad esempio, anche se la sua realizzazione potrebbe non essere facilmente replicabile, sostiene Colin Delany.
Tutti però continuano a parlare solo di YouTube e MySpace. Certo, le nuove tecnologie sono utili per attirare l’attenzione e magari, in qualche modo, creare motivazione, ma come misurarne davvero l’impatto? Quanto c’è di davvero innovativo in una serie di nuove applicazioni affascinanti ma non certo usate (non ancora?) per avere un dialogo effettivo con i propri potenziali elettori?
Fino a questo momento tutte queste nuove applicazioni sembrano avere avuto buon gioco nel far parlare di alcuni candidati ma anche a far parlare di sé, degli strumenti veri e propri.
“Gli strumenti non sono la strategia e i blog sono strumenti” afferma Alan Rosenblatt su TechPresident. “Sono i blogger, le persone, coloro che utilizzano lo strumento, in alcuni casi con un consistente impatto sull’arena pubblica”. Rosenblatt cita Josh Marshall, Markos “Daily Kos” Moulitsas e Glenn Reynolds, alcuni tra i più popolari e seguiti blogger politici che hanno un impatto significativo nella discussione politica, non solo perchè sono considerati autorevoli ma anche perchè in alcuni casi sono riusciti a creare vere e proprie comunità di utenti fino addirittura a costituire punti di incontro e collaborazione (TPM Cafè creato da Marshall in collegamento al suo blog TalkingPointsMemo, mentre lo stesso blog Daily Kos è diventato collettivo già da tempo).
Ma se è vero che la blogosfera politica ha aiutato a creare un sistema con una pluralità di voci e a promuovere l’impegno e il dialogo in diversi contesti è altrettanto vero che i blog non si possono considerare l’espressione ultima delle potenzialità che la Rete dà a chiunque voglia utilizzarla.
Delany aggiunge: “Chi dirige una campagna deve scegliere su quale canale di comunicazione vuole puntare. Qui entrano in gioco due semplici domande: che pubblico si cerca di raggiungere e quale messaggio si vuole comunicare”. E quindi identificare l’elettorato potenziale, capirne la composizione e agire in modo mirato. Insomma pensare un po’ più al marketing e un po’ meno ai blog potrebbe cominciare a fare davvero la differenza.
Probabilmente tutti queste nuove applicazioni dal forte impatto mediatico avranno un riscontro sulle generazioni più giovani ma sicuramente uno minore sulle generazioni più mature e meno “tecnologicamente alfabetizzate”, quelle che già votano – e che più probabilmente finanzieranno una campagna elettorale.
E alla fine dei conti siamo proprio sicuri che il prossimo presidente USA sarà quello con più “amici” su MySpace?
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