Nel regno dei microchips e della fibra ottica, dove la Rete ha a disposizione le migliori infrastrutture e dove la percentuale dei naviganti è tra le più alte al mondo, le potenzialità di Internet applicate alle campagne elettorali sono “castrate” da una legge in vigore dagli anni ‘50.
L’interno del Sangiin, la Camera Alta giapponese
Il 23 di Luglio in Giappone si voterà per la Camera Alta (il corrispettivo del nostro Senato) e, con una sorta di pesante “par condicio” digitale, fino alla scadenza elettorale i siti dei candidati dovranno restare “congelati” e non sarà possibile crearne di nuovi.
Manifesti elettorali made in Japan

In un articolo della BBC News si prova a capire il perché di una iniziativa tanto anacronistica interpellando professori universitari e giovani internauti:
Il Professor Phil Deans, che lavora alla Temple University di Tokyo, lo definisce quasi un ritorno agli anni 50. “I camion con megafono, i manifesti, il volantinaggio e la quasi completa assenza di media elettronici per comunicare messaggi politici è una delle cose più singolari riguardo al modo di condurre le elezioni qui”.
Lo stesso docente continua facendo riferimento a uno dei Politici maggiormente colpiti dalla legge: Kan Suzuki, famoso per aver aperto, primo in Giappone, un ufficio virtuale su SecondLife:

“Kan suzuki vuole cambiare questo modo di fare.
Lui è un legislatore che vuole modernizzare il modo in cui si avviene la competizione elettorale qui. Ha costruito un ufficio in secondlife, il mondo virtuale dove puoi lavorare, giocare e interagire con gli altri. Qui, dice, può portare il suo messaggio a chi normalmente non ascolta i politici.
Ma adesso che la campagna è partita ha dovuto chiudere temporaneamente l’ufficio. Il punto è che la legge elettorale è stata scritta negli anni 50. Lui è anche critico su un’altra vecchia regola che limita il numero di manifesti e volantini che un candidato può distribuire. Secondo la mia costituzione posso distribuire volantini che basterebbero per il 3% dei votanti del mio partito. Così il 97% dei votanti non viene raggiunto. Come posso raggiungerli?“.
Interviene un’altro esperto del settore:
Il Professor Yasunori Sone, analista politico della Keio University di Tokio, dice che la legge elettorale giapponese è molto rigida. “Ci sono molte regole e proibizioni. Ma molti partiti vogliono una legge stringente per contenere le attività politiche degli altri” [...] Qualcuno di noi sta cercando di far cambiare la legge ma il numero di coloro che supporterebbero questo cambiamento è molto piccolo”.
Inoltre la tradizione giapponese tende a venerare la “casta politica” e ciò contribuisce a rendere ostico un cambio di rotta:
Qui in Giappone è ritenuto importante trattare con rispetto i politici. Ma, tanta è la deferenza che si offre loro, che risulta difficile per tutti stimolarli a cercare nuovi modi per rendere migliore il sistema politico.
Ciò che colpisce di più è, per finire, la posizione di alcuni giovani intervistati in merito all’utilizzo della Rete in Politica:
Un gruppo che si pensa potrebbe essere avvantaggiato dal vedere Internet usato in campagna elettorale sono i giovani elettori. In giappone il 95% dei ventenni navigano il web, ma solo un terzo di loro va a votare.
Alcuni, però, non sembrano gradire il fatto che i politici usino il web per ottenere il consenso dei giovani. “Penso che internet non sia una fonte del tutto ufficiale”, dice Kentaro Shimano, uno studente della Temple University di Tokio. “YouTube è più un passatempo occasionale; guardi musica, video divertenti, ma non reputo una cosa buona il fatto che il governo o i politici siano sul web”.
Haruka Konishi è daccordo: “La politica giapponese è a volte davvero seria ” [...] Le persone giovani non dovrebbero essere coinvolte perchè penso non siano serie abbastanza o non abbiano l’educazione adatta“.
Le Web Campaigns sembrano quindi rimanere vittime, almeno per ora, del fragile equilibrio tra tradizione e innovazione tipico di civiltà come Giappone e Cina.
Per approfondimenti sul caso di Kan Suzuki vedi anche SecondLife e BBC News.
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