Chissà com’è il candidato perfetto? Questa la domanda da cui parte il Diario de La Repubblica uscito Venerdì 29 giugno ha proposto tre interessanti articoli che affrontano il tema della leadership politica, proseguendo in pratica, il discorso iniziato qualche settimana fa sulla mancanza di veri leader, specialmente nel centro-sinistra. Lo spunto sembra essere evidente: la discesa in campo di Veltroni come candidato per la guida del futuro Partito Democratico.
[Il numero del Diario di Repubblica sul candidato, giugno 2007]

Nel pezzo d’apertura (dal titolo: “Candidato, come nasce una leadership”) Edmondo Berselli affronta il passaggio dell’uomo politico che si trasforma in candidato, che inevitabilmente produce un cambiamento profondo nella politica. Si analizzano alcuni precedenti storici, la differenza tra gli USA e l’Europa, gli zero candidati della Prima Repubblica italiana, il candidato perfetto Silvio Berlusconi (almeno nel ‘94), per terminare con Walter Veltroni:
“si sta cercando il protagonista del partito nuovo, un leader competitivo sul piano elettorale: il rinnovatore e lo stabilizzatore insieme. Una simile funzione emerge di solito dal confronto, da una gara aperta. Se il candidato è già designato vorrebbe dire che la sua figura non ha alternative. E questo per la sinistra italiana, è nello stesso tempo la soluzione, ma anche il problema.”
Il secondo articolo di Vittorio Zucconi si intitola “Tra dollari e fede, l’America vota l’eletto”. A poco meno di 500 giorni dall’elezione, affronta il tema del sempre più lungo e costoso viaggio del candidato alla Presidenza del Stati Uniti. Una campagna lunga e faticosa, interminabile, alla incessante ricerca di dollari e cuore, in cui alla fine ne rimarrà soltanto uno.
Il terzo articolo di Giancarlo Bosetti (“Prove tecniche per diventare il Primo”) analizza il cocktail di strategie necessarie a far eleggere un candidato. Molto interessanti sono i consigli di Axelrod (consulente politico prima dei Democratici, ed ora di Barack Obama), per il quale il candidato
“deve essere in sintesi
a) un agente di cambiamento,
b) un diffusore di ottimismo e dinamismo,
c) un outsider rispetto alla fastidiosa e quotidiana bagarre politica,
d) una figura capace di centrare il messaggio sul superamento delle cose che dividono e di concentrarsi su quelle che uniscono (il paese intero), e infine
e) il candidato consulente progressista vincente deve imparare a battere il messaggio conservatore non attaccando il suo contenuto nel dettaglio, ma prendendo di mira il suo cinismo, la sua estrema negatività”.
Tips per Veltroni?
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