Si è svolto questa sera (ore 19.00 ET a Charleston, South Carolina) il primo appuntamento con il debate elettorale dei candidati democratici alla presidenza degli Stati Uniti organizzato da Cnn e YouTube.
(qui il transcript quasi in tempo reale, come da meritoria tradizione dei debate americani)
Interessante e riuscito l’esperimento, fin dalla metodologia (ne avevamo scritto, tra tanti, una settimana dopo l’annuncio – estrapolando alcuni dei video più divertenti): il debate vedeva a confronto i candidati democratici alle primarie, alle prese con domande in forma di video caricati su YouTube e selezionati dalla CNN (qui la lista dei video mandati in onda e qui tutti gli altri).
Il debate è durato più o meno due ore. Presenti all’appello, schierati in fila dietro leggio: Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, Christopher Dodd, Dennis Kucinich, Mike Gravel, Joe Biden e Bill Richardson.
Alcune considerazioni a caldo.
- Il format, nonostante le mani avanti di Anderson Cooper della CNN (molto a suo agio, bravo), ha funzionato bene. I video girati dai youtubbers e spesso indirizzati ad un singolo candidato e mandati in onda in un grande schermo laterale, hanno garantito verve e grinta al dibattito. Con domande spiritose e dirette, senza i sofismi dei giornalisti politici, o del pubblico ristretto della platea – come nel format di debate presidenziale con domande dal vivo. Vedi il video della coppia lesbica (che ha ammosciato l’iniziale baldanza di Edwards, perduto nei mille distinguo del suo pensiero sull’argomento), o la domanda sulla scuola pubblica o privata, o la domanda sul salario minimo (minimum wage) come pagamento dell’attività di parlamentare. (Jeff Jarvis però parla di un’occasione in parte perduta: tra i video esclusi ce ne erano di più urticanti, bisognava far scegliere alla Rete).
Question 9. Do you support gay marriage? Mary & Jen from Brooklyn, NY
- Il tutto è stato comunque divertente, e molto televisivo. Un grande (e meritato) spot anche a YouTube. Anzi, una consacrazione. YouTube ha di fatto popolarizzato (lato produttore/videomaker) il linguaggio televisivo: molti dei video trasmessi non avevano niente da invidiare a quelli professionali – per comunicatività, montaggio, ironia. Sempre per citare Jarvis, queste sono e saranno sempre più presidenziali targate YouTube.
- Sempre quanto al format, unico punto su cui mantengo dei dubbi è la possibilità del pubblico di applaudire – vietata invece in altri format di debate presidenziali. Ad un certo punto ha “costretto” molti dei candidati a convergere su toni populistici e comizianti, e su argomenti tira-applausi. Ma allo stesso tempo ha segnato la differenza tra i senza-chance che gridavano slogan peggio che in una trasmissione di Biscardi, e i candidati veri come Hillary Clinton e Barack Obama – che hanno mantenuto la calma e cercato di essere più pacati possibili. (Così, ad orecchio, se ci fosse stato un applausometro avrebbe vinto Obama, applaudito quasi a prescindere dalle cose che diceva)
John Edwards, Hillary Clinton e Barack Obama. I tre principali avversari alle primarie democratiche.

- Non mi sottraggo infine alla mia personale scelta del vincitore della serata, ben consapevole che poi le cose sono molto più complicate di così (e non prendo volutamente in considerazione i contenuti, e gli impatti politici dei contenuti stessi). Dal punto di vista comunicativo mi ha impressionato Hillary Clinton, e mi hanno un po’ deluso sia Barack Obama che John Edwards.
Obama, attaccato più volte da Gravel, non è mai riuscito ad cambiare marcia e ha concluso comunque il gran premio girando piano in seconda.
Edwards, invece, vorrebbe ritagliarsi il ruolo del terzo incomodo più liberal e battagliero degli altri due (che si disputano un posizionamento da moderate progressive): ma quella faccia da bravo ragazzo di buona famiglia gli gioca contro.
La Clinton invece: spaventosa! Sembrava comunicare con il misurino: qui un po’ di serietà, qui un po’ di ironia, qui si alza la voce e si cerca l’applauso. Una strategia quasi perfetta da looking presidential. Questa donna studia da presidente da molto più tempo di chiunque altro: batterla non sarà facile per nessuno.
Update: Ne scrivono anche la nostra Antonella Napolitano e il bravissimo Alessandro Guerra su Excite Web 2.0.
[...] considerazioni a caldo sul primo appuntamento dell’esperimento di debate elettorale misto web/mainstream, che ha [...]
Ho scritto anche io un po’ di prime impressioni.
p.s. facciamo che qualcuno trova un consulente musicale per Hillary Clinton? :-P
[...] Primarie 2.0 L’altra sera si è svolto il primo dibattito televisivo tra i candidati democratici in corsa per le primarie. L’evento è stato ospitato da CNN e Google che hanno concepito un formato nuovo: far rispondere i candidati anche a domande caricate su YouTube. Circa 3.000 persone hanno partecipato (una trentina quelle scelte dalla CNN) toccando le tematiche più disparate con domande cantate, fatte dal bagno o da un pupazzo di neve preoccupato per il riscaldamento della Terra (vi rimando all’analisi di Sofi). [...]
Bel post che ho citato nel mio blog in cui analizzo le strategie di comunicazione dei candidati statunitensi http://vincos.wordpress.com/2007/07/25/primarie-20/
Grazie Vincos.
Ottimo anche il collegamento con le abbozzate strategie web dei candidati alle primarie per il pd italiano – ne ho accennato anche io nella rassegna stampa di Quinta di Copertina
http://www.apogeonline.com/webzine/2007/07/25/25/200707252501
[...] dibattito elettorale tra i candidati del partito democratico tenutosi il 23 luglio scorso a Charleston i protagonisti [...]
[...] interessanti, con numerose novità dal punto di vista comunicativo (un esempio per tutti il dibattito stimolato dalle domande degli utenti di YouTube). Certo, a volte le tecniche sono state utilizzate [...]
[...] dibattito elettorale tra i candidati del partito democratico tenutosi il 23 luglio scorso a Charleston i protagonisti [...]
[...] del dibattito CNN/YouTube (SpinDoc ne aveva già parlato, con le impressioni “a caldo” e con un approfondimento sul punto di vista degli utenti), la critica del “popolo della Rete” [...]