[Riprendiamo i lavori, dopo una bella pausa estiva. C'è molto da segnalare, e molti fili rossi della comunicazione politica aspettano di essere tirati. Pian piano nei prossimi giorni riprenderemo più o meno il ritmo consueto. Ripartiamo con una riflessione sul tema principe di questi giorni: il V-Day di Beppe Grillo. Altri interessanti interventi nella blogosfera e segnalo (oltre ad una domanda sui numeri) anche due puntate di rassegna stampa che curo per Apogeonline: quella di lunedì e mercoledì, con alcuni editoriali sull'iniziativa. Il pezzo di cui sotto, con qualche modifica, è uscito oggi su Il Firenze con il titolo "Politica e anti, due litiganti simili". as]
Politica e anti-politica. Lo diceva Archimede, qualche secolo fa, e non c’è ragione di dubitarne proprio ora. Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al volume del fluido spostato.
Da un po’ di tempo questo principio va in scena con fisica esattezza nell’acquaio della politica italiana (prima si diceva “teatrino”, ma ora gli attori politici sono spesso muti o non ascoltati, come pesci appunto). Appena la politica s’azzarda a gettare un sassolino nello stagno, muovendo le acque delle decisioni, puff, si solleva un moto di anti-politica, e un’onda più o meno grande soffoca quasi in tempo reale intenzioni e velleità.
Politica e anti-politica mai come in questo periodo sono due forze uguali e contrarie che si confrontano, spesso annullandosi a vicenda. Le pensioni e lo scalone, le tasse e la sicurezza, i privilegi di casta e le opere pubbliche – anche quelle locali. Tutto scatena una reazione contraria e immediata, con poco credito temporale (non si dice più: “aspettiamo e vediamo che succede”) e altrettanto scarso credito personale (non si dice più: “di lui mi fido”).
E’ il segno di una distanza incolmabile. Di una scarsa fiducia in quello che la politica dice. Quasi a prescindere.
Sui motivi di questa sfiducia, in molti si interrogano. Altri, come Beppe Grillo, provano a portarla in piazza e a farsene cantori – rischiando però di ridurre le mille facce della disaffezione verso la politica ad un vaffa urbi et orbi.
Quando forse la soluzione è in una cosa ai limiti del buon senso: la politica dovrebbe imparare ad ascoltare. Invece di provare a indottrinare le masse o le folle plaudenti (in questo politica e anti-politica si somigliano più di quanto entrambi vorrebbero).
Perché sempre più, al posto di masse e folle, ci sono cittadini. Più o meno informati e consapevoli. Che (pur se spesso solo in potenza) possono, se serve, trovare le informazioni giuste e farsi una opinione personale. Ecco allora che la cosa migliore che può fare la politica è scendere dal podio e ascoltare chi ha qualcosa da dire.
Conversando con loro, cercando di farne politica sintesi.
Banale? Forse.
Ma chissà che tra politica e anti-politica, due litiganti in fondo simili perchè parlano troppo, non godrà il terzo che imparerà ad ascoltare.
[...] rinculo (per altro solo di una parte credo minima della blogosfera – e mi ci metto pure io con una riflessione uscita su Il Firenze di oggi, che in pratica dice che questa politica e questa anti-politica sembrano le [...]
[...] il fatto che Grillo ne faccia un uso populista o anti-politico (e io invece penso che sia un uso fin troppo politico, senza anti o alfa privativi) non definisce la Rete nel suo complesso, n tanto meno ne inibisce i [...]