La questione del tag “enricoletta” su Flickr, linkato al posto della pagina personale dal sito del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e candidato alle primarie (ne abbiamo scritto nel post di ieri è forse di lana caprina.
Ovvero: è meglio linkare (dandovi più rilevanza) il profilo personale od uno specifico tag? E ancora: al di là del link in sé, la questione si allarga facilmente al rapporto tra politica e web sociale: è opportuno affidarsi alla ricchezza della folksonomia, senza pensare agli eventuali rischi?
La questione è forse di lana caprina, ma dai dettagli spesso principiano le consapevolezze durature. Perché questa singola scelta folksonomica (che comporta comunque una pur piccola cessione di potere e controllo sui contenuti) e comunque analoghe scelte di apertura al web sociale, portano con sé anche la possibilità di scoperte fortunate. Di aggregazioni e partecipazioni impossibili o difficili con scelte tradizionali. Vale la pena di provarci. Alla fine dei conti, nella maggior parte dei casi, si guadagna molto di più di quanto si possa perdere. Ma per far questo bisogna rischiare – anche con questi piccoli esperimenti.
Lo scrive appunto (e siamo contenti che non sia una scelta “casuale” o non meditata) anche Nicola Mattina (ispiratore della scelta del comitato di Enrico Letta di linkare il tag invece che l’account – come spiega lui stesso) nei commenti
Da quando mi occupo di media sociali, la prima obiezione che ricevo quando propongo di conversare e partecipare apertamente riguarda il timore che qualcuno critichi. Io rispondo sempre che se le critiche sono giustificate, è bene che se ne discuta; se sono ingiustificate o se provengono da disturbatori allora cadranno da sole. Quindi non bisogna avere paura di linkare una pagina di cui non si controllano completamente i contenuti.
Nel caso di Flickr, il rischio non riguarda il fatto che compaia una foto di Veltroni taggata in modo inappropriato, ma che appaiano delle immagini “scomode”. Però a me sembra che questo rischio sia ampiamente compensato dall’opportunità di creare una comunità di cittadini che condividono un progetto politico anche scambiandosi le immagini delle proprie esperienze di partecipazione a una campagna elettorale.
[...]l a strada da percorrere è la contaminazione: cercare di portare i media sociali verso la politica affinché questi strumenti agevolino una cittadinanza più attiva e consapevole. Ci si arriva anche facendo compiere alcune piccole esperienze, come imparare a non avere paura di condividere le proprie immagini con quelle degli altri sostenitori della campagna elettorale
Sono perfettamente d’accordo. Chi “tagga” le foto in maniera sbagliata non è da biasimare più di quei giornalisti che strillano titoloni in prima pagina per poi ritrattarli nell’articolo.
La strada verso la democrazia e quella dei comportamenti emergenti che prevedono sia i taggatori folli sia glia nticorp per eliminarli:
quella 2.0 è un “etica” non una “deontologia”.