Lascia sorpresi, nel periodo di massimo splendore dei blog, un politico che – in rete – ancora chiama le cose col loro nome. Enrico Letta non si accontenta di fare un blog, non vuole una community o altro: ha un sito (con all’interno un blog, una community etc).
Certo, il colore del partito democratico risulta un po’ costretto sul monitor ma la storia di quel colore giustifica l’inestetismo contingente.
La grafica è essenziale, quasi inesistente. L’organizzazione è determinata dalla gestione degli spazi per i contribuiti o per i banner. Difficile dire se è il caso di leggerci una metafora del partito democratico… Ma ciò che più emerge dai contenuti è la vocazione del sito è al radicamento nel territorio, non solo le regioni, ma anche le province con le informazioni dettagliate su come e dove contribuire.
A cercare bene non si fa mancare neppure un servizio di social news, lo spazio su flickr (del quale abbiamo già scritto su SpinDoc, quanto ad una scelta quantomeno coraggiosa nell’uso del tag) e quello su youtube.
Nulla di entusiasmante, intendiamoci, ma l’impressione è che Enrico – così lo chiamano nel sito – abbia trovato il proprio equilibro. Forse non il migliore possibile ma è il suo personale (del tutto coerente con la sua immagine all’esterno, non certo estremista). Inoltre, senza scimmiottamenti pseudo-geek o arroccamenti da giornale di partito.
C’è molto da fare ma la strada è quella, appunto: un equilibrio. E che sia proprio.
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