Il videogioco come strumento di comunicazione politica. Sono sempre più numerosi gli esempi di quelli che vengono ormai definiti come political videogames. L’ultimo della serie impazza in questi giorni in Rete, ed è dedicato alle elezioni presidenziali USA 2008. Si chiama Presidential Paintball e consente di immedesimarsi in uno dei candidati alle prossime elezioni primarie per tentare di “uccidere” virtualmente gli altri concorrenti, sparando fucilate dentro le sale della casa Bianca, fino ad arrivare allo Studio ovale per conquistare la poltrona di “uomo più potente del Mondo”. Ma non fatevi ingannare dalla trama: il game offre un discreto divertimento e poca violenza, visto che – come spiega anche il titolo – tutte le armi sono rigorosamente caricate a proiettili di vernice verde, per imbrattare l’avatar del rivale senza “accopparlo”.
I protagonisti del videogioco sono sei: i 3 favoriti per le primarie democratiche (Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards) e i 3 favoriti per le primarie dei Repubblicani (Rudy Giuliani, Mit Romney, John McCain). Al momento, i favori dei players sono andati ad Hillary, il cui avatar è stato protagonista di quasi 3 milioni di partite, seguita da Obama (quasi 2 milioni) e Romney (1.150.000). Stranamente, l’ex sindaco “sceriffo” di New York, Rudy Giuliani, è il pistolero meno scelto.
Presidential Paintball rappresenta bene quella che per molti è la nuova frontiera della propaganda elettorale, soprattutto quella rivolta agli elettori più giovani, che ne riconoscono e condividono i codici comunicativi (anche se il videogames attira moltissimo anche la generazione dei 30 e 40enni, cresciuti a “pane e Pacman” negli anni’80). Ormai le software house specializzate sfornano political games in grande quantità e a costi decrescenti, offrendo un prodotto economico ma di forte impatto, grazie alla diffusione virale offerta dal passaparola su Internet e allo scambio tra amici via e-mail. Senza contare che un game riesce a far breccia più facilmente di altri messaggi grazie alle sue potenzialità ludiche (offre divertimento in cambio di attenzione al messaggio) e all’utilizzo di stili espressivi semplicissimi, comprensibili al di la di tutte le differenze sociali, economiche, culturali e generazionali. I videogame, poi, permettono di ironizzare su problemi complessi e di ridicolizzare l’avversario togliendogli la possibilità di repliche polemiche (si può condannare la satira tecno-ludica?). Infine, c’è il fattore interazione, che conquista l’attenzione, facilità la comprensione tramite il meccanismo esperienziale e porta l’elettore-player a sentirsi realmente partecipe del processo politico. Ci sono tuttavia anche dei rischi. Se un gioco si limita solo a prendere in giro l’avversario e non consente un reale approfondimento dei temi in ballo, resta solo una forma di svago per sfogare frustrazioni e odio contro “l’altra parte”. Così, anziché migliorare la coscienza politica di cittadini, può diventare semplicemente un veicolo di semplificazioni aberranti della realtà e visioni ideologiche.
La mania dei political games è esplosa negli Usa durante le Presidenziali 2004. Uno degli antesignani più celebri è “Tax Invaders”, un giochino in cui George W. Bush armato di raggi laser che fuoriescono dagli occhi era impegnato a salvare gli americani dall’arrivo di un mostruoso Howard Dean (suo rivale democratico nella corsa alla Casa Bianca) accusato di voler succhiare tutti i soldi dalle tasche dei contribuenti. Altri political videogames ormai storici sono “Kerry vs. Kerry”, in cui il candidato democratico boxa con se stesso allo specchio e mette in evidenza le contraddizioni dei suoi discorsi; Kerryopoly, che scimmiotta Monopoli per fare del sarcasmo sui costi esagerati della campagna elettorale di Kerry; “Dean for America Game”, in cui si spiegava ai potenziali supporters democratici come sostenere il candidato; “Contractopoly”, basato sugli sprechi dell’Amministrazione Bush nell’opera di ricostruzione dell’Iraq post-bellico; “The Anti-Bush Videogame”, in cui Hulk Hogan, He-Man e Mr. T sono alleati per liberare l’America dal Male. [leggi questo articolo del 2004 sul Corriere.it - alcuni di questi videogiochi non funzionano più]
In realtà, quando si parla di political games occorre distinguere almeno tre filoni. Ai giochi legati al marketing elettorale, infatti, si aggiungono quelli con finalità di educazione civica, e quelli di denuncia politico-sociale. Nella prima categoria rientra, ad esempio, “Serious Policy” (“La politica è una cosa seria”), che ha come protagonisti i membri del Governo inglese, che possono interagire tra di loro per prendere importanti decisioni sulla politica estera, sull’economia, sulla salute, sulla sicurezza, ecc. L’idea è quella di sensibilizzare i cittadini sulla complessità dell’azione di governo del Paese. Al filone dei political game di denuncia appartengono, invece, l’italiano “Tuboflex”, dedicato alla critica del lavoro “flessibile” nelle fabbriche, e l’australiano “Escape from Woomera”, che mostra le dure condizioni di vita in un campo per gli immigrati clandestini.
ho scelto obama ma giuliani mi ha impallinato :-( si vede che è più pratico di armi…
Il sindaco sceriffo non si smentisce mai! :-)
[...] come strumento di comunicazione politica. Spindoc ospita un mio intervento sulla moda dei political games negli [...]
Ma c’è qualche eroe che ha finito il gioco sparatutto? A me al quarto livello mi fanno fuori con chiunque scelga…
Io l’ho finito, con 17.300 punti. Chi riesce a fare meglio?? Ah….ovviamente sola la Clinton può vincere…
[...] Arriva anche in Italia la moda dei political games, di cui ho già parlato su Spindoc. [...]
[...] Oggi esec un primo intervento sui political videogames, tema di cui ho già parlato su Spindoc. Un invito alla lettura per chi fosse interessato: Il videogioco come strumento di comunicazione politica. Sono sempre più numerosi gli esempi di quelli che vengono ormai definiti come political videogames. L’ultimo della serie impazza in questi giorni in Rete, ed è dedicato alle elezioni presidenziali USA 2008. Si chiama Presidential Paintball e consente di immedesimarsi in uno dei candidati alle prossime elezioni primarie per tentare di “uccidere” virtualmente gli altri concorrenti, sparando fucilate dentro le sale della casa Bianca, fino ad arrivare allo Studio ovale per conquistare la poltrona di “uomo più potente del Mondo”. Ma non fatevi ingannare dalla trama: il game offre un discreto divertimento e poca violenza, visto che – come spiega anche il titolo – tutte le armi sono rigorosamente caricate a proiettili di vernice verde, per imbrattare l’avatar del rivale senza “accopparlo”. (continua) [...]