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tag: Internet, web campaigns

Astroturfing. Se il grassroot è una bufala.

Si chiama Astroturfing, ma non è un nuovo videogioco d’ambientazione spaziale. E’ invece una forma di propaganda efficace e pervasiva, largamente utilizzata nel marketing commerciale e recentemente scoperta e applicata su larga scala anche dal marketing politico.

Il termine richiama subito alla mente l’idea della “patacca”astroturf è l’erba sintetica che simula un vero prato sui campi sportivi – e, in effetti, l’astroturfing non è altro che una (sedicente) tecnica di manipolazione dell’opinione pubblica che sfrutta le potenzialità del buzz marketing moltiplicate all’ennesima potenza dalle nuove tecnologie del web 2.0.

Il meccanismo è abbastanza semplice. Si diffondono online decine di commenti positivi sul candidato che paga il servizio e, allo stesso modo, si possono spargere notizie false e opinioni contrastanti sugli avversari. I mezzi sono molteplici: messaggi nei forum e sui blog, catene di Sant’Antonio via e-mail, fake-blog, account “civetta” su Facebook e MySpace, video su YouTube, ecc.

Il contenuto dei messaggi è solitamente molto semplice e fortemente polarizzato (cioè, molto positivo per il candidato appoggiato, molto negativo per i candidati rivali). L’impatto è massimizzato dall’effetto fiducia: un consiglio o un’opinione a livello peer è molto più facilmente accettato, perché non percepito come “propaganda politica interessata”.

Una campagna Astroturfing ha costi molto bassi, sicuramente inferiori a quelli della pubblicità tradizionale: bastano un team di operatori addestrati, un po’ di creatività e un database di nominativi “profilabile” dal punto di vista socio e psico-grafico di quelli già comunemente utilizzati in tutte le operazioni di marketing commerciale.

L’attuale campagna delle primarie presidenziali americane è un fertile terreno di prova dell’astroturfing. In particolare, sono sospettati di averne fatto uso sia Barack Obama (Obama campaign astroturfing, Neural Gourmet) che Hillary Clinton (Clinton Staff and Volunteers Busted for Astroturfing, Wired). I due concorrenti per la guida del ticket presidenziale per il partito Democratico, tra l’altro, hanno sicuramente dovuto escogitare sofisticate tecniche anti-astroturfing (vedi ad esempio il progetto di contro-informazione FactHub che serve a controbattere e smentire le dicerie sulla Clinton). E nel recente passato ne avrebbero fatto uso anche George W. Bush e Tony Blair.

In Italia l’Astroturfing ha trovato una formula di successo soprattutto nella pratica dei fake blog (celebre quello dedicato a Pierferdinando Casini) e molti ritengono che l’anomala esplosione di commenti positivi su alcuni blog politici di successo sia la rappresentazione di un falso sostegno grassroot.

Considerati il pericoloso risvolto anti-democratico di queste pratiche, risulta estremamente positive la prossima introduzione nel nostro Paese di una legislazione che (decreto legislativo 146/2007) punisce in modo severo l’attuazione di campagne astroturfing. Tuttavia, i controlli delle autorità – che possono essere anche elusi mascherando o occultando il proprio indirizzo IP – non saranno sufficienti da soli. Occorre soprattutto poter contare sull’onestà dei soggetti politici e sulla capacità dell’elettorato di porsi dubbi di fronte alle opinioni radicalmente troppo positive o negative sui candidati e i programmi politici.

Discussion

One comment for “Astroturfing. Se il grassroot è una bufala.”

  1. [...] Spindoc ospita un mio intervento sul tema. [...]

    Posted by politicaduepuntozero » Blog Archive » Se il grassroot p una bufala | gennaio 11, 2008, 17:58

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