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Internet e politica: i dati, i fatti, le speranze

Già negli anni ‘60 Elihu lKatz e Paul Lazarsfeld parlavano di influenza personale ed era una rivoluzione.
Ma i due poveretti, come ribadiranno più volte con lodevole umiltà, non avevano inventato nulla, avevano solo scoperto e sistematizzato ciò che era di fronte agli occhi di tutti.

Ora, che si odi o si ami il Cluetrain Manifesto (i mercati sono conversazioni etc) è innegabile che “Personal Influence” ha ancora la sua attualità. Cambia il canale, non il principio.

Dove si informano i giovani americaniTorna allora di moda lo stupore – ciclico – dell’ascesa di internet nell’influenzamento decisionale di un qualche genere commerciale (e la politica non fa eccezione).

Anche questa volta il grande outsider, internet, continua a guadagnare terreno sui vecchi media e la la ricerca effettuata da people-press mostra che il 42% degli intervistati tra i 18 e 29 anni si informano regolarmente su internet riguardo alle elezioni (il doppio di quello che succedeva nelle tornate precedenti) e tendono ad abbandonare i “vecchi media”.

Qui a lato un riassunto dei canali preferiti per l’approvvigionamento elettorale dai giovani della ricerca.

Vero è, tuttavia, che nella fascia tra i 30 e i 49 anni questa percentuale scende al 26% e restano stabili i newsmaker più classici come la tv via cavo e i giornali cartacei.

Insomma potrebbe sembrare un pareggio.

Ma, facendo due più due, il dato più importante è che se la crescita continua nella stessa direzione ed agli stessi ritmi la rete diventerà il fattore decisionale principale in tempo per le elezioni del 2012.



Generational devideSe la direzione è chiara, tuttavia, permane ancora sfumato il peso dei singoli fattori che spingono verso quel tipo di evoluzione.

I costi? certo. Un tipo di elettore più accorto e partecipativo? non c’è dubbio. Una rivoluzione generazionale che ritrova nei social spaces quel che in nonni vivevano all’oratorio o alla sezione di partito? probabile.

Resta per noi la consapevolezza che la chiromanzia non è campo per noi di Spindoc e che l’onestà intellettuale debba dividere i fatti (es l’ascesa di internet come canale di influenza e il suo ruolo attualmente tutt’altro che decisivo sulla scelta di voto) dalle speranze più o meno personali di democrazia digitale.



Via Tech Crunch.
Il report completo in formato Pdf.

Discussion

3 comments for “Internet e politica: i dati, i fatti, le speranze”

  1. Di fronte a questi dati mi faccio sempre due domande un pò inquietanti:

    1) non sarà che molti giovani dicono di informarsi di politica via Internet perchè è l’unico media che consumano? (il che può avere anche forti implicazioni negative, se si considera il mancato accesso al canale fondamentale della stampa e ai fenomeni di dipendenza dai nuovi media).

    2) davanti a questi dati quale deve essere il giusto atteggiamento di “chi di dovere”: incentivare ancora di più la migrazione dell’informazionre politica giovanile sui nuovi media, o lavorare per promuovere una più “sana” dieta mediale che includa dosi più significative di lettura dei giornali?

    Posted by emiliano | Gennaio 15, 2008, 13:41
  2. ovviamente non posso che risponderti a titolo personale ma riguardo a quello che dici credo che:

    1) ti rispondo citando un caro amico (Fausto) che mi chiede spesso “ma quando guardo Crozza su youtube, sto navigando o guardo la tv?” in sostanza quel che conta non è il canale ma le informazioni che in quel canale passano. I giovani usano di più la rete perché nel complesso è più vicina alle loro esigenze sia di forma che di sostanza e perché spesso in rete si trovano (nel bene e nel male) le stesse notizie dei giornali.

    2) il punto cruciale è in effetti il secondo, non credo che chi-di-dovere debba “dare il pesce” a persone che cercano informazione ma “dare gli strumenti” per poter distinguere le informazioni e selezionare quelle interessanti o meno, faziose o neutrali. Questo sia che vengano dai giornali, che dalla rete, che dal vicino di banco.

    Credo che i ragazzi farebbero già molto se si rendessero conto che non esiste una fonte della conoscenza pura e che la verità è una costruzione personale che non può essere passiva.

    Posted by Simone De Bellis | Gennaio 15, 2008, 14:01
  3. [...] non è nuovo alle ricerche che scoprono vizi e virtù del sistema del newsmaking statunitense (avevamo già segnalato altri dati), l’ultimo rapporto, tuttavia, ci presenta un quadro per molti versi inaspettato [...]

    Posted by Spindoc | Elezioni Usa. Troppa campagna e poca informazione. | Maggio 13, 2008, 11:43

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