Hillary Clinton punta sempre più ai giovani americani. Dopo le soddisfazioni ottenute in New Hampshire, anche grazie alle nuove generazioni, dichiara di voler rendere trasparente tutta l’attività governativa pubblicandola su internet, e grazie all’attività di blogger assunti alla bisogna:
I want to put everything on the Internet! I want you to see the budget of every agency. I want you to track everything that goes on in your government — you pay for it, you should know about it!
Mentre della fine della scorsa settimana è il video pubblicato su YouTube, in cui la Clinton pubblicizza una nuova feature della sua comunicazione politica on line: Ask Hillary, ovvero la possibilità di fare domande alla candidata da parte degli amici di Facebook.
Il video esordisce con la figlia Chelsea; seguono brevi dichiarazioni di giovani sostenitori di Hillary. Le dichiarazioni sono inframmezzate da una intervista alla Clinton, in cui una staffista, che maneggia un argenteo MacBook (non un Dell, ma un Mac, di quelli che piacciono ad Obama), le rivolge alcune domande poste da giovani votanti.
[Hillary Clinton in campagna con la figlia Chelsea]

Nell’ottica di entrare in sintonia con i ragazzi dei college, lascia un po’ perplessa la scelta di un meccanismo di domanda e risposta asincrono (compilazione di un form) e mediato da un rapporto con la tecnologia non diretto (Hillary ha bisogno di qualcuno che le legga le domande).
Curiosa la scelta della candidata di non guardare mai in macchina – se non alla fine – ma di rivolgersi sempre alla sua interlocutrice (la mediatrice tecnologica): lascia un po’ l’amaro in bocca di una conoscenza dei meccanismi del web appresa sui banchi di scuola e non “sul campo”.
La conversazione (termine caro alla Clinton) si svolge nella cabina del camion che trasporta lo staff elettorale in giro per l’America – un ambiente ovattato e tranquillo, in netto contrasto con la rumorosità di fondo e l’affollamento dei corridoi scolastici in cui si esprimono i young voters.
[...] e l’immagine da esercito-del-twist di Barack Obama). Ne scrive Elisabetta Barone su Spindoc, dove (sì, lo so: ogni scarrafone è bello a mamma soia) grazie ai tanti bravissimi collaboratori [...]
[...] l’analisi di Spindoc.it esistono dei limiti a questo [...]
[...] del leader democratico di colore li sta riavvicinando alle urne. Spindoc ha già raccontato le mosse messe in campo dalla Clinton per conquistare gli under [...]