Finalmente arriva la conferma definitiva dei dati relativi alla tappa del Michigan.
Rispetto agli exit-poll che come al solito si sono sprecati, nessuna novità di rilievo se non che i dati definitivi attribuiscono a Romney una vittoria più netta di quanto ci si aspettasse.
Questo, oltre a far tirare un sospiro di sollievo all’establishment repubblicano mantenendo in lizza uno dei suoi candidati più quotati, potrebbe sortire l’effetto di mettere uno sgambetto al vulcanico McCain proprio alla vigilia dei decisivi appuntamenti in South Carolina e Florida.
Fonte: Cnn Elezioni
Per Huckabee, che pure ha ottenuto un risultato discreto, i dati restano stabili. Mentre la performance di Ron Paul, che sembrava potesse sfiorare la doppia cifra, non va oltre il 6.3%, mettendo una seria ipoteca su un suo ruolo di secondo piano nella corsa presidenziale.
Nelle retrovie, se così si può dire, festeggia Thompson (4%) e si comincia ad impensierire Giuliani, che punta tutto sulla Florida e sul Super Tuesday, ma che in ogni caso continua a produrre risultati deludenti per un nome così quotato.
Non possiamo però dimenticare l’altra metà del cielo, i democratici. La cui tappa era però di importanza limitata: la DNC aveva da tempo deciso di togliere i delegati al Michigan per primarie indette fuori dalle regole comuni. Sia Obama che Edwards hanno deciso di non presentarsi; l’unica candidatura di rilievo era dunque Hillary Clinton. Che nonostante questo non è andata oltre un 55%.
Fonte: Cnn Elezioni
Troppo poco (anche secondo il New York Times): il 40% degli elettori democratici hanno preferito votare per Mr. Uncommitted (ovvero per nessuno) piuttosto che per lei.
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