Dopo la vittoria nel South Carolina (e con ancora risuonante il rumore di quella, ancora più a sorpresa, dello Iowa), Barack Obama sembra ormai lanciato verso la vittoria nelle primarie democratiche. Ma attenzione: siamo sicuri che sia davvero così? Di certo il candidato di colore sta raffinando ogni giorno di più il suo stile comunicativo, e ha già secondo molti trovato la chiave giusta per accedere agli animi diffidenti di molti elettori democratici; basti leggere i tanti commenti entusiastici in giro, sulla stampa e sui blog politici (leggi l’ottima sintesi di Christian Rocca).
Ma i giochi sono tutt’altro che fatti. Il senatore di Chicago incassa complimenti e endorsement importanti (quello di Edward Kennedy ma anche quello di TechCrunch, nel piccolo della Rete) ma farà bene a non sottovalutare la macchina elettorale schiacciasassi della coppia Hillary/Bill Clinton. Né ad adagiarsi sugli allori del momentum positivo che sembra aver con merito incocciato – potrebbe essere solo hype, un clamore più o meno mediatico ed eccessivo generato dalle, in parte inaspettate, vittorie. La verità è che i destini di molti stati e, con ogni probabilità , delle candidature dei due partiti inizieranno davvero a decidersi il 5 febbraio (l’attesissimo big tuesday).
[vignetta del New Yorker]

Una campagna elettorale complessa come quella statunitense è spesso fatta di un bizzarro e imperscrutabile mix di dati e emozioni – gli uni che influenzano gli altri, in una più o meno elegante danza di rivoluzioni e di effetti che, per esempio, possono prendore il nome altisonante di “band-wagon effect” (saltare sul carro del vincitore – il contrario è l’underdog effect che ha usato Hillary oppure, con meno efficacia, Edwards) o di “self-fulfilling prophecy“. Il concetto è più o meno lo stesso però: se tutti i giornali scrivono che vincerà Tizio perché è il più “eleggibile” e “presidenziale”, o ancora che Tizio ha vinto tutti i debate elettorali (come John Kerry alle scorse presidenziali) o è popolarissimo in Rete (come la meteora Howard Dean), il candidato Tizio ha davvero più possibilità di vincere?
La verità è che non si sa. Di sicuro niente è detto. E allora spesso è opportuno affiancare alle emozioni (e al coverage mediatico) i dati disponibili, insieme a quelli previsti dalle scienze sondaggistiche (incrociando le dita e sperando che non sbaglino troppo, come spesso è accaduto). Per esempio, nonostante significative ambiguità nel conteggio, e visto che quello che importa è il numero dei delegati (bisognerà aggiudicarsi 2.025 delegati sui 4.049 totali previsti), molti electoral polls vedono ancora Hillary Clinton in vantaggio sul rivale. Per esempio le stime della CNN, o quelle di Usa Election Polls (ce n’è davvero per tutti i gusti e i numeri).
Senza contare che Hillary potrebbe in futuro sommare ai suoi anche i delegati di John Edwards, che secondo voci sempre più insistenti starebbe abbandonando l’ipotesi di un ticket con Obama per avvicinarsi ad un accordo con la senatrice di New York.
(grazie ad Emiliano per lo spunto iniziale)
[...] Self-fulfilling campaign? Se Hillary è avanti nei dati, Obama vince nelle emozioni, su [...]
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