[Di seguito una riflessione di Lorella Cedroni - docente di Scienze Politiche alla Sapienza (qui alcuni suoi libri), tra i primi ad occuparsi in Italia di comunicazione politica, coordinatrice del Master in Consulenza Politica da cui ha preso le mosse SpinDoc. Attualmente è visiting professor negli Stati Uniti e da lì scrive. as]
Evento tra gli eventi, in un clima di campagna elettorale giunta ormai nella sua fase matura e irreversibile, lunedì sera (28 gennaio) si è consumato l’ultimo atto – verbale – del Presidente George W. Bush, attesissimo da tutta la nazione.
Alle ore 20.00 davanti ad un numerosissimo pubblico – tra cui le sue due figlie per la prima volta ammesse ad assistere – e di fronte agli Stati Uniti, il presidente Bush ha pronunciato il suo ultimo “State of Union Address“, diventato facilmente resoconto di questi lunghi anni di governo: tra crisi economiche, insicurezza sociale e cruciali questioni internazionali ancora aperte.
Guarda, tra le tante, due ottime risorse interattive (pienamente crossmediali) per saperne di più:
il primo è della CBSNews, con foto, key issues, il trasnscript ecc.;
il secondo è della CNN, con video-spiegazioni e transcript (altrove i video grezzi, i commenti e le reazioni politiche)
Guardando al futuro più che al passato, Bush ha richiamato le forze politiche ed economiche all’unita e alla responsabilità, facendo cenno alle pratiche – diremmo noi italiani con un linguaggio che ci è consono e familiare – di corruzione, favoritismi e privilegi che hanno intaccato l’una e l’altra parte politica.
Entusiamo e ambizioni dimezzate, Bush è apparso più realista che mai, ha enucleato una alla volta le issues più importanti: tasse, sicurezza e ripresa economica, ha rilanciato il programma di educazione No Child Left Behind (il suo cavallo vincente) e solo menzionato il problema dell’immigrazione con le discutibili posizioni ultimamente adottate dai vari stati.
[Il presidente Bush saluta Obama e i candidati democratici alla fine del suo discorso. Da: Cbs news]

Tutti i candidati democratici erano presenti. Formalmente irreprensibili, puro fair play – almeno in apparenza visti i toni aspri della campagna elettorale, e quantomeno nei confronti del presidente. Mentre invece screzi paiono esserci stati tra Hillary e Obama, una stretta di mano non data, una polemica un po’ montata dal diabolico Ben Smith (da Nullo una sintesi con link, ndr.).
[...] approfondimenti crossmediali sull’ultimo State of the Union address di George W. [...]