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tag: Barack Obama, Elezioni Presidenziali, Featured, Hillary Clinton, Primarie, USA, demografia e statistica, endorsement, gender

Il “fattore D” nelle primarie USA. Dove sta andando il voto femminile?

Gli strateghi elettorali ritengono che vincerà la battaglia per le primarie Democratiche il candidato che saprà aggiudicarsi le preferenze di quattro fondamentali target: gli afroamericani, i giovani, i latinos, e le donne. Mentre i primi due gruppi sembrano propendere sin dall’inizio della campagna per Barack Obama, gli ispanici manifestano maggiori simpatie per Hillary Clinton. Restano in ballo le donne che, almeno teoricamente, dovrebbero preferire il progetto di un Presidente “in rosa”. Ma qualcosa sta cambiando.

[Le “quattro moschettiere” al servizio di “Re Obama”, da Los Angeles Times]

L’idea promozionale delle “quattro moschettiere” al servizio di “Re Obama” potrebbe segnare un colpo fondamentale nel confronto per la conquista dell’elettorato femminile. Il poker costituito da Oprah Winfrey (la star incontrastata dei talk show USA), Maria Shriver (moglie del governatore della California Arnold Schwarzenneger e nipote di JFK), Caroline Kennedy (rampolla dell’omonimo clan) e Michelle Obama (moglie del leader nero) simboleggia, in un certo senso, la rottura del patto tacito tra Hillary e le sue potenziali elettrici.

D’altronde, ormai gli endorsement femminili pro-Obama non si contano più. Nelle ultime settimane il leader afroamericano ha visto passare dalla sua parte la paladina per il diritto all’aborto, Kate Michelman; la famosa femminista newyorchese Susan Brownmiller; la segretaria generale della potentissima confederazione sindacale di Los Angeles, Maria Elena Durazo; i governatori del Kansas e dell’Arizona, Kathleen Sebelius e Janet Napoletano. Il colpo da maestro è stato poi l’appoggio di Alma Ranger, moglie del potentissimo deputato nero Charles Ranger, che si è invece impegnato a fondo per catalizzare i voti di Harlem su Hillary. Quasi tutte le testimonial hanno realizzato spot pro-Obama, in cui non si attacca mai apertamente Hillary, ma si fa sottilmente capire come il loro appoggio a Obama sia una implicita critica alla senatrice di New York.

Hillary, dal canto suo, ha provato anche a complicarsi la vita da sola, rifiutando clamorosamente di comparire sulla copertina del celebre magazine femminile Vogue America ed irritando la temutissima direttrice Anna Wintour (per capirci, quella che ha ispirato il personaggio della terribile Miranda nel film “Il diavolo veste Prada”). Probabilmente una mossa tattica motivata dal timore di un colpo basso da parte di Vogue; ma anche un indizio di forte antipatia tra le due donne. Uno sgarbo che la Clinton rischia di pagare caro, viste le taglienti dichiarazioni già rilasciate dalla antipatica ma molto influente signora Wintour.

Tuttavia, la partita sul “fattore D” non sembra definitivamente chiusa. La Clinton predomina nella raccolta di donazioni da parte delle elettrici e vanta ancora un ventaglio di endorsement femminili abbastanza ricco. Tra le altre, vanno ricordate Kathleen Kennedy (figlia di Robert) e la famosa scrittrice Erica Jong, che le ha dedicato un appassionato editoriale sul Washington Post. Non va poi dimenticato che molte donne, anche se appassionate dalla retorica di Obama, si dichiarano pro-Clinton perché, davanti all’attuale scenario di crisi economica, preferiscono la concretezza e razionalità del suo messaggio politico.

In ogni caso, Hillary si trova ancora una volta a fare i conti con il suo essere una “donna poco donna”. Un elemento di immagine costruito dai suoi consulenti per non spaventare l’elettorato maschile con l’idea di una “femmina al potere”. Ma anche un “peccato originale” che le costa l’antipatia o la diffidenza di molte donne. Nelle consultazioni finora svolte, l’incremento di voti femminili per Obama è stato minimo. Più alto (e dannoso) è stato, invece, il non-voto femminile, che probabilmente sarebbe andato a favore di Hillary. Per recuperare questo gap, lo staff di Clinton sta lavorando già da tempo alla costruzione di un’immagine più “rosa” per l’avvocatessa di ferro. E, non a caso, a poche ore dal colpo delle “quattro moschettiere”, lacrime di commozione sono sgorgate ancora una volta dagli occhi della Clinton, emozionata durante una visita al suo vecchio college di Yale. Poche gocce dal forte impatto mediatico, capaci forse di produrre un miracolo come avviene con le stille delle nostrane madonnine piangenti: portare le donne alle urne e farle votare per Hillary “l’emotiva”.

Discussion

2 comments for “Il “fattore D” nelle primarie USA. Dove sta andando il voto femminile?”

  1. [...] leggi anche “Il fattore D nelle primarie. Dove sta andando il voto femminile” di Emiliano Germani sull’amatissimo [...]

    Posted by Il Super tuesday e le primarie “emozionali”. Che sembra dicano: commuoviti e vai a votare. | febbraio 5, 2008, 14:30
  2. [...] Spindoc ospita un mio intervento sul tema. Gli strateghi elettorali ritengono che vincerà la battaglia per le primarie Democratiche il candidato che saprà aggiudicarsi le preferenze di quattro fondamentali target: gli afroamericani, i giovani, i latinos, e le donne. Mentre i primi due gruppi sembrano propendere sin dall’inizio della campagna per Barack Obama, gli ispanici manifestano maggiori simpatie per Hillary Clinton. Restano in ballo le donne che, almeno teoricamente, dovrebbero preferire il progetto di un Presidente “in rosa”. Ma qualcosa sta cambiando. (continua) [...]

    Posted by politicaduepuntozero » Blog Archive » Il fattore “D” nelle primarie USA | febbraio 6, 2008, 10:45

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