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tag: Elezioni Presidenziali, Iniziative, Ron Paul, USA, consulenza politica, mondi virtuali

Politica Usa all’unAcademy. Non manca nulla, neppure lo “pseudo-Ronpaulliano”

Sono un bugiardo, lo so. In effetti martedì scorso all’unAcademy mancavano alcune cose, a loro modo importanti.

Una birra (virtuale) per chi voleva, un po’ di banda (a tratti) per qualcuno, e una buona dose di coraggio, per tutti. Ma in fondo ce la siamo cavata più che bene ed un lieve ritardo sull’orario di inizio non ha fatto altro che distendere l’atmosfera.

[Snapshot del primo incontro di Understanding US politics ad unAcademy di martedì 5 febbraio. Ancora in attesa tecnica, si chiacchiera]
Snapshot dell’incontro ad unAcademy di martedì 5 febbraio. Ancora in attesa tecnica, Antonio Sofi chiacchiera con Paolo Ferrandi sul palco.

Anzi, la serata parte subito all’insegna delle ultra news con la segnalazione dell’alleanza Google + Twitter (notare l’ordine) per far seguire il supermartedì “in diretta dal mondo”.

Pasquale Ferrara, capo ufficio stampa della Farnesina, di stanza a Washington fino all’anno scorso e Paolo Ferrandi, giornalista, blogger ed esperto di cose americane sono stati spremuti a dovere dal moderatore, spesso propositore di domande in prima persona ma altrettanto sovente latore delle timidezze mostrate dai molti studenti presenti (si può dire presenti?) all’evento.

Compagne fedeli della serata sono state la competenza e l’umità dei relatori che pur sbilanciadosi (spesso punzecchiati) sono riusciti a fissare alcuni interessanti punti su queste primarie.

Punto uno: le primarie statunitensi sono le primarie di Obama e Clinton, i repubblicani arrancano in una campagna – citazione di una citazione - “interessante quanto le cicatrici di guerra di McCain”.

Punto due: effetto boomerang dell’impostazione di Hillary Clinton le si sta ritorcendo contro. Obama guadagna terreno anche nelle roccaforti della ex first lady, a causa di un taglio mascolineggiate – malriuscito – della campagna, di cui sembra avvantaggiarsi Obama.

Sin qui le certezze. Ma non è mancato lo spazio delle opinioni con sbilanciamenti sull’importanza del voto dei giovani, delle nuove tecnologie, sul voto repubblicano ed una buone dose di pragmatismo che rammenta come la partecipazione repubblicana sia, per tradizione, meno “rumoreggiante” di quella democratica. E che quindi i giochi non sono ancora conclusi.

Giusto il tempo di assentire prima di dirigere l’attenzione sull’azione dimostrativa di Giuseppe Granieri che – complice il carnevale e un’imbeccata del moderatore – gioca il ruolo di pseudo-sostenitore di Ron Paul, dando una dimostrazione pratica di come Second Life è stato usato – ancora in maniera assai rudimentale: con un piccolo cartello da sventolare – nella comunicazione politica (ricevendo un cambio una dimostrazione di cyber-citizen-journalism con vari scatti provenienti di presenti).

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