In Italia le raccomandazioni sono lo scandalo di (ogni) giorno. Ma nella campagna per le primarie presidenziali USA 2008, invece, possono diventare addirittura oggetto di vanto. E l’endorsement – ovvero l’appoggio pubblico e la sponsorizzazione di un candidato da parte di un opinion leader – può giocare un ruolo importante per vincere le elezioni.
L’endorsement può arrivare da persone, aziende, giornali, gruppi sociali, religiosi o etnici. Il suo valore può essere duplice. Da una parte, può aiutare a conquistare l’opinione pubblica, sfruttando l’effetto alone della popolarità dello sponsor (come avviene quando una star appoggia un politico) e rassicurando i dubbiosi e gli scettici (come avviene quando lo sponsor si fa garante per conto del candidato delle sue buone intenzioni). Dall’altra parte, lo sponsor è una sorta di cartina di Tornasole: aiuta a capire se un certo gruppo (di potere, etnico, sociale, religioso, di opinione, ecc.) appoggerà un certo candidato.
Ciò vale, ad esempio, soprattutto per i super-delegati, cioè i grandi elettori delle primarie scelti direttamente dal partito. Se i più influenti tra i super-delegati dichiarano la loro simpatia per un candidato, molto probabilmente stanno esprimendo una posizione largamente condivisa nel partito. L’appoggio di John Kerry e Ted Kennedy non è poi servito più di tanto a Barack Obama al confronto con le urne (anzi, ha coinciso con una sonora sconfitta del candidato in due Stati), ma ha anche segnalato che il fronte interno del partito Democratico era non più tutto pro Hillary Clinton, e che l’ex first-lady non può più contare con sicurezza sui voti dei super-delegati.
Ed ecco allora che crescono gli endorsement. Anche perché, in molti casi, non solo portano voti, ma anche finanziamenti da parte degli elettori. A questo proposito, è ovvio che l’endorsement è ancora più ben accetto se all’appoggio morale (e mediatico) si accompagna anche quello economico. Ad esempio, secondo gli stessi responsabili della sua campagna, uno dei punti deboli del candidato repubblicano John McCain è quello di avere tanti sostenitori bravi a parole, ma stretti di portafoglio.
Non è detto, poi, che l’endorsement abbia un effetto assicurato sull’andamento elettorale (vedi il già citato caso di Kerry e Kennedy). Né che abbia in generale effetti tutti positivi. Vedi, ad esempio, del caso del “palazzinaro” Antoin “Tony” Rezko, sponsor di Obama, che con lo scandalo legato ai suoi guai giudiziari ha rischiato di macchiare l’immagine del leader di colore. E, cambiando sponda politica, l’appoggio del repubblicano “soft” Arnold Schwarzenegger e del quotidiano liberal New York Times, sembrano aver più nuociuto che giovato all’ex eroe di guerra, più volte accusato dall’interno del partito di essere un “conservatore troppo poco conservatore”.
Ma chi ha più endorsement? Difficile dirlo con esattezza, ormai. Tuttavia, sembra che Obama sia in testa, seguito da McCain e da Clinton.
Vedi questa tabella comparativa di Clandestino Web, che divide gli endorsement tra giornali e personaggi.
In ogni caso, conta molto la qualità delle sponsorizzazioni. In particolare, in campo democratico la lotta è stata accanita per conquistare l’appoggio di figure di spicco delle quattro comunità-chiave per vincere: donne, giovani, neri e ispanici. Tra i colpi a maggiore effetto: Ugly Betty per portare i voti ispanici e giovanili alla Clinton, e Oprah Winfrey per conquistare l’elettorato femminile e nero alla causa di Obama. E oltre Rambo/Stallone per Rambo/McCain (risposta da “duro” a “duro” al Chuck Norris di Huckabee)
In questa campagna sta contando molto la famiglia. I figli di McCain, Clinton, Romney ed Edwards hanno pesantemente influenzato le opinioni di milioni di giovani, con interventi pubblici e blog tematici. Bill Clinton è la colonna portante della campagna della moglie. Mentre Michelle Obama, con il suo carisma di donna bella e intelligente, sembra essere determinante nel condizionare una fetta importantissima dell’elettorato femminile.
Le star di Hollywood? Molte sono ancora indecise, altre stanno alla finestra e non si pronunciano. In maggioranza, comunque, hanno scelto Obama. Dalla sua parte sono Scarlett Johansson, Halle Berry, Sidney Poitier, Morgan Freeman e Will Smith. Schierati con la Clinton, invece, Barbra Streisand, Magic Johnson, Elizabeth Taylor e il regista Steven Spielberg. Un palmares che rispecchia la ripartizione dell’elettorato generale: gli artisti più giovani, emotivi e desiderosi di cambiamenti radicali parteggiano per il leader nero; con la Clinton si scherano gli artisti più maturi anagraficamente, di orientamenti liberal ma moderatamente conservatori.
In questa strana campagna, può anche accadere che un politico repubblicano sponsorizzi un democratico. E’ il caso dell’ex generale Colin Powell che, pur dicendo che non sa ancora se voterà mai per i Democratici, ha manifestato la sua forte simpatia per Obama e il suo programma.
La chiusura va dedicata agli endorsement dei runner che si sono ritirati dalla campagna elettorale. Sul fronte repubblicano, Fred Thompson e Rudy Giuliani hanno già dato il loro appoggio a McCain. Sperano, in caso di vittoria del GOP, in un posto di prestigio nell’amministrazione presidenziale, o nel sostegno per altre campagne elettorali. In campo democratico, punta invece alla vicepresidenza John Edwards, che con i suoi delegati potrebbe fare la differenza. Sceglierà Obama o Clinton a seconda della convenienza. A meno che i due non si accordino per un ticket elettorale davvero originale: presidente e vicepresidente, un nero e una donna. E’ solo da vedere chi avrà la poltrona più importante.
[...] Daily round. Obammamia, endorsement tentennanti e primi vagiti By Antonio Sofi ⋅ Febbraio 16, 2008 ⋅ invia via email ⋅ Print this post ⋅ Commenta Endorsement politico. La nobile arte della “raccomandazione”. Per saperne di più leggi l’approfondimento di Emiliano Germani. [...]
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