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tag: Featured, Italia, PD, Walter Veltroni, consulenza politica, elezioni, grafica e manifesti

Primi manifesti Pd. Da Gasbarra a Veltroni

Presentata la prima campagna di comunicazione del Pd in vista del voto d’aprile.

A chiusura dei manifesti sempre la stessa frase: Un’Italia moderna. Si può fare.

Tre manifesti (poi declinati in 6 x 3, 4 x 3 e altre pezzature più piccole), con la stessa foto di Walter Veltroni, e tre slogan:

    Non cambiate un governo. Cambiate l’Italia.
    Non pensate a quale partito. Pensate a quale Paese.
    Non rientrate nel caos. Voltate pagina.

Non sono male. L’ispirazione mi sembra quella della campagna affissioni di Enrico Gasbarra alle provinciali del 2003. Un’ottima campagna (e vincente), e un bel case study (che all’epoca studiai, e potrei mettere tutto online in pdf). Una delle più efficaci in assoluto degli ultimi anni; con alcune particolarità (di quella) e alcune differenze (di questa) che noto a prima vista e sulle quali semmai ritorno nelle prossime ore.

Campagna manifesti Walter Veltroni
Campagna manifesti Walter Veltroni 2008
Campagna manifesti Enrico Gasbarra 2003
Campagna manifesti Enrico Gasbarra 2003

[Per segnalazioni di manifesti e opuscoli, blog e banner, attività grassroots online e simili bizzarrie di campagna: info@spindoc.it]

Discussion

15 comments for “Primi manifesti Pd. Da Gasbarra a Veltroni”

  1. Beh, la differenza piu’ evidente nel messaggio e’ che i “nuovi” slogan partono tutti con una negazione. Non l’ho trovata una scelta particolarmente azzeccata “su me stesso”, ma si sa, non si fa marketing su se’ stessi. Sono curioso di leggere le tue considerazioni.

    Posted by Telemaco | febbraio 20, 2008, 13:16
  2. Anche secondo me il “non” comunicativamente è un po’ ambiguo.. secondo me lo utilizza per necessità, perchè i messaggi che deve far passare servono a prendere le distanze dai due anni di governo, come per dire: “non pensate che sia stata colpa nostra a far cadere il governo e a far precipitare il paese in questa situazione così instabile” è già un mettere le mani davanti alla facile propaganda della destra che gli rinfaccia l’appartenenza al governo e alla vecchia classe politica. Lui va oltre, sta cambiando la Storia, quella con la s maiuscola, che cosa sono al confronto due anni di governo non proprio riuscito?
    Almeno lui non si propaganda mago come Gasbarra che oltre a quei manifesti ne aveva alcuni con delle scritte tipo: trasformare gli edifici in scuole o trasformare dove camminiamo in strade… Il Walter ne sa una più del diavolo, secondo me checchè se ne dica sorprenderà.

    Posted by Paolo | febbraio 20, 2008, 13:38
  3. si, si, il case study! :)

    Posted by susan - pm10 | febbraio 20, 2008, 13:48
  4. [...] La campagna di  comunicazione riprende tempi e modi di quella del 2003 per la provincia di Roma. Spindoc riprende l’argomento offrendo qualche primo spunto di [...]

    Posted by La tua stagione » Studi sulla campagna elettorale (1) | febbraio 20, 2008, 15:00
  5. Altra considerazione al volo: il rosso. Come scrivevo a proposito del sito del PD, il rosso e’ sparito. I manifesti confermano la scelta: il colore selezionato per richiamare il logo nelle azioni di comunicazione e’ e a questo punto restera’ il verde.

    Posted by Telemaco | febbraio 20, 2008, 15:44
  6. Perché secondo voi le foto hanno tutte un chiaro/scuro così evidente… a me disturba un po’

    Posted by Matteo | febbraio 20, 2008, 15:58
  7. Secondo me, l’idea del “non” è azzeccatissima…
    Non trasmette affatto il senso della negazione, ma della discontinuità…non credete?

    D’altra parte, lui parla di “voltare pagina”…

    e poi dà subito delle risposte…
    “Non fate così…ma fate così”…Insomma, con sullo sfondo il verde (speranza) fa immaginare che davvero “si può fare”…e dà serenità….secondo me…

    Posted by Lycia | febbraio 20, 2008, 16:00
  8. il copy della campagna di gasbarra è più curato: l’affermazione è una domanda sottintesa, e in (pro)positivo, che non guasta. Con una risposta secca, che rimane.

    Gli altri manifesti sulle issues erano, come ricordava Paolo:
    - Trasformare 2500 Km di asfalto. In strade.
    - Trasformare 370 edifici scolastici. In scuole.

    Qui ci sono passaggi non perfettamente oleati dal punto di vista semantico, come quell’accostamento “caos = pagina” che proprio non funziona.

    Ma ci sono altre differente che non avete notato (e che a me interessano di più). Diciamo tra domani e dopodomani metto tutto il (vecchio) materiale e ci ragioniamo, male non fa

    Posted by Antonio Sofi | febbraio 20, 2008, 16:26
  9. Qui le prime foto dal vivo, grazie a giorgia.

    Posted by Antonio Sofi | febbraio 20, 2008, 16:28
  10. [...] ad analisi più o meno ad ampio raggio (e oltreoceano) e a manifesti elettorali, c’è spazio anche per un po’ di dati. I dati sono un modo per interpretare (e [...]

    Posted by Più Berlusconi meno Veltroni, ma viceversa per i partiti | febbraio 20, 2008, 19:14
  11. Allora: il “non” mi piace, segna l’idea di cambiamento, di discontinuità ma senza “scriverla”, almeno non apertamente.

    Ho qualche dubbio sulla foto di Veltroni: perchè una luce cosi marcata ad illuminare un solo lato del volto?

    Posted by fandorin | febbraio 26, 2008, 13:00
  12. Non mi stupirebbe che alla base del “non” ci sia il solito JFK: “Non chiedetevi cosa l’America possa fare per voi ma cosa voi potete fare per l’America”

    Posted by Mfisk | febbraio 26, 2008, 14:10
  13. Sarebbe bello leggere un bel case study su argomento! ATTENDIAMO CON FIDUCIA! e complimenti per il sito!

    Posted by anna | febbraio 28, 2008, 15:02
  14. [...] dai nuovi manifesti di “Walter Veltroni premier” (brillantemente analizzati da Spindoc). Ad un certo punto, rivedendo più e più volte la foto dell’affiche elettorale, ho avuto [...]

    Posted by politicaduepuntozero » Blog Archive » Ma chi ha scelto le foto di Veltroni | marzo 1, 2008, 01:38
  15. Mentre le affissioni di Gasbarra erano geniale (e dalla gente che ho incontrato a Roma in quel periodo mi sembrava che erano anche molto efficace)
    Concordo con tanti degli altri lettori. I messaggi sono meno chiari e cominciano troppo marcatamente negativo. Il che è rischioso per un manifesto che spesso viene visto dai passanti solo a un livello superficiale. I manifesti gi gasbarra non comincavano con parole negative quanto con un verbo positivo parole burocratiche/neutrali, finendo con parole positive.
    “Trasformare 350 edifici scolastiche in scuole”

    Posted by Joshua | marzo 4, 2008, 15:05

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