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tag: Elezioni Presidenziali, Internet, Ron Paul, USA, blogosfera, demografia e statistica, fundraising, grassroots, web campaigns

Ron Paul, l’ultrasettantenne adorato dai geek

“Non è finita finché non è veramente finita”. Potrebbe essere il motto di Ron Paul (vedi anche la pagina hub del Wp), 72enne ginecologo di Pittsburgh, deputato del Texas, sostenitore del liberismo economico allo stato puro, ideologo libertario, pilota di aerei ed elicotteri, ex militare di lungo corso e (ancora) candidato alle primarie presidenziali USA – terzo incomodo nel confronto repubblicano tra McCain e Mike Huckabee.

Dato per spacciato sin dall’inizio del race elettorale repubblicano, Ron Paul resiste imperterrito. La lotta fratricida tra McCain e Mitt Romney, poteva concedergli ampi margini di manovra. Ma, purtroppo per lui, l’ex pastore mormone Romney ha lasciato il campo al veterano McCain, e il sogno di un colpo grosso è svanito. Rimane ora l’obiettivo di consolidare l’influenza del movimento libertario all’interno del partito Repubblicano e sul territorio. E sono molti i libertari americani che vedono in lui un leader di riferimento che mancava dai tempi di Ronald Reagan.

Ron Paul nella foto ufficiale di campagna
Ron Paul nella foto ufficiale di campagna


Ron Paul
vanta l’appoggio dei cosiddetti techno-publicans, un’agguerrita minoranza di classe dirigente – molti under 45, quadri e professionisti, capaci di mobilitare e gestire risorse finanziarie, esperti nell’impiego delle nuove tecnologie. Come sottolinea Mother Jones, il miracolo di un ultra-settantenne sostenuto dalla parte più giovane e vitale del Great Old Party.

Profondamente religioso e anti-abortista (pro-life), crede però fermamente nella necessità di tutelare nel senso più ampio le libertà personali. Contrario sin dall’inizio alla guerra in Iraq e attento alla questione palestinese, vanta il sostegno della ricca minoranza degli arabi americani. Piace addirittura ad alcune frange democratiche, per la sua dura critica contro le lobby e gli apparati di intelligence, la denuncia degli arbitri del sistema bancario, la condanna dell’imperialismo, il favore con cui guarda alla depenalizzazione delle droghe leggere. Più controverse, invece, le sue posizioni sulla completa liberalizzazione delle armi da fuoco e sull’11 settembre, che a suo dire potrebbe addirittura essere frutto di un complotto interno.

Tagliato sostanzialmente fuori dai mass media e, secondo i suoi supporter vittima di una campagna di denigrazione mediatica, Ron Paul domina Internet. In autunno, ha stravinto le primarie virtuali su MySpace, condividendo lo scettro della vittoria con il democratico Obama. Nel 2007 è stato uno dei politici più cercati su Google (vedi la classifica di Google Zeitgeist) e i suoi video sono al top delle YouTube charts dei politici (anche quelli con la sexy Paul girl). Il modo in cui sfrutta le potenzialità del social networking è intensivo: l’uso combinato di YouTube, Digg, Eventful, Meetup, Flickr, Cafe Press, Facebook e MySpace riduce al minimo i costi di gestione della campagna (sono tutti servizi commerciali gratuiti) e consente un’alta penetrazione dell’elettorato giovanile.

Google Zeitgeist 2007. L’hockey stick di Ron Paul durante il moneybomb di ottobre 2007 nelle ricerche su Google
Google Zeitgeist 2007. L’hockey stick di Ron Paul durante il moneybomb di ottobre 2007 nelle ricerche su Google

Sostegno dei giovani, appoggio dei techno-pubblicans, uso intelligente di Internet e forte radicamento territoriale sono il segreto dello straordinario successo finanziario della campagna di Ron Paul. Il fundraising, tutto basato sulle offerte di piccoli donatori che versano in media 100 dollari a testa, ha fruttato più di 20 milioni di dollari nel 2007 e ha già sfondato quota 6 milioni di dollari nei primi mesi del 2008. Gran parte di questi soldi provengono dai moneybomb, donazioni di massa fatte in corrispondenza di giornate ad alto valore simbolico per i libertari: 4,2 milioni di dollari arrivati il 5 novembre, per il Guy Fawke’s Day; 6 milioni di dollari per l’anniversario del Boston Tea Party, il 16 dicembre; 1,8 milioni per la ricorrenza della morte di Martin Luther King.

Il 4 marzo, Ron “il pazzo”, come lo chiamano i suoi denigratori, punta ad un buon risultato soprattutto in Texas. A casa sua. A chi gli chiede se questa sfida suicida contro il campione John McCain valga ancora la pena di essere affrontata, lui risponde che si ritirerà solo quando si ritireranno i suoi sostenitori. Ma, a giudicare da come vanno le cose fino ad ora, la corsa dei libertari di Ron Paul durerà ancora a lungo.

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