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tag: Barack Obama, Elezioni Presidenziali, Featured, Hillary Clinton, Internet, Primarie, USA, consulenza politica, coverage, negative e underdog, voci e rumors

Voci elettorali. A chi turba il turbante di Obama?

Più sono assurde e ingenerose, più si fanno strada in quell’universo di media diffusi in cui siamo immersi.

Quanto contano le voci in politica? Nulla risponderebbe un decisore distaccato di quelli che affollano i modelli econometrici che tentano di razionalizzare gli irrazionalissimi impulsi politici. Ma – lasciando perdere i modelli dei teorici della “rational choice” – sappiamo benissimo che le voci in politica contano tantissimo.

Il turbante di Barack Obama

Prendiamo l’esempio della foto di Barack Obama vestito da anziano somalo durante il suo viaggio in Kenya diffuse dal Drudge Report. In teoria è poco più di uno scherzo: è abbastanza normale per le delegazioni politiche all’estero indossare con il sorriso sulle labbra i costumi più improbabili. Ma c’è una cosa che fa la differenza: Obama è perseguitato fin dall’inizio della sua corsa alla Casa Bianca dalla storpiatura del suo nome – Barack “Osama” – e soprattutto dal suo vero middle name“Hussein” – molto diffuso in Kenya, ma sospetto a Cincinnati. Diffondere online una foto del senatore nero dell’Illinois con un turbante – anche con tutte le spiegazioni del mondo – serve sicuramente a rinforzare i pregiudizi negativi che allignano nell’opinione pubblica. In pratica è una specie di strizzata d’occhio obliqua, una “code word” che serve ad attivare il pregiudizio razziale.

Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com
Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com

Si capisce quindi che lo staff di Obama abbia reagito con veemenza alla pubblicazione dell’articolo del Drudge Report e, seguendo l’indicazione dello stesso Drudge che diceva di aver ricevuto la foto da una persona che lavora per la campagna di Hillary Clinton, abbia subito attaccato a testa bassa l’avversaria.

La smentita che prima non arriva e poi non smentisce

Il vero motivo, secondo Drudge, che avrebbe convinto la sua fonte a inviargli la foto è una cosa del tipo: “Se avessero una foto di Hillary con il burqa, sarebbe sulla prima pagina del New York Times. Noi invece ci dobbiamo arrabattare con il Drudge Report”.

Ma a questo punto è successo un fatto strano: invece di una sdegnata smentita – ricordiamo che la “maledetta negatività” contro un politico del proprio partito, anche se avversario alla corsa alla Casa Bianca, è vista come fumo negli occhi dagli elettori – il quartier generale della senatrice di New York ha diffuso una prima dichiarazione in cui non si smentiva un bel nulla e in cui ci si dilungava con un attacco alla stampa “incantata” da Obama.

Solo in un secondo tempo è arrivata la messa a punto dove comunque non si nega nulla e s’insiste sul fatto che non c’è nulla di “divisive” nella foto. Una classica smentita che non smentisce. L’unico “no” alla domanda diretta – “E’ lei che ha inviato la foto di Obama a Drudge?” – è venuto da Tracy Sefl, la persona all’interno dello staff di Hillary che tiene la maggior parte dei contatti con Drudge. Alla fine si è mossa Hillary che – sempre senza negare nulla – ha detto che tutta la storia fa ridere.

La foto di Obama con il turbante sulle copertina del New York Post e del Daily News
La foto di Obama con il turbante sulle copertine del New York Post e del Daily News, i due tabloid della Grande Mela

La battaglia (poco controllabile) dei rumors politici

Se c’è pieno di gente che pensa che Obama sia un musulmano in sonno, ci sono anche molti pronti a giurare che Hillary abbia un piano per impadronirsi del potere insieme all’Onu e fare degli Stati Uniti un Soviet o, a scelta, un paese europeo con un welfare funzionante.

E qui viene il bello. Perché se è vero che Obama ha i suoi problemi a controllare le voci e le dicerie che gli sono state procurate dal suo nome buffo e dalla sua storia familiare complicata (è figlio di un economista kenyano e dopo il divorzio sua madre, una bianca del Kansas, ha sposato un uomo d’affari indonesiano di religione musulmana), Hillary non riesce proprio a venir a capo dell’immagine da Lady Macbeth che gli hanno cucito addosso gli strateghi repubblicani durante i due mandati di suo marito, Bill Clinton. Qualcuno all’epoca insinuò addirittura che fosse coinvolta nella morte di un suo caro amico, Vince Foster, che invece morì suicida.

E così la storia della foto ha preso un’altra piega.
Barack Obama è stato visto come vittima di una bieca persecuzione e Hillary Clinton, una volta di più, ha visto confermato il suo profilo da regina cattiva.

Verrebbe da dire che chi di pregiudizio ferisce, di pregiudizio perisce. Sempre che ci sia lo zampino dello staff di Hillary nella pubblicazione del pettegolezzo sul Drudge Report. Cosa tutt’altro che scontata e giornalisticamente non corretta. E che quindi è finita sulla prima pagina dei due tabloid di New York, il New York Post e il Daily News – giornali che delle definizioni di giornalismo da manuale universitario se ne infischiano. E forse per questo sono così divertenti da leggere.

Discussion

3 comments for “Voci elettorali. A chi turba il turbante di Obama?”

  1. Le voci sono uno strumento subdolo di comunicazione, politica e non solo. Spesso trovano vita facile a diffondersi, le cosiddett mezze-verità: ma se sono tutte false come questa ci vuole poco a sbugiardare, no?

    complimenti per l’interessante progetto che state portando avanti di riflessione e di approfondimento su temi che troppo spesso vengono trattati in maniera gridata o partigiana o superficiale

    Posted by Emile | febbraio 27, 2008, 14:11
  2. [...] scrive Paolo Ferrandi su Spindoc, perch il turbante ha turbato; scatenando un gioco di spin in parte divertente, in parte [...]

    Posted by Il tank moment di Dukakis e Thatcher, quello (rischiato) da Obama | febbraio 27, 2008, 20:02
  3. [...] infastidire l’opinione pubblica. Non a caso, le diatribe sulle foto del giovane Obama in costume tradizionale islamico e sul presunto flirt politico tra il senatore nero e il leader dei musulmani afro-americani, Louis [...]

    Posted by Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R « Open World | giugno 6, 2008, 21:18

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