La campagna elettorale italiana è entrata nel vivo, e dopo le varie bagarre tra apparentamenti e gestione di alleati più o meno scomodi, nelle ultime 6 settimane diventerà cruciale ogni singola apparizione dei candidati.
Quanto più si avvicina il momento del voto, tanto più uno scivolone, una gaffe, una parola sbagliata, rischia di spostare intenzioni di voto incerte.
La commissione parlamentare di vigilanza aveva escluso un paio di giorni la possibilità di organizzare dei faccia a faccia tra gli 8 candidati alla presidenza Nelle intenzioni della commissione, e in particolare nella bozza presentata dal presidente Landolfi, gli strumenti a disposizione dei candidati sarebbero stati “solo”
Al termine di due giorni di lavori parlamentari, il dibattito, inizialmente escluso, è stato reintrodotto.
Reitrodotto il dibattito, appunto. Ma con difficoltà. Visto che organizzare faccia a faccia a due candidati per volta avrebbe comportato 45 incontri, ed il tutto sarebbe stato più simile ad un torneo sportivo che ad una serie di sfide pre-elettorali, l’orientamento della commissione va nel senso di una tribuna multipla alla quale parteciperanno tutti i candidati premier.
Più specificamente dal regolamento completo emerge che:
L’esperimento del dibattito faccia a faccia era già stato tentato nella precedente consultazione elettorale del 2006, quando i candidati premier erano solo due, Romano Prodi e Silvio Berlusconi, ma le regole non avevano fatto sì che fosse percepito come una particolare novità – e il riferimento erano ovviamente i debate elettorali degli Stati Uniti.
Anche negli Stati Uniti il progressivo “ingessamento” dei dibattiti ha lo stesso esito, di renderlo un innocuo strumento utile solo a presentare un candidato al pubblico.
Nel 2006 il luogo del dibattito si era infatti configurato come un luogo, da un lato, “non neutro” (uno studio Rai), ma dall’altra asettico non solo per la mancanza di pubblico, ma anche per l’assenza di qualunque connotazione – simbolica e non – del luogo preciso in cui si stava svolgendo. I confini dell’evento e la sua connotazione erano del tutto in mano al conduttore (e mediatore), il quale – anche per una questione di locazione fisica (tra i due candidati e non davanti a loro) – non ha potuto che svolgere la funzione di “ratificare” gli aggiustamenti alle regole più che di imporre un loro effettivo rispetto.
Questi elementi, aggiunti come detto all’assenza di pubblico, ha reso la formula dei dibattiti del 2006 a tutti gli effetti poco più che due comizi in parallelo. Episodi di routine e non di rottura nei confronti dell’intera campagna, e hanno poco condizionato la possibilità per uno dei candidati di emergere o differenziarsi dall’altro.
Vedremo cosa succederà con il dibattito multiplo. Il rischio forse moltiplicato che le troppe regole ingessino la comunicazione (o, come si dice a Roma, facilitino il “buttarla in caciara”).
i dibattiti del 2006 furono davvero comizi in parallelo, però qualcosa di decisivo accadde: l’annuncio di Berlusconi di voler abrogare l’ICI, autentico colpo di scena finale.
[...] scriveva la nostra Valentina venerdì scorso (Confronti politici in TV. Arriva il “dibattito multiplo”), segnalando le nuove regole circa i dibattiti televisivi approvate dopo due giorni di lavoro dalla [...]
[...] tra regolamenti da una parte troppo vaghi, dall’altra troppo restrittivi e veti incrociati (in parte politici [...]