Teaser: Tempo di elezioni. Tempo di campagne e compagnie, di profili e profilazioni, di pose e posizioni. Non è tempo di tirarsi indietro neppure per Zoro, anzi: è tempo di proporsi. Stavolta la telefonata è di Zoro al Walter
L’indomito Zoro, al secolo Diego Bianchi, irriverente per vocazione sfida i tabù e – addirittura – parla al conducente del pullman (Veltroni insomma). Insomma è tempo di agire; non si tratta più di aspettare una telefonata che potrebbe arrivare troppo tardi.
Da perfetto alfiere della par condicio, Zoro confronta la sua effige con quelle dei maggiori candidati che ormai affollano le nostre strade (e muri e cassonetti e cartelloni). Sotto i manifesti ottiene sullo spettatore un duplice risultato – non so quanto voluto. Da un lato si svela umanamente (rispetto agli altri video il registro passa dalla commedia all’autoironia) e potreste persino dire di averlo visto sorridere.
Dall’altro – ma sono solo opinioni – evidenzia come il contesto (tecnicamente l’isotopia) di quei manifesti sia non una costruzione di realtà ma un registro espressivo che costruisce l’illusione di realtà e di semplicità\spontaneità a partire da elementi che non sono reali, né semplici né spontanei.
Insomma, Zoro che si atteggia a candidato sotto un manifesto è un po’ come la scritta “Ceci n’est pas une Pipe” sotto la pipa di Magritte. Ricorda che quello è un manifesto e non il candidato.
LINK: Io son bello e tu no, di Diego Bianchi (alias Zoro)
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