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tag: Asides, Internet, Italia, PD, blogosfera, consulenza politica, web campaigns

Googling candidates. Mi si nota di più se vengo e sto in disparte?

To “Google” è ormai un vero e proprio verbo.

To “google someone” significa cercare qualcuno sul famoso motore di ricerca e farsi di lui una idea rispetto a ciò che l’iperbolico algoritmo spunta fuori. I risultati che Google rimanda con il nostro nome sono, in un certo senso, la nostra carta d’identità pubblica sulla Rete. A tutti accessibile e da tutti consultabile.

Per un politico che si candida alle elezioni dovrebbe essere abbastanza importante. O no?

Luci ed ombre dalla veloce ricerca che ha fatto Achille Corea su “posizionamento” e “ricercabilità” dei candidati del PD resi noti: Chiedi a Google del candidato.

Ci sono tre tipologie, più o meno

  • Candidati (sempre più numerosi) che hanno siti o blog personali – e che quindi controllano pienamente le informazioni che danno di loro;
  • Candidati che si “nascondono” più o meno con successo dietro le pagine istituzionali del Parlamento, se uscenti – o di altre pagine di p.a.;
  • Candidati che sono presenti passivamente, come la capolista del PD nel Lazio Marianna Madia, che sul Web si è molto “lasciata comunicare”, più che comunicare direttamente: «E cercando il suo nome spuntano in testa ai risultati post di blogger dubbiosi sulle sue qualità e sulla sua scelta. Un danno talmente evidente che convince immediatamente sulla necessità presidiare il territorio web».

Proprio questi ultimi necessiterebbero una presenza più viva e “personale”, grazie a blog o profili in social network.

Discussion

One comment for “Googling candidates. Mi si nota di più se vengo e sto in disparte?”

  1. beh non tenerne conto oggi è essere fuori dal mondo

    Posted by sparkaos | Marzo 7, 2008, 20:43

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