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Il senso della campagna USA: regole e professionalità

La campagna elettorale americana vista dagli occhi curiosi e divertiti di un italiano esperto di comunicazione politica. Abbiamo sentito Paolo Guarino di Running. Guarino insieme ad altri 4 amici/colleghi ha seguito parte della campagna delle primarie sul territorio: raccontato nel blog 15daysinamerica.

Paolo Guarino e colleghi di 15daysinamerica in una foto davanti alla statua di Lincoln
Paolo Guarino e colleghi di 15daysinamerica in una foto davanti alla statua di Lincoln

Domanda: Torni da un’esperienza negli USA per seguire la campagna elettorale. Le 3 cose che ti hanno colpito di più?

Il leader: tutto si muove intorno alle persone. In una dimensione piena, matura e consapevole della leadership, senza alcuna deriva personalistica

Risposta: 1. Le regole. Un sistema aperto, trasparente, contendibile. Chi vuole candidarsi ha uno spazio per provarci, il percorso di primarie lungo e che inizia in piccoli stati come Iowa e New Hampshire permette anche ai candidati meno forti (in partenza) di farsi conoscere, le regole di voto sono diverse ma tutte concentrate su come garantire voce ai cittadini.

2. La partecipazione dal basso: si dice normalmente che gli Usa vantano record bassi di partecipazione al voto, ma chi partecipa lo fa in modo appassionato, convinto, dedito. Migliaia di persone, volontarie, viaggiano a proprie spese per il paese per sostenere il candidato preferito, dedicano il proprio tempo libero, fanno porta a porta e telefonate, stanno per ore lungo il ciglio della strada a salutare le auto con in mano un cartello del proprio eroe.

3. Il leader: tutto si muove intorno alle persone. In una dimensione piena, matura e consapevole della leadership, essa non è deriva personalistica da guardare con sospetto (come da noi), ma nodo narrativo che permette di sintetizzare e rappresentare valori, di rendere concrete storie e prospettive, è ciò che attiva e motiva la partecipazione, ciò che rende vive le sfide.

D: Barack Obama. Qui, dopo una prima fase di entusiasmo imperante, si parla di un’insana Obamamania, addirittura di vittoria della retorica e dell’apparenza. La tua posizione.

La carica del suo messaggio è assolutamente innovativa, trascinante, dirompente.

R: Obama e la retorica, coppia inscindibile. Ma perché dovrebbe essere un problema? Obama riesce ad essere credibile pronunciando parole – cambiamento, speranza, yes we can – al fondo banali, sentite, non nuove. Eppure la carica del suo messaggio è assolutamente innovativa, trascinante, dirompente.

Una retorica buona, una retorica che attiva energie, che porta a fare, che non lascia a casa davanti allo schermo. Ecco dove c’è la differenza, lo spazio dove le parole smettono di essere solo parole e diventano oggetti concreti che creano movimento, energia, azione.

D: Cosa importeresti – sotto il profilo delle tecniche di comunicazione politica – dagli USA in Italia?

Ognuno ha il suo ruolo, dentro macchine di campagna enormi e assolutamente strutturate.

R: Importerei l’insieme del sistema di professionalità delle campagne, non tanto una sola tecnica. È una questione culturale e di competenze ritenute utili, quando non necessarie. Ognuno ha il suo ruolo, dentro macchine di campagna enormi e assolutamente strutturate.

Ci raccontavano come siano cambiate, ovviamente, tecniche e tecnologie, ma come il senso della strategia, il rapporto del leader con i cittadini, la voglia di interpretare il sogno americano siano ancora il cuore delle campagne, quello su cui si concentrano gli strateghi principali.

Insomma porterei il senso della campagna in sé, come processo lungo, strategico, relazionale. E poi, anzi prima, non come tecnica elettorale, ma come modalità d’elezione, importerei le regole elettorali: da riadattare, certo, ma salvando il principio di primarie ufficiali, di scelta tra leadership diverse e contese, di regole aperte.

D: I portali Internet PD e del PDL. Tu li hai visti? Che voti (e consigli) dai?
R: Anche in questo caso il paragone con i portali dei candidati americani viene, oggi, naturale. Sia Pd che Pdl mi paiono orientati alla costruzione di qualcosa di innovativo e “internazionale”, con qualche limite però.

Meno ricchi, meno interattivi (forse perché meno interagiti dalle persone), meno emotivi e meno informativi insieme. Una sorta di mezzo punto sotto il 2.0, con il Pdl che mi pare riproponga la logica di una informazione ancora legata ad un modello “1 a tutti”, e il Pd che vuole creare comunità, ma è appena all’inizio. Diamo una sufficienza ad entrambi.

D: Anche negli USA ci si domanda se, allo stato attuale, nella campagna elettorale conti ancora di più la Tv o se il web abbia preso il sopravvento. Come è la situazione negli USA? E lo scenario in Italia?

Negli Usa la situazione è simile: la tv ha ancora un ruolo fondamentale, come dimostrano i grandi investimenti in advertising e la serie lunghissima di dibattiti, oltre che l’attenzione lunga del flusso dei network di informazione continua.

R: In Italia direi senza dubbio che conta ancora la tv. Anche se in modi diversi. Siamo un paese anziano, che fa vincere Sanremo a una coppia che ha poco altro valore dall’essere romantica. E un paese in cui Sanremo non lo si guarda più come prima. Insomma un segmento elettorale, quello più tradizionale ed anziano, credo difficilmente vedrà qualcosa sostituire la tv. Gli altri, il mondo delle generazioni digitali, credo trovino poco interesse, come si diceva prima, in portali dei partiti ancora troppo politicanti.

Negli Usa la situazione è simile: la tv ha ancora un ruolo fondamentale, come dimostrano i grandi investimenti in advertising e la serie lunghissima di dibattiti, oltre che l’attenzione lunga del flusso dei network di informazione continua. Dibattiti e spot nascondono consuetudine dell’uso e consapevolezza del mezzo, da noi imbrigliato in regole e regolette, il flusso offre occasioni più facili e diversificate di informazione. Poi internet, fondamentale strumento di coinvolgimento di quel segmento di elettori più attivo, più interessato, più partecipativo. E dirompente strumento, quest’anno più che mai, di raccolta fondi.

Insomma il rapporto tv-web mi pare simile, tra Usa e Italia, ma sia per tv che per web siamo ancora un passo indietro. E, per chiudere, sul web, magari poi con riprese di flusso televisivo, la grande nuova dimensione è quella dell’user generated: blog, video, messaggi che ciascun cittadino, spesso con qualità tecniche di livello, lancia come proprio contributo, non di rado più incisivo dei messaggi ufficiali.

(la foto di copertina è di Marco Gualtieri, da qui)

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