Trovo su Politico.com due interessanti sguardi da insider al modo con il quale le campagne USA comunicano con i media; snodo di campaigning spesso meno “visibile” della comunicazione persuasiva/seduttiva rivolto all’elettorato, o anche della comunicazione cd “interna”, diretta alla macchina organizzativa. Meno visibile anche perché fa parte di una sorta di ritualità da “addetti ai lavori”.
E allora va a finire che Hillary Clinton vince nelle conference call e perde nello scheduling dell’agenda.
The near-daily conference calls are forums for the Clinton campaign to deliver a message to a captive audience and for reporters to try to drag them off that message (politico.com)
Ecco la strategia delle conference calls di Hillary Clinton, descritte in questa cronaca di Ben Smith e Avi Zenilman: Clinton’s attacks are delivered over the phone. Sono lunghe conferenze in cui la campagna di Clinton si dispone di buon grado a rispondere a tutte le domande, in un’ottica di massima disponbilità verso la stampa – laddove le quelle di Barack Obama sono molto più brevi e unilaterali.
E invece, scrive sempre su Politico.com Beth Frerking, l’agenda degli appuntamenti della Clinton «is a campaign mystery», è un mistero. Non si riesce ad avere l’agenda completa della ex-first lady con adeguato preavviso (laddove in questo caso Obama si comporta un po’ meglio, e spesso fornisce la propria con giorni d’anticipo): e l’agenda del candidato è ovviamente un fondamentale strumento del lavoro di copertura giornalistica. Tutto è all’ultimo momento utile. «Deliberate strategy or mere disorganization?» si chiede Politico.com. Il rischio è quello che i veri reporter non hanno tempo e agio di coprire la campagna con belle storie – lasciando la copertura a cronache last-minute.
Discussion
No comments for “Hillary vince nelle conference call (e perde nell’agenda)”
Post a comment