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tag: Barack Obama, Elezioni Presidenziali, Hillary Clinton, Issues e strategie, Primarie, USA, temi e programmi

Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R

La religione irrompe inaspettatamente nella campagna elettorale. Un potenziale vantaggio per Hillary Clinton?

Sapete chi è Jeremiah Wright? Innanzitutto un pastore nero, guida carismatica della Trinity United Church of Christ di Chicago. In secondo luogo – ma è questo quello che conta di più – un potenziale grosso problema per Barack Obama.

Il pastore Wright e il candidato Obama sono molto legati. Non solo perché si conoscono da quasi un ventennio e tutta la famiglia Obama frequenta regolarmente la chiesa del reverendo a Chicago. Ma anche perché, al momento della sua candidatura alle primarie presidenziali per il partito Democratico, il senatore nero dell’Illinois ha indicato proprio Wright come sua guida spirituale.

Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago (Nella foto: Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago)

Nelle ultime settimane, Jeremiah Wright è salito alla ribalta per le sue dichiarazioni controverse in campo sociale, culturale, politico, razziale e religioso. Si è espresso a favore dell’aborto, ha accusato il Governo americano di diffondere volontariamente l’AIDS per uccidere i neri e di essere direttamente responsabile dell’11 settembre, ha incitato al black power e ha invitato Dio a maledire l’America bianca e, soprattutto, ha inveito violentemente contro ebrei e cattolici e vagheggiato una sorta di alleanza tra i protestanti neri e i musulmani.

Sta così entrando in gioco in questo ultimo scorcio di campagna elettorale il “fattore R”; dove ovviamente R sta per religione. Proprio le prese di posizione razzial-religiose di Wrigth rischiano di mettere in serio imbarazzo Obama, soprattutto a causa della campagna di enfasi montata ad arte da due (fra i pochissimi) quotidiani a lui ostili: il Wall Street Journal e il New York Post .

Un fenomeno del tutto inaspettato, perché – almeno fino a questo momento – numerosi elementi limitavano l’appeal di questa issue, specie in campo democratico. Innanzitutto, l’elettorato liberal è scarsamente attratto dalla tematica religiosa, propende per la laicità e, proprio su questo fronte, si differenzia nettamente dai GOP e soprattutto dalle tendenze teocon. Inoltre, finora la questione razziale e quella religiosa apparivano troppo pericolosamente mescolate (le recenti disavventure dello staff di Hillary Clinton la dicono lunga). Infine, l’Obamamania ha saputo progressivamente imporsi come una sorta di nuovo culto unificante che travalica le differenze originarie tra credenze religiose.

Una ghiotta occasione per Hillary Clinton, soprattutto in vista del 22 aprile, quando saranno in gioco i 188 delegati della Pennsylvania.

Fino a pochi giorni fa, le polemiche di stampo religioso trovavano quindi scarso appiglio e, anzi, sembravano infastidire l’opinione pubblica. Non a caso, le diatribe sulle foto del giovane Obama in costume tradizionale islamico e sul presunto flirt politico tra il senatore nero e il leader dei musulmani afro-americani, Louis Farrakhan, hanno riscosso scarso interesse. Ma si affaccia ora l’ipotesi di una svolta. Cerchiamo, quindi, di capire come l’ex first lady potrebbe sfruttare l’affaire Jeremiah Wright

  • Obama ha visto intaccata la sua immagine dopo essere stato costretto a ripudiare un uomo che è suo vecchio amico, consigliere e pastore della sua chiesa
  • Hillary appare estranea alla polemica: il che gli consentirà meglio di orchestrarla (dietro le quinte) a suo favore. Anzi, la Clinton può addirittura lamentarsi di essere vittima di alcuni durissimi attacchi da parte di Wright.
  • In Pennsylvania ci sono molti cattolici (il 33% della popolazione): la Trinity United Church of Christ ha posizioni morbide sull’aborto (lo stesso Obama, fervente adepto, è pro-choice) ed è favorevole ai diritti gay. Esattamente ciò che non piace a chi segue gli insegnamenti della Chiesa di Roma.
  • In Pennsylvania ci sono molti italoamericani (circa l’8% della popolazione, che ha espresso ben 5 membri dell’attuale Congresso): una delle affermazioni più scandalose di Wright è quella che romani, bianchi e italiani, non solo uccisero Gesù, ma vollero anche ingannare il mondo affermando che era bianco, mentre era nero.
  • La Trinity United Church of Christ sostiene il potere della Black Nation: accostato a Wright, Obama rischia improvvisamente di sembrare “troppo nero”. Soprattutto agli occhi dei numerosissimi ispanici che vivono in Pennsylvania. Senza contare che circa l’87% degli abitanti della Pennsylvania sono bianchi di origine europea (tedeschi, irlandesi, italiani).

Intanto Obama si dissocia veementemente: «Let me say at the outset that I vehemently disagree and strongly condemn the statements that have been the subject of this controversy». (via paferro e camillo)

Hillary ha già messo al lavoro il suo staff. L’occasione non va persa. Tanto più che, a favore della riscoperta centralità del “fattore R” – e, quindi, a potenziale vantaggio della Clinton – giocano anche le vicende del fronte repubblicano, alle prese con un revival teocon. Crescono, infatti, le pressioni della destra religiosa per una designazione del pastore Mike Huckabee come vicepresidente in pectore e, contemporaneamente, John McCain deve anche fare i conti con le controverse dichiarazioni del suo consigliere spirituale, il reverendo Rod Parsley, che negli ultimi giorni si è duramente espresso contro omosessuali, “industria dell’aborto” e religione islamica.

Discussion

2 comments for “Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R”

  1. [...] su Spindoc Emiliano Germani scriveva del rischio del fattore R (ovvero Religione) per Barack Obama: il riferimento era il rapporto con il discusso pastore nero [...]

    Posted by Il miglior discorso di di Obama. Lo dice Internet. | Marzo 19, 2008, 09:54
  2. [...] Emiliano Germani [...]

    Posted by Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R « Open World | Giugno 6, 2008, 21:22

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