Io non ne sono un estimatore fanatico, e per indole cerco sempre il cavillo negli hard numbers – nei tentativi di misurare i fenomeni (politici, di rete) con la metrica iper-quantitativa dei grandi numeri, che a me sembrano più appropriati per contesti mediali più tradizionali.
Ma talvolta servono anche questi, per capire l’entità di alcuni fenomeni.
Mathew Ingram fa un po’ di conti (che io aggiorno): 24 ore e più di un milione e 600 visualizzazioni. E afferma che il video di Obama su YouTube (qui sotto per chi se lo fosse perso) si avvia a scalare le classifiche del famoso servizio di social network video (Video: Obama speech is YouTube gold: «Democratic presidential candidate Barack Obama’s speech on racism has only been up on YouTube for less than 24 hours (as of mid-day Wednesday), and it already has over 1.2 million views».
Ne ho scritto, con link, riflessioni, tag cloud su Webgol, inutile ripetersi: Il miglior discorso di Obama. Lo dice Internet.
Oggettivamente impressionante l’ondata di reazioni: in termini di estensione, diversificazione e creatività dei contenuti prodotti – quando un tema intercetta il giusto e spesso bizzarro mood della Rete interconnessa è come una valanga che travolge tutto ciò che incontra, inclusiva e apparentemente irresistibile.
“Io non ne sono un estimatore fanatico, e per indole cerco sempre il cavillo negli hard numbers – nei tentativi di misurare i fenomeni (politici, di rete) con la metrica iper-quantitativa dei grandi numeri, che a me sembrano più appropriati per contesti mediali più tradizionali.”
Questa volta non sono molto d’accordo con te. Non penso che ci sia differenza nell’adattabilità del metodo di rilevazione a seconda del mezzo.
I metodi si declinano a seconda delle risposte che si vogliono da loro: basta non chiedere ai dati informazioni che non possono dare.
In questo caso, si misura, in qualche modo, l’interesse generato dal discorso (molto, ma null’altro), e questo probabilmente non sarebbe misurabile con così grande precisione nel caso dei media tradizionali.
Però non è che difendo gli hard numbers – su quello concordo in pieno!!!- io pure non li amo troppo (o meglio, non amo l’uso che se ne fa).
Un abbraccio
c’era in nuce in quella veloce notarella introduttiva e notturna parte della tue considerazioni, che condivido in toto
mi sa che riprendo la cosa, anche segnalando la riflessione sul tuo blog :)