Ormai da più di due settimane ciò che sta esacerbando la campagna di Hillary Clinton sono le accuse rivoltele di essere una «bugiarda congenita» – per dirla con William Safire del New York Times, che di linguaggio politico se ne intende (si veda il Safire’s Political Dictionary, 2008) e sa anche quanto questa nomea valga in politica e molto più in campagna elettorale.
La senatrice Hillary Clinton ha già ricevuto ripetute volte questa accusa – rafforzata anche da un certo pregiudizio sessista sul fatto che le donne siano maestre nel mentire. Ma questa volta l’accusa è reiterata e non sporadica.
Sant’Agostino docet, in materia di menzogna, con tanto di casistica e tipologia nel “De Mendacio”.
Qualche giorno fa Christopher Hitchens l’ha definita (The Tall Tale of Tuzla) una «patologica bugiarda». Hitchens sostiene che le menzogne di Hillary rientrano nel doppio genere della suggestio falsi e della suppressio veri, una forma di menzogna, quest’ultima (il “misspoken“), più grave e più seria, giacché il parlante omette di dire la verità per nascondere una cosa che invece è vera.
Ecco i fatti. Il 17 marzo scorso, la senatrice ha raccontato di quando atterrò in Bosnia, all’aeroporto di Tuzla, sotto il fuoco dei cecchini. Era il marzo del 1996, quando ormai la fase tragica e più acuta della guerra era superata e non c`era più alcun rischio reale. E allora perché mentire?
Secondo Hitchens la senatrice potrebbe aver mentito
E non è tanto il fatto in sé, ma le conseguenze che questa accusa sta portando proprio nel momento cruciale di questa campagna elettorale.
Sta di fatto che non solo gli organi a stampa, ma anche gli altri media, come la CBS e poi YouTube, hanno fornito la loro versione degli eventi.
Tutti i blog anti-Hillary ne hanno approfittato per mettere in ridicolo, ancora una volta, la sua candidatura. Una miriade di storielle, piccole o grandi “bufale” (sigh!), balle, “chiamatele come volete” – scrivevo qualche tempo fa su webgol.it (“La politica che mente sapendo di mentire“, 10.10.2006) – che credo, difficilmente lasceranno illesa la senatrice Clinton. Forse sarà proprio questa la classica goccia che farà traboccare il vaso di una campagna già molto compromessa.
Anche perchè rivolta alle donne, verso le quali questa accusa raddoppia la sua efficacia. Con un effetto moltiplicatore, come dimostrato dalle affermazioni di Dick Morris, uno dei più acerrimi nemici della candidatura di Hillary Clinton, un tempo fidato consigliere dei Clinton, nel suo libro “Rewriting History” scrive: «Bill Clinton mente sul sesso. Hillary su tutto il resto».
[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto vari saggi sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica (di genere e non solo). Si trova in questo momento negli Stati Uniti come visiting professor. as]
temo che i pregiudizi sessisti (non solo quello citato nell’articolo, su cui sinceramente non avevo mai riflettuto prima) siano duri a morire, e la cosa mi angoscia.
[...] da http://www.spindoc.it [...]
Ho come la sensazione (e forse mi sbaglio!) che Hillary Clinton stia recitando una parte, che stia interpretando un personaggio che ha poco della sua identità.
Penso che lei voglia fare il Presidente degli USA come per proiezione, non per volontà intrinseca.
Questa credo sia la differenza tra lei e Obama…Obama ha qualcosa di nuovo da dire…E’ quel figlio di colore che l’America stava aspettando…colui che sta realizzando quell’ideale di Martin Luther King, che 40 anni fa disse che un bambino bianco ed uno nero si sarebbero stretti la mano…Quel bambino oggi parla il linguaggio della verità…
Per chi “lavora con le parole” non sarà certo difficile comprendere le differenze tra i suoi discorsi e quelli di Hillary Clinton, nel vocaboli usati, nel tono, nell’approccio…