di Simone De Bellis e Valentina Porcu
La promessa elettorale non basta più. Serve un impegno serio, stavolta più di un contratto: un vòto.
Il Cavaliere, che non ha mai nascosto la propria volontà di porsi come fulcro del partito – più ancora delle idee – che rappresenta tenta in questa tornata elettorale la strada del càrisma (di weberiana memoria) mixandolo con i rituali religiosi. Più laicista dell’alleanza nelle scorse elezioni, il partito delle libertà, orfano degli storici alleati cattolici, non rinuncia a strizzare l’occhio a simboli e riti più vicini alla chiesa.
In un comizio incorniciato dal Pantheon, tra dèi vecchi e nuovi, Silvio Berlusconi si esibisce in una performance di notevole impatto simbolico, quasi a recuperare l’immagine di taumaturgo della società che contribuì ad avvantaggiarlo nel 2001.
Performance già testata in altre occasioni della campagna elettorale – come si può notare da altri video in giro per la Rete – ma che assumono una carica simbolica ancora maggiore ad una settimana dalle elezioni.
L’effetto di senso è a metà tra il pezzo satirico ed un coinvolgente show. Impressiona questa volta è la tecnica della praeteritio utilizzata con perizia e sdoppiata nell’interazione col pubblico. Non è infatti il cavaliere che “dice” ma è la folla che, rispondendo, crea un affermazione di cui diventa latore non il politico ma il popolo stesso (”simbolicamente interrogando”, dice la giornalista).
[Nel video qui sopra, un altro caso di Berlusconi liturgico]
L’abbigliamento di Berlusconi, un completo nero completato da una camicia scura con il primo bottone aperto sul collo (quasi a ricordare un colletto da prete?).
Altri elementi che possiamo osservare: Roma (città argomento di una parte di discorso: quello che il candidato premier recita a braccio): città simbolo del potere politico e dell’intera Italia. La piazza, un metà strada ideale tra i palazzi governativi, ma anche tempio dedicato agli antichi dèi e moderna basilica cattolica.
Tono e discorso, una sorta di rito di confermazione nell’appartenenza e nella “fede” al partito e al suo maggior rappresentante. Se il motivo riecheggia di leitmotiv cattolici, il tono è quello scherzoso della presa in giro nei confronti degli avversari politici (volete che Veltroni realizzi il suo sogno, un viaggio in Africa?): stile Don Camillo?
(segue…)
Precisiamo che questa non è una performance speciale, ma è il discorso elettorale che B si sta portando dietro dall’inizio della campagna (io l’avevo già sentito pari pari su iutubo, mutatis palasportis, parecchi giorni fa).
C’è anche da dire che, se a livello morfologico le vostre notazioni sono ineccepibili, a livello di intensità il tutto risulta piuttosto stanco, debole, meccanico. No, B in questa campagna è tutto tranne che in forma.
Grazie della segnalazione :) in effetti c’è stato un problema con il secondo video, ora è corretto ed è quello del Palasport a cui ti riferivi…
Parte dell’arricchimento del senso, rispetto al video del mese scorso viene costruito anche dal peritesto simbolico della location, crediamo.
Il tono stanco e sottotono è un po’ di tutta questa campagna elettorale (ne parla anche Sartori qui http://www.corriere.it/editoriali/08_aprile_02/sartori_elezioni_e7c6f9c0-0071-11dd-aec1-00144f486ba6.shtml)
un po’ -come dice Zoro- “sbrigamose ad annà a votà che nun je la faccio più”
Oggi B ha parlato dell’”innovativo” format dei suoi comizi elettorali, dimostrando così che si tratta di una strategia comunicativa ben pianificata e a tavolino.
Cito:
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9:13, Berlusconi: “Ho innovato i comizi, ora sono conversazioni”
Silvio Berlusconi, ospite di ‘Unomattina’, rivendica di “aver innovato la politica” per quanto riguarda “quelli che una volta erano i comizi” e che “oggi sono conversazioni piene di humor, di battute estemporanee, di risposte che vengono direttamente dalle esclamazioni e dalle domande del pubblico. Il pubblico se ne va via entusiasta e credo assolutamente informato di quelle che sono le reali difficoltà del Paese e le soluzioni che noi intendiamo dare”.
http://www.repubblica.it/2008/04/dirette/sezioni/politica/versovoto3/9-aprile/index.html
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“I comizi sono conversazioni”: buffissima coincidenza questa espressione cluetrain-style, venendo essa da un anzianotto signore che, per sua stessa ammiissione, il web manco sa cos’è (e l’inesistente campagna web del pdl ben testimonia la cosa).
E in effetti, proprio coincidenza è: che il livello di interazione dei detti comizi, più che al cluetrain manifesto, pare rimandare al karaoke di Fiorello.
Ciao Luca,
tanto per citare il grande Seth Godin, se è vero che i mercati sono conversazioni è anche vero che
“All Marketers are Liars”…
Il rischio di questa – innegabile e sostanziale – innovazione berlusconiana è quello di sconfinare dalla contaminazione alla delegittimazione.
Un comizio che sembra uno spettacolo è certo più piacevole di un comizio-comizio. Ma potrebbe anche avere la legittimazione di uno spettacolo.
Determinare il giusto mezzo [ammesso che esista] non è semplice.
No?
[...] contemporaneamente al messianico intervento romano di Berlusconi si è svolto l’incontro a Caserta. Uno dei tanti (più di 100) comizi nelle piazze italiane [...]
[...] Nonostante non sia possibile fruire ancora dei video integrali della Costituente per una analisi approfondita, stile, luogo e abbigliamento dei protagonisti si pongono nella scia delle analisi già viste in relazione ad altri momenti della campagna. [...]