Attesa, temuta, scontata o sofferta che sia è arrivata la nomination di Barack Obama.
I numeri sono dalla sua come anche gran parte dei democratici. Ma non tutti.
Per Hillary Clinton è una sconfitta dura da digerire – e forse con l’idea di trovare del margine per contrattare una buona resa ancora evita la concessione ufficiale della vittoria all’avversario (anche se mancherebbe poco all’endorsement ufficiale, e richiesto da tutto il partito)
Obama comunque non accusa il colpo, anzi coglie l’occasione e annuncia la sua candidatura in una sorta di auto proclamazione. Il piglio è già (continua ad essere) quello di un Presidente e immancabili arrivano i ringraziamenti al suo team, a chi ha creduto in lui ed alla forza del cambiamento in atto.
«Tonight I can stand here and say that I will be the Democratic nominee for the president of the United States of America» (Oggi posso essere qui e dire che sarò il prossimo candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti): così dice di sè stesso il senatore di colore nella Democratic Nomination Victory Speech
Come già in passato, il vittorioso Obama ringrazia anche la sua rivale Clinton: si complimenta con lei per la vittoria in South Dakota, le attribuisce l’onore e il riconoscimento di essere la donna che ha fatto una cosa che nessun altra ha fatto. Tutto questo appena prima di chiudere definitivamente il capitolo “avversari” con un sintetico: «I am a better candidate for having had the honor to compete with Hillary Rodham Clinton».
Insomma, Obama ringrazia, il Minnesota applaude ma forse il più contento di tutti è il defilato Mc Cain, almeno secondo l’Huffington Post. Quali ferite ha lasciato in Obama queste lunghe e faticose primarie? Davvero il senatore dell’Illinois è il miglior candidato possibile contro il placido repubblicano, che in questi mesi s’è riposato?
No. La sua unica forza è la debolezza di McCain. La maggioranza degli elettori USA non è pronta per un presidente nero… ma nemmeno sogna un presidente ottuagenario. La differenza la faranno i vice. Sognerei Huckabee vs Clinton….
Oh, ‘sta cosa che “gli americani non sono pronti per un presidente nero” ha un pochino rotto, no? Voglio dire, è proprio un commento da bar, oppure una chiosa che qualcuno può fare se tifa repubblicano, pro domo sua – l’ho sentita fare da Rossella, fate un po’ voi – e qui magari sarebbe il luogo di un’analisi un pelo più approfondita. Poi magari Obama perde, e allora già immagino questi brillantoni dire “visto? Non erano pronti”. Che noia. E se invece fossero pronti?
In ogni caso: la campagna è tutta da vivere, basta una stronzata detta a una settimana dal voto e le elezioni le perde chiunque, basta che si crei una qualche percezione di debolezza o incertezza e un candidato viene messo alla berlina, basti pensare all’immagine del Kerry “indeciso”, capace solo di opinioni altrui. In questo momento, McCain non sembra così brillante, persino Fox News lo sfotte per la sua oratoria impacciata, lui che pure è un simpatico abitudinario delle poltrone del Letterman. Di Obama tutto si può dire tranne che sia poco deciso o uno scarso oratore. E poi, certo, Obama ha la grana Hillary – la grana dei suoi elettori delusi, intendo – ma anche McCain che deve imbonire la base bushana che fino a ieri contestava duramente, ricambiato, ha i suoi guai interni. Deve mostrarsi simpatico repubblicano indipendente quando guarda alla sua sinistra, e conservatore ortodosso quando guarda a destra. In più, deve imparare a salmodiare le dottrine teo e neo che si sono impadronite del partito negli ultimi anni, ma che proprio non gli appartengono.
A questo punto della storia, nemmeno Christian Rocca si sbilancia – senza contare il fatto che Rocca non scadrebbe in un’analisi così superficiale – eppure lui la testa e la pancia americana dovrebbe conoscerle, no? Dopotutto è stato l’unico giornalista italiano che conosco ad azzeccare – Stato per Stato – le ultime elezioni presidenziali Usa.
A questo giro – ma la cosa è insicura – i nuovi rilevamenti demografici potrebbero aver leggerissimamente cambiato il peso dei grandi elettori nel conteggio finale: è un tema oscuro su cui i giornali politici americani si stanno confrontando, ma di fatto nessuno sa dire al momento se di nuovo basterà vincere i soliti due o tre Stati in bilico per avere la nomination o se invece sarà più premiante la “strategia dei 50 Stati” che Obama sembra voler perseguire.
Epperò, “Gli americani non sono pronti”. Ah beh.
In ogni caso, mancano mesi, la campagna non è neppure iniziata e può davvero succedere tutto. In questo momento, per quel che vale – cioè molto poco – Obama è in testa ai sondaggi con margini variabili: e allora molti fanno quelli che ne sanno e dicono che “eh ma alla fine Gli Americani non lo voteranno”, dove “Gli Americani” stanno per un moloch di luoghi comuni del tipo, appunto, “non sono pronti”. Se fosse in svantaggio direbbero “eh, ma è in svantaggio”. Sono gli stessi che a dicembre – anzi, alcuni ancora a maggio, per dire il comprendonio – davano per certa la vittoria di Hillary. E’ una visione aprioristica della politica, in cui si decide che un film è meglio di un altro, anche senza averne visto nessuno dei due: così, per fare salotto con gli amici.
Chi aveva sentito Obama parlare tre anni fa, chi lo aveva sentito nei primi dibattiti delle primarie, chi ne ha seguito i primi due mesi della campagna, quelli su cui si è costruito il successo alle primarie, avevano invece assaggiato il menù proposto dai vari candidati, e si erano detti che quello di Obama aveva un sapore nettamente migliore, ed erano fiduciosi che malgrado si trattasse di un sapore nuovo alla fine sarebbe stato preferito, sommersi dai fischi di quelli che avevano capito tutto, dati alla mano. Questo perché c’è un’anima conservatrice e timorosa del nuovo dentro moltissime persone, anche di sinistra, e si ritiene di aver capito tutto solo perché la si asseconda. Di fatto, al momento hanno avuto ragione quelli che si dimostravano un po’ più avventati. Poi si vedrà.
Quanta Carne al fuoco Paolo!
Non so da dove cominciare a rispondere. Mi sembra però che stai dando ad una opinione tra le righe un valore centrale nel post.
Potrei dirti che per affrontare esaustivamente in un post un argomento come le strategie elettorali usa 08 servirebbero tempi e spazi che vanno ben oltre quelli concessi a un blog dalla pazienza dei suoi lettori in una notizia che voleva solo ripercorrere il discorso di Obama e non analizzare lo stato della campagna.
Ma andiamo con ordine. In fatto di approfondimento direi che la tua frase
“In ogni caso: la campagna è tutta da vivere, basta una stronzata detta a una settimana dal voto e le elezioni le perde chiunque”
ha lo stesso tenore qualunquista del dubbio – credo legittimo – che tu leggi nella chiosa del post. Anzi, permettimi di dire che dare all’intera popolazione americana della banderuola che per una “stronzata” cambiano idea in massa è molto meno lusinghiero e improbabile dell’affermare – corroborato da evidenze storiche e internazionali – che gli elettori conservatori sono in genere meno rumorosi della sinistra e che tendono a scendere in campo soprattutto per difendere le loro posizioni quando le sentono “minacciate”. Esattamente come la contingenza statunitense suggerisce.
Per usare le tue parole. Il vero punto da considerare non è quanto sia “buona” la pietanza di Obama ma se la maggioranza degli americani la riterranno opportuna per questa occasione. Se Obama per primo ha fatto leva sulla sua sembianza Afroamericana, visto che sa il fatto suo, vuol dire che è un fattore che lo differenzia agli occhi del suo elettorato – e quindi anche a quello dei suoi avversari -.
Su una cosa hai ragione, Cristian Rocca non scadrebbe mai in un’analisi superficiale [certo, ammettendo che il post fosse un'analisi, cosa che non era]. Penso che siano in molti in Italia a volere la metà del suo talento e del suo “fiuto”. Io sono tra quelli ma dargli addirittura del veggente mi sembra davvero eccessivo, non credi?
Cmq grazie per lo spunto, ampio ma interessante ;-) . Spero di aver risposto a tutto.
Simone, io veramente mi ero fatto prendere dall’aceto per il commento di Emiliano, mica per il tuo post su cui anzi non ho nulla da dire, ottimo e all’eccellente livello che apprezzo su Spindoc…
Povero me, l’età imperversa e la demenza senile continua a sottrarmi quel poco di lume che mi rimane :-(
Chiedo scusa ad entrambi (a te per il fraintendimento e ad Emiliano per avergli sottratto la parola).
Grazie ancora per i complimenti… se passi per Roma ti devo un caffé ;)
Paolo, l’aceto fa male. Toni più calmi e un bicchiere di vino da bere insieme, se vuoi. E più buono dell’aceto. Magari ci vediamo al bar dove faccio commenti stupidi, secondo te. In ogni caso, un’informazione di servizio: puoi commentare un’affermazione senza sparare addosso a chi lo ha fatto. Lo sapevi?
Poi una notazione seria (senza citazioni ex cathedra, a me non piacciono). Che Obama piaccia o debba piacere alle anime meno conservatrici è una opinione personale, che possiamo davvero scambiarci al bar di piazza Tuscolo. MI sembra molto reazionario un candidato che punta sul culto della personalità e sula vaghezza dei contenuti. Come Obam, appunto… Ma è molto radical chic dire che Obama è nuovo perchè è nero, giovane, amico dei ghetti, ecc. Che c’entra? Io voglio capire che farà quando sarà l’uomo più potente del mondo. Voglio capirlo dal programma che propone, non presupporlo dal colore della sua pelle (che a me, per inciso, non me ne frega nulla se è bianco o nero…)