«Thank you so much. Thank you. Thank you. Thank you so much. Thank you so much. Thank you. Thank you. Thank you. You make us all proud». I primi 2 minuti e mezzo del discorso son passati tra applausi e ripetuti grazie
«On a cloudless August night in Denver, before a united party and thousands of grassroots supporters from all across America, Senator Obama accepted the Democratic Party presidential nomination», così il sito ufficiale annuncia video e transcript del discorso più atteso della convention democratica di Denver – quello del candidato alla presidenza Barack Obama, al Mile High Stadium, davanti a 84.000 persone in fremente attesa: The American Promise.
Molte sono le risorse web per vedere, analizzare, interpretare il discorso di più di 40 minuti di Barack Obama – e vanno dal serio al faceto senza soluzione di continuità. Di seguito una lista di link, di certo non esaustiva e senza particolari fil rouge.
- Political Maps visualizza in una mappa sia gli stati americani che le nazioni menzionate nel discorso dal senatore dell’Illinois (in più c’è anche un’altra wordle cloud)
- Grafica interattiva del New York Times, con il transcript che segue passo passo il video, e la possibilità di andare per capitoli (di questa tecnologia crossmediale applicata ai discorsi abbiamo già parlato due volte: per i debate elettorali e per un discorso di Bush)
- Un po’ di numeri e statistiche (via Tapper e l’amica Maura in giro per gli States)
Uses of the word “America” or “American” – 52
Duration, in minutes – 44
Mentions of the word “work” – 35
Mentions of specific policy proposals – 35
Mentions of Sen. John McCain – 21
Mentions of George W. Bush – 8
Mentions of George W. Bush during John Kerry’s 2004 speech – 2
Un discorso arricchito da una regia davvero formidabile, un appeal cinematografico cercato e riuscito per un candidato che è già star (anche se dovrà forse stare sempre più attento, nel proseguo della campagna, a non esserlo troppo).
Più in generale, e con estrema sintesi: un grande discorso. Insieme semplice e complesso, che – come molti altri giustamente applauditi discorsi di Obama – riesce a tenere insieme la densità dei contenuti con la leggerezza della forma. Senza cedere, come spesso è accaduto e accade nella retorica politica sotto schiaffo di una media logic tiranneggiata dalla tv, ad una eccessiva e frustrante semplificazione. Sono discorsi che costringono chi ascolta ad uno sforzo, che provano a punzonare nel profondo: Obama oramai sa che può pretendere questo dai suoi sostenitori. Sia da quelli che lo seguono live, sia da quelli che poi, con i tempi sfalsati che la Rete permette, lo guardano e analizzano da casa.
Ecco come conclude il suo discorso Barack Obama: «America, we cannot turn back. Not with so much work to be done. Not with so many children to educate, and so many veterans to care for. Not with an economy to fix and cities to rebuild and farms to save. Not with so many families to protect and so many lives to mend. America, we cannot turn back. We cannot walk alone. At this moment, in this election, we must pledge once more to march into the future. Let us keep that promise – that American promise – and in the words of Scripture hold firmly, without wavering, to the hope that we confess».
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