Un blogger americano propone un post dal titolo: Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe. Probabilmente ha ragione, ma la sua voce si perde tra i commenti più o meno urlati di Youtube, dove la clip con Obama che parla della sua fede musulmana si replica come un virus impazzito, colleziona milioni di views, conquista inarrestabile audience in tutto ilmondo.
Eppure Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe. Al massimo un qui-pro-quo.
Se leggiamo il testo della sfortunata intervista su ABC ci accorgiamo che la risposta di Obama non era sbagliata. A George Stephanopoulos, che si dichiarava scettico sul fatto che John McCain fosse l’ispiratore degli insistenti rumors che parlano di un Obama islamico, il leader democratico ha risposto: «You’re absolutely right that John McCain has not talked about my Muslim faith».
Una risposta formalmente corretta! Obama, infatti, voleva intendere che McCain non lo aveva mai direttamente accusato di appartenere alla fede islamica. L’incidente è nato soprattutto con la rettifica di Stephanopoulos, pronto a correggere Obama: “your Christian faith!” La precisazione disorienta per un attimo Obama che, prima si corregge automaticamente, poi, intuendo che la precisazione poteva essere ambigua, cerca di spiegarsi meglio: “Well, what I’m saying is that he hasn’t suggested that I’m a Muslim”.
E se Obama’s ‘gaffe’ wasn’t agaffe, lo è però diventata potentemente, prepotentemente, in modo inarrestabile. Anche e soprattutto grazie agli strumenti del Web sociale.
Buontemponi e denigratori hanno subito estrapolato (e decontestualizzato) la frase per pubblicare in pochi minuti la clip su Youtube. Obama che si dichiara musulmano è diventato via via uno scoop per le prime pagine online dei quotidiani, poi una top views online, poi un tormentone che si replica infinito e multiforme (contanto di packaging giornalistici e satirici) su Youtube, infine la curiosità del giorno come fenomeno di costume ripetuta nelle varie edizioni dei TG news su radio, tv, Internet, podcast, e via chiudendosi i cerchi mediali.
Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe. Ma ora forse lo è diventata, soprattutto dopo la suicida precisazione (via mail ad un giornale!) del portavoce di Obama, intervenuto per smentire una notizia.
Forse il caso si spegnerà presto. O forse continuerà, sul web e grazie al web – a sopravvivere nella coda lunga del dibattito e della battaglia politica.
Il caso della gaffe di Obama è comunque un caso da studiare. Per come un candidato può rischiare di bruciare una brillante campagna elettorale con una sola intervista.
Per come i new media sono oggi in grado di influenzare e dirigere l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica.
Per come le stesse regole del newsmaking siano profondamente cambiate dall’avvento del social networking: un fenomeno capace di creare notizie e – paradosso surreale! – di trasformare in notizia la stessa capacità di creare artificialmente notizie.
[Sull'argomento leggi anche: Come il boxino morboso si mangiò i giornali italiani di Paolo Ferrandi e Obama non ha fatto una gaffe di Christian Rocca]
Ottimo pezzo, Antonio, mi ha chiarito un dubbio che mi era venuto leggendo velocemente un post di Luca Sofri a riguardo.
[...] Barack Obama e una risposta ambigua (anche se formalmente corretta) sulla fede religiosa: i nuovi media si scatenano. E riescono nel loro piccolo a fare notizia. (leggi) [...]