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Obama, Aaron Sorkin e il presidente di West Wing

Aaron Sorkin
Aaron Sorkin, sceneggiatore di West Wing
La realtà spesso supera la finzione. Ok. Ma talvolta la realtà e la finzione si mescolano inaspettatamente.

Così succede che nella rubrica di Maureen Dowd sul “New York Times” scriva un ospite d’eccezione: Aaron Sorkin. E si dà il caso che Sorkin sia lo sceneggiatore di “West Wing”, la serie americana che per sette anni ha raccontato la vita dello staff della Casa Bianca. Ultimo caso che si dà, è che siamo in piena campagna presidenziale, con un candidato democratico, di nome Barack, che forse da un po’ accusa qualche stanchezza – politica e comunicativa.

Come se nulla fosse, dunque, Sorkin ci regala un dialogo immaginario, eppure a suo modo realistico, tra il presidente Josiah Bartlet (il protagonista della serie, nel telefilm interpretato da Martin Sheen) e Barack Obama.

Ciao Barack, sono il presidente Bartlet

La conversazione inizia con un non troppo incoraggiante «non mi aspettavo che tu rischiassi di farti battere da John McCain e una repubblicana Lancome che pensa che “I Flintstones” siano tratti da una storia vera».

Conoscendo il personaggio, quasi inevitabile che in questo dialogo immaginario il presidente Bartlet dicesse la sua anche a Barack Obama. Il tutto è puro Josiah Bartlet: brillante, talvolta caustico e per la maggior parte ispirato politicamente. E su alcune cose, semplicemente, ci prende.

Insolito? Non troppo. Sorkin non scrive mai solo per intrattenere, ma anche – se non soprattutto – per ribadire ciò che pensa: i suoi personaggi hanno sempre opinioni ben definite sull’universo in generale e sulla politica in particolare.

Con “West Wing”, per di più, Sorkin non ha inventato solo il presidente degli Stati Uniti che tutti vorrebbero (a sinistra e talvolta perfino a destra) . Ma anche un personaggio celebre per le sue invettive, per le scelte coraggiose e per la più lunga e inarrestabile serie di sfighe, attentati e scandali politici che un uomo solo abbia mai dovuto affrontare.

Reazioni, dai due lati dell’oceano

Qualche link per rendersi conto di come è stata ripreso il dialogo: Iaindale, Indecision2008, Media bistrò, tra i tanti.

La tendenza, sia nei blog americani che quelli italiani, è stata riprendere la conversazione, aggiungendo al massimo qualche breve battuta, ché competere con la prosa di Sorkin non è una strada praticabile.

Matteo Bordone ne traduce la parte politicamente più rilevante.

    «Si arrabbi di più. Li chiami bugiardi, perché è quello che sono. […] Lei è stato tirato su da una ragazza madre che faceva la spesa coll’assistenza sociale – com’è che un tizio con otto case, ammesso all’Accademia di Annapolis per diritto familiare, comincia a darle dell’elitario? E comunque, se non altro, si riprenda quella parola. Élite è una bella parola, significa ben sopra la media. Io gli chiederei perché ce l’hanno tanto con l’eccellenza. Già che c’è, rivoglio indietro la parola “patriota”».

Un appello che sembra avere un senso anche dalle nostre parti. E siccome c’è sempre da imparare – soprattutto se a parlare è Bartlet – c’è chi ha pensato, come Francesco Costa, di tradurre come meglio poteva l’intero dialogo. Mentre Guia Soncini a modo suo ci fa presente che visto che il modello non è neanche lontanamente eguagliabile, la giornata non può che peggiorare.

Arrabbiarsi è una buona strategia? Di certo è emozionante.

Secondo Christian Rocca «Se Obama segue quei consigli, vince la prima serata NBC e perde le elezioni».

Naturalmente i consigli che il presidente dà al candidato democratico non sono stati unanimemente apprezzati. D’altra parte la politica non è mai così semplice. Qualcuno ha fatto notare che consigliare a Obama di ‘arrabbiarsi’ fa sicuramente effetto in prima serata su un grande network, ma potrebbe non essere una strategia altrettanto vincente in politica.

Ma non sarebbe una puntata di West Wing se non avesse anche il suo lato epico ed emozionante. Non sarebbe una scena di Sorkin se non lasciasse sperare in un’amministrazione (americana) migliore, perfino una democratica. Ed ecco, quindi, come Bartlet chiude il suo discorso:

    «Lei è un uomo nero di 47 anni con un nome straniero, che ha studiato a Harvard e pensa che dedicarsi al proprio paese e avere delle spillette sul bavero della divisa non siano la stessa cosa, ed è pari nei sondaggi a un eroe di guerra e a un’eroina delle casalinghe. Un anziano come me, Senatore, questo lo chiama progresso. La aspettano quattro dibattiti. Fuori da casa mia. Al lavoro».

Barack Obama, quello vero, avrà imparato la lezione?

Discussion

One comment for “Obama, Aaron Sorkin e il presidente di West Wing”

  1. [...] Sulla efficacia “politica” dei consigli indiretti di Sorkin avrei dei dubbi. Ma il dialogo formidabile. Ne scrive pi estesamente Marta su Spindoc: Obama, Aaron Sorkin e il presidente di West Wing [...]

    Posted by IL mensile dal nome difficile da cercare su Internet e l’Obama narrativo | Settembre 24, 2008, 13:47

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