Il moderatore è stato Jim Lehrer, giornalista della PBS, conosciuto anche come “il decano dei moderatori” (questo è il suo undicesimo dibattito presidenziale)
Erano le 21.00 ora locale (le 3 del mattino in Italia). Nell’auditorium dell’Università del Mississippi si è tenuto, dopo alcuni giorni di incertezze dovute alla crisi economica e alla richiesta di rinvio da parte del senatore John McCain (il contentente ovviamente Barack Obama), il primo dei quattro dibattiti presidenziali che porteranno dritti dritti all’election day del 4 novembre prossimo.
Guarda il dibattito dalle pagine del New York Times, con la visualizzazione interattiva (di cui abbiamo scritto altre volte su Spindoc: con il transcript ricercabile, e le annotazioni del NYT, ndr).
Nessuno dei due – nonostante le ripetute domande di Lehrer – ha saputo o voluto individuare con precisione quali parti del programma dovranno subire dei tagli per fronteggiare la spesa di 700 miliardi di dollari stanziati per fare fronte alla crisi delle banche di investimento.
Il tema del dibattito, organizzato in 9 segmenti da 9 minuti ciascuno, avrebbe dovuto essere la politica estera, ma inevitabilmente Lehrer ha dovuto inserire all’inizio del dibattito una sezione di domande relative alla crisi economica.
Entrambi hanno però preso le distanze dall’amministrazione Bush. Obama ha cercato più volte nel corso dell’intero dibattito di dipingere un quadro complessivo, in cui economia interna, fabbisogno energetico e politica estera sono legati indissolubilmente tra loro, addebitando all’amministrazione Bush, sostenuta da McCain, le responsabilità della crisi.
La seconda parte del dibattito si è spostata sulla politica estera: Iraq, Afghanistan e Iran. Opinioni già espresse e qui ripetute: McCain, facendosi forte della sua esperienza in politica estera, sostiene l’intervento militare in Iran e la ‘surge’ (l’aumento di truppe) del 2007 in Iraq, mentre Obama ha ribadito la sua posizione sul dialogo diplomatico con l’Iran e la critica dell’impegno statunitense in Iraq.
McCain ha iniziato praticamente ogni intervento con le parole “Il Senatore Obama non capisce che…” alle quali è puntualmente venuto a mancare il contrattacco di Obama.
McCain ha condotto la propria parte di dibattito in maniera tutto sommato prevedibile, evidenziando la propria esperienza trentennale e sottolineando invece l’inesperienza del suo avversario. Per contro, chi si aspettava l’Obama del travolgente discorso di accettazione della nomination, con quel “basta” (enough!) lanciato in faccia alle corporations è senza dubbio rimasto deluso: il candidato democratico è stato molto corretto, forse troppo per chi sperava in un dibattito più acceso, ha scelto un profilo più basso, concedendo la ragione in numerose occasioni a McCain sui grandi temi, e passando quindi a evidenziare le differenze nelle modalità di azione.
Il comportamento, e il linguaggio corporeo dei due candidati è sempre molto osservato, da analisti e spettatori.
In attesa di analisi più strutturate che sicuramente arriveranno nei prossimi giorni possiamo annotare che Obama è calmo, diretto e “on topic”; più vivace, ma allo stesso tempo meno efficace McCain, a volte distratto da tecnicismi senatoriali e dalla piccola politica (parte del dibattito sequestrata dagli ‘earmarks‘, le pieghe dei bilanci che garantiscono finanziamenti locali e da reciproche accuse di clientelismo ‘pork-barrel spending projects‘, simultaneamente tradotta a metà tra il gastronomico e l’agrotecnico).
Obama si rivolge direttamente al suo avversario chiamandolo per nome. Più formale, distaccato (si è sempre rivolto al “Senator Obama”) e condiscendente McCain, che mai si è girato verso Obama, tranne che per le photo-op finali. Secondo Josh Marshall di Talking Points Memo, uno degli elementi più significativi del dibattito è appunto che McCain non ha mai guardato Obama negli occhi, mai concedendo “eye contect“, contatto oculare.
Un pareggio il risultato finale secondo quasi tutti.
Obama attento ad apparire “presidenziale” (looking presidential) e ma poco battagliero (non è peraltro nelle sue corde comeunicative, il debate).
McCain battagliero ma “senatoriale”.
L’appuntamento è già al secondo round.
[...] alla stessa di rimanere buona per il resto del dibattito. Il secondo dibattito, al contrario del primo che vedeva il candidato democratico e quello repubblicano fermi dietro il classico podio da [...]
[...] presidenziali in occasione del terzo e ultimo dibattito televisivo. Se il format comunicativo del primo dibattito vedeva Obama e McCain fermi dietro il classico podio da oratore, e il secondo più o meno [...]