Il 4 dicembre 2008 a Roma si è svolto. all’Università degli studi di Roma3, il convegno “La ‘Rete’ di Obama“.
Tra i presenti: Enrico Manca, Federico Di Chio, Paolo Annunziato, Paolo Tacconi, Alberto Abruzzese, Sebastiano Bagnara, Sara Bentivegna, Gianpiero Gamaleri, Gianpiero Jacobelli, Paolo Mancini, Edoardo Novelli, Vincenzo Susca, Enrico Menduni. Di seguito, gli appunti presi da e rubati a Flaminia Spadone – come bozza di lavoro/contributo all’intenso dibattito su Internet e Obama – nonché dimostrazione della ricchezza delle interpretazioni e dell’eterogeneità dell’obamite italiana. Buona lettura as
Obama è il perfetto Avatar, è la fantasia che diventa realtà.
Il coinvolgimento messo in atto da Barack Obama è stato totale ed è riuscito ad abbracciare i due estremi della società americana: dalla classe creativa a quella degli emarginati. Inoltre ha saputo integrare l’utilizzo dei vecchi e dei nuovi media.
I nuovi media sono sempre stati cruciali per l’elezione del presidente USA.
Jefferson = Quotidiani; Roosvelt = Radio; Kennedy = Tv; Obama = Internet. Già nel 2000 Howard Dean aveva puntato su internet ma il suo caso fallimentare è l’esemplificazione del fatto che l’uso, seppure sapiente, di internet da solo non basta per arrivare alla Casa Bianca. Obama è web-compatibile perché web-generato. I social network hanno dato forma alle sue idee, hanno realizzato una rete organizzata di sostenitori e una rete forte per la raccolta fondi. Obama fa sperare in un ritorno della politica alta, della politica del consenso – attraverso una cultura di massa non massificata, attivando quelle che Rheingold definisce Smart Mobs.
Nell’era della new economy la parola chiave è innovare, e la gioventù è un valore.
Obama è un outsider non è un leader storico, non fa parte dell’”aristocrazia” del partito, né è stato scelto per “selezione dinastica”. Ha fondato il suo successo politico non sull’anzianità della militanza. Obama non rappresenta il partito democratico, Obama è la sua storia personale.
Se Internet nella sua prima fase aveva una funzione destruens, rispetto ai linguaggi e ai formati della vecchia comunicazione, l’internet del web 2.0 è passato alla fase construens (con l’affermazione delle social communities).
Nuova modalità di comunicare la politica, nuova proposta politica, un nuovo coinvolgimento.
Il messaggio della vittoria di Obama è di portata epocale e deve far riflettere la classe politica e chi si occupa di comunicazione. Stanno cambiando le logiche in politica e nel mercato. Il Web 2.0 e lo user generated content è un fenomeno che potrebbe sovvertire i vecchi assetti.
Due riflessioni principali:
Per dirla con McLuhan, se internet è stato il mezzo, “cambiamento” è stato il messaggio.
Obama ha saputo trasformare i suoi sostenitori da volontari passivi a empowered organizer, spingendo sul right-brain, la parte emotiva dell’elettore. Ha potuto fare questo grazie ad una field operation, il suo sito infatti è in realtà un sito di social networking. Obama ha capitalizzato questa “fortuna” di risorse umane e ora può contare su una rete di milioni di contatti per testare le sue proposte.
L’uso innovativo delle nuove tecnologie è stato a 360°, prevedendo anche lo sviluppo di apposite applicazioni dell’iPhone e dell’X-box e di tecniche di localizzazione mobile.
La rete e la politica hanno due cose in comune:
Internet è un insieme di dati è quindi un enorme strumento per la politica: è fondamentale per la targettizzazione del pubblico. Internet interagisce con i cambiamenti all’interno dell’opinione pubblica.
La vittoria di Obama ci fa riflettere sul futuro dell’Occidente
Obama è la grande chimera del nuovo mondo, è il mondo occidentale che si esprime in modi diversi. Se Bush era l’espressione della hardware; Obama, dobbiamo riconoscere, è l’espressione della software. Internet ha permesso a Obama di costruire la sua innovazione, di costruire il simulacro.
E’ la terza fase dei presidenti americani. Se Kennedy rappresenta il simulacro del presidente che porta la felicità nel mondo, Reagan incarnava il modello del politico/attore, il simulacro del presidente che recita la grande scena della sovranità americana. Obama ora porta con se una nuova narrazione: il dolore incarnato dal presidente, il nero che ha sofferto.
Il prossimo potrebbe essere una donna, che è l’altro esempio di corpo sofferente.
Si è passati, quindi, dalle grandi astrazioni (massa), alla sofferenza di un singolo uomo (la carne). Il sorriso di Obama ricorda il sorriso del Joker, un uomo che siccome ha sofferto in passato, ora gioca il ruolo del potere.
Per il finanziamento delle campagne ha usato lo stesso metodo, teorizzato da Chris Anderson nella teoria della Coda Lunga, raccogliere anche il più piccolo obolo se il costo della raccolta è minore del guadagno che ne ricavi.
Il rapporto tra Obama e la rete non è tecnico, ma antropologico.
Obama parla ai così detti nativi digitali, che hanno, tra l’altro, una diversa concezione dell’amicizia – la cosiddetta enlarged friendship – puoi sentirti parte di un processo anche se sei distante nello spazio e nel tempo, perché ti senti comunque vicino emozionalmente.
I nativi digitali ai quali lui parla sono il simbolo della peer2peer education: le conoscenze non vengono trasmesse come a scuola, ma vengono condivise con gli altri, il che porta ad una diversa costruzione dell’identità.
Nella frase “Yes we can” la dimensione del “noi” è fondamentale per la tenuta di quello slogan. Essere legato agli altri vuol dire che tutto quello che produci lo condividi, è il concetto del creative commons (forse anche per questo lo stesso slogan italianizzato nel “si può fare” non ha funzionato, usa la forma impersonale che non porta vicinanza emotiva).
Obama ha saputo fare un uso sapiente di sms e mail.
E’ stato tempestivo e personalizzato, come ad esempio quando ha comunicato il ticket con Joe Biden. L’apice è stato raggiunto il 5 novembre all’1.00 quando ha mandato a tutti i suoi sostenitori il messaggio via mail prima di andare a Grant Park per tenere il comizio conclusivo. Ciò denota una grandissima attenzione da parte della sua squadra nell’utilizzo di Internet fin nei minimi dettagli.
C’è un’identificazione totale di Obama in Internet, a tal punto che si è parlato di una Facebook Administration.
Obama ha utilizzato la rete per creare un individualismo reticolare organizzato: aveva a disposizione un database degli elettori incredibile che ha sputo utilizzare in maniera molto intelligente. Ha prima predisposto una mappatura dei militanti per il porta a porta, dopodiché ha stilato un manuale online per il porta a porta sui modelli di conversazione possibili, fino ad arrivare all’Houdini project: i militanti fuori dai seggi mandavano via sms i nomi degli elettori in fila per espungerli dalla lista e mandavano a chiamare quelli che non si erano ancora presentati (Get-out-the-vote operation).
Obama ha utilizzato molto la forza del passaparola e dei rapporti interpersonali.
Obama dava per scontata la conoscenza del suo messaggio nelle mail che manda ai suoi sostenitori, costruisce così un rapporto confidenziale con i suoi. Da questo momento avremo non solo dei leader che usano Internet, ma che vengono selezionati da Internet, ciò darà vita a un nuovo tipo di leadership
La vera novità non è l’uso di internet, ma l’uso innovativo di internet, un uso a cavallo tra le diverse realtà reale/virtuale.
I social network sono stati utilizzati non solo come struttura comunicativa, ma come struttura di mobilitazione. Talbot ha fatto un’inchiesta sul settore “reti” della comunicazione di Obama e sono venute fuori 3 cose:
Gli italiani come sempre sono stati sedotti dalla novità.
Obama non ha vinto grazie alla Rete, ma ha vinto perché è stato aiutato dalla crisi economica e poi, anche, dalla Rete.
Obama ha vinto per 3 motivi:
Per vincere le elezioni sono necessarie organizzazione e consenso: la Rete te li può dare entrambe, ma ormai è appurato che non serva per far cambiare opinione.
La rete poi raddoppia la sua forza quando interagisce con i vecchi media, quando diventa fonte d’informazione per le tv e i giornali, e nell’organizzazione del porta a porta. La Rete, di fatto, viene tematizzata dai vecchi media.
Le funzioni che ha assunto la rete in questa campagna elettorale sono esattamente le stesse utilizzate dalla vecchia politica.
I social network hanno preso il posto della vecchia militanza e hanno organizzato il porta a porta esattamente come si faceva ai tempi del Pci. E anche l’Houdini project ricordato prima dalla Bentivegna non è nient’altro che la versione moderna delle vecchie staffette organizzate dal Pci.
Obama ha saputo, come nelle vecchie organizzazioni politiche, creare un’appartenenza e una struttura organizzativa gerarchica. Tutto ciò negli anni passati (dai ’60 a oggi) è stato assorbito dalla Tv, ora si è finalmente a tornati alla vecchia politica, solo con l’utilizzo di nuovi mezzi.
Internet agisce sui comportamenti: ti fa uscire a fare il porta a porta, ti fa donare fisicamente del denaro.
William Gibson nel 1982 inventò il termine cyberspazio e la sua definizione: “un’allucinazione vissuta consensualmente”: Obama ha incarnato il principio del cyberspazio.
Per dirla con De Kerkove non si parla più di tecnologia ma di tecnomagia.
Obama emette un impulso tecnomagico che porta ad una partecipazione mistica; I sensi e l’aspetto cognitivo sono attivati. E’ lo scarto comunicativo che tira fuori il massimo della partecipazione cognitiva ed emotivo-emozionale.
Con le nuove tecnologie possiamo assistere ad un ritorno del totem. Nel sistema totemistico (mix tra religione, credenze e magia) c’è un forte carico estatico, nel quale però si sceglie in maniera consapevole di essere coinvolti
La comunicazione in rete è molto diversa dalla propaganda.
Le Reti, infatti, non si accontentano di elaborare un programma o un messaggio. Ogni epoca storica è contraddistinta da un cuore comunicativo, il cuore dell’industria culturale oggi è nella Rete. La Rete può costruire un modello di politica che ancora non abbiamo conosciuto.
Abbiamo assistito nel XX secolo ad uno straripamento della politica in mondi che non sono i suoi: Roosvelt – Kennedy – Reagan – Schwarzenegger – Obama. Tutti nomi fuori dal palazzo, non parlano i linguaggi della politica. Il contenuto di fondo è sempre qualcosa di non politico.
[...] Spadone (che su Spindoc ha fatto qualche mese fa cronaca di un convegno sula Rete di Obama come avatar perfetto e tecnomagico) proprio sul centrosinistra e il cosiddetto marketing politico, sui supposti ritardi intorno a [...]