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tag: governo e opposizione, Hillary Clinton, Internet, partecipazione, social network, USA, web campaigns

Hillary Clinton, l’interattività e la diplomazia 2.0

Hillary Clinton ha imparato la lezione del web 2.0? Sembra di sì, almeno a vedere gli sforzi dei primi mesi da ministro degli Esteri nel governo Obama

La sconfitta alle primarie democratiche è ormai lontana, ma la ex-first lady ha sicuramente fatto tesoro dell’esperienza della campagna elettorale e la sta mettendo a frutto, ora che ha un suolo ufficiale nell’amministrazione Obama. Nei suoi primi mesi da ministro degli Esteri (“Secretary of State” è il corrispettivo americano) lo staff della Clinton sta compiendo sforzi significativi per creare strumenti che possano dare luogo a quella che è stata definita “Diplomazia 2.0”.

L’impegno è quello di rendere più vicine e comprensibile le problematiche affrontate nella politica estera, spesso considerata di attualità solo in caso di guerre, ma di cui si sottovaluta l’effettiva portata, anche per la carenza di un’informazione ricca, puntuale e facilmente comprensibile.
Tra le prime iniziative vi è stata la mappa interattiva delle visite all’estero del Ministro Clinton (in questi giorni in Messico, per la cronaca): cliccando sui viaggi già effettuati è possibile vedere anche foto, video e dichiarazioni relative a ogni meta.

La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo
La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo


L’interattività non si ferma qui: a metà febbraio è partito anche “Text the Secretary”, la possibilità di mandare sms con domande relative alle missioni diplomatiche più impegnative in corso (ci sono anche quelle relative al viaggio in Medio Oriente ed Europa svolto all’inizio di marzo).

Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton
Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton


I social media sono quindi considerati un modo efficace per far conoscere l’operato dello Stato in paesi lontani e dare informazioni concrete sui temi in discussione: «Insomma, non banalmente un modo per far parlare bene degli Stati Uniti all’estero ma per promuovere un confronto di idee». Parola di James Glassman, funzionario uscente del ministero degli Esteri che, in una lunga intervista alla rivista Public Diplomacy Magazine a conclusione del mandato, spiega che il network del ministero è mondiale e investe molto in programmi di scambio e in istruzione: «Facciamo molta ricerca, spendiamo circa due terzi del budget in questi programmi, ma la gente non lo sa. Vediamo il nostro ruolo come di facilitatori. [...] l’ambiente del web 2.0 ci può portare molti benefici».

L’amministrazione Bush, infatti, vantava già la presenza di DipNote, un blog che documenta l’operato del ministero degli Esteri, aperto ai commenti, anche se moderati e soggetti ad una dettagliata policy. Il governo Obama ha fatto ripartire il blog con molti aggiornamenti, una speciale attenzione ai social media e un profilo dedicato su Twitter.

Glassman spiega che questo processo di apertura, ormai in atto, è una cosa molto rischiosa da fare per il governo («siamo normalmente portati a volere il controllo» ammette nell’intervista). Ma parla anche dei progetti video avviati per il dipartimento della cultura affermando che non hanno idea di cosa succederà. Anche questa sarà una sfida per il ministro Clinton.

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