Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull’uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da Stefano Epifani dell’Università La Sapienza. Inizia oggi una serie di post settimanali su Spindoc, con analisi e i primi risultati. Questa è la prima puntata di una serie chiamata “Political divide“.
LEGGI: tutta la serie; l’introduzione alla ricerca, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa); l’articolo su Affari e Finanza
ASCOLTA: l’intervista per Quinta di Copertina
Che la politica sia (anche) comunicazione, non ci piove – più o meno da Cicerone in poi.
Che l’arte (o la tecnica) di stimolare, raccogliere, attivare, talvolta creare quasi da zero il consenso da parte di un soggetto politico abbisogni una più o meno intensa e programmata azione comunicativa, è cosa placida e non dibattuta. I problemi semmai iniziano quando dal “se comunicare” si passa al “come comunicare”, attraverso quale strumento e con che modalità. Soprattutto perché negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i contesti mediali, i campi giornalistici, le opzioni strategiche, i pubblici e i soggetti attivi nella competizione politica.
Quando tutto sembra ormai tranquillo, ecco spuntare Internet, ed è di nuovo tutto complicato…
E poi, quando tutto sembra definitivamente tarato sulla televisione, ecco comparire internet, e le tecnologie connettive che fanno oggi parlare di 2.0 o social web. E la politica deve affrontare la sfida delle nuove tecnologie digitali – come nuovo luogo in cui comunicare sé stessi, e soprattutto entrare in relazione con gli elettori. Dalle campagne elettorali premoderne a quelle postmoderne (passando per quelle moderne semplici, secondo la tripartizione della studiosa Norris) perde centralità la televisione, king maker per eccellenza fino ad oggi (fino ad Dean e soprattutto ad Obama) – e le strategie si fanno via via più complesse e crossmediali.
Le prime due fasi della ricerca (analisi quantitativa, nella quale è stata rilevata la presenza online, e di dettaglio, nella quale si è rilevata l’attività) sono terminate, e ci si appresta ad erogare la fase qualitativa, con interviste e focus group ai politici.
Al di là delle premesse e delle teorie, finora non sono state molte le ricerche e analisi (che non fossero eminentemente nasologiche) sull’uso del web 2.0 da parte dei politici italiani. C’è soprattutto una ragione di tempistiche. Il velocissimo diffondersi di un certo web sociale (per esempio sull’onda propulsiva e popolarizzante di un social network come Facebook) ha portato molti politici italiani e parlamentari ad usare Internet nella sua versione più sociale. Catapultati sulla Rete, così come molti altri “semplici” cittadini, a sperimentare in vivo pregi e difetti della comunicazione disintermediata, e delle conversazioni. Questa ricerca è un percorso finalizzato a fotografare – attraverso una analisi a tre fasi – le attività on-line dei politici italiani, partendo dai deputati eletti nella attuale legislatura. Obiettivo più puntuale è verificare se e come essi utilizzino gli strumenti di comunicazione online per mantenere vivo il rapporto con il loro collegio e con i propri elettori.
Ecco i primi dati. La rilevazione è stata effettuata nel mese di Aprile 2009: su 952 parlamentari 573 sono presenti in rete attraverso almeno uno strumento di comunicazione tra quelli presi in considerazione (siti internet, blog, principali social network), vale a dire il 60% del totale.
Un dato apparentemente incoraggiante che va però confrontato con quelli relativi all’attività effettivamente riscontrata. Se il 60% dei soggetti ha attivato uno strumento di comunicazione online, di questi quasi un terzo – infatti – lo ha soltanto attivato, nel senso che non lo usa affatto (come vedremo prossimamente in dettaglio).
Separando il dato dei deputati da quello dei senatori, emerge come i primi siano più attivi, con una percentuale di penetrazione del 63% contro quella del 56% dei senatori. Una differenza di 7 punti che è probabilmente riferibile al dato anagrafico e che diviene ancora più significativa andando ad analizzare la tipologia di attività: il sito internet “tradizionale” è lo strumento più utilizzato dai senatori, che solo nel 39% dei casi (dato naturalmente riferito ai soli attori attivi) sono presenti su almeno un social network, contro il 51% dei deputati.
Dai dati si evince come esistano delle differenze rilevabili anche tra i parlamentari uomini e donne. La ricerca ha messo in luce come siano i parlamentari di sesso femminile i più sensibili al richiamo del Web, anche se di poco: la percentuale di attività in rete raggiunge il 62% del totale dei politici di sesso femminile, rispetto al 60% dei parlamentari uomini. Anche in questo caso il divario sale a 8 punti percentuali se si considerano i soli social network, percentualmente quindi più presidiati dalle parlamentari donne.
Ancora più interessanti i dati relativi agli schieramenti politici. I parlamentari del centrosinistra sembrano sfruttare di più gli strumenti di comunicazione online. In particolare, il 68% di tutti i politici di Partito Democratico e Italia dei Valori gestiscono almeno uno strumento di comunicazione on line, a fronte del 55% di tutti i politici della maggioranza.
Per il centrosinistra la percentuale di deputati presenti in rete raggiunge addirittura il 71%, mentre quella dei senatori arriva al 63%; per lo schieramento di centrodestra, invece, i deputati attivi on line sono il 58% e i senatori superano appena il 50%. Poco incoraggiante anche la presenza in rete dei politici di altri schieramenti: i rappresentanti di Camera e Senato di UDC e Gruppo Misto si fermano ad un modesto 54%, con i senatori addirittura al 44%.
(1/ continua. Nella prossima puntata: strumenti utilizzati e modalità d’uso)
trovo la ricerca molto interessante. A mio modesto parere,sarebbe stato,forse altrettanto interessante, avere una percentuale di presenze in rete, suddivisa per genere e fasce d’età.
[...] ho pubblicato su SpinDoc la prima parte dei risultati della ricerca sulla comunicazione politica, della quale ho già [...]
La ricerca è innovativa e utilissima per avere un’idea non solo sul livello di alfabetizzazione informatica dei nostri politici, ma anche sullo stato di obsolescenza delle modalità attraverso le quali si fa comunicazione politica in Italia.
Resto in attesa della seconda parte…
Lorella
@emanuele
Grazie. La distinzione per genere sarà riportata in uno dei prossimi appuntamenti.
@Lorella
quoto il termine “obsolescenza”.
[...] Spindoc, Antonio Sofi pubblicherà, a scadenza settimanale, i risultati di un’interessante ricerca [...]
[...] ha il piacere di pubblicare (qualche giorno fa la prima puntata introduttiva) i risultati di una ricerca inedita in Italia per metodologia e obiettivi, coordinata [...]
[...] ha il piacere di pubblicare (qualche giorno fa la prima puntata introduttiva) i risultati di una ricerca inedita in Italia per metodologia e obiettivi, coordinata dall’amico [...]
[...] approfondimento estratto dalla ricerca condotta ad Aprile 2009 sui 951 parlamentari, dopo il primo pubblicato su Spindoc qualche settimana fa, sui primi dati di contesto (la serie completa è sotto la categoria [...]
[...] ad esempio, le differenze secondo l’appartenenza politica o il genere, vi segnaliamo la ricerca molto completa (due puntate, in attesa della terza) messa a punto dallo staff di [...]