Le culture partecipative sono in grado di influenzare le pubbliche opinioni? (il plurale è voluto, e necessario)
Can participatory culture shape public opinion? Antonella Napolitano scrive sul blog del Personal Democracy Forum Europe (costola di quello storico newyorkese, si svolgerà a Barcellona il prossimo 20 e 21 novembre) una riflessione intitolata “The Joker effect: how participatory culture may disrupt politics” – in cui mette in fila alcuni esempi/effetti della “cultura partecipativa” dentro il campo da gioco del dibattito politico sulle Rete. Dai molti esempi elettorali americani al politics busting all’italiana dei cartelloni tarocchi delle campagne pubblicitarie Udc e Pd, fino ad arrivare al case study del Berlusconi-Joker diffuso in rete da Vincenzo Cosenza (a seguito di un analogo Obama-Joker in giro per i muri americani) e il manifesto del film The Untouchables – con il solito Berlusconi sullo sfondo.
Politics busting: ribellione dal basso e fenomeno tipico della partecipazione politica online – più o meno consapevole e sicuramente iconoclasta.
Casi, insomma, che si iscrivono, come accennavo, all’interno di quel fenomeno tipicamente online che Susca e De Kerckhove chiamano – lo accenavo prima – politics busting: sull’onda del movimento di ad busting, che “tarocca” e prende in giro le pubblicità. Fin dagli albori di Internet, i “manufatti” della comunicazione politica sono stati interpretati in modo (per certi versi) pre-satirico, spesso meramente grafico (ecco perché Photoshop, software archetipico della post-produzione fotografica digitale) lavorando sulle incongruenze e sui punti deboli dell’immagine politica proiettata – che su un media partecipativo ad alta capacità diffusiva come internet ritornava insieme distorta e amplificata.
Una sorta di ribellione dal basso, più o meno consapevole: per mostrare che il re è nudo. Scrive Antonella dell’esperimento messo in atto da Cosenza: «The Berlusconi-Joker picture has started to circulate on blogs and and social networks, also used as profile picture on Facebook, Twitter and Friendfeed. The reactions of people varied, Cosenza explains: “Some people said that they wanted to use the picture but they were afraid, others wrote me because they want a t-shirt with that image on it. Maybe I should print posters”».
E poi viene citato il caso del manifesto degli Intoccabili, manifesto affisso a Milano e New York – in una sorta di capolino offline di una pratica comunicativa tipica (anche se ovviamente non esclusiva) della partecipazione politica online. Le conclusioni? Eccole, condivisibili: «New media surfacing online are now used by citizens to produce content and to engage more people: this may start a process that can unexpectedly disrupt the consensus».
[...] L’effetto Joker e il photoshop partecipativo [...]
Veramente interessante. C’è forse un aspetto residuale (forse non tanto residuale…) su cui forse vale la pena di ragionare. Questi oggetti di comunicazione risultano “invisibili” per una larghissima parte della popolazione: chi non ha accesso ai canali di diffusione (es: Internet), chi non possiede i riferimenti semiotico-culturali per decodificarne il contenuto, chi è ideologicamente schermato (parliamo di un personaggio portatore di un carisma fortemente mobilitante). Altro aspetto, è il rischio connesso alla valenza che tu stesso definisci “pre-satirica”. Mentre la satira ha un connotato di nobiltà comunicativa intrinseco, molti di questi oggetti rischiano (a volte non a torto) di essere considerati pure boutades visuali, il cui unico intento è lo scherno e la dissacrazione. Ma, dire che il “re è nudo” è un fatto politico se l’affermazione ha come punto di partenza e destinazione la critica razionale. E’ pura goliardia fine a se stessa (e forse politicamente dannosa) se nasce solo pulsioni emozionali ed esercizio di spirito.
@Antonio grazie della citazione ! Attenzione al refuso, il film è The Untouchables :)
@Emiliano considerazioni interessanti grazie, dai un’occhiata anche i commenti che si sono sviluppati sul mio blog http://www.vincos.it/2009/08/27/obama-joker-berlusconi-joker-photoshop-per-la-democrazia/#comments
Messo pure il link a Wikipedia, così non ci sarà refuso che tenga :)
Emiliano, la questine che poni è interessante. Sull’invisibilità davvero non saprei, non ho e non credo nessuno abbia dati “veri”. Però credo che abbia senso spostare l’attenzione sull’asse temporale – forse non ha quella visibilità contemporanea e di massa che tv o altri media tradizionali garantiscono, ma di sicuro vita più lunga grazie al passaparola che si estende piano nonché una certa permanenza nel tempo (se cerchi ancora oggi “Più tasse per Totti” trovi l’oggetto comunicativo dell’epoca che fu). Hai colto l’accezione del “pre-satirico”, ma spesso appunto è la scintilla che porta ad un qualcosa di meno “boutade”.
@Antonio, la tua critica alla mia critica è un vero onore! :-)
In riferimento alla diacronia di cui tu parli, sarebbe interessante fare anche qualche riferimento al fenomeno del decollage volontario e casuale. Ma stiamo andando troppo sull’intellettuale, poi il pubblico si annoia!!! :-)
[...] Inserito da: invisigot Inserito in blog, internet, politica Tag:effetto joker, spindoc, vassar 13ott 09 Un paio di settimane fa sul blog di PDF Europe, un’espertissima di casa nostra, ha analizzato l’impatto delle culture partecipative sull’opinione pubblica, partendo da alcune esperienze americane e confrontandole con quelle nostrane. Le riflessioni sono poi state riprese da Antonio Sofi su SpinDoc. [...]
[...] da alcune esperienze americane e confrontandole con quelle nostrane. Le riflessioni sono poi state riprese da Antonio Sofi su SpinDoc. Lascia un [...]
[...] L’effetto Joker e il photoshop partecipativo [...]