Abbiamo raccontato il coverage web del primo storico dibattito in questo post: Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi
A Bristol, giovedì 22 aprile si è svolto il secondo round dei 3 dibattiti dei candidati alla poltrona di Primo Ministro inglese. Tutti, come al solito, si sono chiesti “Chi ha vinto?”. Di seguito alcune risposte in comparazione secondo vari osservatori esterni (via Wikipedia)
GUARDA: Il video del dibattito è disponibile su CSPAN, a questo indirizzo
Ma oltre a chiedersi (ovviamente) chi abbia vinto, forse merita anche chiedersi “Quanti hanno visto il dibattito?”. E qualche differenza con il primo c’è stata. Se il primo dibattito aveva ottenuto l‘attenzione di 9,4 milioni e uno share del 37% ora l’effetto novità non esiste più e l’audience è praticamente crollato: 2,1 milioni (8,7% di share) hanno visto il dibattito su Sky News. Sommando altri dati (anche sky3 proponeva il dibattito) la Bbc arriva a proporre una stima (secondo me abbastanza generosa) di circa 4,3 milioni di persone che hanno visto il dibattito.
Il tema del dibattito era “International affairs” – la politica estera, dopo che quella interna era stata affrontata nel primo: in realtà il dibattito è stato metà politica estera e metà temi generali (nessun fantasma di Adam Lang ad aleggiare).
Le dichiarazioni iniziali sono particolarmente interessanti perchè ogni candidato può dire ciò che vuole “senza vincoli” e i candidati (e il loro staff) hanno molto tempo per scegliere accuratamente parola per parola.
Gordon Brown, memore della “sconfitta” al primo dibattito, esordisce così: “This may have the feel of a TV popularity contest, but in truth, this is an election about Britain’s future, a fight for your future, and for your jobs. If it’s all about style and PR, count me out. If it’s about big decisions, if it’s about judgment, it’s delivering a better future for this country, I’m your man. [...]“. Brown (o forse proprio Alastair Campbell che era presente dietro le quinte dello studio) tenta di proporre l’interpretazione “autentica” di questi dibattiti: non conta lo stile ma conta la capacità di prendere le decisioni giuste.
Ecco la dichiarazione iniziale di David Cameron: “It’s clear from last week’s debate that the country wants change. But the question is, what sort of change and who’s best placed to lead that change? [...]“. Cameron usa la parola “magica” che negli ultimi tempi funziona abbastanza: Change. Il cambiamento ovviamente per Cameron è che non si può votare laburista (al governo per gli ultimi 13 anni).
Nick Clegg, dei Lib Dem: “I am so proud of the values that have made our country so great. Democracy, human rights, the rule of law. But the sad truth is that in recent years, our governments under the old parties have let those values down. We shouldn’t have sent soldiers into battle without the right equipment. We shouldn’t be facing allegations of complicity in torture, we shouldn’t have invaded Iraq.[...]“. Clegg crea un patriottismo “da outsider”: il Regno Unito è un Paese dai grandi valori ma tali valori sono stati traditi dai vecchi partiti che sono stati al potere negli ultimi decenni.
Alcune delle domande del pubblico, interessanti nella loro eterogeneità (e schiettezza):
SEGUI: Terzo e ultimo round: stasera, giovedì 29 aprile, BBC, 21:30, sui temi economici
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