Barack Obama e i nuovi media. Sottotitolo: una storia infinita (e informale).
Dentro il canale youtube della Casa Bianca (con rimbalzi sugli altri media e social media) c’è una rubrica video che, inaugurata i primi di aprile, sta facendo molto parlare di sé. Il titolo, West Wing Week, si rifà al nome dell’ala della Casa Bianca in cui è ospitato lo studio Ovale presidenziale (e anche un po’ alla famigerata serie creata da Aaron Sorkin, di cui Spindoc ha scritto molti mesi fa in occasione di un incontro particolare). I sei video (finora) aggiornano in una manciata di minuti sulle attività della Casa Bianca con uno stile “alla mano” e informale: una comunicazione non ingessata, rapida ma puntuale su cosa succede al 1600 di Pennsylvania Avenue.
“E’ come se il nostro album di Flickr potesse parlare” afferma il video grafico della Casa Bianca Arun Chaudhary.
“Con tutto quello che il Presidente ha da fare durante le settimana – si legge sul sito della Casa Bianca – è facile omettere notizie importanti e eventi interessanti. West Wing Week è il sunto degli ultimi sette giorni al 1600 di Pennsylvania Avenue, o ovunque il Presidente viaggi. Riporta gli highlights degli eventi dell’ultima settimana uniti a estratti dietro le quinte della vita alla Casa Bianca”.
In realtà i video, montanti dal grafico video ufficiale Arun Chaudhary, «rappresentano l’immagine che la Casa Bianca vuole dare di se stessa e del suo principale inquilino, senza il filtro dei giornalisti», scrive il Washington Post, sottolinendo come non si rivelino notizie. Nel montaggio si alternano immagini che mostrano un Obama presidenziale, come quando parla dell’emergenza marea nera o della riforma finanziaria, a quelle che raccontano un presidente più privato e autoironico.
Il lancio del blog “presidenziale” non ha mancato di creare attriti e polemiche tra la Casa Bianca e la stampa statunitense.
L’ufficio stampa della Casa Bianca – spiega nell’articolo il Washington Post – ha avuto un atteggiamento un po’ critico nei confronti dei giornalisti nelle scorse settimane. E lo stesso Presidente non sembra dedicare lo stesso tempo dei suoi predecessori ai rapporti con i media tradizionali. Nel suo primo anno di mandato, infatti, ha realizzato meno incontri con la stampa (46) sia di George W. Bush (147), sia di Bill Clinton (252).
Comunicazione mediata o disintermediata? Inesperienza o strategia?
E appunto non è la prima volta che c’è da discutere. Per esempio già all’inizio c’era stato da ridire quanto alle foto ufficiali del primo giorno e alle varie “priorità” di scatto. Situazione che fece dire a molti di una inesperienza dello staff di Obama: all’avanguardia in quella “comunicazione disintermediata” che fa a meno dei professionisti che ne raccontano le gesta, ma a disagio con il giornalismo tradizionale.
“Se vogliono usare blog, video e altri media è fantastico”, racconta il corrispondente Reuter Caren Bohan, “ma non vorremmo che questo sostituisse l’accesso alla Casa Bianca per i giornalisti”.
Un atteggiamento, insomma, quello che privilegia i nuovi media, che non va certo giù ai giornalisti di oltre oceano. Frizioni che hanno toccato l’apice questa settimana, quando la Casa Bianca ha riportato online una video intervista a Elena Kagan, fresca di nomina alla Corte Suprema, bypassando completamente i cronisti che le avevano chiesto un’intervista.
Dinanzi a queste non troppo velate accuse, la levata di scudi dal 1660 di PennAv è stata pronta: “West Wing Week è solo un altro modo per restituire meglio alla gente il senso di ciò che succede alla Casa Bianca e perché”, spiega uno dei portavoce di Obama, Nick Shapiro.
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