Conclusi a Firenze, presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, i lavori di ToscanaLab.
Il tema (generale) è stato “Internet Better Life”, ovvero: “Come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo”.
Di seguito alcuni dei punti emersi durante il workshop del 29 giugno intitolato “Internet better society” e dedicato alla politica, al giornalismo e alla pubblica amministrazione. Con interventi di Sergio Maistrello, Ernesto Belisario, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano (e moderato da Antonio Sofi)
I punti di cui sotto andranno a contribuire – insieme ai “risultati” dei lavori degli altri workshop paralleli – a una sorta di “decalogo” dell’evento Internet better life, che sarà pubblicato sul sito di Toscana Lab.

Riscoperta del territorio. Foto (con riflesso da proiezione) di Elena Tubaro
Trasparenza e fiducia
Negoziazione fiduciaria e traslucida: niente più “severamente vietato” o posta “raccomandata”.
La società digitale è trasparente e translucida: ci si vede (ci si deve vedere) attraverso. La spinta verso la massima trasparenza vale per la politica e per la pubblica amministrazione, per il giornalismo e l’informazione, per il pubblico e i cittadini. Una nuova negoziazione che produce una nuova opinione pubblica: più informata e attiva, in cui nessuno può nascondere niente o avere rendite di posizione. Una nuova negoziazione fiduciaria. Il termine è inoltre legato a doppio filo all’attività della Pubblica Amministrazione: la trasparenza degli atti amministrativi può essere realizzata solo e unicamente tramite le nuove tecnologie. Per rendere noti decisioni e risultati; per migliorare il rapporto dei cittadini con la burocrazia e la competitività delle scelte delle aziende.
Ascolto e condivisione
Non è più l’audience che deve avere grandi orecchie, ma la politica e il giornalismo che devono ascoltare, prima di dire.
Più che per parlare, i nuovi media servono per ascoltare gli altri. Il pubblico ha subito una mutazione antropologica: non è più audience muta, ma è composta di persone che possono pubblicare e si aggregano intorno a un bisogno o un contenuto. Una propensione all’ascolto e all’apertura verso l’esterno è sempre più il presupposto per poi dire con sensatezza. All’ascolto si lega l’idea di condivisione – che chiama in causa tutti i soggetti interessati nessuno escluso. Non è un flusso che viene dall’alto, ma un meccanismo circolare attivato da tutti i nodi che stanno in rete: ogni pezzo di contenuto e informazione condiviso migliora la vita di chi viene in contatto con esso.

Impegno grassroots. Foto (con riflesso) da presentazione di Elena Tubaro
Riscoperta del territorio e senso di comunità
Il territorio e le comunità che lo animano sono le ultime nicchie possibili – e quelle più vitali.
I nuovi media non sono solo fattore di globalizzazione. Ma sempre più una riscoperta del territorio e del locale, grazie a comunità di persone che trovano online gli strumenti per conoscersi, far conoscere i propri bisogni, attivarsi e organizzarsi. Le comunità che si creano online (anche se non hanno una base geolocalizzata) hanno un forte senso di appartenenza e adesione – che può diventare anche il vero valore aggiunto per l’innovazione e il cambiamento.
Impegno “grassroots” e approfondimento narrativo
Oltre la tv e i formati facili e semplificati, c’è spazio per l’approfondimento.
I nuovi spazi digitali consentono e aprono alla progettazione, produzione e distribuzione di contenuti dal basso (“grassroots”) che aggirano le logiche mediali tradizionali e si caratterizzano per un maggiore impegno. Una propensione (spesso multimediale) legata alla ricerca dell’approfondimento, della narrazione, della profondità dello sguardo sui fatti e sugli eventi.
Sincronizzazione e “bridging” tra diverse velocità
Piattaforma di comunicazione e di condivisione: per camminare insieme.
In contesti in cui esistono varie e diverse sensibilità, tradizioni, velocità e esperienze (pe l’Unione Europea), il web può servire per “sincronizzare” i vari punti di vista e fare da ponte (“bridge”). Sia per la costruzione di una identità comune, sia – più pragmaticamente – per concordare delle politiche efficaci e condivise.
Di seguito gli interventi pubblicati online, su slideshare o altrove
ANTONIO SOFI (in plenaria il 28 giugno), “Politica on e off line. Una idea integrata e crossmediale”.
SERGIO MAISTRELLO, “Le opportunità della dimensione iperlocale”
DINO AMENDUNI, “Puglia. Due casi non casuali di comunicazione politica”
ERNESTO BELISARIO, “Open Government. Miti, realtà, speranze”
[...] del 30 giugno: alcune considerazioni/idee emerse dal workshop – con materiali e [...]
[...] Questo è quello che è uscito dal nostro, per merito soprattutto di Antonio Sofi (approfondimenti su SpinDoc): Trasparenza e fiducia La società digitale è trasparente e translucida: ci si vede (ci si deve [...]
[...] 4 luglio 2010 · Lascia un commento Vi avevamo già parlato di questo bell’incontro toscano ma Spindoc ci racconta come è andata, integrando anche le presentazioni dei vari relatori. Trovate tutto sul suo blog. [...]