Acqua del rubinetto al ristorante: all’estero un regola, in Italia una “chimera”

Acqua del rubinetto al ristorante? No, grazie. Almeno in Italia. Siamo fatti così, l’abitudine a bere solo acqua in bottiglia è difficile da sradicare. Un vezzo a cui non vogliamo rinunciare.

Eppure, sulla tavola dei ristoranti e delle strutture alberghiere di mezzo mondo – da Parigi a New York – viene sistematicamente servita acqua del rubinetto in brocca. A costo zero e senza bisogno di chiederla, con grande soddisfazione dei clienti.

Proprio così. Bando alla “resistenze” culturali: l’acqua pubblica è sicura quanto quella imbottigliata, se non di più, visto che è costantemente sottoposta a controlli igienico sanitari. In Italia, però, niente da fare, nemmeno chiedendola esplicitamente: nove volte su dieci ci si imbatte nello sguardo stralunato dei camerieri.

Noi italiani siamo i più grandi consumatori di acqua minerale in Europa, con 210 litri a persona ogni anno; soltanto negli ultimi due anni, il consumo è aumentato dell’8%. Tutto questo comporta, inevitabilmente, conseguenze tangibili, sia a livello economico che ambientale. L’acqua del rubinetto è 250 volte più economica di quella imbottigliata e il suo utilizzo sistematico, nelle abitazioni, nelle mense e nei ristoranti, limiterebbe del 75% le emissioni di anidride carbonica provocate dalla produzione, dal trasporto e dallo smaltimento delle bottiglie di “marca”.

A livello globale, dal 1950 ad oggi la produzione di plastica è schizzata alle stelle: da 5,5 a 100 milioni di tonnellate. Di questi, oggi, 13 milioni finiscono negli oceani: recenti ricerche hanno stimato che nel 2050, nel mare, ci sarà più plastica che pesci.

La realtà è che aver paura dell’acqua del rubinetto è sbagliato. Al giorno d’oggi esistono strumenti che permettono di migliorare la qualità delle risorse idriche che sgorgano dai nostri rubinetti e che provengono dagli acquedotti. Appositi erogatori acqua per ristoranti, hotel e strutture ricettive in genere permettono di filtrare il cloro, il calcare e tutta la carica batterica e le impurità presenti nei tubi domestici, consentendo al tempo stesso di regolare il grado di gasatura, per rendere l’acqua frizzante in base ai propri gusti.

Alla luce di questi dati, molti considerano quello dell’acqua minerale un business ingiustificato. La potabilità dell’acqua del rubinetto è garantita dai controlli dell’Asl e dell’Arpa competente. Altrettanto per quanto riguarda le risorse idriche erogate dalle cosiddette “Case dell’Acqua”, installazioni presenti in più di 500 comuni italiani (la maggior parte nel nord del Paese) dove è possibile rifornirsi gratuitamente di acqua: ciascuna eroga mediamente 2500 litri al giorno, che equivalgono a un “risparmio” di 1700 bottiglie di plastica da litro e mezzo.

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