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	<title>Spindoc &#187; governo e opposizione</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tre giorni su politica, media e territorio. A Bari dal 16 al 18 luglio 2010. </p></blockquote>
<p>Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato &#8211; con un semplice naturalissmo sbuffo annoiato &#8211; mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/">informazioni nella pagina apposita</a>.</p>
<p><a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fdnichilogo.jpg" alt="" title="" width="450" height="69" class="alignleft size-full wp-image-4235" /></a></p>
<p><strong>LEGGI</strong> il <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/il-programma/">programma completo</a> dei tre giorni.</p>
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		<title>Internet better life? La politica, pa e nuovi media</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet better life? A Firenze, politica, pa e nuovi media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
Consulta il programma (<a href="http://www.toscanalab.it/programma-28-giugno/">primo</a> e <a href="http://www.toscanalab.it/programma-29-giugno/">secondo</a> giorno)</p></blockquote>
<p>Lunedì e martedì prossimo (il 28 e il 29 giugno) si terrà a Firenze la seconda edizione di <a href="http://www.toscanalab.it/">ToscanaLab</a> (presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana),  e ha come tema “Internet Better Life”, <a href="http://www.toscanalab.it/about/">ovvero</a>: &#8220;come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo&#8221;.</p>
<p>Si parlerà anche di politica, giornalismo e pubblica amministrazione: come cambiano all&#8217;impatto dei nuovi media &#8211; il martedì mattina in un workshop con <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a>, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a>, <a href="http://www.proformaweb.it">Dino Amenduni</a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> (e moderato da<a href="http://www.webgol.it"> Antonio Sofi</a>)</p>
<p><a href="http://www.toscanalab.it/"><img src="http://www.toscanalab.it/wp-content/themes/compositio/logo.png" width="450" alt="Toscana Lab" /></a></p>
<p>Qualche riga di presentazione: &#8220;La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po&#8217; più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell&#8217;agenda pubblica &#8211; per finire all&#8217;azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto&#8221;.</p>
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		<title>West Wing Week, l&#8217;Obama disintermediato</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Benucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<description><![CDATA[Un appuntamento settimanale con il dietro le quinte della Casa Bianca: è l'ultima iniziativa di comunicazione "disintermediata" dell'amministrazione Obama, che un po' fa arrabbiare i media tradizionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Barack Obama e i nuovi media. Sottotitolo: una storia infinita (e informale).</p></blockquote>
<p> Dentro il <a href="http://www.youtube.com/user/whitehouse">canale youtube</a> della Casa Bianca (con rimbalzi sugli altri media e social media) c&#8217;è una rubrica video che, inaugurata i primi di aprile, sta facendo molto parlare di sé. Il titolo, <em><a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=E1EB2717BDB0BFC3">West Wing Week</a></em>, si rifà al nome dell’ala della Casa Bianca in cui è ospitato lo studio Ovale  presidenziale (e anche un po&#8217; alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/West_Wing_-_Tutti_gli_uomini_del_Presidente">famigerata serie creata da Aaron Sorkin</a>, di cui Spindoc ha scritto molti mesi fa <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/23/obama-aaron-sorkin-e-il-presidente-di-west-wing/">in occasione di un incontro particolare</a>). I sei video (finora) aggiornano in una manciata di minuti sulle attività della  Casa Bianca con uno stile “alla mano” e informale: una comunicazione non ingessata, rapida ma puntuale su  cosa succede al 1600 di Pennsylvania Avenue.</p>
<h3>La playlist della serie West Wing Week sul canale YouTube della Casa Bianca</h3>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/p/E1EB2717BDB0BFC3&#038;hl=it_IT&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/p/E1EB2717BDB0BFC3&#038;hl=it_IT&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<blockquote><p>&#8220;E&#8217; come se il nostro album di Flickr potesse parlare&#8221; afferma il video grafico della Casa Bianca Arun Chaudhary.</p></blockquote>
<p> &#8220;Con tutto quello che il Presidente ha da fare durante le settimana &#8211; si legge sul <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2010/04/02/west-wing-week">sito della Casa Bianca</a> &#8211; è facile omettere notizie importanti e eventi interessanti. <a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=E1EB2717BDB0BFC3">West Wing Week</a> è il sunto degli ultimi sette giorni al 1600 di Pennsylvania Avenue, o ovunque il Presidente viaggi. Riporta gli highlights degli eventi dell&#8217;ultima settimana uniti a estratti dietro le quinte della vita alla Casa Bianca&#8221;.</p>
<p>In realtà i video, montanti dal grafico video ufficiale Arun Chaudhary,  «rappresentano l’immagine che la Casa Bianca vuole dare di se stessa e  del suo principale inquilino, senza il filtro dei giornalisti», scrive il <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/05/14/AR2010051401316.html">Washington Post</a>, sottolinendo come non si rivelino notizie. Nel montaggio si alternano immagini che mostrano un  Obama presidenziale, come quando parla dell’emergenza marea nera o della  riforma finanziaria, a quelle che raccontano un presidente più privato  e autoironico.</p>
<blockquote><p>Il lancio del blog &#8220;presidenziale&#8221; non ha mancato di creare attriti e polemiche tra la Casa Bianca e la stampa statunitense.</p></blockquote>
<p> L&#8217;ufficio stampa della Casa Bianca &#8211; spiega nell&#8217;articolo il Washington Post &#8211; ha avuto un atteggiamento un po&#8217; critico nei confronti dei giornalisti nelle scorse settimane. E lo stesso Presidente non sembra dedicare lo stesso tempo dei suoi predecessori ai rapporti con i media tradizionali. Nel suo primo anno di mandato, infatti, <strong>ha realizzato meno incontri con la stampa (46) sia di George W. Bush (147), sia di Bill Clinton (252)</strong>.</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<img src="http://weblogs.baltimoresun.com/features/mutts/blog/bo_obama_white_house3.jpg" alt="Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)" width="500" height="333" />
	<div>Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)</div>
</div>
<blockquote><p>Comunicazione mediata o disintermediata? Inesperienza o strategia? </p></blockquote>
<p> E appunto non è la prima volta che c&#8217;è da discutere. Per esempio già all&#8217;inizio <a href="http://www.webgol.it/2009/05/20/lo-scatta-e-scappa-del-fotografo-disintermediato/">c&#8217;era stato da ridire quanto alle foto ufficiali del primo giorno</a> e alle varie &#8220;priorità&#8221; di scatto. Situazione che fece dire a molti di una inesperienza dello staff di Obama: all&#8217;avanguardia in quella &#8220;comunicazione disintermediata&#8221; che fa a meno dei professionisti che ne raccontano le gesta, ma a disagio con il giornalismo tradizionale. </p>
<blockquote><p>&#8220;Se vogliono usare blog, video e altri media è fantastico&#8221;, racconta il corrispondente Reuter Caren Bohan, &#8220;ma non vorremmo che questo sostituisse l&#8217;accesso alla Casa Bianca per i giornalisti&#8221;. </p></blockquote>
<p>Un atteggiamento, insomma, quello che privilegia i nuovi media, che non va certo giù ai giornalisti di oltre oceano. Frizioni che hanno toccato l&#8217;apice questa settimana, quando la Casa Bianca ha riportato online una video intervista a Elena Kagan, fresca di nomina alla Corte Suprema, <em>bypassando</em> completamente i cronisti che le avevano chiesto un&#8217;intervista.</p>
<p>Dinanzi a queste non troppo velate accuse, la levata di scudi dal 1660 di PennAv è stata pronta: &#8220;West Wing Week è solo un altro modo per restituire meglio alla gente il senso di ciò che succede alla Casa Bianca e perché&#8221;, spiega uno dei portavoce di Obama, Nick Shapiro.</p>
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		<title>L&#8217;onorevole non vota pc, su L&#8217;Espresso</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/07/15/lonorevole-non-vota-pc-su-lespresso/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 23:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Political Divide]]></category>
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		<description><![CDATA[L'onorevole non vota pc, su L'Espresso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;approfondimento si intitola &#8220;<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-non-vota-pc/2104094&#038;ref=hpsp">L&#8217;onorevole non vota pc</a>&#8221; ed è pubblicato a firma Alessandro Gilioli su L&#8217;Espresso in edicola questa settimana. «</p></blockquote>
<p> <em>A mappare per la prima volta tutte le attività sul Web di 952 deputati e senatori è una ricerca condotta da Stefano Epifani, docente di Comunicazione d&#8217;impresa alla Sapienza di Roma. Con sprezzo della noia, Epifani e i suoi allievi hanno cercato uno per uno tutti i parlamentari italiani in Internet, per vedere se e come ci abitano</em>».</p>
<p>La ricerca di Stefano Epifani pubblicata su Spindoc con il titolo/ombrello &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political Divide</a>&#8221; (due puntate, in attesa della terza) è oggetto di <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-non-vota-pc/2104094&#038;ref=hpsp">un approfondimento</a> su L&#8217;Espresso.  Da leggere e da vedere (qui <a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/6792959">la gallery con tutti i grafici</a> in seguenza)</p>
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		<title>La protesta in Iran, tra Habermas e cyberwar</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/20/la-protesta-in-iran-tra-habermas-e-cyberwar/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Stagli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran dopo le elezioni vinte da Ahmadinejad: una nuova sfera pubblica centrata sui nuovi media. Tra controinformazione e disinformazione, propaganda e censure, un'analisi di quello che sta accadendo dalle parti di Tehran (e del web intorno).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La protesta in Iran tra vecchi e nuovi media (e forse una nuova opinione pubblica). </p></blockquote>
<p> I fatti di Teheran fanno emergere la necessità di una più approfondita riflessione sul ruolo dei nuovi media nei complicati rapporti con media, potere e comunicazione. In molti hanno enfatizzato l’importanza che web, <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/jun/17/twitter-socialnetworking">twitter e i social network</a> e gli SMS avrebbero quale strumento di supporto rivoluzionario nel paese degli Ayatollah (ma in Iran è in corso una rivoluzione o più esattamente una lotta tra fazioni, come <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/15/48541/voto-in-iran-la-cautela-di-washington">l’atteggiamento prudente degli USA lascia sottendere</a>?). </p>
<ul>
Leggi: <a href="http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/">la protesta in Iran tra piazza e web, due approfondimenti</a> (con link); un <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">altro approfondimento</a> delle prime ore (Webnews); uno dei più aggiornati aggregatori (più o meno automatici): <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>
</ul>
<blockquote><p>Tra Habermas e la cyber-guerrilla.</p></blockquote>
<p> Tuttavia, è forse il caso di ampliare lo sguardo esplorando le implicazioni dell’uso massiccio dei nuovi media nell’ambito della definizione di quella che – per <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/03/opinione-pubblica-secondo-jurgen-habermas.html">dirla con Habermas</a> – potremmo definire una sfera pubblica dialogica newmediale. Ma anche in rapporto alle più moderne e raffinate tecniche di controllo politico-psico-sociale, che implicano il ricorso alla controinformazione, alla disinformazione, alla censura e, nel complesso, a quella che viene definita la cyber-guerra o cyber-guerrilla, a seconda dei casi. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.boston.com/bigpicture/2009/06/irans_disputed_election.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/myvote2.jpg" alt="Where is my vote? Foto da The Big Picture" width="450" height="299" /></a>
	<div>Where is my vote? Foto da The Big Picture</div>
</div>
<h3>La sfera pubblica dialogica newmediale</h3>
<blockquote><p>Il triangolo classico della comunicazione politica: cittadino, potere, mass-media.</p></blockquote>
<p> Il modello classico della comunicazione politica è basato sul triangolo “cittadino, potere pubblico-politico, mezzi di comunicazione di massa”. In tale sistema, il connubio tra interessi economici e politici porta di solito ad un patto privilegiato tra potere e media, con i cittadini condannati nel ruolo (quasi sempre) passivo di bersagli di informazione. I new media definiscono una rottura del modello, nei termini in cui il cittadino ridiventa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer">prosumer informazionale</a> (produce e consuma informazioni potenzialmente in egual misura) e si libera quindi dalla dipendenza da notizie e opinioni pre-confezionate. </p>
<blockquote><p>Il circolo virtuoso del newsmaking tra nuovi media e media tradizionali.</p></blockquote>
<p> E’ vero che la stragrande maggioranza delle informazioni che circolano sul web – comprese quelle contenute in questo post – sono di seconda mano, cioè derivate dai mass media tradizionali. Ma è anche vero che i new media danno voce e accesso diretto a chi vive gli eventi che racconta (es: lo studente che posta tweet mentre partecipa ad una marcia di protesta nelle strade di Teheran). Ed è altrettanto vero che i new media e i prosumer informazionali diventano a loro volta fonti dei media tradizionali e partecipano quindi, ad un livello originario, al processo di newsmaking informativo, mutandone la struttura genetica alle basi. </p>
<h3>Controinformazione e disinformazione</h3>
<blockquote><p>Controinformazione, mistificazione ed eccessi di comunicazione: la battaglia per definire il contesto ora è anche online.</p></blockquote>
<p>C’è la controinformazione del singolo o dei gruppi organizzati che fanno valere la propria voce a dispetto delle censure e delle distorsioni dei media tradizionali sotto controllo governativo o di fazioni avverse. Ma c’è anche quella del potere ufficiale che – dal suo punto di vista legittimamente – chiama mistificazione le “voci della rete”. Non a caso il contestato Ahmadinejad ha da tempo <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=217">sentito il bisogno</a> di aprire un blog. Segno che radio, tv, giornali e siti web ufficili sotto controllo governativo non bastano più.</p>
<p>Nel caso iraniano, poi, urge il problema di non cadere vittima degli eccessi della propaganda partigiana che può essere tentata di dipingere Ahmadinejad e il suo establishment come più crudeli e immorali di quanto non siano realmente. Viceversa, possono esserci (e se ne hanno tracce) agitatori virtuali che diffondono notizie false e fuorvianti per creare confusione e smarrimento (nel caso iraniano, a tutto vantaggio della fazione governativa). Uno degli esempi più eclatanti <a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger">sarebbero le foto ritoccate delle manifestazioni</a> pro- Ahmadinejad.   </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2106" style="width:500px;">
	<a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/iranphotoshopped.jpg" alt="La foto del comizio di Ahmadinejad, ritoccate (via Daily Kos)" width="500" height="495" /></a>
	<div>La foto del comizio di Ahmanejad, ritoccate (via Daily Kos)</div>
</div>
<h3>Censura, cyber guerra (o guerrilla).</h3>
<blockquote><p>Controllare i media tradizionali è relativamente facile: più complicato (e probabilmente impossibile) bloccare il tam tam della Rete</p></blockquote>
<p> Per controllare i media tradizionali basta tenere sotto controllo giornalisti ed editori, e alle brutte staccare la corrente a ripetitori e rotative. Ma come bloccare il tam tam della Rete? Il governo di Teheran ha già sperimentato quanto sia difficile e persino controproducente agire sulle infrastrutture telematiche del web e del fonia mobile: si producono danni anche alle comunicazioni governative e si fomentano malumori tra l’opinione pubblica neutrale o favorevole al governo. Ecco perché già da tempo l’Iran come altri paesi) ha allestito un <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=213">corpo scelto di polizia telematica</a> in grado di definire set di siti e canali di contatto proibiti, lavorando su keywords, tag, hashtag e altri marcatori (IP, localizzazione geografica, ecc.). Anche su questo fronte, sono state <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">escogitate contromisure</a> più che efficienti. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2104" style="width:450px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/bigpicture01.jpg" alt="Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. " width="450" height="292" />
	<div>Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. </div>
</div>
<blockquote><p>Le differenze tra cyber guerra e guerrilla, e il caso del fiancheggiamento degli Stati Uniti, che a chiesto a Twitter di posticipare la manutenzione del sito per non bloccare l&#8217;attività. </p></blockquote>
<p>Lo scontro parallelo che si svolge sul web tra fazioni contrapposte fa parlare di cyber guerrilla. Ma possiamo parlare di cyber guerra vera e propria quando a scontrarsi sono gruppi istituzionali antagonisti. Uno dei più interessanti esempi di cyber guerra si è avuta recentemente in Georgia, quando ai missili reali che cadevano sul territorio georgiano, si <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=732&#038;ID_sezione=3&#038;sezione">affiancavano missili virtuali</a> sparati sui siti istituzionali georgiani da hackers (presumibilmente) al servizio o quantomeno a favore dell’esercito russo. In Iran la cyber-guerra vede <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=18909&#038;sez=HOME_NELMONDO&#038;npl=&#038;desc_sez=">iniziative su entrambi i fronti</a>. In più abbiamo anche un interessante e innovativo esempio di cyber-fiancheggiamento se guardiamo allo sforzo del Governo USA per sostenere l’efficienza dei canali di comunicazione telematica, come è accaduto ad esempio con <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_16/iran_restrizioni_stampa_twitter_blog_6638e4ac-5a9a-11de-8451-00144f02aabc.shtml">la richiesta a Twitter di posticipare l’interruzione</a> per manutenzione del servizio nei momenti più cruciali delle proteste di piazza.</p>
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		<title>La protesta in Iran tra piazza e web</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 22:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran tra piazza e web: due approfondimenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C&#8217;è un profilo su Twitter riconducibile al candidato Moussavi in cui si chiede di &#8220;non togliere Twitter alla protesta&#8221;.</p></blockquote>
<p>La protesta in Iran dopo le contestate elezioni che hanno visto la vittoria del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad è arrivata in piazza, ed è tracimata sul web, con narrazioni, censure, contenuti multimediali, uso dei vari social network, rilanci e condivisioni da tutte le parti del mondo. Forse uno dei primi casi in cui i nuovi media sembrano bastare a loro stessi, e non cercare necessariamente il ritorno sui media tradizionali. Due approfondimenti su cui ho lavorato negli ultimi giorni, e che hanno tanti bei link a risorse e riflessioni ben più interessanti delle mie: </p>
<ul>
<li>Un post su Webgol dal titolo &#8220;<a href="http://www.webgol.it/2009/06/17/the-revolution-will-not-be-televised-il-web-e-la-protesta-in-iran/">The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran</a>&#8220;</li>
<li>Una intervista a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini su Quinta di Copertina</a>, in cui il fenomeno viene peraltro inquadrato all&#8217;interno di una serie di altri fenomeni simili, di uso dei social network per supportare movimenti in paesi in via di sviluppo
</li>
</ul>
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		<title>Political divide /2. Potè più Facebook che i siti (o blog)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 15:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[You Tube]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo approfondimento di una ricerca che prova a fotografare l'uso che i parlamentari italiani fanno dei media relazionali e di Internet. Destra, sinistra, centro divisi sugli strumenti utilizzati: pochi blog, molti siti, in crescita i social network (Facebook sopra tutti).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlamento20.jpg" alt="" title="" width="125" height="125" class="alignright size-full wp-image-1892" /><em>Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull&#8217;uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> dell&#8217;Università La Sapienza. Di seguito il secondo approfondimento estratto dalla ricerca condotta ad Aprile 2009 sui 951 parlamentari, dopo il <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">primo pubblicato su Spindoc</a> qualche settimana fa, sui primi dati di contesto (la serie completa è sotto la categoria &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political divide</a>&#8220;.</em><br />
	LEGGI: La prima puntata (<a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">Political divide /1. Parlamentari alla prova del Web</a>); tutta la <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">serie</a>; <a href="http://blog.stefanoepifani.it/cronache-universitarie/la-comunicazione-politica-nellera-dei-media-relazionali-unoccasione-perduta/">l&#8217;introduzione alla ricerca</a>, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa);  l&#8217;articolo su <a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/2009/05/epifanisurepubblica.pdf">Affari e Finanza</a><br />
	ASCOLTA: l&#8217;intervista per <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Quinta di Copertina</a></p>
<p>Dopo esserci chiesti <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">quanti di essi fossero online</a> non potevamo non chiederci quali strumenti utilizzassero. Abbiamo cercato di tracciare – in un contesto senz’altro fluido ed in rapidissima evoluzione – le modalità di comunicazione dei nostri parlamentari, a partire dal tipo di strumenti utilizzati. Sono state quindi analizzate tre categorie di strumento:</p>
<ul>
<li><strong>Siti internet</strong> (Più o meno siti vetrina, sintomo e sinonimo di una comunicazione online spesso di tipo “tradizionale”, poco aperta al dialogo e poco orientata al Web 2.0);</li>
<li><strong>Blog personali</strong> (Comunicazione personalizzata, aggiornamenti periodici, interattività, apertura al web 2.0 &#8211; vera o presunta);</li>
<li><strong>Social network</strong> (la novità degli ultimi tempi, e la vera sorpresa di questa rilevazione: strumenti che hanno fatto registrare in alcuni casi una crescita rapidissima e fulminante)</li>
</ul>
<h3>Gli strumenti utilizzati: sito</h3>
<blockquote><p>Il 45% del totale degli eletti gestisce un sito, il 75% di quelli attivi in Rete.</p></blockquote>
<p>Come evidenziato dal grafico, ben il <strong>75% del totale dei Parlamentari attivi in rete</strong> gestisce un sito web. (Quelli attivi in Rete, ricordiamo, sono a loro volta più o meno il 60% del totale degli eletti, vedi <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">prima puntata</a>; il che si traduce nel 45% sul totale dei 950 Parlamentari della XVI Legislatura). In altre parole: la stragrande maggioranza di chi è attivo in Rete e quasi <strong>la metà di chi è attualmente parlamentare ha un sito web</strong>. E&#8217; un dato in linea con le aspettative (basse) di partenza, ma che comunque dimostra la centralità (e per certi versi la &#8220;tradizionalità&#8221;) del sito web come strumento di comunicazione del politico con il suo elettorato (e spesso anche con gli organi di stampa).</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2067" style="width:513px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image001.png" alt="Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari" width="513" height="328" />
	<div>Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari</div>
</div>
<h3>Gli strumenti utilizzati: blog e social network</h3>
<blockquote><p>Il 62% dei parlamentari presenti in Rete ha un profilo più o meno attivo su un social network. Pochi i blog veri e propri.</p></blockquote>
<p> Sorprendente è, al contrario, la percentuale di parlamentari che utilizza i social network: <strong>il 62% dei 540 esponenti del Parlamento</strong> che sono presenti in rete ha attivato almeno un profilo personale su delle piattaforme di social networking oggetto di analisi (percentuale che diventa del 35% sul totale dei 950 Parlamentari in carica). Si tratta di un numero interessante, che evidenzia con chiarezza la rapida diffusione dei network sociali in rete. Deludente, invece, è il dato relativo all’utilizzo dei blog: <strong>soltanto il 13% dei Parlamentari in carica ha attivato e gestisce un blog</strong>, ossia il 23% del totale dei Parlamentari attivi on line.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2074" style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image002.png" alt="Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani." width="422" height="285" />
	<div>Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani.</div>
</div>
<blockquote><p>Twitter non supera il 2% tra i parlamentari italiani. Facebook sfiora il 60%.</p></blockquote>
<p>Ma quali sono i social network più diffusi in parlamento? Facebook risulta essere di gran lunga quello con maggiore penetrazione, con una percentuale che sfiora addirittura il 60% del totale. YouTube raggiunge il 16%, LinkedIn non supera il 7%, preceduto da Flickr (9%) e seguito da MySpace (6%). Quest&#8217;ultimo è forse quello che più fa segnare la distanza tra &#8220;universo&#8221; dei parlamentari, e &#8220;universo&#8221; degli utenti in Rete (è secondo come diffusione dopo Facebook). Chiude la classifica Twitter, che non supera il 2%.</p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, tra Camera e Senato</h3>
<p>Di seguito il dato disaggregato relativo all’utilizzo degli strumenti di comunicazione online da parte di deputati e senatori. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2076" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image003.png" alt="Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato" width="454" height="346" />
	<div>Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato</div>
</div>
<blockquote><p>Lo strumento blog non dà particolari differenze tra senatori e deputati: usato poco da entrambi.</p></blockquote>
<p>Tra i dati interessanti la differenza tra senatori e deputati attivi in rete quanto all&#8217;uso degli strumenti di social networking: il 39% a confronto di un 51% per i Deputati &#8211; probabilmente influisce la differenza anagrafica tra i due universi di riferimento. Interpretazione che la predilezione dei senatori per il più tradizionale sito tenderebbe a confermare. </p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, per schieramento politico</h3>
<p>Oltre all&#8217;età, anche lo schieramento politico incide sulle modalità d’uso della rete. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2079" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image004.png" alt="Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico" width="454" height="301" />
	<div>Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico</div>
</div>
<blockquote><p>Il centro-sinistra usa di più gli strumenti web</p></blockquote>
<p> Tra i due schieramenti le differenze diventano più consistenti se si prendono in considerazione le percentuali dei Parlamentari che utilizzano siti Internet e social network sul totale dei parlamentari in carica: in particolare, sul totale dei 376 parlamentari del centro-sinistra, il 46% ha un sito Internet e il 40% un profilo sui social network, rispetto al rispetto 39% e 32% dei 502 parlamentari di centro-destra. Anche i blog sono più &#8220;usati&#8221; dai parlamentari di centro-sinistra.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2081" style="width:510px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image005.png" alt="Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento" width="510" height="323" />
	<div>Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento</div>
</div>
<p>Differenze consistenti sono rilevabili anche in riferimento ai parlamentari di centro attivi in rete. A tal proposito, essi limitano l’impegno on line all’attivazione di siti Internet &#8211; per l’80% del totale dei Deputati e Senatori di Centro presenti in rete (il 42% di tutti i Parlamentari dello schieramento) &#8211;  mentre soltanto il 49% utilizza almeno un social network (il 26% del totale dei Parlamentari di Centro) &#8211; con circa dieci punti percentuali in meno rispetto ai parlamentari di centro-sinistra e centro-destra, e, infine, il 18% gestisce un proprio blog.</p>
<p><em>(2/ continua. Nella prossima puntata: motivazioni e modalità d’uso)</em></p>
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		<title>Parlorama, ovvero quanto lavorano i politici in Europa</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/30/parlorama-ovvero-quanto-lavorano-i-politici-in-europa/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 08:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Barone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlorama, ovvero quanto lavorano i politici in Europa  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quanto lavorano i parlamentari europei?</p></blockquote>
<p>Le elezioni europee si avvicinano. Nell&#8217;attesa, c&#8217;è un sito dove valutare, con tanto di dati, l&#8217;operato dei parlamentari europei uscenti: si chiama Parlorama. Ecco come viene presentato da chi lo cura:<em>Tra il 4 e il 7 giugno 2009, 375 milioni di elettori europei saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Questo Parlamento avrà un&#8217;influenza diretta sulla maggior parte delle leggi approvate nell&#8217;Unione Europea. Parlorama.eu vuole dare a ciascun cittadino europeo la possibilità di giudicare, dati alla mano, l&#8217;operato dei propri candidati che si appresta a votare.</em></p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2034" style="width:506px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama1_piccolo.jpg" alt="Screenshot da Parlorama" width="506" height="654" />
	<div>Screenshot da Parlorama</div>
</div>
<p>C&#8217;è anche la lista dei migliori e dei peggiori. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2035" style="width:260px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama2.jpg" alt="Parlorama. I primi tra i parlamentari uscenti." width="260" height="359" />
	<div>Parlorama. I primi tra i parlamentari uscenti.</div>
</div>
<div class="img alignright size-full wp-image-2036" style="width:260px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama3.jpg" alt="Parlorama. Gli ultimi tra i parlamentari uscenti." width="260" height="359" />
	<div>Parlorama. Gli ultimi tra i parlamentari uscenti.</div>
</div>
<p>Attenzione però a trarre conclusioni affrettate: non sempre i parlamentari vengono meno ai loro doveri per pura pelandronaggine. Talvolta a distoglierli dai loro euro-doveri sopraggiungono motivi di salute (anche gravi) o altri incarichi istutuzionali. </p>
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		<title>Stefano Peppucci, la politica che decide</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/04/04/stefano-peppucci-la-politica-che-decide/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 16:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Network politici, per coinvolgere gli elettori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/stefanopeppucci2-200x150.jpg" alt="Stefano Peppucci" /><br />
«Luoghi ufficiali come il PdNetwork danno innanzitutto un problema di dignità di contenuti che appaiono, non una questione di tematiche o di contenuti – ma non ci sono stati pensieri soppressi per scomodità o perché contrari alla linea del partito. Alla qualità della discussione si contrappone lo svantaggio di questo modello, ovvero che diventa un luogo più lento, ingessato, e questo può rallentare la vivacità della discussione. Un elemento di distinzione per il futuro potrebbe essere: cercare di coinvolgere gli utenti, gli elettori, nella vera e propria decisione politica». Sono parole di Stefano Peppucci, intervistato per una serie di interviste su web e politica, su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">La politica aggregata che decide</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lucia De Siervo, e il canale che non si può delegare</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/28/lucia-de-siervo-e-il-canale-che-non-si-puo-delegare/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 16:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disintermediazione, ma personalizzata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/luciadesiervo2-200x150.jpg" alt="Lucia De Siervo" /><br />
«Il politico tradizionale ha di solito l’ambizione ad andare sui quotidiani, che conosce e riconosce come luoghi dell’opinione pubblica. Poi c’è la questione del tempo: poco tempo e quindi paura di imparare un nuovo strumento che non si conosce. Infine c’è forse un terzo motivo dell’avversione dei politici verso il web, i blog, e gli strumenti di disintermediazione tra politica e cittadino: non lo ama chi non vuole davvero comunicare e informare, ma preferisce solo un ennesimo canale per mandare slogan, o come semplice vetrina». Sono parole di Lucia De Siervo, intervistata per una serie di interviste su web e politica, su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Il canale che non puoi delegare</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Hillary Clinton, l&#8217;interattività e la diplomazia 2.0</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/26/hillary-clinton-e-la-diplomazia-20/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 13:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary Clinton sembra avere imparato la lezione del web 2.0. I suoi primi mesi da ministro degli Esteri dell'amministrazione Obama sono pieni di esperimenti in tal senso: dai viaggi interattivi al servizio sms – nell'ottica di una diplomazia 2.0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Hillary Clinton ha imparato la lezione del web 2.0? Sembra di sì, almeno a vedere gli sforzi dei primi mesi da ministro degli Esteri nel governo Obama</p></blockquote>
<p>La sconfitta alle primarie democratiche è ormai lontana, ma la ex-first lady ha sicuramente fatto tesoro dell&#8217;esperienza della campagna elettorale e la sta mettendo a frutto, ora che ha un suolo ufficiale nell&#8217;amministrazione Obama. Nei suoi primi mesi da  ministro degli Esteri (“<em>Secretary of State</em>” è il corrispettivo americano) lo staff della Clinton sta compiendo sforzi significativi per creare strumenti che possano dare luogo a quella che è stata definita “<strong>Diplomazia 2.0</strong>”. </p>
<p>L&#8217;impegno è quello di rendere più vicine e comprensibile le problematiche affrontate nella politica estera, spesso considerata di attualità solo in caso di guerre, ma di cui si sottovaluta l&#8217;effettiva portata, anche per la carenza di un&#8217;informazione ricca, puntuale e facilmente comprensibile.<br />
Tra le prime iniziative vi è stata <a href="http://www.state.gov/secretary/trvl/map/?trip_id5">la mappa interattiva delle visite all&#8217;estero del Ministro Clinton</a> (in questi giorni in Messico, per la cronaca): cliccando sui viaggi già effettuati è possibile vedere anche foto, video e dichiarazioni relative a ogni meta.</p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/clintonmap.jpg" alt="La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo" width="700" height="421" />
	<div>La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo</div>
</div><br/><br/></p>
<p>L&#8217;interattività non si ferma qui: a metà febbraio è partito anche “<a href="http://www.state.gov/r/pa/ei/ask/secretary/120236.htm">Text the Secretary</a>”, la possibilità di mandare sms con domande relative alle missioni diplomatiche più impegnative in corso (ci sono anche quelle relative al <a href="http://www.state.gov/secretary/trvl/2009/119866.htm">viaggio in Medio Oriente ed Europa</a> svolto all&#8217;inizio di marzo).</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1804" style="width:700px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/textsecretary.jpg" alt="Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton" width="700" height="466" />
	<div>Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton</div>
</div><br/><br/></p>
<p>I social media sono quindi considerati un modo efficace per far conoscere l&#8217;operato dello Stato in paesi lontani e dare informazioni concrete sui temi in discussione: «Insomma, non banalmente un modo per far parlare bene degli Stati Uniti all&#8217;estero ma per promuovere un confronto di idee». <img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/hillaryusa.jpg" alt="" title="" width="170" height="221" class="alignnone size-full wp-image-1800" />Parola di <strong>James Glassman</strong>, funzionario uscente del ministero degli Esteri che, in <a href="http://publicdiplomacymagazine.com/perspectives/a-conversation-with-under-secretary-of-state-for-public-diplomacy-public-affairs-james-k-glassman/">una lunga intervista alla rivista Public Diplomacy Magazine</a> a conclusione del mandato, spiega che il network del ministero è mondiale e investe molto in programmi di scambio e in istruzione: «Facciamo molta ricerca, spendiamo circa due terzi del budget in questi programmi, ma la gente non lo sa. Vediamo il nostro ruolo come di facilitatori. [...] l&#8217;ambiente del web 2.0 ci può portare molti benefici».</p>
<p>L&#8217;amministrazione Bush, infatti, vantava già la presenza di <a href="http://blogs.state.gov/">DipNote</a>, un blog che documenta l&#8217;operato del ministero degli Esteri, aperto ai commenti, anche se moderati e soggetti ad <a href="http://blogs.state.gov/index.php/info/legal">una dettagliata policy</a>. Il governo Obama ha fatto ripartire il blog con molti aggiornamenti, una speciale attenzione ai social media e un <a href="http://twitter.com/dipnote">profilo dedicato su Twitter</a>. </p>
<p>Glassman spiega che questo processo di apertura, ormai in atto, è una cosa molto rischiosa da fare per il governo («siamo normalmente portati a volere il controllo» ammette nell&#8217;intervista). Ma parla anche dei progetti video avviati per il dipartimento della cultura affermando che non hanno idea di cosa succederà. Anche questa sarà una sfida per il ministro Clinton.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nuovo sito e twitter del Popolo della Libertà</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/25/nuovo-sito-e-twitter-del-popolo-della-liberta/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 14:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Online il nuovo sito del Popolo della Libertà, qualche giorno prima del primo congresso. Attivi anche canali di microblogging 2.0 come Twitter, ma curiosamente a nome di tutto il governo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni prima del primo congresso fondativo del Popolo della Libertà &#8211; che vedrà la fusione di Forza Italia e di An e che si terrà a Roma il prossimo 27-28-29 marzo, viene presentato un importante restyling del sito <a href="http://ilpopolodellaliberta.it/">www.ilpopolodellaliberta.it</a>. Il sito si propone come ammiraglia (insieme a <a href="http://www.governoberlusconi.it/">Governoberlusconi.it</a>) della flotta di siti più o meno verticali e di nicchia che sono da sempre il fattore distintivo della presenza del centro destra su Internet.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1781" style="width:700px;">
	<a href="http://ilpopolodellaliberta.it/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/pdl_sito.jpg" alt="Uno screenshot dell&#039;home page del sito del Popolo della Libertà" width="700" height="478" /></a>
	<div>Uno screenshot dell'home page del sito del Popolo della Libertà</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Curioso come permangano da una parte le tracce delle varie anime del nuovo partito e dall&#8217;altra una sorta di &#8220;dipendenza&#8221; dal governo che è – in parte ma non del tutto – espressione del nuovo soggetto politico: molti account sono &#8220;firmati&#8221; Governo Berlusconi. </p></blockquote>
<p>Tra i canali 2.0 attivati o linkati: un canale su <a href="http://www.flickr.com/groups/forzaitaliafoto/pool/">Flicke</a> (che è però quello di Forza Italia); uno su <a href="http://it.youtube.com/governoberlusconi">YouTube</a> (con la denominazione Governo Berlusconi), una <a href="http://www.facebook.com/pages/wwwgovernoberlusconiit/32777449834#/pages/wwwgovernoberlusconiit/32777449834?v=wall&#038;viewas=876625573">fan page</a> molto frequentata su Facebook (dove è stato peraltro dato l&#8217;annuncio da Antonio Palmieri). </p>
<p>Spicca l&#8217;uso innovativo di un servizio di microblogging come Twitter, ultimamente molto di moda – con la denominazione che, anche in questo caso esula dal nuovo partito e coinvolge direttamente il governo: <a href="http://twitter.com/govberlusconi">Govberlusconi</a>. Stupisce un po&#8217; questa parziale sovrapposizione del nuovo partito/governo, soprattutto in considerazione del fatto che stiamo parlando di nuovi strumenti modellabili <em>ab origine</em> – che potevano essere destinati strategicamente al nuovo partito. </p>
<p>E&#8217; però un caso inedito, di un canale governativo con blog, microblog o simili – e vedremo come si evolverà nei prossimi mesi.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1782" style="width:700px;">
	<a href="http://twitter.com/govberlusconi"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/twitterberlusconi.jpg" alt="Uno screenshot del canale Twitter del Governo Berlusconi" width="700" height="424" /></a>
	<div>Uno screenshot del canale Twitter del Governo Berlusconi</div>
</div>
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		<title>Colombo e il web per sentire l&#8217;opinione pubblica</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/21/colombo-e-il-web-per-sentire-lopinione-pubblica/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 10:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colombo e l'ascolto del web]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/edoardocolombo2-200x150.jpg" alt="Edoardo Colombo" /><br />
«La Rete avrà con ogni probabilità un ruolo preminente nel Dna del nuovo partito fusione di Forza Italia e An. E verrà usata non solo come strumento di comunicazione ma anche come luogo e come sede di dibattito e di coinvolgimento; non solo insomma per una scelta dettata dai tempi o dalla moda, ma anche per una esigenza organizzativa di gestire differenti culture che vanno ad unirsi in una nuova forza politica». Sono parole di Edoardo Colombo, intervistato per una serie di interviste su web e politica, per Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Il web per sentire l’opinione pubblica</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Metavid, tutta l’attività del Congresso americano, video per video</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 10:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Video per video, tutta l’attività del Congresso americano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>«L’attività di Metavid nasce dalla constatazione che gli archivi delle trasmissioni televisive delle sedute parlamentari americane non erano liberamente disponibili e non consentivano una contestualizzazione e produzione di significato su quanto effettivamente discusso dai membri del Parlamento».</p></blockquote>
<p>Scrive Antonella Napolitano su <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/17/metavid-la-trasparenza-passa-dagli-archivi">Apogeonline</a> del progetto di archiviazione e rimediazione di <a href="http://metavid.org/">Metavid</a>, che «<em>si propone di creare un archivio di video dell’attività del Congresso degli Stati Uniti e di favorire la produzione partecipata di ulteriori elementi testuali. Lo scopo è permettere a tutti la ricerca di informazioni approfondite sia sull’operato dei parlamentari sia sui singoli progetti di legge</em>». </p>
<p>C&#8217;è anche un conflitto sui diritti dei video dei lavori del congresso, un piccolo caso di studio su Internet e disintermediazione. <a href="http://www.cspan.org/">CSpan</a> – storico canale di cronaca politica per politica junkie – si è sentito sfilare la poltrona da sotto il sedere e ha chiuso i rubinetti dei video, prima disponibili – nonostante i video riprendessero attività (i lavori parlamentari) che sono in quanto tali soggetti al pubblico dominio, e a disposizione di tutti. Dalla battaglia legale che ne è scaturita, è stata riaffermata infine (opero una sintesi) l&#8217;importanza degli archivi liberi e consultabili: la condivisione su Internet potrebbe dare a questi materiali, e tramite progetti tipo Metavid, un valore aggiunto impagabile.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/17/metavid-la-trasparenza-passa-dagli-archivi">Metavid, la trasparenza passa dagli archivi </a></p>
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		<title>Onorevole You Tube. Online il canale della Camera</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/03/onorevole-you-tube-online-il-canale-della-camera/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 16:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente Fini inaugura il canale YouTube della Camera dei Deputati. Online i saluti delle cariche più alte, i video storici e delle visite illustri. Un buon segnale di apertura e trasparenza, anche se molto istituzionale e senza commenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
Unica differenza del canale YouTube della Camera dei Deputati rispetto ai &#8220;normali&#8221; canali sono le votazioni disattivate e i commenti sottoposti a moderazione (non si capisce se mai saranno approvati). </p></blockquote>
<p>Aperto il <a href="http://www.youtube.com/cameradeideputati">canale YouTube della Camera dei Deputati</a>, inaugurato da un<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fZwotLC-1II"> video del presidente della Camera Gianfranco Fini</a>, embeddato qui sotto: &#8220;una scommessa all&#8217;insegna della trasparenza, e della volontà di farci conoscere&#8221;.</p>
<p>L&#8217;apertura di un canale come questo è comunque un buon segnale – più o meno esatto dagli eventi e dai tempi digitali. per ora (forse inevitabilmente e per sempre) molto istituzionale e non commentato. Il tono tra il &#8220;cinico e l&#8217;informale&#8221; del video di presentazione del presidente Fini diverte Sergio Maistrello, che <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2009/03/02/comunque-benvenuti/">aggiunge</a>: «<em>Credo non si aspetti nulla di buono, Fini, e a modo suo lo dimostra. Però a un certo punto butta lì una frase di quelle che dentro c’è tutta internet: &#8216;Prima di giudicare, cercate di conoscerci&#8217;. E se il pensiero valesse vicendevolmente, forse oggi avremmo fatto un piccolo passo avanti</em>».</p>
<ul>
<strong><br />
Leggi anche</strong> gli <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/camera%20dei%20deputati%20youtube/">altri commenti in giro per il Web</a> (via Blogbabel).
</ul>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/fZwotLC-1II&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/fZwotLC-1II&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<blockquote><p>Predisposte tre playlist, una delle quali è dedicata alle video-chat del presidente Fini.</p></blockquote>
<p> Tra i 40 video ad oggi presenti sono disponibili i saluti dei vicepresidenti, dei capigruppo dei gruppi parlamentari e dei questori della Camera. Disponibili anche i video della visita di Giovanni Paolo II e di Nancy Pelosi, in quanto Speaker (Presidente) della Camera dei Rappresentanti Usa – <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nancy_Pelosi">prima donna, prima californiana e prima italoamericana</a> a ricoprire questa carica. Nonché alcuni video divulgativi su <a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=C755911023B36614">storia</a> e un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9yZyXxWX8U0&#038;feature=channel_page">come eravamo</a> del 1947. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1748" style="width:700px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/youtubecamera01.jpg" alt="Un particolare del canale YouTube della Camera dei Deputati" width="700" height="438" />
	<div>Un particolare del canale YouTube della Camera dei Deputati</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Già molte le iscrizioni al canale, al momento in cui scriviamo al 56# assoluto di YouTube italiano.</p></blockquote>
<p>Questo di seguito, infine, il messaggio di benvenuto presente nel profilo del social network di video (come già detto non si capisce se i commenti verranno mai approvati, o solo letti dallo staff – vedremo): «<em>Qui potrete scoprire e conoscere Palazzo Montecitorio e la sua storia, essere informati sulla vita parlamentare, sui lavori in Assemblea e in Commissione. Ma potrete anche ripercorrere le vicende della Camera attraverso i suoi più illustri protagonisti, visitare le sale del Palazzo, soffermarvi su una mostra, curiosare dietro le quinte. Vogliamo entrare in contatto diretto con i cittadini, senza mediazioni e filtri, per far sentire le istituzioni sempre più vicine alla vita di tutti i giorni. Ci interessa sapere che cosa pensate del canale Youtube della Camera. E anche se al momento non riusciamo a pubblicare i vostri commenti, siate certi che ne faremo il miglior uso possibile</em>».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>WhiteHouse.gov, obamizzare la partecipazione</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 10:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo sito della Casa Bianca, WhiteHouse.gov ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il sito è andato online a tempo di record, sostituendo il sito di transizione Change.gov</p></blockquote>
<p> Anche se in ritardo segnalo l&#8217;ottimo approfondimento della &#8220;nostra&#8221; Antonella Napolitano sul nuovo sito del presidente Obama pubblicato una settimana fa su Apogeonline: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/22/la-casa-bianca-alla-prova-della-trasparenza">La Casa Bianca alla prova della trasparenza</a> </p>
<p>E&#8217; un sito ufficiale, ma decisamente &#8220;obamizzato&#8221; – che lo staff new media del neo presidente degli Stati Uniti (diretto da Macon Phillips che ha scritto anche il <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/change_has_come_to_whitehouse-gov/">primo post inaugurale</a>) ha mantenuto nella linea &#8220;stilistica&#8221; dei precedenti Barackobama.com e del già citato Change.gov.</p>
<p>Oltre al blog ufficiale (dotato di apposito rss) colpisce la dichiarazione di intenti sulla trasparenza e la partecipazione ai processi di governo. I provvedimenti meno urgenti, prima di essere firmati dal presidente, verranno messi a disposizione dei cittadini, in una sorta di <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/22/la-casa-bianca-alla-prova-della-trasparenza">peer review collettiva</a>: «Quanto alla partecipazione: nel primo post viene anche segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli: una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni, probabilmente senza precedenti. Questo tipo di azione riprende in realtà diversi tentativi di progetti collaborativi indipendenti per la revisione delle leggi e l’apertura al contributo dei cittadini: il più importante è PublicMarkup, creato dalla Sunlight Foundation, una fondazione molto attiva sul fronte della trasparenza dell’apparato pubblico».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inaugurazione partecipata dell&#8217;era Obama</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/01/16/linaugurazione-partecipata-dellera-obama/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 20:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[washington]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 gennaio a Washington si inaugura la presidenza Obama. Mappe e guide per un evento "aperto" (e un generatore automatico per comporre il discorso perfetto).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il venti gennaio prossimo si terrà a Washington DC l&#8217;attesissima inaugurazione della presidenza Obama.</p></blockquote>
<p>Mancano ormai solo quattro giorni al 20 gennaio – giorno della inaugurazione ufficiale dei quattro anni di presidenza Obama. L&#8217;entusiasmo e la passione generata dall&#8217;elezione del senatore di Chicago persistono – a due mesi dallo spoglio delle urne: e fin da subito si è avuto l&#8217;impressione che l&#8217;inaugurazione sarebbe stato un evento assai diverso dai precedenti, per partecipazione popolare e potenzialità mediatica. </p>
<p>L&#8217;evento singolo dello <em>speech</em> del neo presidente è diventano di fatto una serie di appuntamenti diversi – che accadranno prima dopo e a contorno dell&#8217;evento principale. Il tentativo è di dare concreta dimostrazione del carattere &#8220;popolare&#8221; e aperto della presidenza: un segnale di stile cui Obama sembra tenere molto a indicare fin dalla prima uscita ufficiale. Con le parole del <a href="http://www.pic2009.org">Presidential Inaugural Committee</a>, «<em>will organize an inclusive and accessible inauguration that reflects the new Administration&#8217;s commitment to leadership that sets aside partisanship and unites the nation around our shared values and ideals</em>».</p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<a href="http://www.pic2009.org"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration2.jpg" alt="" width="700" height="392" /></a>
	<div>Pic2009.org. Il sito ufficiale dell'inaugurazione di Obama</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>La logica è quella vincente della campagna: non ti sto dando un evento, lo sto facendo insieme a te. </p></blockquote>
<p>Per l&#8217;occasione è stato aperto <a href="http://www.pic2009.org">un sito ufficiale</a>, come al solito molto ben fatto e molto ricco di informazioni di tutti i tipi. Informazioni relative non solo, e non poco significativamente, a come &#8220;fruire&#8221; dell&#8217;evento principale, ma anche a come &#8220;produrre&#8221; eventi accessori, complementari eppure facenti parte a tutti gli effetti di quello ufficiale. E&#8217; una partecipazione né esatta né solo evocata, ma praticata concretamente: chiunque, in qualsiasi parte dell&#8217;America, può sentirsi parte di un qualcosa di comune. </p>
<p>Lo dimostra per esempio la grande evidenza data all&#8217;iniziativa <a href="http://www.pic2009.org/page/content/neighborhoodballparty">Host a Party in your Neighborhood</a>: «<em>Hosting or attending a Neighborhood Ball Party is a great way to gather with your neighbors to celebrate change and a renewed commitment to serving the community you live in. Celebrate however you choose. Your party can be as simple as a group of neighbors gathering in a living room or local restaurant to watch the live broadcast and interact through text messaging</em>». </p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/FINAL_events_map.jpg"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration3_piccolo.jpg" alt="" width="700" height="363" /></a>
	<div>La mappa degli eventi a Washington DC</div>
</div><br/></p>
<ul>Sul sito ufficiale, ci sono tutte le informazioni dettagliate sullo svolgimento dell&#8217;inaugurazione:</p>
<li>La <a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/56th%20Inaugural%20Official%20Guide%20Book.pdf">guida ufficiale in pdf</a> (con la quadra di governo ecc.)</li>
<li>La <a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/FINAL_events_map.jpg">mappa</a> con i luoghi interessati dagli eventi</li>
<p>.</p>
<li><a href="http://inaugural.senate.gov/index.cfm">Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies</a>, sul sito del Senato.<br />
<h3>Fai da te il tuo discorso di Obama!</h3>
<p>E ovviamente montano attese e aspettative per il discorso che  Barack Obama terrà il 20 gennaio davanti all&#8217;America idealmente riunita davanti alla Casa Bianca – attese e aspettative stuzzicate dalla maestria che il senatore di Chicago ha dimostrato nel <em>public speaking</em> durante la sua vittoriosa campagna. Per calmare le une e le altre, segnalo, via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2009/01/generatore-di-discorsi-di-barack-obama.html">Paolo Ferrandi</a> e via <a href="http://mashable.com/2009/01/15/obama-inauguration-speech-generator/">Mashable</a>, un generatore automatico di discorsi di Barack Obama: «<em>A grassroots internet campaign helped Barack Obama get elected. Now he&#8217;s calling for the internet&#8217;s assistance one more time – to help him craft the best inauguration speech ever&#8230;</em>» </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1616" style="width:700px;">
	<a href="http://www.atom.com/spotlights/inauguration_speech_generator/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration.jpg" alt="" width="700" height="417" /></a>
	<div>Inauguration Speech Generator</div>
</div><br/></p>
<p>Basta provare :)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elisabetta, Mahmoud e Giorgio. Discorsi a confronto</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/01/02/elisabetta-mahmoud-e-giorgio-discorsi-di-natale-e-fine-anno-a-confronto/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 18:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Magnanini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Issues e strategie]]></category>
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		<category><![CDATA[regina elisabetta]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Messaggi augurali in tv, di Natale e fine anno, in Italia e in Inghilterra: quelli ufficiali, regali, alternativi, speranzosi – fino a quelli che negano se stessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Regno Unito, 25 Dicembre 2008, ore 15.00.</h3>
<blockquote><p>La trasgressione del discorso di Ahmadinejad è stata in parte sminuita dal diverso orario di trasmissione: non più alle 15:00 in contemporanea a quello della Regina, ma alle 19:15.</p></blockquote>
<p>  Come ogni anno, la BBC ha trasmesso a Natale <a href="http://it.youtube.com/watch?v=4iHGmVd82Aw">il discorso della <strong>Regina Elisabetta</strong></a>. Qualche ora più tardi, Channel 4, nel suo discorso &#8220;alternativo&#8221; (in onda dal 1993, in &#8220;controprogammazione&#8221; con quello ufficiale del casa reale britannica) ha mandato in onda <a href="http://www.channel4.com/news/articles/politics/international_politics/the+alternative+christmas+message+/2892692">un comizio</a> di <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, presidente dell&#8217;Iran.</p>
<h3>Di seguito i due discorsi &#8220;augurali&#8221;</h3>
<p>Il discorso della Regina Elisabetta (già <a href="http://technosoc.blogspot.com/2007/12/royal-communication.html">dallo scorso anno</a> pienamente disponibile su YouTube)<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>IL discorso del Presidente Ahmadinejad ripreso da Channel 4.<br />
<embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/1184614595" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=5777729001&#038;playerId=1184614595&#038;viewerSecureGatewayURL=https://console.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed><h3>La polemica con Channel 4</h3>
<blockquote><p>Messaggi natalizi. La versione ufficiale racconta che fu nel 1932 John Reith (mitico direttore della BBC che sembra coniò la triade &#8220;educate, inform and entertain&#8221;) a suggerire a Re George V a pronunciare il primo messaggio (radio) natalizio all&#8217;impero britannico. </p></blockquote>
<p> Il ministero degli esteri britannico ha avuto da ridire &#8220;il presidente Ahmadinejad ha, durante i suoi anni da presidente, fatto una serie di dichiarazioni antisemite. I media britannici sono liberi di fare le loro scelte editoriali, ma questo invito [ad Ahmadinejad] causerà disdegno non solo nel Regno Unito ma anche nei Paesi amici&#8221;. Non è la prima volta che c&#8217;è un messaggio di Natale &#8220;alternativo&#8221; ma se in<br />
passato il tono era scherzoso (nel 2004 era Marge Simpson a parlare a Channel4), ora la trasgressione è politicamente forte, considerati gli attacchi all&#8217;Occidente di Ahmadinejad. <strong>Dorothy Byrne</strong> (capo dell&#8217;area News and Current Affairs) sembra non avere rimorsi &#8220;Come leader di uno dei più importanti Stati nel Medio Oriente, le opinioni del Presidente Ahmadinejad hanno un&#8217;influenza enorme. Visto che ci avviciniamo a una fase critica delle relazioni internazionali, offriamo ai<br />
nostri spettatori uno sguardo ravvicinato all&#8217;interno di un mondo alternativo&#8221;.</p>
<p>Il messaggio di Giorgio Napolitano, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=an4b31S0TIo&#038;feature=dir">messo dalla Rai su YouTube</a><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<h3>Il messaggio di Giorgio Napolitano</h3>
<blockquote><p> Canale 5, La7 e Mtv non sono &#8220;costrette&#8221; a trasmettere il messaggio di Napolitano ma, trasmettendolo, da un lato interrompono il palinsesto e perdono introiti pubblicitari ma dall&#8217;altro lato si regalano un tocco di istituzionalità.</p></blockquote>
<p> 31 dicembre 2008. Italia, ore 20:30. Rai1, Rai2, Rai3, Canale 5, La7 e (perfino) Mtv trasmettono il messaggio del presidente della repubblica Giorgio Napolitano.  Dopo 2 minuti, mentre sta parlando della crisi finanziaria, Napolitano dice: &#8220;Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.&#8221; L&#8217;ultima frase è una citazione di <strong>Franklin Delano Roosevelt</strong>, citato senza essere nominato: il 4 Marzo 1933 FDR, in occasione del <a href="http://avalon.law.yale.edu/20th_century/froos1.asp">discorso di insediamento</a> disse &#8220;So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself&#8211;nameless, unreasoning, unjustified terror which paralyzes needed efforts to convert retreat into advance.&#8221; Che Napolitano intenda citare FDR per indicare che anche qui serva un New Deal? </p>
<h3>Audience e spettatori</h3>
<blockquote><p>Finchè c&#8217;è audience, c&#8217;è repubblica: 13 milioni di italiani hanno seguito il messaggio del Presidente. </p></blockquote>
<p>Nella società dello spettacolo cos&#8217;è la misura di ogni cosa, se non i dati sull&#8217;audience? Altro che contenuti, attraverso l&#8217;<a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_848260557.html">Ansa</a>, veniamo a sapere che &#8220;Il terzo messaggio di fine anno di Giorgio Napolitano è stato seguito ieri sera in diretta da tredici milioni di italiani. Il livello molto alto degli ascolti, in linea con gli anni precedenti, conferma l&#8217;attenzione per questo tradizionale appuntamento nel quale, insieme agli auguri, il presidente della Repubblica si rivolge direttamente ai cittadini e svolge considerazioni politiche sul nuovo anno.&#8221; </p>
<h3>14 minuti all&#8217;insegna della speranza e altre risorse</h3>
<blockquote><p>Nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/politica/napolitano-discorso-2008/analisi-di-arcangeli/analisi-di-arcangeli.html">analisi di <strong>Massimo Arcangeli</strong></a> su Repubblica.it, così come <a href="http://www.spindoc.it/2009/01/01/messaggio-di-fine-anno-piu-crisi-che-occasione/">nelle tag cloud</a> di Spindoc, si nota che la parola più nominata (14 volte!) è proprio la parola &#8220;crisi&#8221;. </p></blockquote>
<p> Il messaggio (14 minuti, breve rispetto ai messaggi del passato) è all&#8217;insegna della speranza, anche se  la crisi viene definita &#8220;pesante&#8221; e ineluttabile. Per leggere/vedere il discorso del 2008 rimandiamo infine al <a href="http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=37669">sito del Quirinale</a>. I responsabili di Quirinale.it hanno inserito tutti i messaggi di fine anno di tutti i presidenti (e i video e audio, se disponibili) e non posso non citare il messaggio più paradossale. Ultimo <a href="http://www.quirinale.it/ex_presidenti/Cossiga/mess_fineanno/cossiga_m1991.htm">messaggio di <strong>Francesco Cossiga</strong></a>, il 31 dicembre 1991. [7] Cossiga è davanti alle telecamere per dire che &#8230; &#8220;Allora mi sembra meglio tacere. Vi sara&#8217; certo altra piu&#8217; appropriata occasione per farvi conoscere il mio schietto pensiero ed i miei propositi.&#8221; Nemmeno Debord poteva immaginare un messaggio (a reti unificate) che diventa un non-messaggio, la negazione di sè stesso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Poke elettorale. La politica gioca con Facebook</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/22/poke-elettorale-la-politica-gioca-con-facebook/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 15:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Geolocalizzazione della politica, e ufficio di rappresentanza permanente 24/7. Due degli usi politici (ancora ampiamente sperimentali) di Facebook. A partire da una ricerca sulla diffusione tra i deputati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><font size="-2">Con il solito ritardo pubblico qui un pezzo uscito su Nòva del Sole 24 ore del 12 Dicembre con il titolo &#8220;La geolocalizzazione della politica&#8221;.</em></font></p></blockquote>
<p>Cos’è Facebook? A questa domanda oggi un quinto dei deputati italiani risponderebbe con un sorrisino di superiorità. Lo dice <a href="http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_14548.htm">una ricerca presentata da Antonio Palmieri alla Camera dei Deputati</a>: <strong>133 deputati su 630 usano Facebook</strong>. Tra questi, ben 66 (il 10% del totale) non conoscono altra Internet se non il social network fondato dallo studente di Harvard Mark Zuckerberg: non possiedono infatti neppure un sito vetrina. È tutto accaduto in pochi mesi, complici il successo della campagna online di Obama e la travolgente affermazione di Facebook in Italia. Quest’ultimo sta di fatto riuscendo nell’impresa che anni di blog hanno ripetutamente mancato: avvicinare il ceto politico italiano al web sociale, rompendo con la pedata del passaparola il “soffitto di vetro” che separa i due mondi. I numeri della ricerca indicano una tendenza: Facebook colpisce in misura proporzionalmente maggiore quelle culture politiche meno abituate alla comunicazione online “classica”, quella fatta di siti o blog nei casi più innovativi. Chi prima snobbava il sito ora ama Facebook, e viceversa. </p>
<blockquote><p>Il dato più eclatante è quello della Lega Nord: i  deputati con un profilo su Facebook superano di gran lunga quelli sito-muniti: 35% contro 15%.</p></blockquote>
<p> Tra i deputati del Partito Democratico, “solo” <strong>il 18,8%</strong> ha aperto un profilo su Facebook – a fronte del <strong>43% che possiede un sito</strong>. I deputati del Popolo delle Libertà, al contrario, in ritardo sui siti personali (“solo” il 38% ne ha uno), recuperano grazie a Facebook: <strong>il 22% ha un profilo attivo</strong>. La tendenza si conferma anche per i gruppi meno numerosi. Ma il dato più eclatante è quello della Lega Nord, i cui deputati con un profilo su Facebook superano di gran lunga quelli sito-muniti: <strong>35% contro 15%</strong>. E forse non è un caso che il partito da tutti invidiato per il suo radicamento nel territorio sia anche quello più innamorato di Facebook. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1554" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/12/tabellafacebook.jpg" alt="Deputati online a confronto: siti personali e Facebook" width="500" height="355" />
	<div>Deputati online a confronto: siti personali e facebook.</div>
</div><a href="http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_14548.htm">Tabella riassuntiva di una ricerca</a> presentata il 4 dicembre scorso da <a href="http://www.antoniopalmieri.it/">Antonio Palmieri</a>, responsabile Internet del Pdl, durante il convegno “<a href="http://www.codiceinternet.it/profiles/blogs/ci-vediamo-giovedi-4-dicembre">Obama un mese dopo. La vittoria di Internet?</a>”, organizzato da Codice Internet alla Camera dei Deputati.<br/><br/></p>
<blockquote><p>Facebook è usato per geolocalizzazione politica e rappresentanza politica permanente.</p></blockquote>
<p> Facebook si sta dimostrando strumento molto efficace per <strong>“geolocalizzare” le attività politiche</strong>, e comunicare con il territorio a vari livelli; è usato da amministratori locali, candidati alle primarie, dirigenti di partito. In alcuni casi funge da ufficio di rappresentanza ventiquattrore ore su ventiquattro, da cui ascoltare i bisogni di un elettorato sempre meno raggiungibile attraverso altri canali. Un social network come Facebook è forse più un ritorno al passato che un tuffo nel futuro; suona familiare perché in molti tratti ricorda la politica vecchia maniera. </p>
<blockquote><p>Consenso, comunicazione, conversazioni: le tre aree di affinità con la politica vecchio stile </p></blockquote>
<p> C’è <strong>l’elemento competitivo</strong> costruito intorno alla forza attrattiva del capitale sociale: più amici uguale più consenso. C’è <strong>il tratto comunicativo</strong> che riproduce una campagna elettorale permanente: il muro delle notizie è il chiacchiericcio della comunità, gli aggiornamenti di status micro-comizi per dettare la linea, i gruppi e gli eventi opportunità di targettizzare il messaggio parlando a pezzi di società su temi specifici. C’è infine <strong>un tratto conversazionale</strong>: al contrario dei blog – più opachi da questo punto di vista (difficile sapere con certezza chi sono i lettori) – chi interagisce su Facebook ha nome, cognome e faccia. Cade l’ultima scusa dell’anonimato, e la politica è obbligata, in primis dagli “amici”, ad uscire fuori dalla gabbia dorata dei media tradizionali.</p>
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		</item>
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		<title>Il mood dell&#8217;America. A metà del guado.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/15/il-mood-dellamerica-a-meta-del-guado/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 20:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
		<category><![CDATA[governo e opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Right track / wrong track. Ancora incerto l'umore degli Usa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Domanda da un milione di dollari: stiamo andando nella giusta direzione, o in quella sbagliata?</p></blockquote>
<p> La domanda &#8220;wrong track / right track&#8221; è la domanda di partenza di molte strategie comunicative. Intendono misurare, più o meno spannometricamente, se il <em>mood</em> generale dell&#8217;elettorato – ovvero una sorta di misto tra sensazioni e atmosfera e contesto – è ottimista o pessimista verso chi governa, e verso il futuro. Prima delle elezioni presidenziali, il mood generale era sbilanciato sul wrong track &#8211; sulla sensazione si stesse andando nella direzione sbagliata, sensazione confortata da crisi e sfiducia e che secondo molti è fattore predominante nel leggere la vittoria di Obama.</p>
<p>E ora? Qual è ora il mood dell&#8217;Usa ad un mese e più dall&#8217;elezione di Obama?</p>
<p>Provano a dircelo i report <a href="http://www.rasmussenreports.com/public_content/politics/mood_of_america/right_direction_wrong_track/right_direction_or_wrong_track">Rasmussen</a>. Da cui sembra che gli Americani si sentano a metà del guado, non più nella direzione del disastro, ma non ancora fuori dalle sabbie mobili. </p>
<ul>
<li>17% of voters nationwide now say that the U.S. is heading in the right direction while 75% say we have gotten off on the wrong track.</li>
<li>    Just 22% of Democrats now say the nation is heading in the right direction, down from an average of 27% for the full month of November.</li>
<li>    15% of Republicans and 13% of unaffiliated voters say the nation is heading in the right direction.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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