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	<title>Spindoc &#187; fundraising</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blue State Digital, e la campagna online di Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/blue2.jpg" width="151" height="423" class="alignright size-full wp-image-1872" />Joe Rospars, tra i fondatori di <a href="http://www.bluestatedigital.com/">Blue State Digital</a>, responsabili della campagna sui new media di Obama, è in tour in Italia – tra conferenze e consulenze (area Pd). Lo intervista per Repubblica Ernesto Assante: <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/obama-presidenza-7/guru-campagna/guru-campagna.html">Sms, blog, social e network così ho fatto vincere Obama</a>. </p>
<p><strong>Molti pensano che gli strumenti del web siano freddi, impersonali, che Internet isoli la gente invece di unirla.</strong><br />
<em>&#8220;Potrebbe essere se si pensasse agli strumenti dei nuovi media come a una sostituzione dei rapporti umani diretti. Ma non è stato così. Il web ci ha dato modo di avere più gente nelle strade, più sostenitori che hanno fisicamente bussato a un numero molto maggiore di porte e parlato davvero a un numero molto più grande di persone. Il nostro obiettivo non era quello di trasmettere un messaggio dal vertice alla base in modo nuovo, ma quello di creare, come voleva Obama, una relazione con i supporter e dei supporter tra loro, mettere le persone al lavoro, non con gli ordini, ma con gli stimoli, dando ad ognuno tutto il materiale necessario online affinché ognuno si sentisse libero di fare quello che sapeva fare meglio. Nei nostri video, nei nostri messaggi, Barack Obama appariva poco, il nostro messaggio non era &#8220;votate Obama&#8221; ma &#8220;fate sentire la vostra voce&#8221;".</em></p>
<p>Segnalo anche il <a href="http://falsoidillio.splinder.com/post/20574459/politica+e+rete%3A+le+%22novit%C3%A0%22+">commento di b.georg</a>, che prende spunto dall&#8217;intervista: </p>
<p>«<em>Tuttavia la rete può essere assai utile in politica, purché lo scopo non sia diffondere il messaggio, cioè aprirsi un sito personale con il proprio faccione e il curriculum in bella vista, o un blog in cui si parla al popolo per fargli giungere il proprio fondamentale e altrimenti introvabile progetto politico&#8230; quanto piuttosto a) creare una relazione tra chi si propone e chi lo potrebbe supportare, b) tra coloro che lo supportano tra di loro, c) infine tra chi lo supporta e chi è effettivamente destinatario di un &#8220;messaggio&#8221;</em>».</p>
<p>E gli <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/05/15/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/">appunti di Loredana Lipperini</a>, presente all&#8217;incontro con i tipi di BSD organizzato dal Pd:</p>
<p>«<em>Ma come, e i social network? Utili, ma fino a un certo punto: le elezioni &#8211; è stata la risposta &#8211; non si vincono con un milione di amici su Facebook ma con il porta a porta. Ovvero: “Su Internet, abitualmente, si cerca di riflettere sulla politica. Invece, bisogna farla</em>”.»</p>
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		<title>Paolo Guarino e l&#8217;Obama che serve anche a noi</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/14/paolo-guarino-e-lobama-che-serve-anche-a-noi/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 10:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guarino e le differenze tra noi e Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/paologuarino-200x150.jpg" alt="Paolo Guarino" />«Il problema principale della politica italiana nell’uso dei nuovi media non sono le tecnologie che bene o male ci sono, ma la cultura e l’apertura che permette di capirne velocemente il senso e usarle al meglio. La politica italiana continua a voler giudicare gli strumenti, invece e prima di semplicemente provare ad usarli». Sono parole di <a href="http://opslab.wordpress.com/">Paolo Guarino</a>, intervistato per una serie di interviste su politica e web su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Affinità e differenze tra Obama e noi</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista a Thomas Gensemer, l&#8217;uomo in più della campagna online di Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 08:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'intervista a Thomas Gensemer, l'uomo in più della campagna online di Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Vedi anche il <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/video/2009/feb/18/thomas-gensemer-political-websites">video dell&#8217;intervista</a>: &#8216;We need a five year plan, not a five month plan&#8217;</p></blockquote>
<p> <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2009/feb/18/thomas-gensemer-online-election-campaign">G2 meets Thomas Gensemer, the man who masterminded Obama&#8217;s online presidential campaign </a> &#8211; è un articolo uscito qualche settimana fa su The Guardian. </p>
<p><strong>Thomas Gensemer</strong>, con la sua azienza Blue State Digital, ha curato la campagna online di Obama, mandato più di un miliardo di mail, costruito il sito/social network <a href="http://my.barackobama.com">my.barackobama.com</a> attraverso cui è riuscito a coinvolgere 13 milioni e mezzo di supporter/volontari e drenato più di 500 milioni di dollari per la campagna.  </p>
<p>Ecco un interessante passaggio sul <em>community management</em> online ma anche sul territorio della campagna di Barack Obama, un doppio legame di cui abbiamo più volte scritto, e il cui successo Gensemer lega all&#8217;esperienza di Obama (&#8220;Per Obama la tecnologia era un modo – forse l&#8217;unico – per trasferire le logiche tradizionali di una comunità attiva sul territorio ad un livello nazionale&#8221;):</p>
<ul>
<p><em>&#8220;The biggest thing is that the guy was a community organiser 20 years ago, and he knew that you as my neighbour knocking on my door meant more than a paid organiser or even himself knocking on the door.&#8221; Obama saw technology as the only way to transfer traditional community organising to a national level, with volunteers and donors signing up online and then being encouraged to go out to recruit further volunteers, hold meetings and house parties, spread the message.</em></ul>
]]></content:encoded>
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		<title>La Rete di Obama. Avatar perfetto e tecnomagico.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Spadone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Appunti, pensieri, spunti e riflessioni sulla campagna elettorale del neo presidente degli Stati Uniti. Da un convegno a Roma3 dedicato alla Rete di Obama. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
</em></p>
<blockquote><p><em>Il 4 dicembre 2008 a Roma si è svolto. all&#8217;Università degli studi di Roma3, il convegno &#8220;<a href="http://www.uniroma3.it/news.php?news=1133">La &#8216;Rete&#8217; di Obama</a>&#8220;.</em></p></blockquote>
<p><em> Tra i presenti: Enrico Manca, Federico Di Chio, Paolo Annunziato, Paolo Tacconi, Alberto Abruzzese, Sebastiano Bagnara, Sara Bentivegna, Gianpiero Gamaleri, Gianpiero Jacobelli, Paolo Mancini, Edoardo Novelli, Vincenzo Susca, Enrico Menduni. Di seguito, gli appunti presi da e rubati a <a href="http://blogbuster.ilcannocchiale.it/">Flaminia Spadone</a> &#8211; come bozza di lavoro/contributo all&#8217;intenso dibattito su Internet e Obama – nonché dimostrazione della ricchezza delle interpretazioni e dell&#8217;eterogeneità dell&#8217;<a href="http://www.spindoc.it/2008/12/03/lobamite-della-politica-italiana/">obamite</a> italiana. Buona lettura as</em></p>
<h3><strong>Enrico Manca</strong> (Pres. ISIMM)</h3>
<blockquote><p>Obama è il perfetto Avatar, è la fantasia che diventa realtà.</p></blockquote>
<p>Il coinvolgimento messo in atto da Barack Obama è stato totale ed è riuscito ad abbracciare i due estremi della società americana: dalla classe creativa a quella degli emarginati. Inoltre ha saputo integrare l’utilizzo dei vecchi e dei nuovi media.</p>
<blockquote><p>I nuovi media sono sempre stati cruciali per l’elezione del presidente USA. </p></blockquote>
<p>Jefferson = Quotidiani; Roosvelt = Radio; Kennedy = Tv; Obama = Internet. Già nel 2000 <strong>Howard Dean</strong> aveva puntato su internet ma il suo caso fallimentare è l’esemplificazione del fatto che l’uso, seppure sapiente, di internet da solo non basta per arrivare alla Casa Bianca. Obama è web-compatibile perché web-generato. I social network hanno dato forma alle sue idee, hanno realizzato una rete organizzata di sostenitori e una rete forte per la raccolta fondi. Obama fa sperare in un ritorno della politica alta, della politica del consenso – attraverso una cultura di massa non massificata, attivando quelle che Rheingold definisce <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Smart_mob">Smart Mobs</a>.</p>
<ul>
<li>L&#8217;<a href="http://www.key4biz.it/News/2008/12/05/Contenuti/Barack_Obama_new_media_comunicazione_politica_cultura_digitale_Max_Weber_isimm_enrico_manca.html">intero intervento</a> su KeyforBiz</li>
</ul>
<h3><strong>Di Chio</strong> (Direttore operativo della tv digitale di Mediaset)</h3>
<blockquote><p>Nell’era della new economy la parola chiave è innovare, e la gioventù è un valore.</p></blockquote>
<p>Obama è un outsider non è un leader storico, non fa parte dell’”aristocrazia” del partito, né è stato scelto per “selezione dinastica”. Ha fondato il suo successo politico non sull’anzianità della militanza. Obama non rappresenta il partito democratico, Obama è la sua storia personale.</p>
<p>Se Internet nella sua prima fase aveva una funzione <em>destruens</em>, rispetto ai linguaggi e ai formati della vecchia comunicazione, l’internet del web 2.0 è passato alla fase <em>construens</em> (con l&#8217;affermazione delle <em>social communities</em>). </p>
<blockquote><p>Nuova modalità di comunicare la politica, nuova proposta politica, un nuovo coinvolgimento. </p></blockquote>
<p>Il messaggio della vittoria di Obama è di portata epocale e deve far riflettere la classe politica e chi si occupa di comunicazione. Stanno cambiando le logiche in politica e nel mercato. Il Web 2.0 e lo user generated content è un fenomeno che potrebbe sovvertire i vecchi assetti.</p>
<h3><strong>Paolo Annunziato</strong> (Public Affairs Telecom Italia)</h3>
<p>Due riflessioni principali:</p>
<ul>
1. l&#8217;uso che Obama ha fatto e farà delle nuove tecnologie;<br />
2. la concezione che Obama ha della rete (e le implicazioni di policy).</ul>
<blockquote><p>Per dirla con <strong>McLuhan</strong>, se internet è stato il mezzo, &#8220;cambiamento&#8221; è stato il messaggio.</p></blockquote>
<p> Obama ha saputo trasformare i suoi sostenitori da volontari passivi a <em>empowered organizer</em>, spingendo sul <em>right-brain</em>, la parte emotiva dell&#8217;elettore. Ha potuto fare questo grazie ad una <em>field operation</em>,  il suo sito infatti è in realtà un sito di <em>social networking</em>. Obama ha capitalizzato questa “fortuna” di risorse umane e ora può contare su una rete di milioni di contatti per testare le sue proposte.</p>
<p>L&#8217;uso innovativo delle nuove tecnologie è stato a 360°, prevedendo anche lo sviluppo di apposite applicazioni dell&#8217;iPhone e dell&#8217;X-box e di tecniche di localizzazione mobile.</p>
<h3><strong>Paolo Tacconi</strong> (Manager team Services Group di Msn Italia)</h3>
<p>La rete e la politica hanno due cose in comune: </p>
<ul>
<li>l’impossibilità di separare il cuore e la ragione </li>
<li>la dimensione di flusso</li>
</ul>
<p>Internet è un insieme di dati è quindi un enorme strumento per la politica: è fondamentale per la targettizzazione del pubblico. Internet interagisce con i cambiamenti all’interno dell’opinione pubblica.</p>
<h3><strong>Alberto Abruzzese</strong> (Prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi allo Iulm)</h3>
<blockquote><p>La vittoria di Obama ci fa riflettere sul futuro dell’Occidente</p></blockquote>
<p> Obama è la grande chimera del nuovo mondo, è il mondo occidentale che si esprime in modi diversi. Se Bush era l’espressione della hardware; Obama, dobbiamo riconoscere, è l’espressione della software. Internet ha permesso a Obama di costruire la sua innovazione, di costruire il simulacro. </p>
<p>E&#8217; la terza fase dei presidenti americani. Se <strong>Kennedy</strong> rappresenta il simulacro del presidente che porta la felicità nel mondo, <strong>Reagan</strong> incarnava il modello del politico/attore, il simulacro del presidente che recita la grande scena della sovranità americana. <strong>Obama</strong> ora porta con se una nuova narrazione: il dolore incarnato dal presidente, il nero che ha sofferto.</p>
<blockquote><p>Il prossimo potrebbe essere una donna, che è l’altro esempio di corpo sofferente.</p></blockquote>
<p>Si è passati, quindi, dalle grandi astrazioni (massa), alla sofferenza di un singolo uomo (la carne). Il sorriso di Obama ricorda il sorriso del Joker, un uomo che siccome ha sofferto in passato, ora gioca il ruolo del potere.</p>
<h3><strong>Sebastiano Bagnara</strong> (Direttore del Laboratorio di comunicazione multimediale dell’Università di Siena)</h3>
<p>Per il finanziamento delle campagne ha usato lo stesso metodo, teorizzato da <strong>Chris Anderson</strong> nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga">teoria della Coda Lunga</a>, raccogliere anche il più piccolo obolo se il costo della raccolta è minore del guadagno che ne ricavi.</p>
<blockquote><p>Il rapporto tra Obama e la rete non è tecnico, ma antropologico.</p></blockquote>
<p>Obama parla ai così detti nativi digitali, che hanno, tra l’altro, una diversa concezione dell’amicizia – la cosiddetta <em>enlarged friendship</em> – puoi sentirti parte di un processo anche se sei distante nello spazio e nel tempo, perché ti senti comunque vicino emozionalmente.</p>
<p>I nativi digitali ai quali lui parla sono il simbolo della <em>peer2peer education</em>: le conoscenze non vengono trasmesse come a scuola, ma vengono condivise con gli altri, il che porta ad una diversa costruzione dell’identità.</p>
<p>Nella frase “Yes we can” la dimensione del “noi” è fondamentale per la tenuta di quello slogan. Essere legato agli altri vuol dire che tutto quello che produci lo condividi, è il concetto del <em>creative commons</em> (forse anche per questo lo stesso slogan italianizzato nel “si può fare” non ha funzionato, usa la forma impersonale che non porta vicinanza emotiva).</p>
<h3><strong>Sara Bentivegna</strong> (Prof di Comunicazione politica a La Sapienza)</h3>
<blockquote><p>Obama ha saputo fare un uso sapiente di sms e mail.</p></blockquote>
<p>E&#8217; stato tempestivo e personalizzato, come ad esempio quando ha comunicato il ticket con <strong>Joe Biden</strong>. L’apice è stato raggiunto il 5 novembre all’1.00 quando ha mandato a tutti i suoi sostenitori il messaggio via <a href="http://blogdome.wordpress.com/2008/11/05/yes-we-can-2/">mail</a> prima di andare a Grant Park per tenere il comizio conclusivo. Ciò denota una grandissima attenzione da parte della sua squadra nell’utilizzo di Internet fin nei minimi dettagli.</p>
<blockquote><p>C’è un’identificazione totale di Obama in Internet, a tal punto che si è parlato di una Facebook Administration.</p></blockquote>
<p> Obama ha utilizzato la rete per creare un individualismo reticolare organizzato: aveva a disposizione un database degli elettori incredibile che ha sputo utilizzare in maniera molto intelligente. Ha prima predisposto una mappatura dei militanti per il porta a porta, dopodiché ha stilato un manuale online per il porta a porta sui modelli di conversazione possibili, fino ad arrivare all’<em><a href="http://www.nationaljournal.com/njonline/no_20081107_4999.php">Houdini project</a></em>: i militanti fuori dai seggi mandavano via sms i nomi degli elettori in fila per espungerli dalla lista e mandavano a chiamare quelli che non si erano ancora presentati (<em>Get-out-the-vote operation</em>).</p>
<p><H3><strong>Gianpiero Gamaleri</strong> (Prof.di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a Roma3)</h3>
<blockquote><p>Obama ha utilizzato molto la forza del passaparola e dei rapporti interpersonali.</p></blockquote>
<p>Obama dava per scontata la conoscenza del suo messaggio nelle mail che manda ai suoi sostenitori, costruisce così un rapporto confidenziale con i suoi. Da questo momento avremo non solo dei leader che usano Internet, ma che vengono selezionati da Internet, ciò darà vita a un nuovo tipo di leadership</p>
<h3><strong>Gianpiero Jacobelli</strong> (Direttore della versione italiana di Technology Review)</h3>
<blockquote><p>La vera novità non è l’uso di internet, ma l’uso innovativo di internet, un uso a cavallo tra le diverse realtà reale/virtuale.</p></blockquote>
<p> I social network sono stati utilizzati non solo come struttura comunicativa, ma come struttura di mobilitazione. Talbot ha fatto un’inchiesta sul settore “reti” della comunicazione di Obama e sono venute fuori 3 cose:</p>
<ul>
<li>Non si parla di rete ma di reti (informatiche, telefoniche, postali…) il che da l’idea della complessità della sua azione (la campagna di Dean fu fallimentare perché puntò tutto sul <em>fundraising</em> senza farcirlo di passione ed emotività)</li>
<li>Nessuna delle iniziative in rete si è lì esaurita, ma aveva sempre un prosieguo nella vita reale. Il doppio corpo della rete veniva fuori nella capacità di responsabilizzarsi nella vita reale rispetto a ciò a cui si aveva aderito online.</li>
<li>Siamo in attesa di una verifica potenziale dei fatti, che è poi il punto critico. La rete è in grado di divulgare delle speranze, ma non è in grado di dare una risposta. Per ora non c’è stata novità nel  comportamento politico.<br />
Adesso aspettiamo Obama al varco, per capire se sarà in gardo di dare consistenza al fascino delle sue promesse</li>
</ul>
<h3><strong>Paolo Mancini</strong> (Prof.di Sociologia della comunicazione all’università di Perugia)</h3>
<blockquote><p>Gli italiani come sempre sono stati sedotti dalla novità. </p></blockquote>
<p>Obama non ha vinto grazie alla Rete, ma ha vinto perché è stato aiutato dalla crisi economica e poi, anche, dalla Rete.</p>
<p>Obama ha vinto per 3 motivi:</p>
<ul>
<li>In situazione di crisi non vince mai l’incumbent</li>
<li>Dopo 2 cicli elettorali c’è sempre l’alternanza</li>
<li>Bush era ormai un presidente screditato</li>
</ul>
<p>Per vincere le elezioni sono necessarie organizzazione e consenso: la Rete te li può dare entrambe, ma  ormai è appurato che non serva per far cambiare opinione.</p>
<p>La rete poi raddoppia la sua forza quando interagisce con i vecchi media, quando diventa fonte d’informazione per le tv e i giornali, e nell’organizzazione del porta a porta. La Rete, di fatto, viene tematizzata dai vecchi media.</p>
<h3><strong>Edoardo Novelli</strong> (Prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a Roma3)</h3>
<blockquote><p>Le funzioni che ha assunto la rete in questa campagna elettorale sono esattamente le stesse utilizzate dalla vecchia politica.</p></blockquote>
<p> I social network hanno preso il posto della vecchia militanza e hanno organizzato il porta a porta esattamente come si faceva ai tempi del Pci. E anche l’<em>Houdini project</em> ricordato prima dalla Bentivegna non è nient’altro che la versione moderna delle vecchie staffette organizzate dal Pci.</p>
<p>Obama ha saputo, come nelle vecchie organizzazioni politiche, creare un’appartenenza e una struttura organizzativa gerarchica. Tutto ciò negli anni passati (dai ’60 a oggi) è stato assorbito dalla Tv, ora si è finalmente a tornati alla vecchia politica, solo con l’utilizzo di nuovi mezzi.</p>
<p>Internet agisce sui comportamenti: ti fa uscire a fare il porta a porta, ti fa donare fisicamente del denaro.</p>
<h3><strong>Vincenzo Susca</strong> (Dottore di ricerca in Scienze sociali alla Sorbona e in Sociologia della comunicazione a La Sapienza)</h3>
<p>William Gibson nel 1982 inventò il termine cyberspazio e la sua definizione: “un’allucinazione vissuta consensualmente”: Obama ha incarnato il principio del cyberspazio.</p>
<blockquote><p>Per dirla con De Kerkove non si parla più di tecnologia ma di <em>tecnomagia</em>. </p></blockquote>
<p> Obama emette un <a href="http://www.comunicamente.org/Comunicazione-e-politica_1788941.html">impulso tecnomagico</a> che porta ad una partecipazione mistica; I sensi e l’aspetto cognitivo sono attivati. E’ lo scarto comunicativo che tira fuori il massimo della partecipazione cognitiva ed emotivo-emozionale.</p>
<p>Con le nuove tecnologie possiamo assistere ad un ritorno del totem. Nel sistema totemistico (mix tra religione, credenze e magia) c’è un forte carico estatico, nel quale però si sceglie in maniera consapevole di essere coinvolti</p>
<blockquote><p>La comunicazione in rete è molto diversa dalla propaganda. </p></blockquote>
<p>Le Reti, infatti, non si accontentano di elaborare un programma o un messaggio. Ogni epoca storica è contraddistinta da un cuore comunicativo, il cuore dell’industria culturale oggi è nella Rete. La Rete può costruire un modello di politica che ancora non abbiamo conosciuto.</p>
<p>Abbiamo assistito nel XX secolo ad uno straripamento della politica in mondi che non sono i suoi: Roosvelt – Kennedy &#8211; Reagan – <strong>Schwarzenegger</strong> &#8211; Obama. Tutti nomi fuori dal palazzo, non parlano i linguaggi della politica. Il contenuto di fondo è sempre qualcosa di non politico. </p>
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		<title>Personal Democracy Forum. Live from New York.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 14:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Personal Democracy Forum. Rebooting politics.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; iniziata questa mattina a New York, in una splendida location (Lincoln Center, con vista su Central Park), la quinta edizione di <a href="http://pdf2008.confabb.com/conferences/pdf2008">Personal Democracy Forum</a>: due giorni e un programma molto denso. Tema ovviamente: come la tecnologia sta cambiando il modo di fare politica, rispetto a tutti gli attori in campo (politici, organizzazioni grassroots, pubbliche amministrazioni, professionisti della comunicazione). Ovviamente l&#8217;attenzione è tutta rivolta alle elezioni presidenziali USA dell&#8217;autunno. </p>
<blockquote><p>Altre informazioni e (quasi) live coverage su webgol: <a href="http://www.webgol.it/2008/06/23/pdf-2008-live-coverage-sort-of/">http://www.webgol.it/2008/06/23/pdf-2008-live-coverage-sort-of/</a>, oltre che ovviamente sul sito di <a href="http://pdf2008.confabb.com/conferences/pdf2008">Pdf</a></p></blockquote>
<p>The times are a-changing (ecco un video proiettato nella mattinata: e il riferimento canzonettistico è ovviamente un altro) :)<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gEaS-K3j3M8&#038;hl=en"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/gEaS-K3j3M8&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 18:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget per visualizzare chi raccoglie più donazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>What’s the Obama’s lesson? When you’re fundraising, talk about people &#8211; not money.</p></blockquote>
<p>Obama raggiunge il milione di &#8220;supporter paganti&#8221;, che hanno contribuito con una donazione alla sua esaltante e sorprendente (finora) campagna elettorale. Come scrivevo ieri, conta anche che abbia ad un certo punto preferito parlare di persone (che &#8220;possiedono&#8221; pezzi di campagna) piuttosto che di soldi (totali raggiunti).</p>
<h3>Neologismo</h3>
<blockquote><p>Ma forse il vero innovatore del fundraising di questa tornata è <strong>Ron Paul</strong>, con il <a href="http://techpresident.personaldemocracy.com/blog/entry/11759/the_power_of_flashmob_fundraising">flashmob fundraising</a> e una delega molto forte agli attivisti a cercar fondi autonomamente.</p></blockquote>
<p> E&#8217; <a href="http://crowdsourcing.typepad.com/cs/2008/02/crowdfunding-a.html"><strong>crowdfunding</strong></a> &#8211; la raccolta fondi distribuita sulla &#8220;folla&#8221;, ovviamente sulla scia del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a>. In generale questa campagna ha visto un aumento degli small donors, dei piccoli donatori. Trainati da <strong>Obama</strong>, che vanta appunto un <strong>milione</strong> di donatori (di cui solo il <strong>3%</strong> con donazioni pari al massimo possibile, ovvero <strong>2.300$</strong>). Ma anche la <strong>Clinton</strong> può vantare <strong>225.000</strong> persone che hanno donato meno di <strong>200 $</strong>, laddove <strong>McCain</strong> solo 125.000. </p>
<p>(via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/02/la-persuasione.html">Paferrobyday</a>)</p>
<h3>Widget</h3>
<p>Tra i tanti widget che si propongono di tracciare il flusso dei finanziamenti di campagna, permettendo di embeddarli, ecco uno fresco fresco via <a href="http://www.maplight.org">MAPLight.org</a>, segnalato dal solito <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22390/daily_digest_bloomie_s_officially_out">techPrez</a>. Questo conta i soldi e non le persone :)</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0" width="305" height="121" id="ticker5" align="middle"><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><param name="movie" value="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549"></param><param name="quality" value="high"></param><param name="bgcolor" value="#ffffff"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549" quality="high" bgcolor="#ffffff" width="305" height="121" name="ticker5" align="middle" wmode="transparent" allowScriptAccess="sameDomain" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></object></p>
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		<title>La campagna di Barack Obama supera il milione di sostenitori</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 22:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La campagna di Barack Obama supera il milione di sostenitori. Parlando di persone e non di soldi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ecco le <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/samgrahamfelsen/gGgxP7">prime righe del messaggio</a>: &#8220;Early this morning, we reached one million people owning a piece of this campaign. Think about that for a minute. One million people like you own a stake in a grassroots movement that is not just competing, but thriving, in a political process that&#8217;s been dominated by special interests for far too long&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ad annunciarlo lo stesso senatore con <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/samgrahamfelsen/gGgxP7">un messaggio inviato ai propri sostenitori</a> tramite la efficacissima mailing list; e proprio nei giorni decisivi delle combattutissime primarie. </p>
<p>La campagna di Barack Obama ha superato quota <strong>un milione di sostenitori</strong>. Un milione di <em>obamini</em> che hanno finora contribuito con un versamento. Un milone di persone che, come dice lo stesso senatore &#8220;<em>possiedono</em>&#8221; un pezzo di campagna presidenziale.</p>
<p>La scelta di classe (e probabilmente vincente) &#8211; nonché un consiglio per chi in Italia proverà a scimmiottare:</p>
<ol>1) più che parlare di soldi, <strong>parla di persone</strong> </ol>
<ol>2) Più che parlare di donare (a fondo perduto), <strong>parla di acquistare</strong> (un pezzo di campagna).</ol>
<div class="img " style="width:270px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/1millionobama.png" alt="Un milione di persone hanno donato per la campagna di Obama" width="270" height="430" />
	<div>Un milione di persone hanno contribuito alla campagna di Obama</div>
</div>
<p>LINK: <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/samgrahamfelsen/gGgxP7">Message from Barack</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ron Paul, l&#8217;ultrasettantenne adorato dai geek</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/02/22/ron-paul-lultrasettantenne-adorato-dai-geek/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 06:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non è finita finché non è veramente finita”. Potrebbe essere il motto di Ron Paul, 72enne ginecologo di Pittsburgh, deputato del Texas, liberista e libertario, pilota di aerei ed elicotteri, ex militare di lungo corso e (ancora) candidato alle primarie presidenziali USA. Grazie soprattutto ad Internet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non è finita finché non è veramente finita&#8221;. Potrebbe essere il motto di <strong><a href="http://www.ronpaul2008.com/">Ron Paul</a></strong> (vedi anche la <a href="http://projects.washingtonpost.com/2008-presidential-candidates/ron-paul/">pagina hub</a> del Wp), 72enne ginecologo di <strong>Pittsburgh</strong>, deputato del <strong>Texas</strong>, sostenitore del liberismo economico allo stato puro, ideologo libertario, pilota di aerei ed elicotteri, ex militare di lungo corso e (ancora) candidato alle primarie presidenziali USA &#8211; terzo incomodo nel confronto repubblicano tra <strong><a href="http://www.johnmccain.com">McCain</a></strong> e <strong>Mike Huckabee</strong>.</p>
<p>Dato per spacciato sin dall’inizio del race elettorale repubblicano, <strong>Ron Paul </strong>resiste imperterrito. La lotta fratricida tra McCain e <a href="http://www.mittromney.com">Mitt Romney</a>, poteva concedergli ampi margini di manovra. Ma, purtroppo per lui, l’ex pastore mormone Romney ha lasciato il campo al veterano McCain, e il sogno di un colpo grosso è svanito. Rimane ora l’obiettivo di consolidare l’influenza del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libertarismo">movimento libertario</a> all’interno del partito Repubblicano e sul territorio. E sono molti i libertari americani che vedono in lui un leader di riferimento che mancava dai tempi di <strong>Ronald Reagan</strong>.  </p>
<div class="img " style="width:200px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/ronpaul_little.jpg" alt="Ron Paul nella foto ufficiale di campagna" width="200" height="280" />
	<div>Ron Paul nella foto ufficiale di campagna</div>
</div><br />
<strong><br />
Ron Paul</strong> vanta l’appoggio dei cosiddetti <em><a href="http://www.motherjones.com/news/feature/2008/01/ron-paul-apostles-libertarian-theology.html">techno-publicans</a></em>, un’agguerrita minoranza di classe dirigente &#8211; molti under 45, quadri e professionisti, capaci di mobilitare e gestire risorse finanziarie, esperti nell’impiego delle nuove tecnologie. Come sottolinea <a href="http://www.motherjones.com">Mother Jones</a>, il miracolo di un ultra-settantenne sostenuto dalla parte più giovane e vitale del Great Old Party.</p>
<p>Profondamente religioso e anti-abortista (pro-life), crede però fermamente nella necessità di tutelare nel senso più ampio le libertà personali. Contrario sin dall’inizio alla guerra in <strong>Iraq</strong> e attento alla questione palestinese, vanta il sostegno della ricca minoranza degli arabi americani. Piace addirittura ad alcune frange democratiche, per la sua dura critica contro le lobby e gli apparati di intelligence, la denuncia degli arbitri del sistema bancario, la condanna dell’imperialismo, il favore con cui guarda alla depenalizzazione delle droghe leggere. Più controverse, invece, le sue posizioni sulla completa liberalizzazione delle armi da fuoco e sull’11 settembre, che a suo dire potrebbe addirittura essere frutto di un complotto interno.</p>
<p>Tagliato sostanzialmente fuori dai mass media e, secondo i suoi supporter vittima di una <a href="http://sostenibile.blogosfere.it/2008/01/presidenziali-2008-una-campagna-di-infamie-contro-ron-paul-e-mccain.html">campagna di denigrazione mediatica</a>,  Ron Paul <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=252">domina Internet</a>. In autunno, ha stravinto le primarie virtuali su MySpace, condividendo lo scettro della vittoria con il democratico Obama. Nel 2007 è stato uno dei politici più cercati su Google (vedi la classifica di <a href="http://www.google.com/intl/en/press/zeitgeist2007/newsmakers.html">Google Zeitgeist</a>) e i suoi video sono al top delle <a href="http://www.techpresident.com/youtube">YouTube charts</a> dei politici (anche quelli con la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YrdRtu2nnT0">sexy Paul girl</a>). Il modo in cui sfrutta le potenzialità del social networking è intensivo: l’uso combinato di <strong>YouTube</strong>, <strong>Digg</strong>, <strong>Eventful</strong>, <strong>Meetup</strong>, <strong>Flickr</strong>, <strong>Cafe Press</strong>, <strong>Facebook</strong> e <strong>MySpace</strong> riduce al minimo i costi di gestione della campagna (sono tutti servizi commerciali gratuiti) e consente un’alta penetrazione dell’elettorato giovanile.</p>
<div class="img " style="width:566px;">
	<a href="http://www.google.com/intl/en/press/zeitgeist2007/newsmakers.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/zg_2007_politicians.png" alt="Google Zeitgeist 2007. L’hockey stick di Ron Paul durante il moneybomb di ottobre 2007 nelle ricerche su Google" width="566" height="249" /></a>
	<div>Google Zeitgeist 2007. L’hockey stick di Ron Paul durante il moneybomb di ottobre 2007 nelle ricerche su Google</div>
</div>
<p>Sostegno dei giovani, appoggio dei techno-pubblicans, uso intelligente di Internet e forte radicamento territoriale sono il segreto dello straordinario successo finanziario della campagna di Ron Paul. Il fundraising, tutto basato sulle offerte di piccoli donatori che versano in media 100 dollari a testa, ha fruttato più di <strong>20</strong> milioni di dollari nel 2007 e ha già sfondato quota <strong>6</strong> milioni di dollari nei primi mesi del 2008. Gran parte di questi soldi provengono dai <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Moneybomb">moneybomb</a>, donazioni di massa fatte in corrispondenza di giornate ad alto valore simbolico per i libertari: <strong>4,2</strong> milioni di dollari arrivati il 5 novembre, per il <a href="http://www.internet-at-work.com/hos_mcgrane/holidays/gregory.html">Guy Fawke’s Day</a>; <strong>6</strong> milioni di dollari per l’anniversario del Boston Tea Party, il 16 dicembre; <strong>1,8</strong> milioni per la ricorrenza della morte di <strong>Martin Luther King</strong>.</p>
<p>Il 4 marzo, Ron “il pazzo”, come lo chiamano i suoi denigratori, punta ad un buon risultato soprattutto in Texas. A casa sua. A chi gli chiede se questa sfida suicida contro il campione John McCain valga ancora la pena di essere affrontata, lui risponde che si ritirerà solo quando si ritireranno i suoi sostenitori. Ma, a giudicare da come vanno le cose fino ad ora, la corsa dei libertari di Ron Paul durerà ancora a lungo. </p>
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		<title>Udine, State of the Net. Risorse dalla sessione su politica e Internet.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 13:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di ritorno da una splendida e accogliente (e piena di sole!) Udine &#8211; dove questo weekend si è tenuta la prima edizione di State of the Net. I complimenti, per niente di rito, vanno a Paolo Valdemarin, Sergio Maistrello e Beniamino Pagliaro &#8211; il trittico (ben assortito e delle meraviglie) che è riuscito a confezionare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di ritorno da una splendida e accogliente (e piena di sole!) Udine &#8211; dove questo weekend si è tenuta la prima edizione di <strong><a href="http://www.stateofthenet.it/">State of the Net</a></strong>. I complimenti, per niente di rito, vanno a <strong><a href="http://paolo.evectors.it/italian/">Paolo Valdemarin</a></strong>, <strong><a href="http://www.sergiomaistrello.it/">Sergio Maistrello</a></strong> e <a href="http://www.coseinfila.it/"><strong>Beniamino Pagliaro</strong></a> &#8211; il trittico (ben assortito e delle meraviglie) che è riuscito a confezionare un evento sicuramente inedito in Italia per ricchezza di contenuti, ospiti e programma.</p>
<p><font size="-2">[State of the Net. il video della prima parte della sessione “<a href="http://www.stateofthenet.it/2008/02/09/090208-ii-sessione-internet-killed-the-political-star/">Internet killed the political star</a>"]</font></p>
<div><a href="http://www.stateofthenet.it/2008/02/09/090208-ii-sessione-internet-killed-the-political-star/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/stateofthenet_streaming.jpg" alt="State of the Net. il video della prima parte della sessione “Internet killed the political star”" /></a></div>
<p>In questi giorni saranno on line in video tutte le sessioni. E&#8217; già disponibile (in <a href="http://www.stateofthenet.it/2008/02/09/090208-ii-sessione-internet-killed-the-political-star/">qualità streming video a questo indirizzo</a>) la sessione da me moderata con <a href="http://www.levjoy.com/"><strong>Joshua Levy</strong></a>, <a href="http://www.bookcafe.net/blog"><strong>Giuseppe Granieri</strong></a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/"><strong>Antonella Napolitano</strong></a> &#8211; in cui non solo mi sono molto divertito ma credo siamo riusciti a dare (certo non esaustivo) senso dei molteplici differenti punti di vista su come Internet sta cambiando la politica. Come diceva Josh: &#8220;<em>the Web is about people, and <strong>politics is about people too</strong>; that&#8217;s why the Web is becoming one of the most revolutionary political development we&#8217;ve seen in a long time</em>&#8220;. Oppure come diceva Giuseppe: &#8220;<em>il punto è che non sta cambiando la politica, ma stanno cambiando gli elettori &#8211; ovvero le persone</em>&#8220;.</p>
<p>Abbiamo parlato di partecipazione e comunicazione, della capacità che ha la Rete di ridisegnare lo scenario della sfera pubblica e di video virali, di comunicazione che sulla Rete difficilmente funziona se non è autentica e di fundrisaing &#8211; ecc.</p>
<p>Metto qui sotto le <a href="http://www.slideshare.net/webgol/stateofthenet-internet-killed-the-politician-star">slide</a>, giusto per completezza: ma molte non le abbiamo proprio visualizzate (mi piacerebbe ritornare in qualche modo sul tema del <em>political busting</em> di De Kerchkoviano conio).</p>
<div style="width:425px;text-align:left" id="__ss_261279"><object style="margin:0px" height="355" width="425"><param name="movie" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=stateofthenet-internet-killed-the-politician-star-1202734605531322-4"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=stateofthenet-internet-killed-the-politician-star-1202734605531322-4" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;"><a href="http://www.slideshare.net/?src=embed"><img src="http://static.slideshare.net/swf/logo_embd.png" style="border:0px none;margin-bottom:-5px" alt="SlideShare"/></a> | <a href="http://slideshare.net/webgol/stateofthenet-internet-killed-the-politician-star" title="View this slideshow on SlideShare">View</a> | <a href="http://www.slideshare.net/upload">Upload your own</a></div>
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		<title>Il fundraising e i text messages nelle presidenziali statunitensi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 07:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saro Distefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising e mailing]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[John Edwards]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
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		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
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		<description><![CDATA[I costi delle campagne elettorali lievitano sempre più, specie negli States, e ciò determina la centralità del fundraising nelle strategie elettorali. Questa è l’ultima sfida per gli spin doctor d’oltreoceano, come ha scritto di recente la nostra Antonella Napolitano, riferendosi all’esperimento del democratico John Edwards, che in una sola notte è riuscito a raccogliere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I costi delle campagne elettorali lievitano sempre più, specie negli States, e ciò determina la centralità del fundraising nelle strategie elettorali. </p>
<p>Questa è l’ultima sfida per gli spin doctor d’oltreoceano, come ha scritto di recente <strong><a href="http://www.spindoc.it/2007/07/03/fundraising-youtube-e-myspace-cosa-conta-di-piu-per-vincere/">la nostra Antonella Napolitano</a></strong>, riferendosi all’esperimento del democratico <strong><a href="http://johnedwards.com/">John Edwards</a></strong>, che in una sola notte è riuscito a raccogliere le donazioni di 13.000 sostenitori, che hanno aderito alla campagna di comunicazione via sms. E non è solo questione di soldi, ma di messaggio che manda all&#8217;esterno: “Il fundraising (negli USA) è un rilevante fattore di valutazione dell’impatto di una campagna elettorale”, scrive <a href="http://www.spindoc.it/2007/07/03/fundraising-youtube-e-myspace-cosa-conta-di-piu-per-vincere/">Antonella</a>. Quasi un indicatore di <em>electability</em>.</p>
<p>E&#8217; stato <strong>Amy Rubin</strong>, stratega della campagna elettorale di <strong>Edwards</strong>, ad avere la brillante idea di <a href="http://www.techpresident.com/node/1302">utilizzare gli sms</a> per coinvolgere l’elettorato nel finanziamento del candidato: </p>
<p><font size="-2">John Edwards</font><br />
<img src='http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2007/07/john-edwards.jpg' alt='john-edwards.jpg' /></p>
<blockquote><p>John Edwards ti vuole parlare! Rispondi. Digita  “CHIAMA” ed invia. Jhon ti richiamerà! Oppure chiama 202.350.9749.</p></blockquote>
<p>Ed in effetti così accade. Invii un messaggio o chiami e vieni richiamato, a costo zero, da un membro dello staff di <strong>Edwards</strong> a cui dai il numero della tua carta di credito. L’idea è tutt’altro che bislacca. Funziona. Non si conoscono la cifre dell’esperimento, ma la cosa per ora sembra funzionare. E mentre <strong><a href="http://www.barackobama.com/">Barack Obama</a></strong> fa <a href="http://origin.barackobama.com/mobile">scaricare dal suo sito delle suonerie</a> che citano parti dei suoi discorsi o <strong><a href="http://www.hillaryclinton.com/">Hillary Clinton</a></strong> annuncia con un «text message» di aver scelto l’inno della sua campagna, <strong>John Edwards</strong> per ora fa cassa. </p>
<p>Sarebbe interessante, scrive <strong><a href="http://www.epolitics.com/2007/06/24/edwards-campaign-circumvents-limits-of-mobile-fundraising-for-now/">Colin Delany</a></strong> su <a href="http://www.epolitics.com/">Epolitics</a>, sapere anche quale sia il feedback negativo di tale iniziativa (se si parla di email, quelle cestinate ammontano a circa la metà di quelle inviate) o perché non è stato inserito nel messaggio la richiesta di avviare un passaparola.<br />
Privacy? Discrezione? Può essere. Il cellulare, comunque, specie quelli di nuova generazione, si candida a giocare un ruolo fondamentale in tutte le strategie di campaigning futuro &#8211; fundraising in primis (in fondo via cellulare siamo &#8220;abituati&#8221; a pagare, molto più che via internet).</p>
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		<title>Fundraising, YouTube e MySpace. Cosa conta di più per vincere?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 06:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Del vil denaro non si parla mai, forse (anche!) perchè il finanziamento delle campagne elettorali da parte dei cittadini non è un tema tipico delle nostre, ma è un fatto che negli USA il fundraising sia un rilevante fattore di valutazione dell&#8217;impatto di una campagna elettorale – fino al giorno delle elezioni, si intende! Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del vil denaro non si parla mai, forse (anche!) perchè il finanziamento delle campagne elettorali da parte dei cittadini non è un tema tipico delle nostre, ma è un fatto che negli USA il <strong>fundraising sia un rilevante fattore di valutazione</strong> dell&#8217;impatto di una campagna elettorale – fino al giorno delle elezioni, si intende!  </p>
<p><img src='http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2007/07/fund2.jpg' alt='Fundraising, YouTube e MySpace. Cosa conta di più per vincere?' /></p>
<p>Il secondo trimestre dell&#8217;anno ha visto <a href="http://www.nytimes.com/2007/07/02/us/politics/02obama.html?_r=1&#038;ref=politics&#038;oref=slogin">Barack Obama raccogliere ben 32 milioni e mezzo di dollari</a>; l&#8217;annuncio è stato recentemente inserito sul suo sito mettendo l&#8217;accento sul numero di persone che hanno contribuito con piccole somme, circa 258.000, e che probabilmente contribuiranno ancora (i fondi sono stati raccolti per le primarie, anche se i candidati possono raccongliere donazioni contemporaneamente anche per le eventuali elezioni generali).</p>
<p>Quello che i candidati stanno facendo al riguardo meriterebbe una maggiore attenzione e un&#8217;analisi più approfondita che sembra mancare, lamenta il <a href="http://www.patrickruffini.com/2007/06/28/are-mitttv-and-hillaryhub-innovative/">consulente politico Patrick Ruffini</a>.  <span id="more-204"></span></p>
<p>Tuttavia i media sono così affamati di novità da farsi attrarre da qualunque cosa che sembri nuova e facile da trasformare in moda, creando spesso rumore di fondo che poco aiuta a capire il concreto impatto delle novità: nel grande parlare del rapporto tra Rete e politica e delle possibilità della prima al servizio della seconda, le applicazioni che servono a raccogliere fondi sono infatti le grandi assenti. E non certo perchè gli spin doctors e gli attivisti non abbiano idee al riguardo: l&#8217;<a href="http://www.techpresident.com/node/1220">esperimento della campagna del democratico John Edwards</a> legato alla comunicazione via sms è stato interessante, ad esempio, anche se la sua realizzazione <a href="http://www.epolitics.com/2007/06/24/edwards-campaign-circumvents-limits-of-mobile-fundraising-for-now/">potrebbe non essere facilmente replicabile</a>, sostiene Colin Delany.  </p>
<p>Tutti però continuano a parlare solo di <strong>YouTube</strong> e <strong>MySpace</strong>. Certo, le nuove tecnologie sono utili per attirare l&#8217;attenzione e magari, in qualche modo, creare motivazione, ma come misurarne davvero l&#8217;impatto?  Quanto c&#8217;è di davvero innovativo in una serie di nuove applicazioni affascinanti ma non certo usate (non ancora?) per avere un dialogo effettivo con i propri potenziali elettori?</p>
<p>Fino a questo momento tutte queste nuove applicazioni sembrano avere avuto buon gioco nel far parlare di alcuni candidati ma anche a far parlare di sé, degli strumenti veri e propri.</p>
<p>“<em>Gli strumenti non sono la strategia e i blog sono strumenti</em>” afferma <a href="http://www.techpresident.com/node/1526">Alan Rosenblatt su TechPresident</a>. “<em>Sono i blogger, le persone, coloro che utilizzano lo strumento, in alcuni casi con un consistente impatto sull&#8217;arena pubblica</em>”. Rosenblatt cita <a href="http://talkingpointsmemo.com/">Josh Marshall</a>, Markos “<a href="http://www.dailykos.com/">Daily Kos</a>” Moulitsas e <a href="http://instapundit.com/">Glenn Reynolds</a>, alcuni tra i più popolari e seguiti blogger politici che hanno un impatto significativo nella discussione politica, non solo perchè sono considerati autorevoli ma anche perchè in alcuni casi sono riusciti a creare vere e proprie comunità di utenti fino addirittura a costituire punti di incontro e collaborazione (<a href="http://www.tpmcafe.com/">TPM Cafè</a> creato da Marshall in collegamento al suo blog TalkingPointsMemo, mentre lo stesso blog Daily Kos è diventato collettivo già da tempo).</p>
<p>Ma se è vero che la blogosfera politica ha aiutato a creare un sistema con una pluralità di voci e a promuovere l&#8217;impegno e il dialogo in diversi contesti è altrettanto vero che i blog non si possono considerare l&#8217;espressione  ultima delle potenzialità che la Rete dà a chiunque voglia utilizzarla.  </p>
<p>Delany <a href="http://www.epolitics.com/2006/08/24/is-the-real-electronic-politics-taking-place-behind-the-scenes/">aggiunge</a>: “<em>Chi dirige una campagna deve scegliere su quale canale di comunicazione vuole puntare. Qui entrano in gioco due semplici domande: che pubblico si cerca di raggiungere e quale messaggio si vuole comunicare</em>”. E quindi identificare l&#8217;elettorato potenziale, capirne la composizione e agire in modo mirato. Insomma pensare un po&#8217; più al marketing e un po&#8217; meno ai blog potrebbe cominciare a fare davvero la differenza.</p>
<p>Probabilmente tutti queste nuove applicazioni dal forte impatto mediatico avranno un riscontro sulle generazioni più giovani ma sicuramente uno minore sulle generazioni più mature e meno “tecnologicamente alfabetizzate”, quelle che già votano &#8211; e che più probabilmente finanzieranno una campagna elettorale. </p>
<p>E alla fine dei conti siamo proprio sicuri che il prossimo presidente USA sarà quello con più “amici” su MySpace?</p>
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