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	<title>Spindoc &#187; negative e underdog</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tre giorni su politica, media e territorio. A Bari dal 16 al 18 luglio 2010. </p></blockquote>
<p>Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato &#8211; con un semplice naturalissmo sbuffo annoiato &#8211; mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/">informazioni nella pagina apposita</a>.</p>
<p><a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fdnichilogo.jpg" alt="" title="" width="450" height="69" class="alignleft size-full wp-image-4235" /></a></p>
<p><strong>LEGGI</strong> il <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/il-programma/">programma completo</a> dei tre giorni.</p>
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		<title>Inghilterra. Con i conservatori favoriti, i laburisti provano a ripartire dal web (e dai tarocchi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 08:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giochi fatti in Gran Bretagna? Dal web un piccolo segno di ripresa labourista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Bisogna tener d&#8217;occhio le elezioni britanniche di maggio</p></blockquote>
<p>La Gran Bretagna è senza dubbio una delle nazioni europee da tenere d’occhio: le elezioni politiche del prossimo maggio sono un appuntamento fondamentale e gli effetti sono sentiti anche nella crescente e variegata blogosfera politica inglese.</p>
<blockquote><p>
Parte favorito il partito conservatore, grazie a Cameron e alla debolezza dei laburisti</p></blockquote>
<p>Il partito conservatore sembra il favorito, a fronte di una politica rinnovata e di un leader giovane e carismatico, <strong>David Cameron</strong>. E conservatori sono anche i più importanti blog politici inglesi, dall&#8217;attivista <a href="http://iaindale.blogspot.com" target="_blank">Iain Dale</a> a <a href="http://order-order.com/" target="_blank">Guido Fawkes</a>, nickname che richiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Fawkes" target="_blank">uno degli ideatori della “Congiura delle Polveri”</a>, nel 1605 (figura ripresa anche nel celebre film V per vendetta). Una vittoria annunciata? Forse. Di sicuro un avversario difficile da battere, specie con un partito laburista indebolito e oggetto di numerosi attacchi.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2342" style="width:455px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/01/DAVID_CAMERON.jpeg" alt="David Cameron" width="455" height="207" />
	<div>David Cameron</div>
</div>
<blockquote><p>
La crescita della blogosfera di area laburista.</p></blockquote>
<p> Tuttavia blogger, opinionisti e attivisti di sinistra non stanno con le mani in mano. Da un lato, la blogosfera di area Labour è in costante crescita: <a href="http://www.newstatesman.com/scitech/2010/01/labour-online-british-wing" target="_blank">James Crabtree lo spiega sul New Statesman</a>, illustrando uno scenario ricco e variegato che comprende attivisti come <a href="http://www.leftfootforward.org/" target="_blank">Will Straw</a> e politici in carica (tra questi segnaliamo <a href="http://www.tom-watson.co.uk/" target="_blank">Tom Watson</a>).</p>
<blockquote><p>&#8220;Non si può fingere entusiasmo online&#8221; dice Crabtree.</p></blockquote>
<p>Crabtree azzarda anche alcune affascinanti previsioni sul ruolo che la blogosfera di sinistra giocherà nelle prossime consultazioni: un ruolo non decisivo sulle elezioni nazionali, ma rilevante all’interno del partito nella scelta dei futuri leader. Ne verrà favorita la componente più di sinistra rispetto a quella centrista, oltre ai gruppi che hanno un certo radicamento sul territorio, perché “<strong>non si può fingere entusiasmo online” conclude Crabtree</strong>.</p>
<blockquote><p>I manifesti satirici contro Cameron. </p></blockquote>
<p>Il partito laburista pare anche iniziare a comprendere alcune logiche della Rete: una prima dimostrazione è <a href="http://www.brandrepublic.com/News/977445/Labour-Party-adopts-bloggers-airbrushed-Cameron-campaign/" target="_blank">l’adozione di alcuni manifesti satirici</a> che riprendono quelli originali della campagna di Cameron. Il sito originale, <a href="http://mydavidcameron.com/" target="_blank">Mydavidcameron</a>, è stato creato da un sostenitore del partito laburista, che ha messo a disposizione il template per permettere a tutti di creare il proprio manifesto taroccato.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2343" style="width:650px;">
	<a href="http://mydavidcameron.com/" target="_blank"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/01/c1.jpg" alt="Uno dei manifesti taroccati su David Cameron" width="650" height="324" /></a>
	<div>Uno dei manifesti taroccati su David Cameron</div>
</div>
<blockquote><p>I manifesti sono finiti sulla homepage del Labour Party.</p></blockquote>
<p>Alcuni dei risultati sono finiti prima su siti di parlamentari inglesi e, infine, anche <a href="http://www.labour.org.uk/" target="_blank">sulla homepage del Labour party</a>, dove ora campeggia una versione del manifesto creata dallo stesso partito: lo slogan è “Is what you see what you’d get?”<br />
Politics busting, dalla blogosfera alla comunicazione di partito, dunque.</p>
<p>Quale sarà la prossima mossa?</p>
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		<title>Personal Democracy Forum goes to Barcellona</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/10/16/personal-democracy-forum-goes-to-barcellona/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza "principe" sul rapporto tra politica e tecnologia sbarca in Europa, dopo 6 anni negli Usa. Stessa formula, con una attenzione particolare per il vecchio continente. Dal 20 al 21 novembre a Barcellona (ci sarà anche Spindoc).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>World’s largest conference on technology and politics.</p></blockquote>
<p>Dal 20 al 21 novembre si terrà a Barcellona, in Spagna, il primo <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">appuntamento europeo del Personal Democracy Forum</a> – la più grande conferenza al mondo su tecnologia e politica. Dopo sei anni a New York (gli ultimi al Frederick P. Rose Hall, Lincoln Center, con spettacolare sguardo sul Central Park), lo spin-off europeo si terrà nell&#8217;altrettanto spettacolare Torre Agbar</p>
<p>Gli organizzatori hanno allestito <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">un gruppo di speakers</a> molto eterogeneo e competente, che cercherà di riflettere su come la tecnologia sta influenzando la politica (e forse viceversa): come da anni ormai stiamo cercando di fare, nel nostro piccolo, anche qui su Spindoc. </p>
<blockquote><p>Altri aggiornamenti nei prossimi giorni. </p></blockquote>
<p>Un piccola ma motivata delegazione di Spindoc sarà presente a Barcellona &#8211; a me gli organizzatori hanno chiesto di intervenire ad un <em>roundtable</em> pomeridiano, sul ruolo dei blog in politica a livello europeo: vedremo cosa uscirà fuori. Sicuramente allestiremo, come peraltro per il Pdf americano due anni fa, una diretta o un liveblogging dei lavori.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 597px"><a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe"><img alt="Pdf Europe, a Barcellona" src="http://personaldemocracy.com/files/pdfeurope4.gif" width="587" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Pdf Europe, a Barcellona</p></div>
<p>«<em>Across the Continent, political leaders and grass-roots activists are embracing new ways of running for office, influencing the political debate, and governing. Inspired by the success of Barack Obama’s campaign for president of the United States, people everywhere are using the Internet to open up politics and make governance more transparent, participatory and effective</em>».</p>
<p>Pare che i posti siano limitati, quindi, chi è interessato farebbe bene a prenotarsi al più presto. Il sito giusto per prenotazioni e dare un&#8217;occhiata al programma è sempre <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">Personal Democracy Forum Europe</a></p>
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		<title>L&#8217;effetto Joker e il photoshop partecipativo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 23:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le culture partecipative basate sulle tecnologie connettive (e la voglia di dissacrare il potente di turno e la sua comunicazione) sono in grado di influenzare la sfera pubblica? Ancora poco ma qualcosa si muove – dal Joker Obama e Berlusconi ai manifesti "intoccabili" sui muri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Le culture partecipative sono in grado di influenzare le pubbliche opinioni? (il plurale è voluto, e necessario)</p></blockquote>
<p>Can participatory culture shape public opinion? <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> scrive sul blog del <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-europe-signup-form">Personal Democracy Forum Europe</a> (costola di <a href="http://svaroschi.blogspot.com/2009/09/personal-democracy-forum-europe-come-la.html">quello storico newyorkese</a>, si svolgerà a Barcellona il prossimo 20 e 21 novembre) una riflessione intitolata &#8220;The Joker effect: how participatory culture may disrupt politics&#8221; – in cui mette in fila alcuni esempi/effetti della &#8220;cultura partecipativa&#8221; dentro il campo da gioco del dibattito politico sulle Rete. Dai molti esempi elettorali americani al <a href="http://www.webgol.it/2009/04/22/politics-busting-allitaliana-i-cartelloni-delludc-e-del-pd/">politics busting all&#8217;italiana</a> dei cartelloni tarocchi delle campagne pubblicitarie Udc e Pd, fino ad arrivare al <a href="http://www.vincos.it/2009/08/27/obama-joker-berlusconi-joker-photoshop-per-la-democrazia/">case study del Berlusconi-Joker</a> diffuso in rete da Vincenzo Cosenza (a seguito di un analogo Obama-Joker in giro per i muri americani) e il manifesto del film <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Untouchables_%28film%29">The Untouchables</a> &#8211; con il solito Berlusconi sullo sfondo.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2213" style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/09/berlusconi-joker.jpg" alt="Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman" width="422" height="440" />
	<div>Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman</div>
</div>
<blockquote><p>Politics busting: ribellione dal basso e fenomeno tipico della partecipazione politica online – più o meno consapevole e sicuramente iconoclasta. </p></blockquote>
<p>Casi, insomma, che si iscrivono, come accennavo, all&#8217;interno di quel fenomeno tipicamente online che Susca e De Kerckhove chiamano – lo accenavo prima – <em>politics busting</em>: sull&#8217;onda del movimento di ad busting, che &#8220;tarocca&#8221; e prende in giro le pubblicità. Fin dagli albori di Internet, i &#8220;manufatti&#8221; della comunicazione politica sono stati interpretati in modo (per certi versi) pre-satirico, spesso meramente grafico (ecco perché Photoshop, software archetipico della post-produzione fotografica digitale) lavorando sulle incongruenze e sui punti deboli dell&#8217;immagine politica proiettata – che su un media partecipativo ad alta capacità diffusiva come internet ritornava insieme distorta e amplificata. </p>
<p>Una sorta di ribellione dal basso, più o meno consapevole: per mostrare che il re è nudo. Scrive Antonella dell&#8217;esperimento messo in atto da Cosenza: «The Berlusconi-Joker picture has started to circulate on blogs and and social networks, also used as profile picture on Facebook, Twitter and Friendfeed. The reactions of people varied, Cosenza explains: “Some people said that they wanted to use the picture but they were afraid, others wrote me because they want a t-shirt with that image on it. Maybe I should print posters”».</p>
<p>E poi viene citato il caso del manifesto degli Intoccabili, manifesto affisso a Milano e New York – in una sorta di capolino offline di una pratica comunicativa tipica (anche se ovviamente non esclusiva) della partecipazione politica online. Le conclusioni? <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/joker-effect-how-participatory-culture-may-disrupt-politics">Eccole</a>, condivisibili: «New media surfacing online are now used by citizens to produce content and to engage more people: this may start a process that can unexpectedly disrupt the consensus».</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2215" style="width:233px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/new-york-berlusconi/1.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/09/berlusconintoccabile.jpg" alt="Uno  dei manifesti affissi a Milano e New York" width="233" height="345" /></a>
	<div>Uno  dei manifesti affissi a Milano e New York</div>
</div>
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		<title>Con la testa tra le nuvole. I tag del congresso Pd.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 01:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica e le "tag cloud" di Internet: le idee in un veloce colpo d'occhio. Il Foglio ne pubblica tre, dei principali candidati alla segreteria del Pd: Bersani, Franceschini e Marino. Noi ne aggiungiamo un'altra e qualche considerazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Testi politici e tag cloud del web sociale: un matrimonio semplice e fortunato. Da Veltroni ad <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/02/il-discorso-di-obama-alla-convention-di-denver/">Obama</a>, le idee a colpo d&#8217;occhio: qui la <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">categoria di Spindoc</a>. </p></blockquote>
<p> Il Foglio <a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1">ha fatto una cosa divertente</a> da fare con i discorsi (o i programmi) politici, che qui a Spindoc <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">abbiamo fatto più volte </a>(e probabilmente primi in Italia): la prima volta due anni fa, con il famoso o famigerato discorso fondativo del Pd pronunciato da <a href="http://www.spindoc.it/2007/06/28/il-discorso-di-walter-veltroni-al-lingotto-di-torino-tag-cloud-delle-100-parole-piu-usate/">Walter Veltroni al Lingotto di Torino</a>. La cosa divertente è, grazie un colpo di magia tecnologica e abilitante, riuscire a rendere i testi politici una nuvola più o meno colorata di concetti, facili da decifrare anche ad una veloce occhiata (la parola con il carattere più grande è quella più presente). Si chiamano<strong> tag cloud</strong>, e sono quasi un emblema del web sociale – dove spesso c&#8217;è da organizzare, dal basso e senza aiuti tassonomici tradizionali, una gran mole di contenuti generati dagli utenti. La politica (o meglio: un certo facile, d&#8217;impatto, ma non del tutto inutile modo di raccontare la politica soprattutto sul web) si è appropriata di questa caratteristica visualizzazione.</p>
<h3>Le tre tag cloud dei tre candidati alla segreteria Pd: Bersani, Franceschini, Marino</h3>
<p>Ecco di seguito le tre tag cloud composte da Il Foglio e <a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1">pubblicate</a> sul sito. </p>
<blockquote><p>Nel partito c&#8217;è chi deve, chi si apre alla società, chi si rivolge alle persone.</p></blockquote>
<p> Abbastanza significative le differenze tra i tre candidati: se la parola &#8220;partito&#8221; è presente ai primi posti in tutte e tre le nuvole (anche se quello di Marino non è un discorso, ed è probabilmente meno corposo come quantità di testo), nel caso di Bersani si accompagna ad un vero e proprio imperativo (&#8220;dobbiamo&#8221;, &#8220;deve&#8221;) alla &#8220;politica&#8221;; nel caso di Franceschini ad una rosa di <em>issues</em> più ampia ed eterogenea (&#8220;mondo&#8221;, &#8220;lavoro&#8221;, &#8220;società&#8221;); nel caso di Marino ad un sovvertimento delle priorità, con meno &#8220;partito&#8221; e più &#8220;paese&#8221; e &#8220;persone&#8221;.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2141" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/bersani1.jpg" alt="Tag cloud del discorso di Bersani del primo luglio, da Il Foglio" width="575" height="369" /></a>
	<div>Tag cloud del discorso di Bersani del primo luglio, da Il Foglio</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2142" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/2"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/discorso_franceschini.jpg" alt="Tag cloud del discorso di Franceschini del 16 luglio, da Il Foglio" width="575" height="373" /></a>
	<div>Tag cloud del discorso di Franceschini del 16 luglio, da Il Foglio</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2143" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/3"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/marino.jpg" alt="Tag cloud del manifesto di Marino, da Il Foglio" width="575" height="344" /></a>
	<div>Tag cloud del programma di Marino, da Il Foglio</div>
</div>
<p><br/><br />
<h3>La quarta tag cloud (il programma di Adinolfi) e il disvelamento del trucco</h3>
<p>Aggiungiamo noi la quarta nuvola relativa al <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/82790/">programma</a> del quarto candidato alla segreteria, <a href="http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/">Mario Adinolfi</a>. C&#8217;è un enorme zero che incombe (proveniente dalla reiterazione dell&#8217;ultima parte dello slogan sintetico &#8220;100, 2, 0&#8243;) ma anche &#8220;giovani&#8221; e &#8220;rinnovamento&#8221;.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2164" style="width:575px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/adinolfi.jpg" alt="La tag cloud della proposta di Adinolfi" width="575" height="335" />
	<div>La tag cloud della proposta di Adinolfi</div>
</div>
<p>
<blockquote>Il (facile) trucco si chiama <a href="http://www.wordle.net/">wordle.net</a></p></blockquote>
<p>Infine. Scrive Il Foglio nella didascalia di accompagnamento alla galleria delle nuvole: &#8220;Grazie a un algoritmo abbiamo calcolato la frequenza delle parole nei discorsi dei tre candidati alla segreteria del Pd&#8221;. Sembra una cosa complicata, ma non lo è. Ormai ci sono molti programmi del tutto gratuiti per costruire automaticamente delle nuvole di concetti a partire da un testo, da quelli più &#8220;scientifici&#8221; a quelli più appariscenti. Le quattro qui sopra sono state fatte con <a href="http://www.wordle.net/">Wordle</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parlorama, ovvero quanto lavorano i politici in Europa</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/30/parlorama-ovvero-quanto-lavorano-i-politici-in-europa/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 08:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Barone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Politici]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlorama, ovvero quanto lavorano i politici in Europa  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quanto lavorano i parlamentari europei?</p></blockquote>
<p>Le elezioni europee si avvicinano. Nell&#8217;attesa, c&#8217;è un sito dove valutare, con tanto di dati, l&#8217;operato dei parlamentari europei uscenti: si chiama Parlorama. Ecco come viene presentato da chi lo cura:<em>Tra il 4 e il 7 giugno 2009, 375 milioni di elettori europei saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Questo Parlamento avrà un&#8217;influenza diretta sulla maggior parte delle leggi approvate nell&#8217;Unione Europea. Parlorama.eu vuole dare a ciascun cittadino europeo la possibilità di giudicare, dati alla mano, l&#8217;operato dei propri candidati che si appresta a votare.</em></p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2034" style="width:506px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama1_piccolo.jpg" alt="Screenshot da Parlorama" width="506" height="654" />
	<div>Screenshot da Parlorama</div>
</div>
<p>C&#8217;è anche la lista dei migliori e dei peggiori. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2035" style="width:260px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama2.jpg" alt="Parlorama. I primi tra i parlamentari uscenti." width="260" height="359" />
	<div>Parlorama. I primi tra i parlamentari uscenti.</div>
</div>
<div class="img alignright size-full wp-image-2036" style="width:260px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlorama3.jpg" alt="Parlorama. Gli ultimi tra i parlamentari uscenti." width="260" height="359" />
	<div>Parlorama. Gli ultimi tra i parlamentari uscenti.</div>
</div>
<p>Attenzione però a trarre conclusioni affrettate: non sempre i parlamentari vengono meno ai loro doveri per pura pelandronaggine. Talvolta a distoglierli dai loro euro-doveri sopraggiungono motivi di salute (anche gravi) o altri incarichi istutuzionali. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La battaglia degli spot. Una guida crossmediale del New York Times.</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 01:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La guerra degli spot tra Obama e Mccain. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 400 milioni di dollari spesi dal 3 aprile al 27 ottobre dai due contendenti alla Casa Bianca. Circa 320 spot elettorali mandati in onda. Una <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/advertising/index.html?nl=pol&#038;emc=pol">guida multimediale del New York Times</a> aiuta a capirci qualcosa in più (anche geolocalizzata). </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1328" style="width:650px;">
	<a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/advertising/index.html?nl=pol&#038;emc=pol"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/warad.jpg" alt="" width="650" height="565" /></a>
	<div>The Ad Wars. Guida multimediale del New York Times. Clicca per vedere</div>
</div>
<p>E intanto, Obama, manda in onda uno spot-documentario di quasi 30 minuti (ne riparliamo presto).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Terzo e ultimo debate Usa. La cronaca a caldo</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/16/terzo-e-ultimo-debate-usa-la-cronaca-a-caldo/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 09:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Sola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[La cronaca (a caldo e democratica) del terzo e ultimo dibattito presidenziale tra Obama e McCain. Il secondo attacca (forse troppo e scompostamente), il primo non si scompone ma è pedagogico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/third-presidential-debate.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/3debate_piccolo.jpg" alt="" title="" width="336" height="281" class="alignleft size-full wp-image-1228" /></a>«Welcome to the third and last presidential debate of 2008, sponsored by the Commission on Presidential Debates. I&#8217;m Bob Schieffer of CBS News. The rules tonight are simple. The subject is domestic policy. I will divide the next hour-and-a-half into nine-minute segments. [...] The audience behind me has promised to be quiet, except at this moment, when we welcome <strong>Barack Obama</strong> and <strong>John McCain</strong>». Così <strong>Bob Schieffer</strong> della CBS News, <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/transcripts/second-presidential-debate.html">ha introdotto i due candidati presidenziali</a> in occasione del terzo e ultimo dibattito televisivo. Se il format comunicativo del <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/27/obama-vs-mccain-primo-round-nessun-colpo-da-ko/">primo</a> dibattito vedeva Obama e McCain fermi dietro il classico podio da oratore, e il <a href="http://www.spindoc.it/2008/10/08/secondo-round-chi-e-piu-presidenziale/">secondo</a> più o meno comodamente appollaiati su uno sgabello, con relativa libertà di movimento dentro una specie di arena, il <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/third-presidential-debate.html">terzo</a> prevede i due candidati seduti dietro un tavolo circolare &#8211; un formato che concede più &#8220;potere&#8221; comunicativo al moderatore/maestrino (e rende più complicato l&#8217;attacco frontale da parte dei contendenti, fatto che in parte spiega l&#8217;impressione che McCain abbia più indulto in <em>negative attacks</em>). Di seguito riporto, leggermente editata, la diretta a caldo che ha fatto <a href="http://www.suzukimaruti.it">Enrico Sola</a> su <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti">Friendfeed</a>. Il punto di vista è quello di un democratico, come evidente, ma non mancano stoccate alla performance di Obama. Buona lettura. <em>as</em></p>
<h3>La cronaca del <em>debate</em>, a caldo, di <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti">Enrico Sola</a></h3>
<ul>
<blockquote><p>Inizia il dibattito</p></blockquote>
<li>McCain tutto teso all&#8217;attacco. Obama, as usual, ecumenico. Però attacca facendo il nome delle mega-corporation beneficiate dai tagli tasse di Bush.</li>
<li>McCain ha detto apertamente &#8220;io non sono Bush&#8221;. Ma Obama gli ha ricordato che al momento buono lui ha sempre votato per Bush e con Bush, concedendogli (e dimostrandosi presidenziale) il suo opporsi alla tortura</li>
<li>Bella domanda del moderatore sulle scorrettezze della campagna elettorale. Su questo ora Obama deve picchiare e far montare il disgusto per McCain. Bene che risponda per secondo.</li>
<li>Trovo veramente da perdente il fatto che McCain di fatto non risponda ad una singola domanda e sia ossessionato da Obama. Gli hanno appena chiesto di cosa farebbe per liberare gli states dalla dipendenza dal petrolio e la sua risposta inizia con &#8220;Well, Senator Obama wants&#8230;&#8221;.  </li>
<blockquote><p>E&#8217; una strategia (da) perdente, con in più l&#8217;aggravante che gli attacchi di McCain sono ingiustificati</p></blockquote>
<li>McCain rifà gli stessi attacchi dell&#8217;altra volta. Incluso il famoso <a href="http://gizmodo.com/5060946/barack-obamas-3-million-overhead-projector-actually-pretty-cool">overhead projector</a> da 3 milioni di dollari. E Obama non coglie, risponde alla domanda. Così non sta sulla difensiva e non raccoglie le provocazioni di McCain, che ormai dà solo risposte su Obama e non su se stesso </li>
<li>Ottima la risposta di Obama, che nuovamente non coglie gli attacchi di McCain: la campagna di McCain è 100% negativa (e il suo atteggiamento stasera, pure), ma i problemi del paese sono altri.</li>
<li>L&#8217;health care è un pezzo facile per Obama. E McCain francamente non sa che dire. Di fatto credo perda per l&#8217;economia, per la Palin e per questo.</li>
<blockquote><p>&#8220;Il fatto che questo sia diventato il tema principale della tua campagna dice molto di più sul tono della tua campagna che su di me&#8221; (Obama, riferito agli attacchi sul tizio dei Weathermen)</p></blockquote>
<li>Alla fine McCain non ce l&#8217;ha fatta a trattenersi: ha dovuto fare la tirata sul tizio dei <a href="http://blog.washingtonpost.com/fact-checker/2008/02/obamas_weatherman_connection.html">Weathermen</a>. Ovvio che Obama ha la risposta pronta. E infatti elenca una serie di repubblicani che hanno lavorato sullo stesso progetto suo.</li>
<li>Domanda sui vice: perché il tuo vice sarebbe un buon presidente? Si ride. Anzi, la domanda vera è &#8220;perché il tuo vice sarebbe un presidente migliore del vice del tuo avversario?&#8221;. </li>
<li>McCain fa partire una pippa sulla Palin, tutta sulla difensiva. mmmh. </li>
<li>L&#8217;impressione è che, cambiato lo sfondo, cambiato l&#8217;arredamento e cambiati gli abiti dei candidati, siano 3 volte che vediamo lo stesso identico dibattito. Unica differenza: McCain ancora più indecente, negativo e scorretto.</li>
<blockquote><p>	E di nuovo vince Michelle Obama, con un vestito viola coraggiosissimo, con spacco vertiginoso.</p></blockquote>
<li>Solito copione: McCain aggressivo, poco presidenziale, tignoso e coi denti fastidiosamente gialli. Obama pedagogico.</li>
<li>Curiosamente, questo è stato il dibattito più &#8220;forte&#8221; per McCain, ma è proprio il suo ruolo di contestatore a tutto spiano (reso poco credibile dal suo voto quasi sempre conforme al GOP e a Bush) a squalificarlo. La gente vuole soluzioni, lui getta fango.</li>
<li>Dopo 3 dibattiti-fotocopia è palese che Obama ha il temperamento da presidente, oltre che le soluzioni per calarsi bene in quel ruolo. McCain è sembrato il più immaturo, erratico negli attacchi e MAI propositivo, se non per exemplum contra.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La gaffe non-gaffe di Obama sulla religione</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/09/10/la-gaffe-non-gaffe-di-obama-sulla-religione/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 20:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[religion]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack Obama e una risposta ambigua (anche se formalmente corretta) sulla fede religiosa: i nuovi media si scatenano. E riescono nel loro piccolo a fare notizia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un blogger americano propone un post dal titolo: <a href="http://frankwarner.typepad.com/free_frank_warner/2008/09/obamas-gaffe-wa.html">Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe</a>. Probabilmente ha ragione, ma la sua voce si perde tra i commenti più o meno urlati di Youtube, dove la clip con Obama che parla della sua fede musulmana si replica come un virus impazzito, colleziona milioni di views, conquista inarrestabile audience in tutto ilmondo.</p>
<blockquote><p>Eppure Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe. Al massimo un qui-pro-quo. </p></blockquote>
<p>Se leggiamo il <a href="http://www.washingtontimes.com/news/2008/sep/07/obama-verbal-slip-fuels-his-critics/">testo della sfortunata intervista su ABC</a> ci accorgiamo che la risposta di Obama non era sbagliata. A <strong>George Stephanopoulos</strong>, che si dichiarava scettico sul fatto che John McCain fosse l’ispiratore degli insistenti rumors che parlano di un Obama islamico, il leader democratico ha risposto: «<em>You&#8217;re absolutely right that John McCain has not talked about my Muslim faith</em>». </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uXulbariRt8&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uXulbariRt8&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<ul><em><br />
    Stephanopoulos: “The McCain campaign has never suggested you have Muslim connections.”<br />
    Obama: “I don’t think that when you look at what is being promulgated on Fox News, let’s say, and Republican commentators who are closely allied to these folks.”<br />
    Stephanopoulos: “But John McCain said that’s wrong.”<br />
    Obama: “Let’s not play games. What I was suggesting &#8212; you’re absolutely right that John McCain has not talked about my Muslim faith. And you’re absolutely right that that has not come &#8211;”<br />
    Stephanopoulos: “Christian faith.”<br />
    Obama: “My Christian faith. Well, what I’m saying is that he hasn’t suggested that I’m a Muslim. And I think that his campaign’s upper echelons have not, either. What I think is fair to say is that, coming out of the Republican camp, there have been efforts to suggest that perhaps I’m not who I say I am when it comes to my faith &#8212; something which I find deeply offensive, and that has been going on for a pretty long time.”</em></ul>
<p>Una risposta formalmente corretta! Obama, infatti, voleva intendere che McCain non lo aveva mai direttamente accusato di appartenere alla fede islamica. L’incidente è nato soprattutto con la rettifica di Stephanopoulos, pronto a correggere Obama: &#8220;<strong>your Christian faith!</strong>&#8221; La precisazione disorienta per un attimo Obama che, prima si corregge automaticamente, poi, intuendo che la precisazione poteva essere ambigua, cerca di spiegarsi meglio: “<strong>Well, what I&#8217;m saying is that he hasn&#8217;t suggested that I&#8217;m a Muslim</strong>”.</p>
<blockquote><p>E se Obama’s ‘gaffe’ wasn’t agaffe, lo è però diventata potentemente, prepotentemente, in modo inarrestabile. Anche e soprattutto grazie agli strumenti del Web sociale. </p></blockquote>
<p> Buontemponi e denigratori hanno subito estrapolato (e decontestualizzato) la frase per pubblicare in pochi minuti la clip su Youtube. Obama che si dichiara musulmano è diventato via via uno scoop per le prime pagine online dei quotidiani, poi una top views online, poi un tormentone che si replica infinito e multiforme (contanto di <em>packaging</em> giornalistici e satirici) su Youtube, infine la curiosità del giorno come fenomeno di costume ripetuta nelle varie edizioni dei TG news su radio, tv, Internet, podcast, e via chiudendosi i cerchi mediali.</p>
<p>Obama’s ‘gaffe’ wasn’t a gaffe. Ma ora forse lo è diventata, soprattutto dopo la suicida precisazione (<a href="http://www.politicalgateway.com/news/read/170416">via mail ad un giornale!</a>) del portavoce di Obama, intervenuto per smentire una notizia. </p>
<blockquote><p>Forse il caso si spegnerà presto. O forse continuerà, sul web e grazie al web &#8211; a sopravvivere nella coda lunga del dibattito e della battaglia politica.</p></blockquote>
<p> Il caso della gaffe di Obama è comunque un caso da studiare. Per come un candidato può rischiare di bruciare una brillante campagna elettorale con una sola intervista.<br />
Per come i new media sono oggi in grado di influenzare e dirigere l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica.<br />
Per come le stesse regole del newsmaking siano profondamente cambiate dall’avvento del social networking: un fenomeno capace di creare notizie e – paradosso surreale! &#8211; <strong>di trasformare in notizia la stessa capacità di creare artificialmente notizie</strong>.</p>
<p>[<em><font size="-2">Sull'argomento leggi anche: <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/09/come-il-boxino.html">Come il boxino morboso si mangiò i giornali italiani</a> di Paolo Ferrandi e <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2008/09/10/obama-non-ha-fatto-una-gaffe/">Obama non ha fatto una gaffe </a> di Christian Rocca</font></em>]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sarah Palin, l&#8217;outsider che fa notizia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/09/07/sarah-palin-loutsider-che-fa-notizia/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 19:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[John McCain]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
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		<category><![CDATA[McCain]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[palin]]></category>
		<category><![CDATA[partito repubblicano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarah Palin, vice presidente nominata del ticket repubblicano. Ovvero il cortocircuito mediatico del candidato sconosciuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La scelta dell&#8217;outsider Sarah Palin però ha avuto un impatto impressionante sulla scena politica e mediatica americana blogosfera americana.</p></blockquote>
<p> La si può considerare una scelta azzardata o coraggiosa, un candidato di rottura o uno stratagemma per salvare una campagna elettorale in rincorsa. L&#8217;annuncio del nome della governatrice dell&#8217;Alaska, più giovane di Obama, con posizioni nette e rappresentative del suo partito (più dello stesso McCain, in certi casi) è stata una sorpresa per tutti, quando è stata resa pubblica lo scorso venerdì. In questa settimana Palin è stata costantemente al centro dell&#8217;attenzione, condensando in pochi giorni un processo cui è stato sottoposto anche Barack Obama, come lei un outsider, nei mesi di una lunga campagna elettorale.</p>
<blockquote><p><a href="http://www.google.com/trends?q=barack+obama%2C+sarah+palin&#038;ctab=0&#038;geo=US&#038;geor=all&#038;date=2008&#038;sort=0">Google Trends</a> sulla ricerca Obama / Palin (periodo 2008): con il picco della ricerca sul governatore dell&#8217;Alaska che supera Obama. </p></blockquote>
<p> Rapidamente i media hanno analizzato i dettagli della vita personale e politica fino alla rivelazione (lunedì scorso) della gravidanza della figlia diciassettenne. Tutto quello che la riguardava è diventato rilevante in modo rapidissimo, tanto che pare che abbia superato Obama per numero di persone che hanno cercato il suo nome su Google in un singolo giorno – ormai è un criterio di popolarità.</p>
<p><strong>Il picco di visibilità è stato raggiunto con il suo discorso alla convention repubblicana. </strong>Anche in questo caso un indice di fama mediatica è stato ottenuto tracciando il numero di persone che hanno seguito e <a href="http://blog.wired.com/27bstroke6/2008/09/sarah-palins-ca.html">commentato su Twitter il suo intervento</a>, elemento più rilevante se si considera che tra questi vi erano molti analisti politici di rilievo che hanno usato lo strumento per scambiare le prime impressioni e considerazioni.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-976" style="width:288px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/09/sarah-palin-vogue.jpg" alt="La copertina fasulla di Sarah Palin su Vogue" width="288" height="395" />
	<div>La copertina fasulla di Sarah Palin su Vogue</div>
</div>
<blockquote><p>In questa settimana di immediata fama Sarah Palin è stata una vera miniera per commentatori politici di ogni genere, ma soprattutto per quelli satirici. </p></blockquote>
<p>E il contributo della Rete non si è fatto attendere: ai tentativi di inquadrare la sua figura politica si sono rapidamente affiancati barzellette, battute di ogni genere, vignette e persino l&#8217;audio di una finta telefonata in cui un incerto McCain chiede alla governatrice di essere il candidato vicepresidente – sbagliandone anche il nome – fino all&#8217;ormai <a href="http://sarahpalinisyournewsegway.com/">inevitabile gioco satirico</a>, del genere &#8220;Obama is your new bicycle&#8221; (che ha avuto <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/walter-ti-ama-la-biciclette-casuali-nella-rete-surreale/">varie imitazioni</a> anche in Italia durante la recente campagna elettorale).</p>
<p><strong>Un capitolo a parte è quello sulle foto &#8220;che dicono più di mille parole&#8221;</strong>(<a href="http://beldar.blogs.com/beldarblog/2008/06/alaskas-gov-sar.html">qui un post con molte foto</a>). Palin cacciatrice, capo della guardia nazionale dell&#8217;Alaska, fiero membro dell&#8217;associazione nazionale delle armi e, ovviamente, madre di cinque figli. Una vera e propria galleria di caratterizzazioni della &#8220;politica della porta accanto&#8221; che deve farsi conoscere – e possibilmente apprezzare – piuttosto in fretta (al voto mancano esattamente due mesi) dal maggior numero di persone. </p>
<blockquote><p>La bufala della governatrice dell&#8217;Alaska in copertina su Vogue: era un fotomontaggio ma molti ci sono cascati. </p></blockquote>
<p>La fretta dei media nel conoscerla e raccontarla, del resto, è stata tale che persino i maggiori quotidiani italiani hanno diffuso e pubblicato (La Stampa addirittura in prima pagina) una finta foto della candidata in copertina su Vogue, a seguito della notizia di una sua intervista pubblicata sulla popolare rivista femminile. Sono bastati poche verifiche in Rete per scoprire che Palin era sì, stata intervistata da Vogue, ma non era mai stata in copertina e che la foto era un fotomontaggio fatto per gioco, elemento tra l&#8217;altro esplicitamente <a href="http://kodiakkonfidential.blogspot.com/2007/12/sarah-in-vogue.html">chiarito dal blogger</a> che l&#8217;aveva realizzato (qui una divertente – e puntuale – <a href="http://www.guiasoncini.com/2008/08/30/389/">spiegazione di Guia Soncini</a>).</p>
<blockquote><p>La costruzione di una narrativa per incrementare il consenso di un candidato è oggi considerato un fondamentale bisogno politico. </p></blockquote>
<p>La rapida popolarità di un personaggio politico che una settimana fa era del tutto sconosciuto al grande pubblico, e che ora all&#8217;improvviso si trova alla ribalta, ha scatenato una corsa alla fotografia (anche falsa), ma non solo in questo caso si è assistito a una carenza nel controllo delle fonti da parte di chi fa informazione: in nome della velocità dell&#8217;informazione, infatti, moltissime voci sulla sua vita politica e privata sono state diffuse e poi smentite nel giro di una manciata di ore, dopo controlli più attenti.</p>
<p>È un fatto ormai assodato che anche i mass media vedano come altrettanto indispensabile fare altrettanto per &#8220;raccontare&#8221; il candidato al proprio pubblico: in questo caso la spasmodica necessità di farlo molto rapidamente, e partendo dal nulla, ha avuto come risultato la prima, paradossale settimana mediatica di Sarah Palin.</p>
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		<title>Obama, McCain e la battaglia di YouTube</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 15:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Youtube sempre più terreno di scontro per i due contendenti alla Casa Bianca. Il campione è Obama, ma McCain ha imparato la lezione - con video dai toni forti
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se finora <strong>Barack Obama</strong> è stato sicuramente il più abile nell’uso delle potenzialità del celebre sito di video-social networking (più di 51 milioni di visitatori complessivi per i contenuti del suo <a href="http://it.youtube.com/user/BarackObamadotcom">canale Youtube personale</a>), <strong>John McCain</strong> sembra aver finalmente imparato la lezione e le <a href="http://it.youtube.com/johnmccain">sue clip elettorali</a> hanno totalizzato, nel solo mese di luglio, la <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/06/10/online_obama_outpaces_mccain_b.html">cifra record di <strong>4,1 milioni di contatti</strong></a>, raggiungendo anche un numero medio di view nettamente superiore rispetto all&#8217;avversario.   </p>
<blockquote><p>Gli attacchi diretti di McCain su YouTube sembrano pagare in questa fase della campagna, con l&#8217;elettorato apparentemente più aperto ai toni duri e scandalistici. </p></blockquote>
<p>Interessante valutare la natura di questo risultato. La supremazia di Obama su Youtube è stata fino ad oggi determinata da fattori quali la velocità dell’aggiornamento, la notevole quantità di clip postate (più di 1.100, contro le 250 di McCain) e l’impegno di un team di almeno 50 persone dedicate a tempo pieno alla produzione e diffusione dei video (leggi <a href="http://www.spindoc.it/2008/08/01/la-strategia-di-obama-youtube-va-preso-seriamente/">la strategia di Obama su YouTube</a>). McCain, per batterlo, ha invece deciso di puntare sui contenuti, con particolare predilezione per gli attacchi diretti e la denigrazione spettacolare dell’avversario. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mopkn0lPzM8&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mopkn0lPzM8&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>A decretare il boom di ascolti per le clip del senatore repubblicano sono stati soprattutto video come <a href="http://it.youtube.com/watch?v=1tZQRXTrRKs">Taxman</a> (in cui si denunciano come vessatorie le proposte di politica fiscale avanzate da Obama), <a href="http://it.youtube.com/watch?v=mopkn0lPzM8">The One</a> (che stabilisce un sarcastico paragone tra Obama e il Messia) e <a href="http://it.youtube.com/watch?v=oHXYsw_ZDXg">Celeb</a> (che evidenzia un ridicolo paragone tra Obama, Britney Spears e Paris Hilton).</p>
<blockquote><p>La mossa della bionda ereditiera sembra però aver avuto solo l’effetto di rendere ancora più giovanile e simpatica l’immagine di McCain. </p></blockquote>
<p> Secondo alcuni analisti, questa revanche new-mediatica di McCain avrebbe influenzato pesantemente i <a href="http://www.rasmussenreports.com/public_content/politics/election_20082/2008_presidential_election/north_dakota/election_2008_north_dakota_presidential_election">risultati dei più recenti sondaggi</a> che vedono Obama in sofferenza e McCain in decisa crescita nel gradimento dell’elettorato. E poco importa se <strong>Paris Hilton</strong> ha voluto vendicarsi del senatore McCain creando <a href="http://it.youtube.com/watch?v=5qZm25gY5wg">una clip</a> in cui <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/paris-hilton-mccain-e-lite/22717?video">condanna</a> quel vecchio rugoso che ha cercato di usare la sua immagine per farsi propaganda elettorale. </p>
<p>In ogni caso, lo staff di Obama sembra aver già capito l&#8217;antifona, e anche i video del senatore dell’Illinois hanno deviato immediatamente su toni più aggressivi nei confronti del rivale repubblicano. Esemplare la clip in cui il leader democratico accusa <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/08/15/obama-camp-keeps-hitting_n_119183.html">McCain di essere più o meno direttamente responsabile di 8.000 possibili licenziamenti in Ohio</a>.</p>
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		<title>Guerra all&#8217;ultima gaffe tra Obama e Hillary</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 05:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse stanchi dalle prolungate primarie, i due candidati alla nomination democratica ne sparano di (più o meno) grosse: su storia, geografia e altre materie da licenza liceale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse stanchi per la lunghissima campagna elettorale, i due big democratici &#8211; nella scorsa settimana &#8211; hanno aperto una sfida a chi la spara più grossa.</p>
<blockquote><p>In un certo senso, <a href="http://www.cbsnews.com/sections/politics/fromtheroad/main502443.php?author=Fernando_Suarez&#038;dir=politics/fromtheroad"><strong>Fernando Suarez</strong></a>, autore di un celebre blog politico di <strong>CBS News</strong>, aveva lanciato un mezzo avviso ad <strong>Hillary Clinton</strong>: Hillary, da un po’ di tempo le stai sparando un po’ troppo grosse. </p></blockquote>
<p>Il popolare giornalista, infatti, nei giorni scorsi si era mostrato scettico sui proclami ottimistici lanciati dall’ex first lady, <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/05/28/politics/fromtheroad/entry4130842.shtml">auto-dichiaratasi</a> &#8220;<em>il candidato migliore secondo ogni sondaggio, ogni analisi e ogni ricerca condotta negli Stati che i democratici devono vincere a novembre contro il rivale repubblicano John McCain</em>&#8220;. Dalle colonne virtuali del suo blog, Suarez aveva stigmatizzato anche un paio di pesanti gaffes della Clinton, come il paragone tra l&#8217;impasse sui delegati in Michigan e Florida e la battaglia dei suffragisti e l’imbarazzante analogia tra le primarie nei due stati e elezioni fraudolente svoltesi in Zimbabwe.</p>
<p>Ma l’avvertimento a fare attenzione non è forse stato colto. E l’ex first lady se ne uscita con questa <a href="http://www.nypost.com/seven/05232008/news/nationalnews/why_hill_wont_drop_out__bobby_kennedy_wa_112232.htm">confusa dichiarazione</a>, che a molti è apparsa come una velata (manco troppo!) allusione ad un possibile attentato mortale al rivale <strong>Barack Obama</strong>. </p>
<blockquote><p>E il video che segue è già diventato un macca da <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=185">antologia</a></p></blockquote>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Apriti cielo! Malgrado le pronte scuse di Hillary e le precisazioni del suo staff, sono piovute le accuse di quanti già da tempo vedono nella senatrice di New York l’ispiratrice di possibili attentati ai danni di Obama. E, quantomeno, Hillary è sicuramente apparsa a molti come un uccellaccio del malaugurio.</p>
<blockquote><p>Ma, quasi volesse riequilibrare la situazione, anche Obama è caduto vittima di un’altrettanto clamorosa gaffe. </p></blockquote>
<p>All’inizio della settimana, durante un discorso commemorativo al Memorial Day, Obama ha ricordato commosso suo zio, membro di un battaglione americano che, alla fine della seconda guerra mondiale, aveva liberato i prigionieri dal <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/05/27/obamas_uncle_and_the_liberatio.html">campo di concentramento di Auschwitz</a>. Piccolo particolare: il tristemente celebre lager è stato liberato dai sovietici, e non dagli americani. Imbarazzo fortissimo e poi la precisazione dello staff del senatore dell’Illinois: il famoso zio ha effettivamente liberato un campo di prigionia, ma a Buchenwald.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Insomma, problemi con la storia e la geografia, o panzana? Il dubbio si affaccia, anche perché l’episodio ricorda un po’ la <a href="http://www.nypost.com/seven/03312008/news/worldnews/from_bad_to_verse_for_hill_104288.htm">sparata sull’eroica Hillary</a> che atterrò a Sarajevo sotto il tiro dei cecchini… quando la guerra era praticamente finita. </p>
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		<title>Elezioni Usa. Troppa campagna e poca informazione.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[Una ricerca del Pew Reaserch Institute svela: nelle elezioni Usa c'è troppa campagna e poca informazione. Risultato? Le agende (dei cittadini e dei media) divergono e i toni troppo "negativi" non piacciono all'elettore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa è uscita una ricerca molto interessante del <strong><a href="http://people-press.org/">Pew Research Institute</a></strong> sulla copertura della campagna Usa in corso.<br />
Qui sotto una sintesi dei punti più interessanti che emergono. La ricerca integrale è scaricabile (in pdf) al link: <a href="http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf">http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf</a> </p>
<blockquote><p>Le primarie non piacciono ai democratici e i cittadini bacchettano la stampa.</p></blockquote>
<p>I democratici non sono poi così contenti delle primarie e i cittadini statunitensi vorrebbero capire perché il pieno d benzina costa sempre di più, magari anche rinunciando ai toni rissosi di alcuni momenti delle recenti campagne elettorali.<br />
Il Pew Research Center non è nuovo alle ricerche che scoprono vizi e virtù del sistema del <em>newsmaking</em> statunitense (<a href="http://www.spindoc.it/2008/01/15/internet-e-politica-i-dati-i-fatti-le-speranze/">avevamo già segnalato</a> altri dati), l&#8217;ultimo rapporto, tuttavia, ci presenta un quadro per molti versi inaspettato della partecipazione alle elezioni Usa 08.</p>
<blockquote><p>Toni troppo negativi significano perdita di interesse di una fetta di elettorato</p></blockquote>
<p>La prima accusa che gli intervistati rivolgono ai candidai è di aver usato <strong>toni sin troppo negativi </strong>e spesso polemici nelle ultime sei settimane questo è costato una discreta perdita di interesse ai democratici <strong>Hillary Clinton</strong> e <strong>Barack Obama</strong> (che accusano un calo di consenso tra 25%-31% a fronte di un miglioramento del 8%) mentre un po&#8217; meglio va per <strong>Mc Cain</strong> (che perde il 16% ma guadagna il 14% restando sostanzialmente stabile). Per chi volesse approfondire questi argomenti <a href="http://people-press.org/reports/display.php3?ReportID=414">qui trova pane per i suoi denti</a>.</p>
<div class="img " style="width:376px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-1_negative.gif" alt="Public reaction to the candidates. Fonte: Pew Research Institute" width="376" height="420" />
	<div>Public reaction to the candidates. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>Primarie americane. Il bicchiere mezzo vuoto? E aumentano gli scettici&#8230;</p></blockquote>
<p>A sopresa arriva anche, da parte del popolo democratico, una valutazione negativa del processo delle primarie come metodo di selezione del candidato migliore. Se qualche mese fa (dopo il supermartedì) il <strong>43% giudicava positivamente le primarie</strong> e il 52% no queste percentuali sono cresciute e stabilizzate arrivano ad uno scarno 37% per i sostenitori ed <strong>un robusto 57% per gli scettici</strong>. Nel complesso (46%) però i democratici restano convinti che le primarie &#8211; al di là di questo anno &#8211; siano un processo positivo. Restano più scettici invece sia i Repubblicani (37%) che gli independenti (34%).</p>
<div class="img " style="width:336px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-2_primarie.gif" alt="Soddisfazione del meccanismo delle primarie. Fonte: Pew Research Institute" width="336" height="271" />
	<div>Soddisfazione del meccanismo delle primarie. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>C&#8217;è stata troppa campagna e poca informazione. </p></blockquote>
<p>Altra nota dolente per i media statunitensi è la recriminazione che emerge dalla ricerca e che accusa il sistema dell&#8217;informazione di aver dato maggiore risalto alla campagna che non alle singole questioni che le campane affrontavano. Insomma la campagna è vista come un evento in sè, notiziabile e dunque per ciò stesso concluso. Questo ha fatto crescere notevolmente il divario tra la copertura dei media e l&#8217;interesse relativo, che segue sempre di più una correlazione negativa.</p>
<div class="img " style="width:353px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-3_coperura-della_campagne.gif" alt="Correlazione tra agenda dei cittadini e agenda dei media. Fonte: Pew Research Institute" width="353" height="273" />
	<div>Correlazione tra agenda dei cittadini e agenda dei media. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>Ci sono altre priorità</p></blockquote>
<p> Ciò che poi proprio non piace agli intervistati è il fatto che la copertura delle primarie ha offuscato notizie ben più importanti, come la situazione in Iraq e l&#8217;aumento globale del prezzo degli alimenti. Insomma i cittadini hanno comunque i loro canali di informazione ma accusano il <em>mainstream</em> di non rispecchiare una scala di priorità.</p>
<blockquote><p>C&#8217;è una audience pragmatica, matura, informata e smaliziata nei confronti del sistema dell&#8217;informazione</p></blockquote>
<p> Quello che emerge dalla ricerca, al di là delle considerazioni relative alla campagna ed al comportamento dei media, è la presenza di una <strong>audience pragmatica, matura, informata e smaliziata</strong> nei confronti del sistema dell&#8217;informazione. Una audience che considera le news e la copertura giornalistica di un avvenimento come un prodotto pagato a caro prezzo e con monete pregiate di questi tempi &#8211; il suo tempo e la sua attenzione &#8211; e dunque si sente in diritto di richiedere un prodotto soddisfacente e di qualità.</p>
<p>Sembra insomma un &#8220;benevolo&#8221; avvertimento del padrone nei confronti del suo &#8220;watchdog&#8221; ma non sono segnali da sottovalutare.</p>
<p>PDF: <a href="http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf">http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf</a> (pew research institute)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obama in trenta secondi. Il contest video di Moveon</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 09:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Chignola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro anni dopo il successo "negative" di "Bush in 30 seconds", Moveon.org rilancia con un gara per il miglior spot pro-Obama: in trenta secondi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Pur se risalente all&#8217;era pre-YouTube è ora possibile vedere sul network di video sharing <a href="http://www.youtube.com/watch?v=A9WKimKIyUQ">lo spot vincitore di &#8220;Bush in 30 seconds&#8221;</a>, contest organizzato nel 2004 da Moveon contro il presidente Bush. Autore: Charlie Fisher.</p></blockquote>
<p><strong><a href="http://www.moveon.org">Moveon.org</a></strong> è un&#8217;organizzazione affiliata al <a href="http://www.democrats.org/index.html">Democratic Party</a>, nata nel 1998 come <em>mailing list</em> di opposizione ai procedimenti di <em>empeachment</em> nei confronti dell&#8217;allora presidente <strong>Bill Clinton</strong> alle prese con lo scandalo <strong>Lewinski</strong>. Negli ultimi anni si è fatta notare in tutto il mondo soprattutto per una curiosa iniziativa che metteva in campo, come poche volte prima di allora, il potere e le potenzialità degli <em>user generated contents</em>. Era il 2004, l&#8217;iniziativa si chiamava &#8220;<a href="http://www.bushin30seconds.org/">Bush in 30 seconds</a>&#8220;, e Moveon.org chiedeva ai suoi membri e visitatori di produrre un vero e proprio spot che raccontasse in modo originale l&#8217;opposizione alle politiche dell&#8217;amministrazione Repubblicana.</p>
<p>In questi giorni caldi di primarie, a un passo dal voto che deciderà il candidato Democratico che andrà a sfidare <strong>John McCain</strong>, Moveon.org ha presentato l&#8217;altra faccia della medaglia: &#8220;<a href="http://www.obamain30seconds.org"><strong>Obama in 30 seconds</strong></a>&#8220;. Una medaglia &#8220;positive&#8221;, pro-Obama: laddove quattro anni prima era appunto &#8220;negative&#8221;, contro Bush. Ecco il video in cui <strong>Eli Periser</strong>, executive director di Moveon.org, spiega l&#8217;iniziativa.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ObOpIQksI0k&#038;hl=en&#038;color1=0xe1600f&#038;color2=0xfebd01"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ObOpIQksI0k&#038;hl=en&#038;color1=0xe1600f&#038;color2=0xfebd01" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<blockquote><p>Scrivono sulla <a href="http://www.obamain30seconds.org/">pagina del progetto</a>: «More than 1100 funny, inspiring, and amazingly creative ads were submitted for the contest. Now, it&#8217;s up to you to choose which ones become finalists».</p></blockquote>
<p>Il periodo per l&#8217;invio del materiale è terminato: 1100 i video arrivati. Da ieri gli utenti del sito possono <a href="http://www.obamain30seconds.org/vote/index.html">votare i loro video preferiti</a>, e a fine mese interverrà una vera e propria giuria formata da V.I.P. del calibro di <strong>Ben Affleck</strong>, <strong>Matt Damon</strong>, <strong>Michael Franti</strong>, <strong>Jesse Jackson</strong>, <strong>James Schamus</strong>, <strong>Oliver Stone</strong>, <strong>Eddie Vedder</strong>, <strong>Julia Stiles</strong>, e una schiera di artisti (e non solo) celebri per il loro endorsement nei confronti del Partito Democratico. </p>
<p>Tra i molti video presenti all&#8217;interno del sito, che vanno dal classico slide-show con colonna sonora fatto in 5 minuti con iMovie a contenuti ben più ambiziosi e professionali, eccone <a href="http://www.obamain30seconds.org/vote/?v=view-373-Ij7LsM">uno particolarmente bizzarro e delirante</a>. Vincitore del primo premio <em>psichedelia</em> applicata alla pubblicità politica?</p>
<p><embed src="http://www.obamain30seconds.org/content/flvplayer/mediaplayer.swf" width="448" height="354" allowscriptaccess="always" flashvars="height=354&#038;width=448&#038;bufferlength=10&#038;show_digits=true&#038;autostart=true&#038;file=http://s3.amazonaws.com/oi30sflv/view-373-Ij7LsM.flv&#038;link=http://www.obamain30seconds.org/vote/?v=view-373-Ij7LsM&#038;linkfromdisplay=true&#038;linktarget=_blank" ></embed></p>
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		<title>Grillo, dall&#8217;effetto Di Pietro al travasa-partiti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 08:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai toni accesi della piazza all’understatement dell’esordio elettorale. Come è andato l’esordio elettorale di Beppe Grillo e dei suoi “grillini”?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Dai toni accesi della piazza all’understatement dell’esordio elettorale. Come è andato l’esordio elettorale di Beppe Grillo e dei suoi “grillini”?</p></blockquote>
<p> Secondo alcuni analisti (come <a href="http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_16/primarie_mannheimer.shtml">Mannheimer</a>), il movimento dell’anti-politica rappresenta lo stato d’animo almeno il <strong>30% dell’elettorato</strong>, e almeno un <strong>5-6% di questi consensi</strong> (o dissensi?) si riconoscerebbe nelle idee di <strong><a href="http://www.beppegrillo.it">Beppe Grillo</a></strong>. Tuttavia, alla prova delle urne, questo potenziale elettorale non si è tradotto in voti per le <a href="http://www2.beppegrillo.it/listeciviche/amministrative2008.html">17 liste “certificate” da Grillo</a>, che hanno ottenuto in media il 2-3% dei voti. Un fallimento? Non proprio. Occorre considerare alcuni fattori:</p>
<h3>Effetto Di Pietro</h3>
<blockquote><p>Se aggiungiamo il 2-3% dei consensi raccolti da queste ultime all’incremento del movimento di Di Pietro (+2-3% circa) otteniamo quel 5-6% di voti inizialmente attribuiti ai supporter pro-Grillo.</p></blockquote>
<p> E’ plausibile che parte dell’elettorato pro-Grillo sia stato intercettato dall’<strong>Italia dei Valori</strong> nelle votazioni per Camera dei Deputati e Senato. E, in effetti, <strong><a href="http://www.antoniodipietro.it">Antonio Di Pietro</a></strong> – considerato da molti una sorta di alter ego istituzionale del grillismo e dei sentimenti dell’anti-politica &#8211; ha visto raddoppiare i suoi consensi rispetto alla precedente tornata elettorale. Poi, per effetto trascinamento, a livello locale, molti hanno probabilmente votato IDV anche quando erano presenti le liste grilline. </p>
<h3>Il numero non è potenza</h3>
<blockquote><p>I risultati elettorali dei grillini andrebbero letti da un punto di vista qualitativo, più che quantitativo. </p></blockquote>
<p>In molti comuni, in primis Roma, il loro piccolo “gruzzolo elettorale potrebbe essere determinante al momento del ballottaggio. Corteggiate dai due schieramenti contrapposti, le liste civiche di Grillo si trovano in una condizione particolarmente favorevole per dettare le loro condizioni e ottenere rappresentanza e posizioni di rilievo.</p>
<h3>Grillo e il &#8220;travasa schieramenti&#8221;</h3>
<blockquote><p>Chi ha votato per i grillini? Centro-sinistra, centro-destra, o chi non votava proprio?</p></blockquote>
<p>In molti concordano i fan di Grillo hanno pescato soprattutto nelle fila di chi ha abbandonato la sinistra radicale e, in qualche misura, tra chi non è stato convinto dal progetto del PartitoDemocratico. Quindi, si tratta di elettori collocati potenzialmente nel centro-sinistra. Paradossalmente, però, questi voti rischiano di essere travasati nel centro-destra se, come probabile, in molti Comuni i grillini appoggeranno le coalizioni locali che si collocano nell’area politica del PDL.</p>
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		<title>Hillary e la menzogna (che alle donne costa di più)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 20:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Cedroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[«Bill Clinton mente sul sesso. Hillary su tutto il resto», questa accusa di Dick Morris esemplifica la nomea di bugiarda di Hillary Clinton. Per la menzogna circa la missione in Bosnia ma non solo. Forse anche perché è donna?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai da più di due settimane ciò che sta esacerbando la campagna di <strong>Hillary Clinton</strong> sono le accuse rivoltele di essere una «bugiarda congenita» – per dirla con <strong>William Safire</strong> del New York Times, che di linguaggio politico se ne intende (si veda il <a href="http://www.amazon.com/Safires-Political-Dictionary-William-Safire/dp/0679420681">Safire’s Political Dictionary</a>, 2008) e sa anche quanto questa nomea valga in politica e molto più in campagna elettorale.</p>
<p>La senatrice Hillary Clinton ha già ricevuto ripetute volte questa accusa – rafforzata anche da un certo pregiudizio sessista sul fatto che le donne siano maestre nel mentire. Ma questa volta l’accusa è reiterata e non sporadica.</p>
<blockquote><p>Sant’Agostino docet, <a href="http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_scienze_umane/archivio/filosofia/3.htm">in materia di menzogna</a>, con tanto di casistica e tipologia nel &#8220;De Mendacio&#8221;.</p></blockquote>
<p>Qualche giorno fa <strong>Christopher Hitchens</strong> l’ha definita (<a href="http://www.slate.com/id/2187780/">The Tall Tale of Tuzla</a>) una «patologica bugiarda». Hitchens sostiene che le menzogne di Hillary rientrano nel doppio genere della <strong>suggestio falsi</strong> e della  <strong>suppressio veri</strong>, una forma di menzogna, quest&#8217;ultima (il &#8220;<em>misspoken</em>&#8220;), più grave e più seria, giacché il parlante omette di dire la verità per nascondere una cosa che invece è vera. </p>
<div class="img " style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/clintonbosnia.jpg" alt="Greeting ceremony, Tuzla military airport, Bosnia, March 25, 1996 (via Washigton Post)" width="454" height="305" />
	<div>Greeting ceremony, Tuzla military airport, Bosnia, March 25, 1996 (via Washigton Post)</div>
</div>
<p>Ecco i <a href="http://blog.washingtonpost.com/fact-checker/2008/03/hillarys_balkan_adventures_par.html">fatti</a>. Il 17 marzo scorso, la senatrice ha raccontato di quando atterrò in Bosnia, all’aeroporto di Tuzla, sotto il fuoco dei cecchini. Era il marzo del 1996, quando ormai la fase tragica e più acuta della guerra era superata e non c`era più alcun rischio reale. E allora perché mentire?</p>
<p>Secondo <a href="http://www.slate.com/id/2187780/">Hitchens</a> la senatrice potrebbe aver mentito </p>
<ul>
<li>senza esserne cosciente</li>
<li>potrebbe aver ceduto alle fantasie di un finto glorioso passato</li>
<li>entrambe le cose.</li>
</ul>
<blockquote><p>E non è tanto il fatto in sé, ma le conseguenze che questa accusa sta portando proprio nel momento cruciale di questa campagna elettorale. </p></blockquote>
<p> Sta di fatto che non solo gli organi a stampa, ma anche gli altri media, come la <strong>CBS</strong> e poi <strong>YouTube</strong>, hanno fornito la loro versione degli eventi.</p>
<p>Tutti i blog anti-Hillary ne hanno approfittato per mettere in ridicolo, ancora una volta, la sua candidatura. Una miriade di storielle, piccole o grandi “bufale” (sigh!),  balle, “chiamatele come volete” – scrivevo qualche tempo fa su webgol.it (&#8220;<a href="http://www.webgol.it/2006/10/10/la-politica-che-mente-sapendo-di-mentire/">La politica che mente sapendo di mentire</a>&#8220;, 10.10.2006) – che credo, difficilmente lasceranno illesa la senatrice Clinton. Forse sarà proprio questa la classica goccia che farà traboccare il vaso di una campagna già molto compromessa.</p>
<p>Anche perchè rivolta alle donne, verso le quali <strong>questa accusa raddoppia la sua efficacia</strong>. Con un effetto <em>moltiplicatore</em>, come dimostrato dalle affermazioni di <strong>Dick Morris</strong>, uno dei più acerrimi nemici della candidatura di Hillary Clinton, un tempo fidato consigliere dei Clinton, nel suo libro “<a href="http://www.amazon.com/Rewriting-History-Dick-Morris/dp/0060736682">Rewriting History</a>” scrive: «<strong>Bill Clinton mente sul sesso. Hillary su tutto il resto</strong>». </p>
<p><em>[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/result_scrittori.asp?scrittore=Cedroni+Lorella&#038;idaff=0">vari saggi</a> sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica (di genere e non solo). Si trova in questo momento negli Stati Uniti come visiting professor. as]</em></p>
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		<title>Sesso, droga e… democratico rock &amp; roll</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 10:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti gli scandali del partito democratico. Ce n'è per tutti i gusti: da Villaraigosa al più noto Spitzer. Questa volta la vecchia Europa non potrà tacciare l'America di essere bigotta e puritana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sesso, droga e rock &#038; roll. E’ questo il mix irresistibile che, in questi giorni, stimola la morbosa curiosità dei cittadini americani, porta alle stelle la  tiratura dei rotocalchi scandalistici e mette nei guai il “Partito dell’asinello”. </p></blockquote>
<p>Stupefacenti di ogni sorta, tradimenti e corna, squillo di alto e basso bordo, amori proibiti e relazioni omosessuali. Non manca nulla alla nuova <em>Beautiful</em> in salsa democratica. E, in attesa delle <a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/scorecard/#D">prossime scadenze elettorali</a>, il focus del dibattito politico si sposta da programmi e candidati verso scandali e processi giudiziari connessi. </p>
<p>Ce n’è per tutti i gusti. A <strong>Los Angeles</strong> si può seguire la tormentata causa di divorzio che ha inghiottito la vita personale e politica del sindaco <strong>Antonio Villaraigosa</strong>, reo di aver <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/07/05/AR2007070502076.html">tradito la moglie con una nota giornalista tv</a>. A <strong>San Francisco</strong>, tengono banco <a href="http://abcnews.go.com/US/Story?id=2842252&#038;page=1">le piccanti cronache che raccontano</a> (a puntate) la relazione tra il sindaco <strong>Gavin Newsom</strong> e il suo ex capo di gabinetto. Infine, a <strong>Detroit</strong> si può passare il tempo ridacchiando sul contenuto dei peccaminosi sms che il primo cittadino <strong>Kwame Kilpatrick</strong> inviava <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7311625.stm">alla sua segretaria-amante</a>.   </p>
<p>Ma tutto questo è ancora niente, se si pensa all’affaire <strong>McGreevey</strong>, l’ex governatore del <strong>New Jersey</strong> costretto a dimettersi nel 2004 dopo aver confessato di aver tradito sua moglie con un gay. Proprio in questi giorni, l’amante omosessuale del politico ha rivelato alla stampa – presumibilmente dietro lauto compenso – che in realtà la signora McGreevey sapeva tutto e che, anzi, spesso e volentieri partecipava a <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/03/16/former-mcgreevey-aide-cla_n_91798.html">sfrenate orge a tre</a>. </p>
<blockquote><p>Questa volta, scrivono <a href="http://lastrow.wordpress.com/2008/03/15/american-puritanism-and-eliot-spitzer/">alcuni blogger</a>, gli Europei non potranno tacciare gli americani di essere bigotti e puritani. </p></blockquote>
<p>Non siamo più davanti ai grossolani eccessi di <strong>Bill Clinton</strong>, che fumava spinelli “senza respirare” e usufruiva in buona fede di rapporti orali con una stagista pensando che non fosse “propriamente “ sesso. Troppo grande il clamore suscitato da casi come quello di <strong>Eliot Spitzer</strong>, ex procuratore “moralizzatore” e governatore “sceriffo” di New York, <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/11/scandali-e-politica-la-dresda-multimediale-di-eliot-spitzer/">incastrato in una torbida storia di escort</a> dopo aver denunciato aspramente per anni la decadenza dei costumi sessuali dei suoi concittadini.  </p>
<p>Il suo successore, <strong>David Patterson</strong>, non è da meno. Poche ore dopo essere stato eletto, rivela a giornali e tv di aver tradito la moglie (su consiglio del loro consulente matrimoniale!) e di aver fumato droghe leggere (però solo negli anni ’70, perché lo facevano un po’ tutti). E, nelle stesse ore, sua moglie racconta di aver ricambiato le corna, ma solo per il bene del loro matrimonio in crisi, che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Paterson#Personal_life">necessitava di una iniezione di fantasia</a>. </p>
<p><embed type="application/x-mplayer2" pluginspage="http://microsoft.com/windows/mediaplayer/en/download/" id="mediaPlayer" displaysize="0" autosize="0" bgcolor="darkblue" showcontrols="true" showtracker="-1" showdisplay="0" showstatusbar="-1" videoborder3d="2" width="425" height="320" src="http://www.whereistheoutrage.net/wordpress/wp-content/uploads/2008/03/late-show-top-ten-spitzer.wmv" autostart="false" designtimesp="5311" loop="false"></embed><br /><a href="http://mefeedia.com/entry/7153255/">Letterman’s Top Ten Spitzer reasons</a></p>
<blockquote><p>Gli esponenti democratici sembrano travolti da un’improvvisa onda di incidenti pruriginosi. A tutto vantaggio dei Repubblicani.</p></blockquote>
<p>Tutti questi scandali sono un grosso danno soprattutto per <strong>Hillary Clinton</strong>. Come spiega il <strong>Washington Post</strong>, infatti, l’ex first lady è <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">la prima vittima degli scandali</a>, che allontanano l’attenzione del pubblico dai temi della campagna (il suo punto di forza) e rinfrescano la memoria sul Sexgate del marito Bill. Senza contare che molti dei politici coinvolti sono arruolati tra i suoi supporter interni al partito. </p>
<p>Per capire che brutta aria tira per Hillary, basta prestare attenzione al <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">tiro incrociato della satira</a>. Qualche sera fa, il popolare conduttore <strong>Jay Leno</strong> ha ironizzato sullo scandalo Spitzer affermando che “<em>ora Hillary è solo la seconda donna più arrabbiata dello Stato di New York”</em> (la prima è la moglie dell’ex Governatore, ovviamente). Ma più duro e sottile è stato <strong>David Letterman</strong>, secondo cui tra le <a href="http://www.mefeedia.com/entry/letterman-s-top-ten-spitzer-reasons/7153255">buone ragioni che Spitzer può avanzare per scusarsi</a>, “<em>la prima è che Bill Clinton ha legalizzato tutto ciò (sesso e droga, ndr) anni fa</em>” ). </p>
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		<title>Lo spot del &#8220;3 a.m. call&#8221; diventa una parodia televisiva</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 13:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spot del "3 a.m. call" diventa una spassosa parodia televisiva. Il video dal Saturday Night Live.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una risata seppellisce la tensione. Era inevitabile, e anche auspicabile, a dir la verità. La <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/chi-vorresti-al-telefono-obama-o-clinton/">guerra degli spot</a> sul &#8220;<strong>3 a.m. phone call</strong>&#8221; si chiude ironicamente con una spassosa parodia mandata in onda lo scorso week end dal <strong><a href="http://www.nbc.com/Saturday_Night_Live/">Saturday Night Live Show</a></strong>.</p>
<blockquote><p>I sosia ingaggiati dalla trasmissione raccontano un futuro in cui Obama è presidente e, nel cuore della notte, chiama Hillary spaventato da una tremenda crisi interplanetaria. </p></blockquote>
<p>Russi, coreani del nord, iraniani e <strong>Hugo Chavez</strong> si sono messi d&#8217;accordo e minacciano l&#8217;America. <strong>Barack Obama</strong> è disperato: sembravano così brave persone&#8230; <strong>Hillary Clinton</strong>, con tanto di maschera anti-rughe, pazientemente detta la sua lezione di diplomazia e politica estera (è lei il candidato che vanta la maggiore esperienza, mentre Obama piagnucola di non averne). La Clinton improvvisa un piano di reazione, mentre Obama ha perfino difficoltà a prendere appunti. E quando Hillary lo invita a coinvolgere il suo consigliere per la sicurezza, si lamenta che nemmeno lui ha esperienza.</p>
<p><embed allowNetworking="all" allowScriptAccess="always" src="http://widgets.nbc.com/o/4727a250e66f9723/47df09b24d35a197" width="384" height="316" quality="high" wmode="transparent" id="W47df09b24d35a197" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash"> </embed></p>
<p><br/>Alla fine, l&#8217;ex first lady fa notare che si è un po&#8217; rotta di essere svegliata a tarda notte e che, se la sua consulenza deve continuare, magari sarebbe il caso fosse pagata. Soprattutto perchè Obama non sembra capace di fare nulla senza di lei: nemmeno accendere la caldaia o smettere di fumare.</p>
<p>La clip fa parte di una <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/03/10/politics/horserace/entry3921424.shtml">serie di parodie</a> andate in onda negli ultimi giorni che, complice anche la pausa elettorale (si riparte il 22 aprile con la Pennsylvania, fatta eccezione per la tappa poco importante di Guam) sta aiutando non poco a smorzare i toni del confronto interno al partito Democratico che rischiavano di farsi davvero troppo accesi.</p>
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		<title>On the record. Le storie politiche diventano globali.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 20:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Di Nucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
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		<category><![CDATA[Power]]></category>

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		<description><![CDATA[La dichiarazione off the record di Samantha Power contro Hillary e DrudgeReport vs il principino Harry. Due storie "politiche" tipiche di un ecosistema connesso e globalizzato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due recenti vicende illustrano come la globalizzazione mediatica stia rompendo alcuni degli schemi più collaudati del rapporto tra i media ed il potere. Alcune settimane fa, il <strong><a href="http://www.drudgereport.com/">Drudge Report</a></strong>, famoso per aver diffuso per primo il pettegolezzo Lewinsky, ha svelato al mondo che <strong>Prince Harry</strong> era in prima linea in Afghanistan. Poi la settimana scorsa <a href="http://thescotsman.scotsman.com/latestnews/Inside-US-poll-battle-as.3854371.jp">The Scotsman</a>, il quotidiano di Edinburgh, ha pubblicato delle dichiarazioni scottanti (&#8220;<em>Hillary è un mostro</em>&#8220;) di <strong>Samantha Power</strong>, la <em>consigliori</em> di Obama per la politica estera, costringendola a dimettersi. </p>
<p>Cos&#8217;hanno in comune queste due storie? La notizia su Prince Harry diffusa dal Drudge Report era nota a tutti i media britannici, che però avevano deciso, su richiesta del Ministero della Difesa del Regno, di non renderla pubblica (per ovvie ragioni di sicurezza). Un patto tra gentiluomini molto british, finché non è arrivato l&#8217;americano Drudge Report a rovinare tutto. Dall&#8217;altra parte The Scotsman pubblica un commento sgradevole di Samantha Power, che però lo aveva fatto rigorosamente <em>off the record</em>.</p>
<blockquote><p>Due storie di giornalismo coraggioso che non si piega davanti alle convenzioni e agli accordi sottobanco?<br />
Oppure due testate che fanno un gioco sporco, e che non stanno alle regole del gioco? </p></blockquote>
<p> Ci piacerebbe pensare che tutti i media britannici abbiano rispettato il silenzio per amor patrio; ma è abbastanza chiaro che, in realtà, a nessuno conveniva indispettire il Ministero della Difesa e il governo di <strong>Gordon Brown</strong>. Perché? Ovviamente perché i media stessi dipendono in larga parte dalla collaborazione dei politici per i loro contenuti. Alzi la mano chi vuol essere il direttore di giornale o telegiornale cui Brown non rilascia più interviste, o non passa più succose anticipazioni? Ecco, appunto. Perché i giornalisti citano fonti anonime invece di svelare chi ha fatto la spia? Per rispetto nei confronti dei loro informatori, o perché altrimenti la prossima volta la soffiata l&#8217;avrà qualcun altro? Domanda retorica. Non è quindi un caso che non sia stato un grande network americano o il <strong>New York Times</strong>, a diffondere la notizia; ma un sito internet certo molto famoso, ma che non ha assolutamente niente da guadagnare dall&#8217;intrattenere buoni rapporti con il governo di sua maestà.</p>
<p>Lo stesso vale per The Scotsman: non si sarebbero certo permessi di pubblicare dichiarazioni off the record di un portavoce o ministro di Gordon Brown. Né un giornalista americano si sarebbe permesso di fare un dispetto del genere al candidato più in voga del momento. Ma che interesse ha The Scotsman a tenersi buono <strong>Barack Obama</strong>? Certo, magari poi Obama diventa Presidente, e durante la sua prima visita ufficiale nel Regno Unito esclude The Scotsman tra i media al seguito; improbabile, e comunque il gioco sarebbe valso la candela, vista la visibilità che The Scotsman si è guadagnato in America.</p>
<p>In questo schema di controllo incrociato tra media e politica, ci sono due elementi disturbatori. Non da oggi (DrudgeReport è peraltro il sito che svelò online il caso <strong>Clinton/Lewinski</strong>) ma sempre più agguerriti. La sempre maggiore centralità dell&#8217;ecosistema di Internet, e la capacità che ha questo ecosistema mediale di &#8220;planetarizzare&#8221; istantaneamente il racconto giornalistico &#8211; di concedere, indifferentemente a testate online o offline e per certe storie, una audience globale. L&#8217;interesse mediale valica i confini d&#8217;influenza territoriale della politica, e chi non si adegua rimane scottato: chiedete alla Power (o al principino).     </p>
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		<title>Scandali e politica. La Dresda multimediale di Spitzer</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 19:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
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		<category><![CDATA[Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
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		<description><![CDATA[Scandali e politica a braccetto negli USA. Il caso Eliot Spitzer, governatore di New York e superdelegato. Tra inchieste federali e pubbliche vergogne, con il rischio che l'onda lunga piombi anche sulle primarie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“<strong>Ma, allora Dio esiste!</strong>” &#8211; è il <a href="http://dealbook.blogs.nytimes.com/2008/03/10/wall-street-on-spitzer-there-is-a-god/">commento anonimo</a> alle notizie riguardanti il governatore di New York, raccolto da un reporter della CNBC.</p></blockquote>
<p><strong>Eliot Spitzer</strong>, il governatore democratico dello stato di New York, non è stato mai molto amato a <strong>Wall Street</strong>, ma solo ieri si è capito quanto profondo fosse l’odio di cui era oggetto. </p>
<p>E’ accaduto quando i cronisti sono andati a chiedere commenti agli operatori di borsa, oggetto delle durissime inchieste di Spitzer. E sono stati investiti da un’ondata di maligna soddisfazione. </p>
<h3>Un reato chiamato &#8220;structuring&#8221;, all&#8217;interno di una inchiesta sulla prostituzione</h3>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/spitzer.jpg" alt="Spitzer in copertina del tabloid Newsday. Curiosamente anche gli altri tabloid hanno scelto questa smorfia del governatore di NY." /><em><font size="-2">(Nella foto: Spitzer in copertina del tabloid <a href="http://www.newsday.com/">Newsday</a>. Curiosamente anche gli altri tabloid hanno scelto questa smorfia del governatore di NY.)</em></font></p>
<p>Ma andiamo con ordine. Spitzer ieri è stato coinvolto in un’inchiesta federale su un giro di <strong>prostituzione di alto bordo</strong>. Non è uno sfruttatore, ma un semplice cliente – nei verbali è identificato come “<em>client 9</em>” – e il reato ipotizzato per lui è assolutamente barocco. </p>
<p>Sembra che l’accusa a suo carico sia quella di aver occultato – attraverso una serie di passaggi finanziari – il reale motivo di un trasferimento di denaro. Un reato chiamato “<em>structuring</em>”. E che deriva dalla sua paranoia da investigatore. Infatti, se avesse pagato normalmente con la carta di credito, la sua banca non avrebbe allertato, come sembra abbia fatto, l’<strong>IRS</strong> (l’equivalente dell’Agenzia delle entrate) che a sua volta ha messo in moto l’<strong>FBI</strong>. </p>
<p>Cercavano prove di un passaggio di bustarelle. Hanno trovato un politico che quando andava a Washington a testimoniare al Congresso non trovava disdicevole passare un paio d’ore al <strong>Mayflower</strong> – l’albergo del potere dove era solito prendere i pasti <strong>J. Edgard Hoover</strong> &#8211; con una “<em>escort</em>”, “<em>pretty and petite</em>”.  E, stando ai verbali, sembra pure che avesse gusti “difficili”. Capricci che  la ragazza (di nome <strong>Kristen</strong>) però sembra abbia soddisfatto al meglio. O almeno questo è quello che lei <a href="http://abcnews.go.com/Blotter/story?id=4424507&#038;page=1">assicura</a> in una telefonata – intercettata – alla  maitresse. </p>
<h3>Il passo falso di Mr Clean, moralista molto ambizioso</h3>
<blockquote><p>Spitzer aveva anche distrutto un giro di prostituzione a Staten Island e nella conferenza stampa si era compiaciuto di ricordare quanto squallido fosse il commercio di favori sessuali.</p></blockquote>
<p> Il fatto è che Spitzer non è un <strong>Cosimo Mele</strong> qualsiasi, ma “<em>Mr. Clean</em>”, il Cavaliere senza macchia che &#8211; secondo la leggenda diffusa dai media – aveva ripulito le stalle di <strong>Wall Street</strong>, anche se con metodi non ortodossi. Sembra infatti che l’ufficio di Spitzer – che era “<em>attorney general</em>” di <strong>New York</strong> – passasse materiale compromettente  raccolto nelle inchieste ai cronisti amici per mettere in cattiva luce gli indagati, tutti “pescecani” di Wall Street. </p>
<p>Insomma un moralista molto ambizioso, di quelli che è bello veder cadere dal piedistallo. E la sua caduta è stata devastante. Il <strong>New York Times</strong> ha messo una squadra di giornalisti al lavoro per tutto il week-end (la notizia dei primi arresti è di venerdì scorso) e ieri ha fatto uscire lo scoop sul suo sito, senza aspettare di stamparlo sulla prima pagina e rinunciando, in questo modo, all’esclusiva. Da quel momento è stato un crescendo.<br />
Prima le <a href="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2008/03/10/247-cable-eye-turns-to-new-york/index.html?hp  ">tv all news</a>, poi la <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/10/nyregion/10cnd-comments.html?hp">Rete</a> e  i comici dei <a href="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2008/03/11/the-late-night-take-on-spitzer/index.html?ex=1362974400&#038;en=edfc2980b7caecc3&#038;ei=5088&#038;partner=rssnyt&#038;emc=rss">talk show serali</a>. E alla mattina i <a href="http://gawker.com/5003686/top-these-spitzer-headlines">tabloid</a>.<br />
Una tempesta mai vista e che dà l’idea della forza della nuova struttura dell’informazione in cui il flusso si distribuisce su una miriade di canali.<br />
Un bombardamento a tappeto.<br />
Una <strong>Dresda multimediale</strong>.  </p>
<h3>La pubblica vergogna (con moglie a fianco) non basta</h3>
<blockquote><p>Tutti chiedono sacrifici più sostanziosi e più sostanziali. Altro che conferenze stampa: le dimissioni alla fine arriveranno.</p></blockquote>
<p>Il governatore per ora ha cercato di limitare il danno con una breve conferenza stampa a fianco della moglie. Un classico in cui sembra che ormai sia codificato anche il modo di vestire della cornificata: vestito azzurro e filo di perle. A volte, quando  la vergogna è troppa, occhiali neri. L’unica che si distacca dal cliché è come al solito Hillary che a fianco di Bill – che sta confessando l’affaire con <strong>Monica Lewinsky</strong> – ha un vestito <a href="http://boinkology.com/2008/03/10/what-to-wear-when-you-tell-the-world-youve-been-cheating/">giallo squillante</a>. Ma gli editoriali dei “<em>quality newspapers</em>”  – durissimo per esempio il <strong><a href="http://online.wsj.com/article/SB120519359147125705.html?mod=loomia&#038;loomia_si=t0:a16:g2:r1:c0.226881">Wall Street Journal</a></strong> &#8211; chiedono sacrifici più sostanziosi dell’aver accettato la vergogna pubblica. </p>
<div class="img " style="width:475px;">
	<a href="http://boinkology.com/2008/03/10/what-to-wear-when-you-tell-the-world-youve-been-cheating/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/cornificate.jpg" alt="Collage di immagini delle conferenze stampa di pubbliche scuse - c’è anche quella, famosissima, dei Clinton" width="475" height="305" /></a>
	<div>Collage di immagini delle conferenze stampa di pubbliche scuse - c’è anche quella, famosissima, dei Clinton. Via Boinkology</div>
</div>
<h3>Ricadute sulla campagna delle primarie democratiche.</h3>
<blockquote><p>Spitzer è un superdelegato democratico, con simpatie per Hillary (ma tiepide)</p></blockquote>
<p>Resta da analizzare la ricaduta dell’affaire Spitzer sulla campagna democratica. Il governatore di New York è un superdelegato e appoggia <strong>Hillary Clinton</strong>. Ma durante tutta la campagna ha mantenuto un basso profilo, anche se è riuscito a mettere in imbarazzo HRC con la sua proposta di una patente di guida valida per gli immigrati clandestini. Questo tiepido appoggio è una fortuna per Hillary che, comunque, si trova tra le mani una bomba a tempo sicuramente più devastante di quanto sia l’<a href="http://www.slate.com/blogs/blogs/trailhead/archive/2008/03/10/clinton-spitzer-fallout.aspx">affaire Rezko</a> per <strong>Barack Obama</strong>. </p>
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