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	<title>Spindoc &#187; partecipazione</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eyjafjallajökull. Stati generali delle Fabbriche di Nichi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tre giorni su politica, media e territorio. A Bari dal 16 al 18 luglio 2010. </p></blockquote>
<p>Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato &#8211; con un semplice naturalissmo sbuffo annoiato &#8211; mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/">informazioni nella pagina apposita</a>.</p>
<p><a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/intro/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fdnichilogo.jpg" alt="" title="" width="450" height="69" class="alignleft size-full wp-image-4235" /></a></p>
<p><strong>LEGGI</strong> il <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/il-programma/">programma completo</a> dei tre giorni.</p>
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		<title>Internet better politics. Da Vendola all&#8217;open gov.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/06/30/internet-better-politics-da-vendola-allopen-gov/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 19:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giorno dopo Toscana Lab, materiali, idee, un (semi)decalogo e alcune presentazioni della parte politica della due giorni fiorentina alla ricerca dei modi con cui Internet migliora la vita (e in questo caso la politica).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Conclusi a Firenze, presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, i lavori di <a href="http://www.toscanalab.it/programma-29-giugno/">ToscanaLab</a>.</p></blockquote>
<p>Il tema (generale) è stato “Internet Better Life”, <a href="http://www.toscanalab.it/about/">ovvero</a>: &#8220;Come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo&#8221;.</p>
<p>Di seguito alcuni dei punti emersi durante il workshop del 29 giugno intitolato &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/2010/06/25/internet-better-life-la-politica-pa-e-nuovi-media/">Internet better society</a>&#8221; e dedicato alla politica, al giornalismo e alla pubblica amministrazione.  Con interventi di <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a>, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a>, <a href="http://www.proformaweb.it">Dino Amenduni</a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> (e moderato da<a href="http://www.webgol.it"> Antonio Sofi</a>)</p>
<h3>Alcuni punti emersi</h3>
<p>I punti di cui sotto andranno a contribuire &#8211; insieme ai &#8220;risultati&#8221; dei lavori degli altri workshop paralleli &#8211; a una sorta di &#8220;decalogo&#8221; dell&#8217;evento Internet better life, che sarà pubblicato sul <a href="http://www.toscanalab.it">sito di Toscana Lab</a>.</p>
<div id="attachment_2540" class="wp-caption aligncenter" style="width: 729px"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/06/territorio.jpg" alt="Riscoperta del territorio. Foto (con riflesso da proiezione) di Elena Tubaro" width="719" height="463" class="size-full wp-image-2540" /><p class="wp-caption-text">Riscoperta del territorio. Foto (con riflesso da proiezione) di Elena Tubaro</p></div>
<p><strong>Trasparenza e fiducia</strong></p>
<blockquote><p>Negoziazione fiduciaria e traslucida: niente più &#8220;severamente vietato&#8221; o posta &#8220;raccomandata&#8221;. </p></blockquote>
<p>La società digitale è trasparente e translucida: ci si vede (ci si deve vedere) attraverso. La spinta verso la massima trasparenza vale per la politica e per la pubblica amministrazione, per il giornalismo e l’informazione, per il pubblico e i cittadini. Una nuova negoziazione che produce una nuova opinione pubblica: più informata e attiva, in cui nessuno può nascondere niente o avere rendite di posizione. Una nuova negoziazione fiduciaria. Il termine è inoltre legato a doppio filo all’attività della Pubblica Amministrazione: la trasparenza degli atti amministrativi può essere realizzata solo e unicamente tramite le nuove tecnologie. Per rendere noti decisioni e risultati; per migliorare il rapporto dei cittadini con la burocrazia e la competitività delle scelte delle aziende.</p>
<p><strong>Ascolto e condivisione</strong></p>
<blockquote><p>Non è più l&#8217;audience che deve avere grandi orecchie, ma la politica e il giornalismo che devono ascoltare, prima di dire. </p></blockquote>
<p>Più che per parlare, i nuovi media servono per ascoltare gli altri. Il pubblico ha subito una mutazione antropologica: non è più audience muta, ma è composta di persone che possono pubblicare e si aggregano intorno a un bisogno o un contenuto. Una propensione all’ascolto e all’apertura verso l’esterno è sempre più il presupposto per poi dire con sensatezza. All’ascolto si lega l’idea di condivisione – che chiama in causa tutti i soggetti interessati nessuno escluso. Non è un flusso che viene dall’alto, ma un meccanismo circolare attivato da tutti i nodi che stanno in rete: ogni pezzo di contenuto e informazione condiviso migliora la vita di chi viene in contatto con esso.</p>
<div id="attachment_2542" class="wp-caption aligncenter" style="width: 729px"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/06/grassroots.jpg" alt="Impegno grassroots. Foto (con riflesso) da presentazione di Elena Tubaro" width="719" height="500" class="size-full wp-image-2542" /><p class="wp-caption-text">Impegno grassroots. Foto (con riflesso) da presentazione di Elena Tubaro</p></div>
<p><strong>Riscoperta del territorio e senso di comunità </strong></p>
<blockquote><p>Il territorio e le comunità che lo animano sono le ultime nicchie possibili &#8211; e quelle più vitali.</p></blockquote>
<p> I nuovi media non sono solo fattore di globalizzazione. Ma sempre più una riscoperta del territorio e del locale, grazie a comunità di persone che trovano online gli strumenti per conoscersi, far conoscere i propri bisogni, attivarsi e organizzarsi. Le comunità che si creano online (anche se non hanno una base geolocalizzata) hanno un forte senso di appartenenza e adesione – che può diventare anche il vero valore aggiunto per l’innovazione e il cambiamento.</p>
<p><strong>Impegno “grassroots” e approfondimento narrativo</strong></p>
<blockquote><p>Oltre la tv e i formati facili e semplificati, c&#8217;è spazio per l&#8217;approfondimento.</p></blockquote>
<p> I nuovi spazi digitali consentono e aprono alla progettazione, produzione e distribuzione di contenuti dal basso (“grassroots”) che aggirano le logiche mediali tradizionali e si caratterizzano per un maggiore impegno. Una propensione (spesso multimediale) legata alla ricerca dell’approfondimento, della narrazione, della profondità dello sguardo sui fatti e sugli eventi.</p>
<p><strong>Sincronizzazione e “bridging” tra diverse velocità</strong></p>
<blockquote><p>Piattaforma di comunicazione e di condivisione: per camminare insieme.</p></blockquote>
<p> In contesti in cui esistono varie e diverse sensibilità, tradizioni, velocità e esperienze (pe l’Unione Europea), il web può servire per “sincronizzare” i vari punti di vista e fare da ponte (“bridge”). Sia per la costruzione di una identità comune, sia – più pragmaticamente – per concordare delle politiche efficaci e condivise.</p>
<h3>Le presentazioni e gli interventi</h3>
<p>Di seguito gli interventi pubblicati online, su slideshare o altrove</p>
<p>ANTONIO SOFI (in plenaria il 28 giugno), &#8220;Politica on e off line. Una idea integrata e crossmediale&#8221;.</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4652306"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/webgol/politica-on-e-off-line-una-idea-integrata-e-crossmediale" title="Politica on e off line. Una idea integrata e crossmediale.">Politica on e off line. Una idea integrata e crossmediale.</a></strong><object id="__sse4652306" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=antoniosofipoliticaontoscanalabfinale-100630114722-phpapp02&#038;stripped_title=politica-on-e-off-line-una-idea-integrata-e-crossmediale" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4652306" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=antoniosofipoliticaontoscanalabfinale-100630114722-phpapp02&#038;stripped_title=politica-on-e-off-line-una-idea-integrata-e-crossmediale" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/webgol">Webgol Network</a>.</div>
</div>
<p>SERGIO MAISTRELLO, &#8220;Le opportunità della dimensione iperlocale&#8221;</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4649488"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/sergiomaistrello/toscanalab-2010" title="Le opportunità della dimensione iperlocale - ToscanaLab 2010">Le opportunità della dimensione iperlocale &#8211; ToscanaLab 2010</a></strong><object id="__sse4649488" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=firenze-100630043434-phpapp01&#038;stripped_title=toscanalab-2010" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4649488" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=firenze-100630043434-phpapp01&#038;stripped_title=toscanalab-2010" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/sergiomaistrello">Sergio Maistrello</a>.</div>
</div>
<p>DINO AMENDUNI, &#8220;Puglia. Due casi non casuali di comunicazione politica&#8221;</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4648997"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/doonie/nichi-vendola-e-michele-emiliano-due-casi-non-casuali-di-comunicazione-politica" title="Nichi Vendola e Michele Emiliano: due casi non casuali di comunicazione politica">Nichi Vendola e Michele Emiliano: due casi non casuali di comunicazione politica</a></strong><object id="__sse4648997" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=internetbetterlife-29giugno2010-100630031646-phpapp01&#038;stripped_title=nichi-vendola-e-michele-emiliano-due-casi-non-casuali-di-comunicazione-politica" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4648997" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=internetbetterlife-29giugno2010-100630031646-phpapp01&#038;stripped_title=nichi-vendola-e-michele-emiliano-due-casi-non-casuali-di-comunicazione-politica" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/doonie">Dino Amenduni</a>.</div>
</div>
<p>ERNESTO BELISARIO, &#8220;Open Government. Miti, realtà, speranze&#8221;</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4808174"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/ernestobelisario/open-government-miti-realt-e-speranze" title="Open government  (miti, realtà e speranze)">Open government  (miti, realtà e speranze)</a></strong><object id="__sse4808174" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=opendatatoscanalabbelisario-100721160114-phpapp01&#038;stripped_title=open-government-miti-realt-e-speranze" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4808174" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=opendatatoscanalabbelisario-100721160114-phpapp01&#038;stripped_title=open-government-miti-realt-e-speranze" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/ernestobelisario">Ernesto  Belisario</a>.</div>
</div>
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		<title>Internet better life? La politica, pa e nuovi media</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/06/25/internet-better-life-la-politica-pa-e-nuovi-media/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<description><![CDATA[Internet better life? A Firenze, politica, pa e nuovi media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
Consulta il programma (<a href="http://www.toscanalab.it/programma-28-giugno/">primo</a> e <a href="http://www.toscanalab.it/programma-29-giugno/">secondo</a> giorno)</p></blockquote>
<p>Lunedì e martedì prossimo (il 28 e il 29 giugno) si terrà a Firenze la seconda edizione di <a href="http://www.toscanalab.it/">ToscanaLab</a> (presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana),  e ha come tema “Internet Better Life”, <a href="http://www.toscanalab.it/about/">ovvero</a>: &#8220;come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo&#8221;.</p>
<p>Si parlerà anche di politica, giornalismo e pubblica amministrazione: come cambiano all&#8217;impatto dei nuovi media &#8211; il martedì mattina in un workshop con <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a>, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a>, <a href="http://www.proformaweb.it">Dino Amenduni</a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> (e moderato da<a href="http://www.webgol.it"> Antonio Sofi</a>)</p>
<p><a href="http://www.toscanalab.it/"><img src="http://www.toscanalab.it/wp-content/themes/compositio/logo.png" width="450" alt="Toscana Lab" /></a></p>
<p>Qualche riga di presentazione: &#8220;La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po&#8217; più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell&#8217;agenda pubblica &#8211; per finire all&#8217;azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il circo(lo) politico del Pdf</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/06/09/il-circolo-politico-del-pdf/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
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		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[Link post-PDF: video e cronaca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Alcuni link dopo il <a href="http://www.personaldemocracy.com/">Personal Democracy Forum</a> di New York, che abbiamo seguito in diretta grazie al <a href="http://www.spindoc.it/2010/06/03/personal-democracy-forum-2010-in-diretta-da-new-york/">liveblogging di Antonella Napolitano su Spindoc</a>.</p></blockquote>
<ul>
<li><strong>GUARDA</strong>: tutti <a href="http://pdfnyc.civicolive.com/">i video delle sessioni del Pdf</a> sono disponibili grazie a Civico Live</li>
<li><strong>LEGGI</strong> (in italiano): <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2010-06/07/personal-democracy-forum-2010-impariamo-a-sederci-in-circolo.aspx">cronaca in circolo di Linnea Passaler</a> su Wired.it</li>
<li><strong>LEGGI ANCHE</strong> (inglese): <a href="http://techpresident.com/blog-entry/can-internet-fix-politics-look-back">Can Internet fix politics? A look back</a> di Nancy Scola sulla &#8220;rivista&#8221; legata a doppio filo al Pdf, TechPresident. L&#8217;articolo, al modo di TP, ha una serie di utili link in uscita a varie cronache e analisi della conferenza</li>
<li>Marc Ambinder, The Atlantic, <a href="http://www.theatlantic.com/politics/archive/2010/06/-pdf10-truth-telling-and-shaming/57608/">PDF10: Truth Telling and Shaming</a></li>
<li>Huffington Post: Alex Howard, <a href="http://www.huffingtonpost.com/alexander-howard/pdf-relaunches-10question_b_600565.html">PdF Relaunches 10Questions.com to Reboot Citizen to Candidate Engagement</a>; Jane Hamster, <a href="http://www.huffingtonpost.com/jane-hamsher/can-the-internet-fix-poli_b_599564.html">Can the Internet Fix Politics?</a></li>
<li>Felix Gilette, The Observer, <a href="http://www.observer.com/2010/media/daniel-ellsberg-initially-suspected-cia-was-behind-wikileaks">Daniel Ellsberg Initially Suspected That C.I.A. Was Behind WikiLeaks</a>
</li>
<li>Gautham Nagesh, Hillcom Valley, <a href="http://thehill.com/blogs/hillicon-valley/technology/101273-john-perry-barlow-internet-has-broken-political-system">John Perry Barlow: Internet has broken political system<br />
</a></li>
</ul>
<div class="img " style="width:500px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/jdlasica/4672921537/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4004/4672921217_96f6a90a35.jpg" alt="Personal Democracy Forum 2010, New York City. Photo by JD Lasica" width="500" height="332" /></a>
	<div>Personal Democracy Forum 2010, New York City. Photo by JD Lasica</div>
</div>
<p>Prossimo appuntamento, la seconda edizione di PDF Europe (qui <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-conference/pdf-europe/pdf-coming-europe">informazioni sulla prima edizione</a>), prevista <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-europe-returns-barcelona-oct-4-5">per il 4 e il 5 ottobre, e come il primo anno, a Barcellona</a>. </p>
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		<title>Personal Democracy Forum 2010. In diretta da NY</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Personal Democracy è l'evento degli eventi per chi si occupa di politica e nuovi media e la settima edizione si sta svolgendo a New York. La "nostra" Antonella Napolitano è lì in cronaca (blog) diretta. All'interno la diretta, il video, il programma e altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C&#8217;è una <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-conference-2010-june-3-5-new-york-city-speakers">lista infinita degli speaker</a> e il ricco programma del <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-one-schedule-june-3rd">giorno uno</a> e del <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-two-schedule-june-4th">giorno due</a></p></blockquote>
<p>Pdf (<a href="http://personaldemocracy.com">Personal Democracy Forum</a>) è la più importante conferenza mondiale sui temi della politica e delle nuove tecnologie. Si svolge da 7 edizioni, tutte curate da Andrew Raisej e Micah Sifry. <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-conference-2010">L&#8217;edizione 2010</a> del PDF <strong>si svolge dal 3 al 4 giugno 2010 a New York</strong> (<em>c&#8217;è anche stata, a novembre scorso una edizione europea, a Barcellona: su spindoc <a href="http://www.spindoc.it/2009/11/24/post-pdf-cosa-rimane-dopo-barcellona/">un resoconto</a> e <a href="http://www.spindoc.it/2009/12/05/pdf-europe-nasce-una-sfera-pubblica-europea/">una analisi</a> post, e <a href="http://www.spindoc.it/2010/01/16/pdf-europe-some-politics-jumped-the-blog/">la presentazione su Facebook e dintorni</a></em>).</p>
<p><a href="http://personaldemocracy.com/pdf-conference-2010"><img src="http://personaldemocracy.com/files/conf2010/audience-pdf.jpg" alt="Pdf2010" align="none"/></a><br/><br/><br/><br/><br/><br/><br/></p>
<p>A New York la &#8220;nostra&#8221; <a href="http://svaroschi.blogspot.com">Antonella Napolitano</a> (leggi i <a href="http://www.spindoc.it/author/antonellanapolitano/">suoi pezzi su Spindoc</a>), che da mesi sta curando sul <a href="http://personaldemocracy.com/europe">blog di Pdf Europe</a> una rubrica di segnalazione sullo stato quotidiano dell&#8217;arte della comunicazione politica online in Europa, dal titolo <em><a href="http://personaldemocracy.com/europe">Europe Roundup</a></em></p>
<h1>Cronaca della seconda giornata</h1>
<blockquote><p>Per il programma completo della seconda giornata vai <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-two-schedule-june-4th">alla pagina sul sito del Personal Democracy Forum 2010</a></p></blockquote>
<p>Mattinata dedicata a un apertura degli organizzatori Andrew Rasiej and Micah L. Sifry e poi <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-two-schedule-june-4th">una serie di sessioni plenarie e sequenziali dedicate al &#8220;ripensamento&#8221; della politica</a>. <strong>Rethinking</strong>: Government con Aneesh Chopra; Non-profits con Beth Kanter and Allison Fine,  Open City con Jen Pahlka and Bryan Sivak;  Economics con Bernard Avishai; Broadband con Susan Crawford; Media con Markos Moulitsas; Leadership con Marc Smith; Representation con Clay Shirky fino al gran finale con <strong>Rethinking Community, Literacy and the Public Sphere con Howard Rheingold</strong>. Qui sotto la diretta friendfeed di Antonella Napolitano e oltre il video (forse non disponibile per tutto l&#8217;evento)</p>
<p><iframe src="http://friendfeed.com/svaroschi/1b4d960f/inizia-la-diretta-della-seconda-giornata-del?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
<h1>Cronaca della prima giornata</h1>
<blockquote><p>Leggi il programma completo della <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-one-schedule-june-3rd">prima giornata sul sito Pdf 2010</a></p></blockquote>
<p>La <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2010-day-one-schedule-june-3rd">prima giornata di Pdf</a>, inizio alle 14.30 ore italiane. Dopo una introduzione degli organizzatori, si parte subito con una chiacchierata plenaria con Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia. Poi Ellsberg e Assange sulle &#8220;soffiate&#8221; (politiche e non solo, immagino). Sempre in plenaria, alle 16.30, una tavola rotonda dal titolo &#8220;Can The Internet Fix Politics?&#8221;</p>
<p><iframe src="http://friendfeed.com/svaroschi/a157e82d/pronti-iniziare-la-prima-giornata-del-personal?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
<h1>Il video e l&#8217;aggregazione di twitter</h1>
<p>A questo indirizzo: la <a href="http://personaldemocracy.com/live">diretta video</a>.</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://civicolive.com:5080/civicolive/player/embed/stream/126"></script></p>
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		<title>Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 21:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
		<category><![CDATA[crossmedia]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi e dibattiti]]></category>
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		<category><![CDATA[debate]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo storico dibattivo in tv delle elezioni britanniche. Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg, e una innovativa crossmediale pletora di strumenti per "arricchire" il dibattito andato in onda: dai grafici vermiformi a facebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo storico dibattito televisivo delle elezioni britanniche è andato in onda questa sera sul canale <a href="http://www.itv.com">ITV</a>, in diretta da Manchester. Protagonisti il premier uscente laburista <strong>Gordon Brown</strong>, il leader dei conseratori <strong>David Cameron</strong> e il liberaldemocratico <strong>Nick Clegg</strong>. Il dibattito è durato 90 minuti e l&#8217;argomento principale sono sttai tematiche di politica interna (<em>public affairs</em>) &#8211; dall&#8217;immigrazione, criminalità, economia, tasse, salute&#8230;</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/itv1.jpg" alt="Itv, debate in diretta. Tutti gli strumenti attivati" width="700" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2352" /></p>
<p>Interessante l&#8217;uso degli strumenti crossmediali di <em>coverage</em> dell&#8217;emittente televisiva a complemento dello streaming in rete. Di seguito una breve analisi dell&#8217;<strong>enriched debate</strong> andato in onda <a href="http://www.itv.com/electiondebate">sulle pagine dedicate del sito</a>: worm, coveritlive, facebook app, leader comment cloud, twitter sentiment tracker.</p>
<h3>Worm (il consenso in diretta)</h3>
<p>L&#8217;emittente ha messo insieme un campione di 20 elettori che si dichiarano indecisi e provenienti da territori chiave per l&#8217;elezione: queste 20 persone partecipano al &#8220;worm poll&#8221; mentre guardano il dibattito. Un sondaggio in diretta.</p>
<p>Come funziona? Il campione di persone ha in mano una specie di joystick che permette loro di segnalare in tempo reale l&#8217;approvazione o la disapprovazione rispetto a ciò che viene detto dai tre candidati: in sovraimpressione sullo schermo appare la curva del consenso/dissenso (che può avere anche un andamento neutrale). Ecco, nello screenshot qui sotto, l&#8217;effetto &#8220;vermiforme&#8221; del grafico come appariva durante il dibattito (la visualizzazione poteva essere disabilitata).</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/davidicameron_worm.jpg" alt="" title="" width="492" height="284" class="aligncenter size-full wp-image-2360" /></p>
<p>Un misto di coverage qualitativo e feedback in diretta. In più un elemento aggiuntivo per &#8220;leggere&#8221; il dibattito anche in termini di chi vince/chi perde: il classico racconto &#8220;giornalistico&#8221; dei debate televisivi. C&#8217;è da dire che in questo dibattito specifico è capitato molto raramente di vedere scendere il grafico nella zona del dissenso. Il &#8220;worm poll&#8221;  si è mantenuto più o meno per tutti nella zona del &#8220;like&#8221;, del &#8220;consenso&#8221; con quanto veniva detto: chissà se bravura di tutti i politici ad argomentare, oppure effetto di una sorta di &#8220;responsabilizzazione&#8221; dei tester &#8211; che rispetto a temi spesso molto specialistici hanno preferito dare un generico like più che prendersi il rischio di non essere d&#8217;accordo.</p>
<h3>Coveritlive, la diretta blog collaborativa</h3>
<p>Subito sotto la diretta, è implementato un sistema abbastanza popolare per le dirette blog di eventi: <a href="http://www.coveritlive.com/">Coveritlive</a>.</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/poll_uk.jpg" alt="poll_uk" width="538" height="570" class="aligncenter size-full wp-image-2368" />Il sistema dà la possibilità a chi lo implementa di caricare foto, link e aggiornamenti, raccontando quindi in diretta e in molto multimediale ciò che accade. E&#8217; anche possibile pergli utenti registrati aggiungere commenti: in questo caso la maggior parte dell&#8217;uso dello strumento è stato con aggiornamenti da parte degli spettatori, con molti aggiornamenti al minuto. C&#8217;è anche la possibilità di proporre dei sondaggi in diretta, come nel caso dello screenshot &#8220;scattato&#8221; alla fine degli statement conclusivi.</p>
<p>Giusto per la cronaca, il risultato del sondaggio in diretta online ha visto vincitore Nick Clegg, con il 49 per cento. </p>
<h3>Facebook con status embedded</h3>
<p>Usato per la prima volta durante l&#8217;insediamento di Obama, l&#8217;applicazione prevede la possibilità di commentare in diretta un evento aggiornando il proprio status sul profilo di Facebook &#8211; e, volendo, condividendolo con la comunità di utenti facebook che guardano in diretta il dibattito. </p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/facebook_uk.jpg" alt="" title="" width="360" height="500" class="aligncenter size-full wp-image-2366" /></p>
<p>Molto popolata e molto &#8220;on topic&#8221; la discussione: il sistema di &#8220;status&#8221; autonomi e indipendenti, legati comunque alla propria rete di contatti e al proprio profilo (non una chat classica insomma), funziona evidentemente come &#8220;calmieratore&#8221; naturale dei toni più aspri. Intenso anche l&#8217;aggiornamento: decine di aggiornamenti al minuto.</p>
<p>Su altri social network &#8220;analoghi&#8221; (sia detto tra virgolette), la discussione seppur non &#8220;embedded&#8221; è stata intensa: per esempio su <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23leadersdebate">Twitter</a>&#8220;, o su &#8220;<a href="http://friendfeed.com/search?q=%23leadersdebate">Friendfeed</a>&#8221; sempre con l&#8217;hashtag #leadersdebate.</p>
<blockquote><p>Una bella discussione live sul dibattito (e in italiano) si è avuta nel <a href="http://friendfeed.com/francescocosta/6f6df0cb/chi-e-matto-al-punto-da-passare-la-serata">profilo ff di Francesco Costa</a></p></blockquote>
<h3>Leader comment cloud e Twitter sentiment ticker</h3>
<blockquote><p>Le nuvole dei tag, spesso <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">raccontate anche da noi su spindoc</a> danno una idea d&#8217;insieme dei concetti usati in un discorso.</p></blockquote>
<p> Due <a href="http://www.itv.com/utils/cached/whatisthis.html">strumenti di post-coverage</a>, che approfondiranno il racconto &#8220;giornalistico&#8221; post-debate. Il primo (<em>leader comment cloud</em>) è una sorta di &#8220;tag cloud&#8221; delle parole e dei termini più usati dai tre politici. </p>
<p>Il sentiment ticker, invece, &#8220;riflette&#8221; le sensazioni di un selezionato gruppo di utenti di Twitter (5000 tra cui politici, giornalisti, fonti di informazioni, superuser ecc.), ed è basato su una metodologia semantica proposta da <a href="www.tweetminster.co.uk">Tweetminster</a>. </p>
<p>I prossimi appuntamenti, meno storici ma non per questo meno importanti, sono il 22 aprile su SKY (si parlerà di International affairs) e 29 aprile sulla BBC (il tema: economic affairs).</p>
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		<title>Nuove dal vecchio continente: The Europe roundup.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/03/17/nuove-dal-vecchio-continente-the-europe-roundup/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Rettura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove dal vecchio continente: The Europe roundup]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Una rubrica che racconta lo scenario europeo della &#8220;tecnopolitica&#8221;, con notizie e <em>focus</em> sui temi più caldi. </p></blockquote>
<p><a href="http://personaldemocracyforum.com/europe">The Europe roundup</a> è lo spazio curato da <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> (che <a href="http://www.spindoc.it/author/antonellanapolitano/">collabora anche con Spindoc</a>) sul sito del <a href="http://personaldemocracyforum.com/">Personal Democracy Forum</a>, la più importante conferenza che si occupa del rapporto tra politica e tecnologia. </p>
<p>La rubrica è nata a febbraio ed è aggiornata tre volte a settimana.</p>
<p><strong>LEGGI</strong>: <a href="http://personaldemocracyforum.com/europe">Personal Democracy Forum</a> Europe</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>PDF Europe. (Some) politics jumped the blog</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/01/16/pdf-europe-some-politics-jumped-the-blog/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 20:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Political Divide]]></category>
		<category><![CDATA[Politici]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<category><![CDATA[politics]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[What happens to political communication when the web gets really social. A talk presented during the session “Adapting and thriving in the new media environment” at PDF Europe, the last november.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Jumping the blog. What happens to political communication when the web gets really social&#8221; has <a href="http://personaldemocracy.com/schedule-pdf-europe-day-2">been presented</a> during the session  “Adapting and thriving in the new media environment” at <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">PDF Europe</a>, Barcelona, 20/21 November 2009</p></blockquote>
<p>How to quickly and efficiently adapt to a world that’s changing while we are living it is the million dollar question for politics and politicians from all over the world. I’ll adopt a perspective that involves the changes happened in European new media environment during the last two years: the <strong>jump of the blog or blogosphere</strong>, mainly at a local level due to the huge impact of Facebook and social media.</p>
<div id="__ss_2608798" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="Jumping the blog. Social media changes in european politics. @ Pdfeu" href="http://www.slideshare.net/webgol/jumping-the-blog-social-media-changes-in-european-politics-pdfeu">Jumping the blog. Social media changes in european politics. @ Pdfeu</a><object style="margin:0px" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=antoniosofipdfeu04-091129151659-phpapp01&amp;stripped_title=jumping-the-blog-social-media-changes-in-european-politics-pdfeu" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin:0px" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=antoniosofipdfeu04-091129151659-phpapp01&amp;stripped_title=jumping-the-blog-social-media-changes-in-european-politics-pdfeu" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/">documents</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/webgol">webgol</a>.</div>
</div>
<h3>Bikini statistics and Europen politicians</h3>
<blockquote><p>75% of MEPs use a personal website extensively.</p></blockquote>
<p><a href="www.epdigitaltrends.eu ">European Parliament Digital Trends</a> recently published a research concerning the trend in technology adoption within the professional european political sphere. The main result of this research made by Fleishman and Hillard during April 2009 among 110 Members of European Parliament (MEPs, 14% of the European Parliament) is that <strong>75% use a personal website extensively</strong>.</p>
<blockquote><p>25% of MEPs do not use a personal website</p></blockquote>
<p> As a journalism teacher said recently to his students: «<em>Statistics are like a bikini. What they reveal is interesting, but what they hide is crucial</em>». The statistics bikini here hides that <strong>25% of MEPS do not use a personal website</strong>. And we are still talking about “traditional” website: the word “extensively” could easily stand for “<em>I open it sometimes just to read the press release that someone in my staff uploads sometimes</em>”.</p>
<blockquote><p>* 62% of MEPs have either never heard of Twitter or have no plans to use it.</p></blockquote>
<p>On the social side of the internet usage, the reasearch reveals that <strong>62% have either never heard of Twitter or have no plans to use it</strong>. There is a huge difference with American situation, where Twitter is really wide spread among politicians at any level. On the blogging side, <strong>24% of MEPs use a blog extensively but only 26% of MEPs who blog comment on other blogs once a week or more</strong>.</p>
<blockquote><p><a href="http://www.epdigitaltrends.eu/">Further data is available</a> in the full document at EP Digital Trends.</p></blockquote>
<p> This is the whole scenario regarding the five-years-old european parliament (could be that the new MEPs, recently elected, are more digitally savvy): <strong>the web presence of elected European representatives is just thanks to personal website</strong>. Blog, facebook, microblogging are still far to come.  To fully understand what has changed or is going to change we have to zoom to a more local point of view.</p>
<h3>Local politics. Members of Italian Parliament (MIPs)</h3>
<blockquote><p>The research on MIPs involved the web presence of 952 politicians, 100% of the italian parliament</p></blockquote>
<p> Let’s focus on Italian situation. There&#8217;s a research entitled <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political Divide</a>, conducted by Stefano Epifani of University of Rome and published on Spindoc, that show how <strong>60% of MIPs use the internet in some way</strong> &#8211; at least they have a personal website. The &#8220;bikini&#8221; here hides that 40% of MIPs don’t exist on the web (except from institutional pages).</p>
<div class="img alignnone size-full" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image003.png" alt="Differences between deputies and senators for the usage of website, blogs, social network" width="454" height="346" />
	<div>Differences between deputies and senators for the usage of website, blogs, social network</div>
</div><br/><br/></p>
<blockquote><p>The most used social network among MIPs: Facebook 58%. YouTube and Flickr follow. Twitter stands at 2%.</p></blockquote>
<p>Among the 60% that in some way are digitally active, there are some differences between deputies and senators (due essentially to age difference) regarding the usage of three different web tools: <strong>website, blog and social network</strong>. Among the italian deputies that are active online there are more social network profiles than personal blogs or traditional websites. In other words, there are a bunch of italian representatives that wasn&#8217;t on the Internet before Web 2.0 &#8211; they’ve began in a networked environment (mainly Facebook).</p>
<div class="img " style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image002.png" alt="Differences in the usage of Social Network among italian representatives" width="422" height="285" />
	<div>Differences in the usage of Social Network among italian representatives</div>
</div>
<h3>The political &#8220;earthquake&#8221; of Facebook</h3>
<blockquote><p>The rating growth of Facebook usage, from February 2008 to February 2009: 314% in all European countries.</p></blockquote>
<p>The point is Facebook. Facebook has been a sort of &#8220;social earthquake&#8221; that reshaped the new media european environment in the last two years &#8211; in all the european countries Facebook <strong>grew by 314% in less than a year</strong> (the trends is still positive but slower, source: <a href="http://www.comscore.com">Comscore</a>, 04/09 ). The growth rate in Italy is ca 2700%; in Spain 1000%.</p>
<p>It happens. Facebook changed the social media political environment. It has thrown into web 2.0 process a bunch of people that had a plain (or mono-dimensional) experience of the Internet. Newbies: <strong>both voters and politicians</strong>.</p>
<h3>Politics and politicians jumped the blog.</h3>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/01/JumpTheShark.jpg" alt="Fonzie jumps the shark in the famous episode of Happy Days" width="317" height="266" class="alignleft size-full wp-image-2329" /> Some politics and politicians jumped the blog. Fonzie, in a famous episode of the Tv serie &#8220;Happy Days&#8221;, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MDthMGtZKa4">jumped a shark using waterskies</a>: the scene has become<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jumping_the_shark"> a proverbial way to refer to something that has reached its peak</a> and it can only get worse &#8211; “after that it’s all downhill”. In Europe, some politicians involved in political campaigns &#8211; especially in a local contest &#8211; literally jumped the blogs: the entire blogosphere. With all its values: trasparency of sources, trust in sharing good ideas and feeding open conversations.</p>
<p>Many local politicians were in some way &#8220;forced&#8221; by their own network (and voters) to get social. By their own network &#8211; &#8220;bypassing&#8221; the whole blog/blogging system. Especially referring to local battlegrounds, and to the politicians that did not use the web because they did not find any particular advantage in it. There are some italian case studies regarding the facebook impact on online political campaigning.</p>
<h3>Renzi, Emiliano, Cupra Marittima</h3>
<blockquote><p>Renzi (Florence) used Facebook as a communication tool.</p></blockquote>
<p>Matteo Renzi, 34 yo, FB addicted, run a successful campaign for mayor. Facebook was the production and distribution center of political issues and multimedia contents. He used intensively Facebook for the primary process: also due to the lack of financial resources, the social network became the political communication playground for all the other candidates. Renzi still uses Facebook to personally update his citizens about his work.</p>
<blockquote><p>Emiliano (Bari) used Facebook as a organisation tool: 16 fb groups and more.</p></blockquote>
<p> Incumbent Michele Emiliano run a tough election as Bari mayor. He created, with a very young staff, Emilab, a volunteer organization of under 30: they used Facebook as a sort of little set-up ready-to-use &#8220;MyBarackObama&#8221;. 16 Facebook hyper-local groups, based on city areas. 7 open contests for cultural projects on a grassroots level (video, music, gastronomy, ecc.). 2000 people involved within Facebook. Each fb group had a coordinator, and some of them were found among the most active young people that joined the group on Facebook. Emilab lives on, now it’s a proper grassroots organization.</p>
<blockquote><p>Cupra Marittima, 5000 inhabitants, has Facebook as an agenda tool.</p></blockquote>
<p> Cupra Marittima is a town of 5000 inhabitants. They had ocal elections with 4 candidates and 4 civic lists (not officially linked to national parties). All the lists had a Facebook group where they discussed the program with voters and citizens. Many political discussions on issues were held on a neutral &#8220;public page&#8221; dedicated to the electoral cycle. It somehow opened up the campaign process, even at this level: giving an additional space to discuss the political agenda and the local issues.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>PDF Europe, nasce una sfera pubblica europea?</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/12/05/pdf-europe-nasce-una-sfera-pubblica-europea/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 01:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora dal Personal Democracy Forum a Barcellona: una sfera pubblica europea è possibile? O dell'Europa non ci si può affezionare, chiusi nelle mappe localissime e nazionali, solo (e al massimo) imparare piano ad avere a che fare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>A due settimane <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/hackers-and-hacks-post-mortem-pdf-europe-barcelona" target="_blank">dal suo svolgimento</a>, PDF Europe continua a suscitare <a href="../2009/11/24/post-pdf-cosa-rimane-dopo-barcellona/" target="_blank">reazioni e riflessioni</a>.</p></blockquote>
<p>>Durante lo svolgimento del <a href="http://personaldemocracy.com">Personal Democracy Forum</a> a Barcelona, uno dei più pressanti interrogativi che circolava tra i quasi 400 partecipanti era indubbiamente se c&#8217;è spazio e futuro per una blogosfera politica a livello europeo. C&#8217;è o non c&#8217;è un Europa unita sul web? Una discussione sui temi riguardanti la politica europea e transnazionale?</p>
<h3>Una prima mappatura della blogosfera</h3>
<p>Il primo spunto, in questo senso, è arrivato dalla presentazione di Anthony Hamelle che con la sua LinkFluence ha presentato <a href="http://us.linkfluence.net/blog/2009/11/20/first-map-of-the-eurosphere/" target="_blank">una mappatura della blogosfera politica</a> di quattro nazioni: Italia, Francia, Germania e Olanda, rilevandone la composizione e la prossimità alle tematiche trattate a livello di UE.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2298" style="width:500px;">
	<a href="http://us.linkfluence.net/blog/2009/11/20/first-map-of-the-eurosphere/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/12/euroweb_pop_2.jpg" alt="First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation" width="500" height="344" /></a>
	<div>First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation</div>
</div>
<p><br/>
<ul>
<li>Leggi anche l&#8217;articolo di Raffaele Matrolonardo, su Corriere.it: <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_20/europa-web-disunita_80375ac8-d5dd-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">L&#8217;Europa sul web? Non è ancora unita</a></li>
</ul>
<h3>Intervista a Jon Worth: le identità europee</h3>
<p>Il secondo lo fornisce <a href="http://personaldemocracy.com/node/15552" target="_blank">l&#8217;intervista</a> che Nancy Scola ha fatto a <a href="http://www.jonworth.eu/" target="_blank">Jon Worth</a> (anche lui speaker a PDF Europe), inglese residente a Bruxelles e con un solido background in termini di politica europea.</p>
<blockquote><p>«Difficile affezionarsi alla UE, ma interagirci normalmente è un dovere», secondo Worth</p></blockquote>
<p> “<em>Ogni cultura politica ha le sue caratteristiche, i suoi simboli, la sua storia</em>”: la mancanza di elementi comuni è <a href="http://personaldemocracy.com/node/15552" target="_blank">l&#8217;inevitabile punto di partenza</a> di ogni analisi sull&#8217;assenza di dibattito europeo. Ma molto, sostiene Worth, starà alla capacità di far coesistere più livelli di identità: “<em>Nessuno si affezionerà l&#8217;Unione Europea, ma spero che in futuro le persone riescano a comprenderne l&#8217;importanza e trovino modalità di interazione con le sue istituzioni. Non penso sia necessario lo stesso tipo di comunicazione interna alle nazioni, ma sicuramente è necessario qualcosa di più di quello che abbiamo</em>.“</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2299" style="width:500px;">
	<a href="http://www.jonworth.eu/the-pdf-compass/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/12/poitical-compass-pdf_2.jpg" alt="Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth" width="500" height="594" /></a>
	<div>Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth</div>
</div>
<h3>A che punto è l&#8217;Europa?</h3>
<blockquote><p>Worth individua nelle nazioni scandinave le realtà più avanzate, con politici aperti, infrastrutture adeguate e alte percentuali di lettura dei quotidiani.</p></blockquote>
<p> Nella sua analisi, inoltre, la nativa Gran Bretagna è avanzatissima sul fronte dell&#8217;e-government ma non altrettanto su quello della politica. I politici francesi, invece, potrebbero approfittare di una certa tradizione di “ribellione contro il sistema”, propria anche delle dinamiche di Rete, elemento che due anni fa ha contribuito non poco all&#8217;emergere di Ségolène Royal.</p>
<p>L&#8217;innovazione, del resto, non ha una strada sola, come dimostra anche la varietà del pubblico presente alla conferenza: spindoctor, studiosi, giornalisti e attivisti sono gruppi che spesso si guardano con diffidenza.<br />
<blockquote>Pubblico inizialmente diffidente: che ci fanno i creativi dentro le organizzazioni? </p></blockquote>
<p>Eppure, forse, il confine non è così netto: “<em>Dipende molto dalla cultura politica del paese: probabilmente i partiti negli USA sono più bravi nell&#8217;avere a che fare con creativi e persone innovative all&#8217;interno delle organizzazioni di quanto facciano la maggior parte dei partiti europei</em>”</p>
<p>Probabilmente una delle prossime domande per chi lavora in questo settore sarà quella che già ci poniamo da tempo come cittadini: il sistema si cambia lavorando all&#8217;interno o dall&#8217;esterno?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pdf Europe. La tecnopolitica in Scandinavia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/10/20/pdf-europe-la-tecnopolitica-in-scandinavia/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 08:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[grassroots]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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		<category><![CDATA[europe]]></category>
		<category><![CDATA[pdf]]></category>
		<category><![CDATA[scandinavia]]></category>

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		<description><![CDATA[La tecnopolitica in Scandinavia: uno scenario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tra un mese il Pdf Europe si svolgerà a Barcellona. Sul blog continuano interventi che anticipano la conferenza. </p></blockquote>
<p>Manca un mese al <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">Personal Democracy Forum Europe</a> e la lista di speaker si arricchisce di relatori di altissimo livello (ultimo in ordine di tempo: <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/pdf-europe-update-charles-leadbeater-joining-keynoter-early-bird-discount-extended-one-mo">Charles Leadbeater, già consulente di Tony Blair</a>).</p>
<p>Il blog di PDF Europe ferve, però, anche di analisi sul rapporto tra tecnologia e politica nelle varie nazioni europee.</p>
<blockquote><p>Percentuali elevate di uso di Internet, ma mancano organizzazioni che mediano tra politica e cittadini. </p></blockquote>
<p>Particolarmente degno di nota è il <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/scandinavian-techpolitics-best-cases">contributo di Bente Kalsnes</a> sullo scenario tecno-politico nei paesi scandinavi, noti per le elevate percentuali nell’utilizzo di Internet. Bente cita numerosi esempi positivi, ma sostiene che persino lì mancano organizzazioni come <a href="http://www.sunlightfoundation.com/">Sunlight Foundation</a> o <a href="http://www.mysociety.org/">MySociety</a>, attive (rispettivamente in USA e Gran Bretagna) soprattutto nel campo della trasparenza e del rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti.</p>
<p>Da cosa può dipendere?</p>
<p><em>&#8220;Some would argue that the more open a country&#8217;s own government and political culture is, the less likely you are to see bottom up efforts like MySociety or Sunlight. Is the distance between power-holders and the people so short and the possibilities for influence so many that we don&#8217;t need tools like <a href="http://www.theyworkforyou.com/">TheyWorkForYou</a>? I doubt so. Are the techpolitics environments in these countries too tiny to foster the kind of political digital innovations we&#8217;ve seen in the UK and the US? Maybe. We could also blame lack of good funding possibilities (except from the government), since we have few independent foundations similar to Sunlight&#8221;.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Personal Democracy Forum goes to Barcellona</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/10/16/personal-democracy-forum-goes-to-barcellona/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[grassroots]]></category>
		<category><![CDATA[negative e underdog]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[La conferenza "principe" sul rapporto tra politica e tecnologia sbarca in Europa, dopo 6 anni negli Usa. Stessa formula, con una attenzione particolare per il vecchio continente. Dal 20 al 21 novembre a Barcellona (ci sarà anche Spindoc).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>World’s largest conference on technology and politics.</p></blockquote>
<p>Dal 20 al 21 novembre si terrà a Barcellona, in Spagna, il primo <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">appuntamento europeo del Personal Democracy Forum</a> – la più grande conferenza al mondo su tecnologia e politica. Dopo sei anni a New York (gli ultimi al Frederick P. Rose Hall, Lincoln Center, con spettacolare sguardo sul Central Park), lo spin-off europeo si terrà nell&#8217;altrettanto spettacolare Torre Agbar</p>
<p>Gli organizzatori hanno allestito <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">un gruppo di speakers</a> molto eterogeneo e competente, che cercherà di riflettere su come la tecnologia sta influenzando la politica (e forse viceversa): come da anni ormai stiamo cercando di fare, nel nostro piccolo, anche qui su Spindoc. </p>
<blockquote><p>Altri aggiornamenti nei prossimi giorni. </p></blockquote>
<p>Un piccola ma motivata delegazione di Spindoc sarà presente a Barcellona &#8211; a me gli organizzatori hanno chiesto di intervenire ad un <em>roundtable</em> pomeridiano, sul ruolo dei blog in politica a livello europeo: vedremo cosa uscirà fuori. Sicuramente allestiremo, come peraltro per il Pdf americano due anni fa, una diretta o un liveblogging dei lavori.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 597px"><a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe"><img alt="Pdf Europe, a Barcellona" src="http://personaldemocracy.com/files/pdfeurope4.gif" width="587" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Pdf Europe, a Barcellona</p></div>
<p>«<em>Across the Continent, political leaders and grass-roots activists are embracing new ways of running for office, influencing the political debate, and governing. Inspired by the success of Barack Obama’s campaign for president of the United States, people everywhere are using the Internet to open up politics and make governance more transparent, participatory and effective</em>».</p>
<p>Pare che i posti siano limitati, quindi, chi è interessato farebbe bene a prenotarsi al più presto. Il sito giusto per prenotazioni e dare un&#8217;occhiata al programma è sempre <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">Personal Democracy Forum Europe</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;effetto Joker e il photoshop partecipativo</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/09/20/leffetto-joker-e-il-photoshop-partecipativo/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 23:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Le culture partecipative basate sulle tecnologie connettive (e la voglia di dissacrare il potente di turno e la sua comunicazione) sono in grado di influenzare la sfera pubblica? Ancora poco ma qualcosa si muove – dal Joker Obama e Berlusconi ai manifesti "intoccabili" sui muri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Le culture partecipative sono in grado di influenzare le pubbliche opinioni? (il plurale è voluto, e necessario)</p></blockquote>
<p>Can participatory culture shape public opinion? <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> scrive sul blog del <a href="http://personaldemocracy.com/pdf-europe-signup-form">Personal Democracy Forum Europe</a> (costola di <a href="http://svaroschi.blogspot.com/2009/09/personal-democracy-forum-europe-come-la.html">quello storico newyorkese</a>, si svolgerà a Barcellona il prossimo 20 e 21 novembre) una riflessione intitolata &#8220;The Joker effect: how participatory culture may disrupt politics&#8221; – in cui mette in fila alcuni esempi/effetti della &#8220;cultura partecipativa&#8221; dentro il campo da gioco del dibattito politico sulle Rete. Dai molti esempi elettorali americani al <a href="http://www.webgol.it/2009/04/22/politics-busting-allitaliana-i-cartelloni-delludc-e-del-pd/">politics busting all&#8217;italiana</a> dei cartelloni tarocchi delle campagne pubblicitarie Udc e Pd, fino ad arrivare al <a href="http://www.vincos.it/2009/08/27/obama-joker-berlusconi-joker-photoshop-per-la-democrazia/">case study del Berlusconi-Joker</a> diffuso in rete da Vincenzo Cosenza (a seguito di un analogo Obama-Joker in giro per i muri americani) e il manifesto del film <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Untouchables_%28film%29">The Untouchables</a> &#8211; con il solito Berlusconi sullo sfondo.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2213" style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/09/berlusconi-joker.jpg" alt="Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman" width="422" height="440" />
	<div>Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman</div>
</div>
<blockquote><p>Politics busting: ribellione dal basso e fenomeno tipico della partecipazione politica online – più o meno consapevole e sicuramente iconoclasta. </p></blockquote>
<p>Casi, insomma, che si iscrivono, come accennavo, all&#8217;interno di quel fenomeno tipicamente online che Susca e De Kerckhove chiamano – lo accenavo prima – <em>politics busting</em>: sull&#8217;onda del movimento di ad busting, che &#8220;tarocca&#8221; e prende in giro le pubblicità. Fin dagli albori di Internet, i &#8220;manufatti&#8221; della comunicazione politica sono stati interpretati in modo (per certi versi) pre-satirico, spesso meramente grafico (ecco perché Photoshop, software archetipico della post-produzione fotografica digitale) lavorando sulle incongruenze e sui punti deboli dell&#8217;immagine politica proiettata – che su un media partecipativo ad alta capacità diffusiva come internet ritornava insieme distorta e amplificata. </p>
<p>Una sorta di ribellione dal basso, più o meno consapevole: per mostrare che il re è nudo. Scrive Antonella dell&#8217;esperimento messo in atto da Cosenza: «The Berlusconi-Joker picture has started to circulate on blogs and and social networks, also used as profile picture on Facebook, Twitter and Friendfeed. The reactions of people varied, Cosenza explains: “Some people said that they wanted to use the picture but they were afraid, others wrote me because they want a t-shirt with that image on it. Maybe I should print posters”».</p>
<p>E poi viene citato il caso del manifesto degli Intoccabili, manifesto affisso a Milano e New York – in una sorta di capolino offline di una pratica comunicativa tipica (anche se ovviamente non esclusiva) della partecipazione politica online. Le conclusioni? <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/joker-effect-how-participatory-culture-may-disrupt-politics">Eccole</a>, condivisibili: «New media surfacing online are now used by citizens to produce content and to engage more people: this may start a process that can unexpectedly disrupt the consensus».</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2215" style="width:233px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/new-york-berlusconi/1.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/09/berlusconintoccabile.jpg" alt="Uno  dei manifesti affissi a Milano e New York" width="233" height="345" /></a>
	<div>Uno  dei manifesti affissi a Milano e New York</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le elezioni in Marocco e la politica iconica</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/07/27/le-elezioni-in-marocco-e-la-politica-iconica/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 07:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Porcu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[grafica e manifesti]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[volantini]]></category>

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		<description><![CDATA[Elezioni amministrative in Marocco, quasi 29 i partiti presenti, 27 mila eletti, tra i quali più di 3 mila donne (con una quota del 12% riservata per legge). Una comunciazione tutta iconica, sul territorio: dai manifesti ai volantini fino ai murales. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Leggi <a href="http://www.maroc.ma/PortailInst/An/logoevenementiel/Results+of+the+Special+Communal+Elections+2009.htm">i risultati definitivi delle elezioni comunali</a> in Marocco: oltre 7 milioni i votanti totali</p></blockquote>
<p>Passeggiare per Tangeri a due settimane dalle elezioni ha per certi versi il sapore di un tuffo nel passato. Qualche chiacchierata con gli studenti dell’Università conferma i sospetti: qui il Web è da molti punti di vista il futuro, almeno per quanto riguarda la comunicazione politica. Ancor più che da noi – il che è tutto dire. Ma una campagna elettorale è sempre e comunque comunicazione: e così è per le elezioni amministrative che si sono appena svolte in Marocco.</p>
<div class="img alignleft size-full wp-image-2179" style="width:359px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo2.jpg" alt="Una lista dei candidati alle elezioni amministrative" width="359" height="270" />
	<div>Una lista dei candidati alle elezioni amministrative</div>
</div>
<p>Oltre 29 i partiti candidati, poco più di <a href="http://www.maroc.ma/PortailInst/An/logoevenementiel/Results+of+the+Special+Communal+Elections+2009.htm">7 milioni di votanti con un tasso di partecipazione del 52,4%</a>. Gli eletti sono più di 27000, tra i quali più di 3000 donne, che hanno visto per la prima volta, per legge, una quota loro riservata di posti del 12%. </p>
<p>E anche se qualcuno giura che sono state riservate a posti meno importanti o mere esecutrici di decisioni che saranno prese altrove, vedere candidate vestite all’occidentale accanto ad altre con il velo integrale una qualche impressione la fa. </p>
<p>D’altronde, il PAM (<em><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Parti_Authenticit%C3%A9_et_Modernit%C3%A9">Parti Authenticité et Modernité</a></em>), partito nato poco più di un anno fa dalla fusione di cinque partiti grazie a un ex Ministro, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Fouad_Ali_El_Himma">Fouad Ali el-Himma</a>, molto vicino al giovane re Mohammed VI, ha racimolato la maggior percentuale di posti candidando persone di cultura religiosa talvolta opposta. </p>
<p>Una politica via via più secolarizzata in cui – nonostante rimanga forte l&#8217;influenza della religione sui vari aspetti della società – va lentamente a scomparire il legame tra abbigliamento (in questo caso di genere) e ideologia del partito di appartenenza.</p>
<h3>La comunicazione: niente web, e il territorio iconizzato</h3>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2190" style="width:483px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo6.jpg" alt="Serie di murales di propaganda" width="483" height="255" />
	<div>Serie di murales di propaganda</div>
</div><br/></p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2195" style="width:251px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo4.jpg" alt="Dettaglio dei murales di propaganda /1" width="251" height="289" />
	<div>Dettaglio dei murales di propaganda /1</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2202" style="width:225px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo5.jpg" alt="Dettaglio di murales di propaganda /2" width="225" height="271" />
	<div>Dettaglio di murales di propaganda /2</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Politica di pancia e di testa. </p></blockquote>
<p>Dai volantini in bianco e nero ai più svariati simboli dei partiti disegnati sui muri per le strade fino all’assenza totale di azione e comunicazione sul web: la campagna elettorale in Marocco è ancora molto tradizionale, con margini di sviluppo enormi soprattutto nell&#8217;utilizzo degli strumenti più moderni. Un paese in cui la politica e la rispettiva comunicazione politica ha due nature: una “di pancia” profondamente africana, e una “di testa” rivolta all’Europa. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2188" style="width:414px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo7.jpg" alt="Quadro del re Mohammed VI in un ufficio pubblico" width="414" height="279" />
	<div>Quadro del re Mohammed VI in un ufficio pubblico</div>
</div><br /><br/></p>
<blockquote><p>Una campagna tradizionale che occupa il territorio con iconografie tradizionali. </p></blockquote>
<p>La campagna si gioca molto sul territorio. Sulla presenza iconica nelle strade. Attraverso manifesti e murales. Il Marocco è una monarchia costituzionale con un re molto giovane, la cui rappresentazione iconografica è presente in molti luoghi pubblici – segno di una forte attenzione del potere al suo corrispettivo visivo. Una forte attenzione che si riflette sulla campagna dei candidati, sulla scelta degli strumenti tradizionali come manifesti e volantini, o i murales che abbelliscono i muri delle città.</p>
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		<title>La protesta in Iran, tra Habermas e cyberwar</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/20/la-protesta-in-iran-tra-habermas-e-cyberwar/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Stagli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran dopo le elezioni vinte da Ahmadinejad: una nuova sfera pubblica centrata sui nuovi media. Tra controinformazione e disinformazione, propaganda e censure, un'analisi di quello che sta accadendo dalle parti di Tehran (e del web intorno).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La protesta in Iran tra vecchi e nuovi media (e forse una nuova opinione pubblica). </p></blockquote>
<p> I fatti di Teheran fanno emergere la necessità di una più approfondita riflessione sul ruolo dei nuovi media nei complicati rapporti con media, potere e comunicazione. In molti hanno enfatizzato l’importanza che web, <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/jun/17/twitter-socialnetworking">twitter e i social network</a> e gli SMS avrebbero quale strumento di supporto rivoluzionario nel paese degli Ayatollah (ma in Iran è in corso una rivoluzione o più esattamente una lotta tra fazioni, come <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/15/48541/voto-in-iran-la-cautela-di-washington">l’atteggiamento prudente degli USA lascia sottendere</a>?). </p>
<ul>
Leggi: <a href="http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/">la protesta in Iran tra piazza e web, due approfondimenti</a> (con link); un <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">altro approfondimento</a> delle prime ore (Webnews); uno dei più aggiornati aggregatori (più o meno automatici): <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>
</ul>
<blockquote><p>Tra Habermas e la cyber-guerrilla.</p></blockquote>
<p> Tuttavia, è forse il caso di ampliare lo sguardo esplorando le implicazioni dell’uso massiccio dei nuovi media nell’ambito della definizione di quella che – per <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/03/opinione-pubblica-secondo-jurgen-habermas.html">dirla con Habermas</a> – potremmo definire una sfera pubblica dialogica newmediale. Ma anche in rapporto alle più moderne e raffinate tecniche di controllo politico-psico-sociale, che implicano il ricorso alla controinformazione, alla disinformazione, alla censura e, nel complesso, a quella che viene definita la cyber-guerra o cyber-guerrilla, a seconda dei casi. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.boston.com/bigpicture/2009/06/irans_disputed_election.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/myvote2.jpg" alt="Where is my vote? Foto da The Big Picture" width="450" height="299" /></a>
	<div>Where is my vote? Foto da The Big Picture</div>
</div>
<h3>La sfera pubblica dialogica newmediale</h3>
<blockquote><p>Il triangolo classico della comunicazione politica: cittadino, potere, mass-media.</p></blockquote>
<p> Il modello classico della comunicazione politica è basato sul triangolo “cittadino, potere pubblico-politico, mezzi di comunicazione di massa”. In tale sistema, il connubio tra interessi economici e politici porta di solito ad un patto privilegiato tra potere e media, con i cittadini condannati nel ruolo (quasi sempre) passivo di bersagli di informazione. I new media definiscono una rottura del modello, nei termini in cui il cittadino ridiventa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer">prosumer informazionale</a> (produce e consuma informazioni potenzialmente in egual misura) e si libera quindi dalla dipendenza da notizie e opinioni pre-confezionate. </p>
<blockquote><p>Il circolo virtuoso del newsmaking tra nuovi media e media tradizionali.</p></blockquote>
<p> E’ vero che la stragrande maggioranza delle informazioni che circolano sul web – comprese quelle contenute in questo post – sono di seconda mano, cioè derivate dai mass media tradizionali. Ma è anche vero che i new media danno voce e accesso diretto a chi vive gli eventi che racconta (es: lo studente che posta tweet mentre partecipa ad una marcia di protesta nelle strade di Teheran). Ed è altrettanto vero che i new media e i prosumer informazionali diventano a loro volta fonti dei media tradizionali e partecipano quindi, ad un livello originario, al processo di newsmaking informativo, mutandone la struttura genetica alle basi. </p>
<h3>Controinformazione e disinformazione</h3>
<blockquote><p>Controinformazione, mistificazione ed eccessi di comunicazione: la battaglia per definire il contesto ora è anche online.</p></blockquote>
<p>C’è la controinformazione del singolo o dei gruppi organizzati che fanno valere la propria voce a dispetto delle censure e delle distorsioni dei media tradizionali sotto controllo governativo o di fazioni avverse. Ma c’è anche quella del potere ufficiale che – dal suo punto di vista legittimamente – chiama mistificazione le “voci della rete”. Non a caso il contestato Ahmadinejad ha da tempo <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=217">sentito il bisogno</a> di aprire un blog. Segno che radio, tv, giornali e siti web ufficili sotto controllo governativo non bastano più.</p>
<p>Nel caso iraniano, poi, urge il problema di non cadere vittima degli eccessi della propaganda partigiana che può essere tentata di dipingere Ahmadinejad e il suo establishment come più crudeli e immorali di quanto non siano realmente. Viceversa, possono esserci (e se ne hanno tracce) agitatori virtuali che diffondono notizie false e fuorvianti per creare confusione e smarrimento (nel caso iraniano, a tutto vantaggio della fazione governativa). Uno degli esempi più eclatanti <a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger">sarebbero le foto ritoccate delle manifestazioni</a> pro- Ahmadinejad.   </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2106" style="width:500px;">
	<a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/iranphotoshopped.jpg" alt="La foto del comizio di Ahmadinejad, ritoccate (via Daily Kos)" width="500" height="495" /></a>
	<div>La foto del comizio di Ahmanejad, ritoccate (via Daily Kos)</div>
</div>
<h3>Censura, cyber guerra (o guerrilla).</h3>
<blockquote><p>Controllare i media tradizionali è relativamente facile: più complicato (e probabilmente impossibile) bloccare il tam tam della Rete</p></blockquote>
<p> Per controllare i media tradizionali basta tenere sotto controllo giornalisti ed editori, e alle brutte staccare la corrente a ripetitori e rotative. Ma come bloccare il tam tam della Rete? Il governo di Teheran ha già sperimentato quanto sia difficile e persino controproducente agire sulle infrastrutture telematiche del web e del fonia mobile: si producono danni anche alle comunicazioni governative e si fomentano malumori tra l’opinione pubblica neutrale o favorevole al governo. Ecco perché già da tempo l’Iran come altri paesi) ha allestito un <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=213">corpo scelto di polizia telematica</a> in grado di definire set di siti e canali di contatto proibiti, lavorando su keywords, tag, hashtag e altri marcatori (IP, localizzazione geografica, ecc.). Anche su questo fronte, sono state <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">escogitate contromisure</a> più che efficienti. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2104" style="width:450px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/bigpicture01.jpg" alt="Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. " width="450" height="292" />
	<div>Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. </div>
</div>
<blockquote><p>Le differenze tra cyber guerra e guerrilla, e il caso del fiancheggiamento degli Stati Uniti, che a chiesto a Twitter di posticipare la manutenzione del sito per non bloccare l&#8217;attività. </p></blockquote>
<p>Lo scontro parallelo che si svolge sul web tra fazioni contrapposte fa parlare di cyber guerrilla. Ma possiamo parlare di cyber guerra vera e propria quando a scontrarsi sono gruppi istituzionali antagonisti. Uno dei più interessanti esempi di cyber guerra si è avuta recentemente in Georgia, quando ai missili reali che cadevano sul territorio georgiano, si <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=732&#038;ID_sezione=3&#038;sezione">affiancavano missili virtuali</a> sparati sui siti istituzionali georgiani da hackers (presumibilmente) al servizio o quantomeno a favore dell’esercito russo. In Iran la cyber-guerra vede <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=18909&#038;sez=HOME_NELMONDO&#038;npl=&#038;desc_sez=">iniziative su entrambi i fronti</a>. In più abbiamo anche un interessante e innovativo esempio di cyber-fiancheggiamento se guardiamo allo sforzo del Governo USA per sostenere l’efficienza dei canali di comunicazione telematica, come è accaduto ad esempio con <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_16/iran_restrizioni_stampa_twitter_blog_6638e4ac-5a9a-11de-8451-00144f02aabc.shtml">la richiesta a Twitter di posticipare l’interruzione</a> per manutenzione del servizio nei momenti più cruciali delle proteste di piazza.</p>
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		<title>La protesta in Iran tra piazza e web</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 22:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran tra piazza e web: due approfondimenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C&#8217;è un profilo su Twitter riconducibile al candidato Moussavi in cui si chiede di &#8220;non togliere Twitter alla protesta&#8221;.</p></blockquote>
<p>La protesta in Iran dopo le contestate elezioni che hanno visto la vittoria del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad è arrivata in piazza, ed è tracimata sul web, con narrazioni, censure, contenuti multimediali, uso dei vari social network, rilanci e condivisioni da tutte le parti del mondo. Forse uno dei primi casi in cui i nuovi media sembrano bastare a loro stessi, e non cercare necessariamente il ritorno sui media tradizionali. Due approfondimenti su cui ho lavorato negli ultimi giorni, e che hanno tanti bei link a risorse e riflessioni ben più interessanti delle mie: </p>
<ul>
<li>Un post su Webgol dal titolo &#8220;<a href="http://www.webgol.it/2009/06/17/the-revolution-will-not-be-televised-il-web-e-la-protesta-in-iran/">The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran</a>&#8220;</li>
<li>Una intervista a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini su Quinta di Copertina</a>, in cui il fenomeno viene peraltro inquadrato all&#8217;interno di una serie di altri fenomeni simili, di uso dei social network per supportare movimenti in paesi in via di sviluppo
</li>
</ul>
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		<title>Political divide /2. Potè più Facebook che i siti (o blog)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 15:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il secondo approfondimento di una ricerca che prova a fotografare l'uso che i parlamentari italiani fanno dei media relazionali e di Internet. Destra, sinistra, centro divisi sugli strumenti utilizzati: pochi blog, molti siti, in crescita i social network (Facebook sopra tutti).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlamento20.jpg" alt="" title="" width="125" height="125" class="alignright size-full wp-image-1892" /><em>Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull&#8217;uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> dell&#8217;Università La Sapienza. Di seguito il secondo approfondimento estratto dalla ricerca condotta ad Aprile 2009 sui 951 parlamentari, dopo il <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">primo pubblicato su Spindoc</a> qualche settimana fa, sui primi dati di contesto (la serie completa è sotto la categoria &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political divide</a>&#8220;.</em><br />
	LEGGI: La prima puntata (<a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">Political divide /1. Parlamentari alla prova del Web</a>); tutta la <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">serie</a>; <a href="http://blog.stefanoepifani.it/cronache-universitarie/la-comunicazione-politica-nellera-dei-media-relazionali-unoccasione-perduta/">l&#8217;introduzione alla ricerca</a>, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa);  l&#8217;articolo su <a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/2009/05/epifanisurepubblica.pdf">Affari e Finanza</a><br />
	ASCOLTA: l&#8217;intervista per <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Quinta di Copertina</a></p>
<p>Dopo esserci chiesti <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">quanti di essi fossero online</a> non potevamo non chiederci quali strumenti utilizzassero. Abbiamo cercato di tracciare – in un contesto senz’altro fluido ed in rapidissima evoluzione – le modalità di comunicazione dei nostri parlamentari, a partire dal tipo di strumenti utilizzati. Sono state quindi analizzate tre categorie di strumento:</p>
<ul>
<li><strong>Siti internet</strong> (Più o meno siti vetrina, sintomo e sinonimo di una comunicazione online spesso di tipo “tradizionale”, poco aperta al dialogo e poco orientata al Web 2.0);</li>
<li><strong>Blog personali</strong> (Comunicazione personalizzata, aggiornamenti periodici, interattività, apertura al web 2.0 &#8211; vera o presunta);</li>
<li><strong>Social network</strong> (la novità degli ultimi tempi, e la vera sorpresa di questa rilevazione: strumenti che hanno fatto registrare in alcuni casi una crescita rapidissima e fulminante)</li>
</ul>
<h3>Gli strumenti utilizzati: sito</h3>
<blockquote><p>Il 45% del totale degli eletti gestisce un sito, il 75% di quelli attivi in Rete.</p></blockquote>
<p>Come evidenziato dal grafico, ben il <strong>75% del totale dei Parlamentari attivi in rete</strong> gestisce un sito web. (Quelli attivi in Rete, ricordiamo, sono a loro volta più o meno il 60% del totale degli eletti, vedi <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">prima puntata</a>; il che si traduce nel 45% sul totale dei 950 Parlamentari della XVI Legislatura). In altre parole: la stragrande maggioranza di chi è attivo in Rete e quasi <strong>la metà di chi è attualmente parlamentare ha un sito web</strong>. E&#8217; un dato in linea con le aspettative (basse) di partenza, ma che comunque dimostra la centralità (e per certi versi la &#8220;tradizionalità&#8221;) del sito web come strumento di comunicazione del politico con il suo elettorato (e spesso anche con gli organi di stampa).</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2067" style="width:513px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image001.png" alt="Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari" width="513" height="328" />
	<div>Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari</div>
</div>
<h3>Gli strumenti utilizzati: blog e social network</h3>
<blockquote><p>Il 62% dei parlamentari presenti in Rete ha un profilo più o meno attivo su un social network. Pochi i blog veri e propri.</p></blockquote>
<p> Sorprendente è, al contrario, la percentuale di parlamentari che utilizza i social network: <strong>il 62% dei 540 esponenti del Parlamento</strong> che sono presenti in rete ha attivato almeno un profilo personale su delle piattaforme di social networking oggetto di analisi (percentuale che diventa del 35% sul totale dei 950 Parlamentari in carica). Si tratta di un numero interessante, che evidenzia con chiarezza la rapida diffusione dei network sociali in rete. Deludente, invece, è il dato relativo all’utilizzo dei blog: <strong>soltanto il 13% dei Parlamentari in carica ha attivato e gestisce un blog</strong>, ossia il 23% del totale dei Parlamentari attivi on line.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2074" style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image002.png" alt="Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani." width="422" height="285" />
	<div>Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani.</div>
</div>
<blockquote><p>Twitter non supera il 2% tra i parlamentari italiani. Facebook sfiora il 60%.</p></blockquote>
<p>Ma quali sono i social network più diffusi in parlamento? Facebook risulta essere di gran lunga quello con maggiore penetrazione, con una percentuale che sfiora addirittura il 60% del totale. YouTube raggiunge il 16%, LinkedIn non supera il 7%, preceduto da Flickr (9%) e seguito da MySpace (6%). Quest&#8217;ultimo è forse quello che più fa segnare la distanza tra &#8220;universo&#8221; dei parlamentari, e &#8220;universo&#8221; degli utenti in Rete (è secondo come diffusione dopo Facebook). Chiude la classifica Twitter, che non supera il 2%.</p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, tra Camera e Senato</h3>
<p>Di seguito il dato disaggregato relativo all’utilizzo degli strumenti di comunicazione online da parte di deputati e senatori. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2076" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image003.png" alt="Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato" width="454" height="346" />
	<div>Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato</div>
</div>
<blockquote><p>Lo strumento blog non dà particolari differenze tra senatori e deputati: usato poco da entrambi.</p></blockquote>
<p>Tra i dati interessanti la differenza tra senatori e deputati attivi in rete quanto all&#8217;uso degli strumenti di social networking: il 39% a confronto di un 51% per i Deputati &#8211; probabilmente influisce la differenza anagrafica tra i due universi di riferimento. Interpretazione che la predilezione dei senatori per il più tradizionale sito tenderebbe a confermare. </p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, per schieramento politico</h3>
<p>Oltre all&#8217;età, anche lo schieramento politico incide sulle modalità d’uso della rete. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2079" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image004.png" alt="Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico" width="454" height="301" />
	<div>Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico</div>
</div>
<blockquote><p>Il centro-sinistra usa di più gli strumenti web</p></blockquote>
<p> Tra i due schieramenti le differenze diventano più consistenti se si prendono in considerazione le percentuali dei Parlamentari che utilizzano siti Internet e social network sul totale dei parlamentari in carica: in particolare, sul totale dei 376 parlamentari del centro-sinistra, il 46% ha un sito Internet e il 40% un profilo sui social network, rispetto al rispetto 39% e 32% dei 502 parlamentari di centro-destra. Anche i blog sono più &#8220;usati&#8221; dai parlamentari di centro-sinistra.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2081" style="width:510px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image005.png" alt="Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento" width="510" height="323" />
	<div>Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento</div>
</div>
<p>Differenze consistenti sono rilevabili anche in riferimento ai parlamentari di centro attivi in rete. A tal proposito, essi limitano l’impegno on line all’attivazione di siti Internet &#8211; per l’80% del totale dei Deputati e Senatori di Centro presenti in rete (il 42% di tutti i Parlamentari dello schieramento) &#8211;  mentre soltanto il 49% utilizza almeno un social network (il 26% del totale dei Parlamentari di Centro) &#8211; con circa dieci punti percentuali in meno rispetto ai parlamentari di centro-sinistra e centro-destra, e, infine, il 18% gestisce un proprio blog.</p>
<p><em>(2/ continua. Nella prossima puntata: motivazioni e modalità d’uso)</em></p>
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		</item>
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		<title>Cosa si twitta sulle elezioni politiche</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/03/cosa-si-twitta-sulle-elezioni-politiche/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 11:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa si twitta sulle elezioni politiche ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>TweetElect09.eu checks automatically what people say about the European Elections on the micro-blogging service Twitter. </p></blockquote>
<p><a href="http://www.tweetelect09.eu/">TweetElect09</a> è un sito che permette di tracciare ciò che i cittadini europei dicono delle elezioni su Twitter, sito/servizio di microblogging: includendo automaticamente gli aggiornamenti che presentano un &#8220;hashtag&#8221;, un descrittore univoco (in questo caso <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23ue09">#eu09</a>). </p>
<p>Se li trova, li ripubblica, con il valore aggiunto di aggregarli per nazione/stato, candidati, partiti e presentarli come grafici. Qui sotto alcuni esempi.<br /><div class="img alignright size-full wp-image-2046" style="width:622px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/tweetelect0901.jpg" alt="Uno screenshot da TweetElection, con i grafici di tutta Europa" width="622" height="530" />
	<div>Uno screenshot da TweetElection, con i grafici di tutta Europa</div>
</div>
<div class="img alignright size-full wp-image-2049" style="width:618px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/tweetelect0902.jpg" alt="Uno screenshot da TweetElect. Focus sull&#039;Italia" width="618" height="348" />
	<div>Uno screenshot da TweetElect. Focus sull&#039;Italia</div>
</div>
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		<title>Voting advisor, piglia il partito che ti assomiglia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/27/1962/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto De Rosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
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		<category><![CDATA[Voting advisor]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'assistente di voto per indecisi più o meno cronici, sui partiti da votare alle prossime elezioni europee. Un progetto che nasce per promuovere la partecipazione politica consapevole, in una rete di altri siti "voting advisor" in giro per l'Europa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quale è il partito che più mi assomiglia? </p></blockquote>
<p>Chi votare? Quale è il partito che più corrisponde alle mie idee? Una domanda da un milione di dollari, su cui politica e comunicazione si potrebbero azzuffare per secoli. E su cui il web ha da tempo messo gli occhi &#8211; e i programmi. Cercando di proporre ai navigatori indecisi soluzioni per le proprie indecisioni di voto. </p>
<blockquote><p>Cabina Elettorale è un progetto che nasce come strumento educativo, per promuovere la partecipazione politica attiva e consapevole a livello europeo.</p></blockquote>
<p><a href="http://cabina-elettorale.it/">Cabina-Elettorale.it</a> è uno di questi progetti di &#8220;voting advisor&#8221;. Il sito &#8220;madre&#8221; ospitante di tutte le sperimentazioni europee è <a href="http://www.votematch.eu/">Vote Match</a>, con le versioni per Inghilterra, Germania, Spagna, Francia e Polonia – oltre l&#8217;Italia. Uno dei primi in Italia è stato &#8220;<a href="http://www.voisietequi.it/">Voi Siete Qui!</a>&#8220;, di Open Polis per le elezioni del 2008, anche se con finalità diverse. Spindoc ha segnalato, tra i tanti attivi prima e durante l&#8217;ultima campagna elettorale americana due altri progetti che più o meno andavano in tal senso: <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/22/quiz-elettorali-delle-primarie-usa-altre-due-proposte-dal-wall-street-journal-e-dal-washington-post/">Electoral Compass e Choose Your Candidate</a>; e <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/07/sei-asino-o-elefante-glassboot-aiuta-ma-non-basta/">GlassBooth</a>. </p>
<h3>Un&#8217;assistente di voto per le prossime europee</h3>
<p><a href="http://www.cabina-elettorale.it/"> Cabina Elettorale</a> si occupa delle prossime elezioni europee del 6 e 7 giugno. Rispetto a quello di Vote Match, che è pure il progetto-ombrello e che però fa riferimento ai gruppi parlamentari europei, Cabina Eletorale si occupa dei partiti nazionali. In pochi clic (il test dura mediamente meno di dieci minuti) compara le preferenze politiche dei partiti in lizza per il Parlamento Europeo con quelle dell’utente, fornendo a quest’ultimo un suggerimento di voto (vale a dire, il partito a lui programmaticamente più vicino). &#8220;L’assistente di voto&#8221; riconduce la politica alle sue basi, concentrando l’attenzione dell’utente sui contenuti della competizione politica. E in più riesce a farlo con un metodo divertente ed un linguaggio di facile comprensione.</p>
<div class="img alignleft size-medium wp-image-2004" style="width:300px;">
	<a href="http://www.cabina-elettorale.it/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/banner9-300x96.gif" alt="banner9" width="300" height="96" /></a>
	<div>Quale partito ti assomiglia di più?</div>
</div> </p>
<p>Un’apposita procedura automatizzata raffronta le risposte fornite da ciascun utente con le posizioni dei partiti in merito: in questo modo si può calcolare quanto vicine o distanti sono le proprie posizioni dalle linee politiche espresse dalle forze in campo. Con le <a href="http://www.cabina-elettorale.it/">parole degli autori</a>: &#8220;<em>Molte persone hanno già un’opinione consolidata sui vari argomenti politici, ma spesso non sanno quali posizioni assumono in merito i vari partiti, e in quale misura gli intenti delle forze politiche in campo coincidono con le proprie aspirazioni personali</em>&#8220;.</p>
<h3>La metodologia: quali sono le posizioni dei partiti?</h3>
<p>Uno dei problemi era capire quali fossero le posizioni dei partiti in merito ai quesiti scelti. A tal fine è stato inviato ai partiti un questionario composto di 50 domande, formulate in modo da consentire una risposta con &#8220;sì&#8221; o &#8220;no&#8221;. Il team redazionale ha successivamente selezionato tra queste le 25 domande che compongono il test online guardando principalmente a quei temi che maggiormente differenziano le varie forze in campo. Nel caso di risposte mancanti, le posizioni dei partiti sono state elaborate utilizzando fonti ufficiali (es. programmi, siti internet dei partiti, affermazioni di membri di spicco).</p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2028" style="width:630px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/immagine-2.jpg" alt="Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale" width="630" height="614" />
	<div>Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale</div>
</div>
<h3>Voting advisor, una storia minima. L&#8217;Università di Tilburg e altre ricerche</h3>
<blockquote><p>Secondo alcune ricerche, tra i maggiormente &#8220;influenzabili&#8221; dai voting advisor, gli elettori più giovani, quelli poco interessati alla politica, quelli che cambiano spesso partito e soprattutto quelli che decidono il giorno stesso. Vedi riferimenti in <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">questa pagina del progetto</a> </p></blockquote>
<p> Nel Giugno 2008, in occasione della conferenza <a href="http://www.bpb.de/themen/NL4E3C,0,0,Networking_European_Citizenship_Education_(NECE).html">NECE (Networking European Citizenship Education)</a> presso il Parlamento europeo di Strasburgo, il progetto &#8220;Cabina Elettorale Online&#8221; è stato presentato ufficialmente come “buona pratica” di educazione politica. Esistono però riscontri incoraggianti nei paesi in cui il <em>voting advisor</em> è da più tempo diffuso: Olanda e Germania.</p>
<p>Tra le tante condotte in questi anni, una ricerca estremamente interessante è quella di Voerman e Boogers, dell’Universitá di Tilburg: attraverso un sondaggio post-elettorale fra gli utenti di <a href="http://www.stemwijzer.nl/">StemWijzer</a> (tra i primi <em>voting advisor</em>), è risultato che una percentuale compresa fra il 5 ed il 10 percento degli utenti abbia spostato il suo voto per le elezioni parlamentari olandesi del 2002 in seguito al risultato del test (Boogers, Voerman e Andersson 2002). </p>
<p>Altre ricerche condotte sugli effetti dei voting advisor in questa <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">pagina di Politica è Partecipazione</a>.</p>
<h3>Collaborazioni</h3>
<p>Il progetto Cabina Elettorale nasce dalla collaborazione fra l’Associazione di Promozione Sociale <a href="http://www.politicaepartecipazione.org">Politica è Partecipazione</a>, il <a href="http://www.dsp.uniroma1.it/index.php">Dipartimento di Studi Politici dell’Università Sapienza di Roma</a>  e l’<a href="http://www.t0.or.at/">Institut für neue Kulturtechnologien</a> di  Vienna. La veste grafica e le varie funzionalità riprendono quelle del sito originale austriaco <a href="http://www.wahlkabine.at/">www.wahlkabine.at</a>.</p>
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		<title>Meno marketing e più politica? Due contributi sull&#8217;Unità.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/27/meno-marketing-e-piu-politica-due-contributi-sullunita/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meno marketing e più politica? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;Unità su comunicazione e politica: un intervista a </p></blockquote>
<p>Segnaliamo due riflessioni ieri pubblicate da L&#8217;Unità su comunicazione e politica.</p>
<p>La prima è una intervista di <strong>Paola Natalicchio</strong> a <strong>Giovanni Sasso</strong>, direttore creativo di <a href="http://www.proformaweb.it/">Proforma</a>, dal titolo <a href="http://unita.it/news/85062/sasso_comunicare_importante_ma_solo_se_c_la_politica">Sasso: «Comunicare è importante ma solo se c&#8217;è la politica»</a>. Di cui segnalo questo passaggio, assolutamente condivisibile:</p>
<ol>
<strong>Quelli non li può aggiungere lo spin doctor, quando serve?<br />
</strong><em>«No. Per comunicare bene il partito o il candidato devono avere le idee chiare. Mi irrita sempre un po’ ritrovarmi in delle riunioni con i politici per lavorare a un video o a un manifesto e sentirmi dire da loro: “sui contenuti, fai tu”. Il marketing serve a tradurre un pensiero politico, non a sostituirlo o a crearne uno in modo artificiale».</em></ol>
<p>La seconda è un intervento della &#8220;nostra&#8221; <strong>Flaminia Spadone</strong> (che su Spindoc ha fatto qualche mese fa cronaca di un convegno sula Rete di Obama come <a href="http://www.spindoc.it/2008/12/12/la-rete-di-obama-avatar-perfetto-e-tecnomagico/">avatar perfetto e tecnomagico</a>) proprio sul centrosinistra e il cosiddetto marketing politico, sui supposti ritardi intorno a vecchi e nuovi media. Uno dei problemi indicati da Flaminia, specie nella strategia su Internet e non solo: </p>
<ol>
<p>«Manca, insomma, la costruzione di un messaggio positivo e comune: ogni candidato ha il proprio blog, i propri manifesti e i materiali scollegati, per formati o per temi proposti, da quelli nazionali. Vediamo così sui muri una campagna dallo stile minimale, gradevole dal punto di vista dell’immagine, ma che non serve a definire un messaggio comune (e nella quale non c’è l’Europa). Un messaggio sì semplificato, ma non incisivo, che non esce da quel sapore intellettualistico che è caratteristica unica (e debole) della comunicazione del Pd».</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Political divide /1. Parlamentari alla prova del Web</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 13:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo approfondimento su una ricerca che prova a fotografare l'uso che i parlamentari italiani fanno dei media relazionali e di Internet. Il 60% è online, ma non tutti lo usano veramente. I primi dati su camera di appartenenza, genere, schieramento partitico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlamento20.jpg" alt="" title="" width="125" height="125" class="alignright size-full wp-image-1892" /><em>Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull&#8217;uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> dell&#8217;Università La Sapienza. Inizia oggi una serie di post settimanali su Spindoc, con analisi e i primi risultati. Questa è la prima puntata di una serie chiamata &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political divide</a>&#8220;.</em><br />
	LEGGI: tutta la <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">serie</a>; <a href="http://blog.stefanoepifani.it/cronache-universitarie/la-comunicazione-politica-nellera-dei-media-relazionali-unoccasione-perduta/">l&#8217;introduzione alla ricerca</a>, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa);  l&#8217;articolo su <a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/2009/05/epifanisurepubblica.pdf">Affari e Finanza</a><br />
	ASCOLTA: l&#8217;intervista per <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Quinta di Copertina</a></p>
<h3>Una premessa sulla politica che comunica</h3>
<blockquote><p>Che la politica sia (anche) comunicazione, non ci piove &#8211; più o meno da Cicerone in poi. </p></blockquote>
<p> Che l&#8217;arte (o la tecnica) di stimolare, raccogliere, attivare, talvolta creare quasi da zero il consenso da parte di un soggetto politico abbisogni una più o meno intensa e programmata azione comunicativa, è cosa placida e non dibattuta. I problemi semmai iniziano quando dal &#8220;se comunicare&#8221; si passa al &#8220;come comunicare&#8221;, attraverso quale strumento e con che modalità. Soprattutto perché negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i contesti mediali, i campi giornalistici, le opzioni strategiche, i pubblici e i soggetti attivi nella competizione politica. </p>
<blockquote><p>Quando tutto sembra ormai tranquillo, ecco spuntare Internet, ed è di nuovo tutto complicato&#8230;</p></blockquote>
<p> E poi, quando tutto sembra definitivamente tarato sulla televisione, ecco comparire internet, e le tecnologie connettive che fanno oggi parlare di 2.0 o social web. E la politica deve affrontare la sfida delle nuove tecnologie digitali – come nuovo luogo in cui comunicare sé stessi, e soprattutto entrare in relazione con gli elettori. Dalle campagne elettorali premoderne a quelle postmoderne (passando per quelle moderne semplici, secondo la tripartizione della studiosa Norris) perde centralità la televisione, <em>king maker</em> per eccellenza fino ad oggi (fino ad Dean e soprattutto ad Obama) – e le strategie si fanno via via più complesse e crossmediali.</p>
<p><a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/themes/tma/images/latest/politicaldivide01.jpg" alt="null" /></a></p>
<h3>Come usano la Rete i politici italiani?</h3>
<blockquote><p>Le prime due fasi della ricerca (analisi quantitativa, nella quale è stata rilevata la presenza online, e di dettaglio, nella quale si è rilevata l’attività) sono terminate, e ci si appresta ad erogare la fase qualitativa, con interviste e focus group ai politici.</p></blockquote>
<p> Al di là delle premesse e delle teorie, finora non sono state molte le ricerche e analisi (che non fossero eminentemente <em>nasologiche</em>) sull&#8217;uso del web 2.0 da parte dei politici italiani. C&#8217;è soprattutto una ragione di tempistiche. Il velocissimo diffondersi di un certo web sociale (per esempio sull&#8217;onda propulsiva e popolarizzante di un social network come Facebook) ha portato molti politici italiani e parlamentari ad usare Internet nella sua versione più sociale. Catapultati sulla Rete, così come molti altri &#8220;semplici&#8221; cittadini, a sperimentare in vivo pregi e difetti della comunicazione disintermediata, e delle conversazioni. Questa ricerca è un percorso finalizzato a fotografare – attraverso una analisi a tre fasi – le attività on-line dei politici italiani, partendo dai <strong>deputati eletti nella attuale legislatura</strong>. Obiettivo più puntuale è verificare se e come essi utilizzino gli strumenti di comunicazione online per mantenere vivo il rapporto con il loro collegio e con i propri elettori. </p>
<h3>I primi dati della ricerca. La presenza online dei politici</h3>
<div class="img alignright size-full wp-image-1919" style="width:344px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image002.png" alt="Grafico 1. La presenza in Rete dei 952 parlamentari italiani (dato rilevato Aprile 2009)" width="344" height="188" />
	<div>Grafico 1. La presenza in Rete dei 952 parlamentari italiani (dato rilevato Aprile 2009)</div>
</div>
<p>Ecco i primi dati. La rilevazione è stata effettuata nel mese di Aprile 2009: su <strong>952 parlamentari 573 sono presenti in rete</strong> attraverso almeno uno strumento di comunicazione tra quelli presi in considerazione (siti internet, blog, principali social network), vale a dire il <strong>60% del totale</strong>.</p>
<p>Un dato apparentemente incoraggiante che va però confrontato con quelli relativi all’attività effettivamente riscontrata. Se il 60% dei soggetti ha attivato uno strumento di comunicazione online, di questi <strong>quasi un terzo – infatti – lo ha soltanto attivato</strong>, nel senso che non lo usa affatto (come vedremo prossimamente in dettaglio).</p>
<h3>Deputati o senatori e uomini e donne</h3>
<p>Separando il dato dei deputati da quello dei senatori, emerge come i primi siano più attivi, con una percentuale di penetrazione del <strong>63% contro quella del 56% dei senatori</strong>. Una differenza di 7 punti che è probabilmente riferibile al dato anagrafico e che diviene ancora più significativa andando ad analizzare la tipologia di attività: il sito internet “tradizionale” è lo strumento più utilizzato dai senatori, che solo nel <strong>39% dei casi (dato naturalmente riferito ai soli attori attivi) sono presenti su almeno un social network</strong>, contro il <strong>51% dei deputati</strong>.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1932" style="width:654px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image005.png" alt="Grafico 2. La presenza online divisa per camera d'appartenenza e genere (dati rilevati ad aprile 2009)" width="654" height="491" />
	<div>Grafico 2. La presenza online divisa per camera d'appartenenza e genere (dati rilevati ad aprile 2009)</div>
</div>
<p>Dai dati si evince come esistano delle differenze rilevabili anche tra i parlamentari uomini e donne. La ricerca ha messo in luce come siano  i parlamentari di sesso femminile i più sensibili al richiamo del Web, anche se di poco: <strong>la percentuale di attività in rete raggiunge il 62% del totale dei politici di sesso femminile</strong>, rispetto al <strong>60% dei parlamentari uomini</strong>. Anche in questo caso il divario sale a <strong>8 punti percentuali se si considerano i soli social network</strong>, percentualmente quindi più presidiati dalle parlamentari donne.</p>
<h3>Presenze online divise per schieramento</h3>
<p>Ancora più interessanti i dati relativi agli schieramenti politici. I parlamentari del centrosinistra sembrano sfruttare di più gli strumenti di comunicazione online. In particolare, il <strong>68% di tutti i politici di Partito Democratico e Italia dei Valori</strong> gestiscono almeno uno strumento di comunicazione on line, a fronte del <strong>55% di tutti i politici della maggioranza</strong>. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1928" style="width:774px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image003.png" alt="Grafico 3. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)" width="774" height="487" />
	<div>Grafico 3. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)</div>
</div>
<p><br/><br/>Per il centrosinistra la percentuale di <strong>deputati presenti in rete raggiunge addirittura il 71%, mentre quella dei senatori arriva al 63%</strong>; per lo schieramento di centrodestra, invece, <strong>i deputati attivi on line sono il 58% e i senatori superano appena il 50%</strong>. Poco incoraggiante anche la presenza in rete dei politici di altri schieramenti: i rappresentanti di Camera e Senato di <strong>UDC e Gruppo Misto si fermano ad un modesto 54%, con i senatori addirittura al 44%</strong>.</p>
<p><em>(1/ continua. Nella prossima puntata: strumenti utilizzati e modalità d&#8217;uso)</em></p>
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