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	<title>Spindoc &#187; temi e programmi</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Affari di casa altrui. Il secondo debate inglese</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 13:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Magnanini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<description><![CDATA[In attesa del terzo e ultimo round dei debate inglesi, stasera alle 21.30 sulla BBC, una piccola analisi del secondo appuntamento con i tre candidati, qualche risorsa crossmediale e le eterogenee domande dal pubblico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Abbiamo raccontato il coverage web del primo storico dibattito in questo post: <a href="http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/">Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi</a></p></blockquote>
<p>A Bristol, giovedì 22 aprile si è svolto il secondo round dei 3 dibattiti dei candidati alla poltrona di Primo Ministro inglese. Tutti, come al solito, si sono chiesti &#8220;Chi ha vinto?&#8221;. Di seguito alcune risposte in comparazione secondo vari osservatori esterni (via <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Winner-poll-second-debate-2010-UK-general-election.png">Wikipedia</a>)</p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-2392" style="width:634px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/Winner-poll-second-debate-2010-UK-general-election.png" alt="Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)" width="634" height="403" />
	<div>Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)</div>
</div><br/></p>
<h3>Quanti hanno visto il dibattito?</h3>
<blockquote><p><strong>GUARDA</strong>: Il video del dibattito è disponibile su CSPAN, a <a href="http://c-span.org/Watch/Media/2010/04/22/HP/R/31947/Party+leaders+Go+headtohead+in+second+UK+debate.aspx">questo indirizzo</a></p></blockquote>
<p>Ma oltre a chiedersi (ovviamente) chi abbia vinto, forse merita anche chiedersi &#8220;Quanti hanno visto il dibattito?&#8221;. E qualche differenza con il primo c&#8217;è stata. Se il primo dibattito aveva ottenuto l<a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article7099488.ece">&#8216;attenzione di 9,4 milioni e uno share del 37%</a> ora l&#8217;effetto novità non esiste più e l&#8217;audience è praticamente crollato: <strong>2,1 milioni (8,7% di share) </strong>hanno visto il dibattito su Sky News. Sommando altri dati (anche sky3 proponeva il dibattito) la Bbc <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/election_2010/8639485.stm">arriva a proporre una stima</a> (secondo me abbastanza generosa) di circa 4,3 milioni di persone che hanno visto il dibattito.</p>
<h3>Il tema del dibattito e le dichiarazioni iniziali dei candidati</h3>
<p>Il tema del dibattito era &#8220;International affairs&#8221; &#8211; la politica estera, dopo che quella interna era stata affrontata nel primo: in realtà il dibattito è stato metà politica estera e metà temi generali (nessun <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Ghost_Writer_(2010_film)">fantasma di Adam Lang</a> ad aleggiare).<br />
Le dichiarazioni iniziali sono particolarmente interessanti perchè ogni candidato può dire ciò che vuole &#8220;senza vincoli&#8221; e i candidati (e il loro staff) hanno molto tempo per scegliere accuratamente parola per parola.</p>
<p><strong>Gordon Brown</strong>, memore della &#8220;sconfitta&#8221; al primo dibattito, esordisce così: &#8220;<em>This may have the feel of a TV popularity contest, but in truth, this is an election about Britain&#8217;s future, a fight for your future, and for your jobs. If it&#8217;s all about style and PR, count me out. If it&#8217;s about big decisions, if it&#8217;s about judgment, it&#8217;s delivering a better future for this country, I&#8217;m your man. [...]</em>&#8220;. Brown (o forse proprio Alastair Campbell che era presente dietro le quinte dello studio) tenta di proporre l&#8217;interpretazione &#8220;autentica&#8221; di questi dibattiti: non conta lo stile ma conta la capacità di prendere le decisioni giuste.</p>
<p>Ecco la dichiarazione iniziale di <strong>David Cameron</strong>: &#8220;I<em>t&#8217;s clear from last week&#8217;s debate that the country wants change. But the question is, what sort of change and who&#8217;s best placed to lead that change? [...]</em>&#8220;. Cameron usa la parola &#8220;magica&#8221; che negli ultimi tempi funziona abbastanza: <strong>Change</strong>. Il cambiamento ovviamente per Cameron è che non si può votare laburista (al governo per gli ultimi 13 anni).</p>
<ul>
<strong>APPROFONDISCI</strong>: lo<a href="http://uk2010.shiftcontrol.dk/#/Predictions"> speciale del Times sulle elezioni</a>, con l&#8217;aiuto crossmediale e &#8220;data-driven&#8221; della firm olandese Shift Control. Molte le opzioni: dalla situazione al momento, dalla previsione in base ai dati storici, ecc. Ecco come viene <a href="http://uk2010.shiftcontrol.dk/site/about">spiegato il progetto</a>: &#8220;In the middle of last year, The Times decided it wanted to build a rich, data-driven site which would help our readers make sense of the 2010 General Election. It would be based around the UK map, but draw on a wide range of data sources and use innovative visual techniques to display all the information we thought was relevant to a pivotal election&#8221;.</p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-2400" style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/mappathetimes.jpg" alt="Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control" width="600" height="388" />
	<div>Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control</div>
</div></ul>
<p><strong>Nick Clegg</strong>, dei Lib Dem: &#8220;I<em> am so proud of the values that have made our country so great. Democracy, human rights, the rule of law. But the sad truth is that in recent years, our governments under the old parties have let those values down. We shouldn&#8217;t have sent soldiers into battle without the right equipment. We shouldn&#8217;t be facing allegations of complicity in torture, we shouldn&#8217;t have invaded Iraq.[...]</em>&#8220;. Clegg crea un patriottismo &#8220;da outsider&#8221;: il Regno Unito è un Paese dai grandi valori ma tali valori sono stati traditi dai vecchi partiti che sono stati al potere negli ultimi decenni. </p>
<h3>Le domande del pubblico</h3>
<p>Alcune delle domande del pubblico, interessanti nella loro eterogeneità (e schiettezza):</p>
<ul>
<li>Lavoro nel settore delle costruzioni. Non vedo nessun vantaggio nell&#8217;essere in Europa. Penso ci sia troppa interferenza politica e giuridica, cosa intendete fare per interrompere ciò?</li>
<li>Considerato il nostro impegno in Afghanistan, se ci fosse un&#8217;altra operazione multinazionale per rimuovere Al-Qaeda o un altro gruppo terroristico in uno stato fallito, il Regno Unito parteciperebbe?
</li>
<li>Dato che il cambiamento climatico è una delle minacce più grandi che affrontiamo, cosa avete fatto personalmente negli ultimi 6 mesi per usare forme di trasposto più sostenibili, come bici e treni, invece di auto e aerei?</li>
<li>Il Papa ha accettato un invito per per una visita di Stato in Gran Bretagna a Settembre che costerà milioni di sterline ai contribuenti. Se uno di voi vincesse le elezioni, dissocerebbe il suo partito dalla omertà del Papa su molti anni in cui i preti cattolici, che sono stati processati e condannati per abuso di minori, e dalla sua feroce opposizione alla contraccezione, alla ricerca sulle cellule staminali, diritti per i gay e all&#8217;uso dei profilattici mentre l&#8217;HIV è più presente che mai?</li>
<li>Ho cresciuto 5 figli, lavorato la maggior parte della mia vita, ho raggiunto 84 anni, pensate che una pensione statale di 59 sterline a settimana sia una giusta ricompensa?
</li>
<li>Sono un&#8217;immigrata, e sono nel Regno Unito da 13 anni. Riconosco che l&#8217;immigrazione sta diventando un problema nel Paese. Quali nuove misure introdurreste per rendere il sistema più giusto?</li>
</ul>
<p><strong>SEGUI</strong>: Terzo e ultimo round: stasera, giovedì 29 aprile, BBC, 21:30, sui temi economici</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Con la testa tra le nuvole. I tag del congresso Pd.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/07/22/con-la-testa-tra-le-nuvole-le-tag-cloud-del-congresso-pd/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 01:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[La politica e le "tag cloud" di Internet: le idee in un veloce colpo d'occhio. Il Foglio ne pubblica tre, dei principali candidati alla segreteria del Pd: Bersani, Franceschini e Marino. Noi ne aggiungiamo un'altra e qualche considerazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Testi politici e tag cloud del web sociale: un matrimonio semplice e fortunato. Da Veltroni ad <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/02/il-discorso-di-obama-alla-convention-di-denver/">Obama</a>, le idee a colpo d&#8217;occhio: qui la <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">categoria di Spindoc</a>. </p></blockquote>
<p> Il Foglio <a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1">ha fatto una cosa divertente</a> da fare con i discorsi (o i programmi) politici, che qui a Spindoc <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">abbiamo fatto più volte </a>(e probabilmente primi in Italia): la prima volta due anni fa, con il famoso o famigerato discorso fondativo del Pd pronunciato da <a href="http://www.spindoc.it/2007/06/28/il-discorso-di-walter-veltroni-al-lingotto-di-torino-tag-cloud-delle-100-parole-piu-usate/">Walter Veltroni al Lingotto di Torino</a>. La cosa divertente è, grazie un colpo di magia tecnologica e abilitante, riuscire a rendere i testi politici una nuvola più o meno colorata di concetti, facili da decifrare anche ad una veloce occhiata (la parola con il carattere più grande è quella più presente). Si chiamano<strong> tag cloud</strong>, e sono quasi un emblema del web sociale – dove spesso c&#8217;è da organizzare, dal basso e senza aiuti tassonomici tradizionali, una gran mole di contenuti generati dagli utenti. La politica (o meglio: un certo facile, d&#8217;impatto, ma non del tutto inutile modo di raccontare la politica soprattutto sul web) si è appropriata di questa caratteristica visualizzazione.</p>
<h3>Le tre tag cloud dei tre candidati alla segreteria Pd: Bersani, Franceschini, Marino</h3>
<p>Ecco di seguito le tre tag cloud composte da Il Foglio e <a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1">pubblicate</a> sul sito. </p>
<blockquote><p>Nel partito c&#8217;è chi deve, chi si apre alla società, chi si rivolge alle persone.</p></blockquote>
<p> Abbastanza significative le differenze tra i tre candidati: se la parola &#8220;partito&#8221; è presente ai primi posti in tutte e tre le nuvole (anche se quello di Marino non è un discorso, ed è probabilmente meno corposo come quantità di testo), nel caso di Bersani si accompagna ad un vero e proprio imperativo (&#8220;dobbiamo&#8221;, &#8220;deve&#8221;) alla &#8220;politica&#8221;; nel caso di Franceschini ad una rosa di <em>issues</em> più ampia ed eterogenea (&#8220;mondo&#8221;, &#8220;lavoro&#8221;, &#8220;società&#8221;); nel caso di Marino ad un sovvertimento delle priorità, con meno &#8220;partito&#8221; e più &#8220;paese&#8221; e &#8220;persone&#8221;.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2141" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/1"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/bersani1.jpg" alt="Tag cloud del discorso di Bersani del primo luglio, da Il Foglio" width="575" height="369" /></a>
	<div>Tag cloud del discorso di Bersani del primo luglio, da Il Foglio</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2142" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/2"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/discorso_franceschini.jpg" alt="Tag cloud del discorso di Franceschini del 16 luglio, da Il Foglio" width="575" height="373" /></a>
	<div>Tag cloud del discorso di Franceschini del 16 luglio, da Il Foglio</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2143" style="width:575px;">
	<a href="http://www.ilfoglio.it/gallerie/50/img/3"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/marino.jpg" alt="Tag cloud del manifesto di Marino, da Il Foglio" width="575" height="344" /></a>
	<div>Tag cloud del programma di Marino, da Il Foglio</div>
</div>
<p><br/><br />
<h3>La quarta tag cloud (il programma di Adinolfi) e il disvelamento del trucco</h3>
<p>Aggiungiamo noi la quarta nuvola relativa al <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/82790/">programma</a> del quarto candidato alla segreteria, <a href="http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/">Mario Adinolfi</a>. C&#8217;è un enorme zero che incombe (proveniente dalla reiterazione dell&#8217;ultima parte dello slogan sintetico &#8220;100, 2, 0&#8243;) ma anche &#8220;giovani&#8221; e &#8220;rinnovamento&#8221;.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2164" style="width:575px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/adinolfi.jpg" alt="La tag cloud della proposta di Adinolfi" width="575" height="335" />
	<div>La tag cloud della proposta di Adinolfi</div>
</div>
<p>
<blockquote>Il (facile) trucco si chiama <a href="http://www.wordle.net/">wordle.net</a></p></blockquote>
<p>Infine. Scrive Il Foglio nella didascalia di accompagnamento alla galleria delle nuvole: &#8220;Grazie a un algoritmo abbiamo calcolato la frequenza delle parole nei discorsi dei tre candidati alla segreteria del Pd&#8221;. Sembra una cosa complicata, ma non lo è. Ormai ci sono molti programmi del tutto gratuiti per costruire automaticamente delle nuvole di concetti a partire da un testo, da quelli più &#8220;scientifici&#8221; a quelli più appariscenti. Le quattro qui sopra sono state fatte con <a href="http://www.wordle.net/">Wordle</a></p>
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		<title>Voting advisor, piglia il partito che ti assomiglia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/27/1962/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto De Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
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		<category><![CDATA[Voting advisor]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'assistente di voto per indecisi più o meno cronici, sui partiti da votare alle prossime elezioni europee. Un progetto che nasce per promuovere la partecipazione politica consapevole, in una rete di altri siti "voting advisor" in giro per l'Europa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quale è il partito che più mi assomiglia? </p></blockquote>
<p>Chi votare? Quale è il partito che più corrisponde alle mie idee? Una domanda da un milione di dollari, su cui politica e comunicazione si potrebbero azzuffare per secoli. E su cui il web ha da tempo messo gli occhi &#8211; e i programmi. Cercando di proporre ai navigatori indecisi soluzioni per le proprie indecisioni di voto. </p>
<blockquote><p>Cabina Elettorale è un progetto che nasce come strumento educativo, per promuovere la partecipazione politica attiva e consapevole a livello europeo.</p></blockquote>
<p><a href="http://cabina-elettorale.it/">Cabina-Elettorale.it</a> è uno di questi progetti di &#8220;voting advisor&#8221;. Il sito &#8220;madre&#8221; ospitante di tutte le sperimentazioni europee è <a href="http://www.votematch.eu/">Vote Match</a>, con le versioni per Inghilterra, Germania, Spagna, Francia e Polonia – oltre l&#8217;Italia. Uno dei primi in Italia è stato &#8220;<a href="http://www.voisietequi.it/">Voi Siete Qui!</a>&#8220;, di Open Polis per le elezioni del 2008, anche se con finalità diverse. Spindoc ha segnalato, tra i tanti attivi prima e durante l&#8217;ultima campagna elettorale americana due altri progetti che più o meno andavano in tal senso: <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/22/quiz-elettorali-delle-primarie-usa-altre-due-proposte-dal-wall-street-journal-e-dal-washington-post/">Electoral Compass e Choose Your Candidate</a>; e <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/07/sei-asino-o-elefante-glassboot-aiuta-ma-non-basta/">GlassBooth</a>. </p>
<h3>Un&#8217;assistente di voto per le prossime europee</h3>
<p><a href="http://www.cabina-elettorale.it/"> Cabina Elettorale</a> si occupa delle prossime elezioni europee del 6 e 7 giugno. Rispetto a quello di Vote Match, che è pure il progetto-ombrello e che però fa riferimento ai gruppi parlamentari europei, Cabina Eletorale si occupa dei partiti nazionali. In pochi clic (il test dura mediamente meno di dieci minuti) compara le preferenze politiche dei partiti in lizza per il Parlamento Europeo con quelle dell’utente, fornendo a quest’ultimo un suggerimento di voto (vale a dire, il partito a lui programmaticamente più vicino). &#8220;L’assistente di voto&#8221; riconduce la politica alle sue basi, concentrando l’attenzione dell’utente sui contenuti della competizione politica. E in più riesce a farlo con un metodo divertente ed un linguaggio di facile comprensione.</p>
<div class="img alignleft size-medium wp-image-2004" style="width:300px;">
	<a href="http://www.cabina-elettorale.it/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/banner9-300x96.gif" alt="banner9" width="300" height="96" /></a>
	<div>Quale partito ti assomiglia di più?</div>
</div> </p>
<p>Un’apposita procedura automatizzata raffronta le risposte fornite da ciascun utente con le posizioni dei partiti in merito: in questo modo si può calcolare quanto vicine o distanti sono le proprie posizioni dalle linee politiche espresse dalle forze in campo. Con le <a href="http://www.cabina-elettorale.it/">parole degli autori</a>: &#8220;<em>Molte persone hanno già un’opinione consolidata sui vari argomenti politici, ma spesso non sanno quali posizioni assumono in merito i vari partiti, e in quale misura gli intenti delle forze politiche in campo coincidono con le proprie aspirazioni personali</em>&#8220;.</p>
<h3>La metodologia: quali sono le posizioni dei partiti?</h3>
<p>Uno dei problemi era capire quali fossero le posizioni dei partiti in merito ai quesiti scelti. A tal fine è stato inviato ai partiti un questionario composto di 50 domande, formulate in modo da consentire una risposta con &#8220;sì&#8221; o &#8220;no&#8221;. Il team redazionale ha successivamente selezionato tra queste le 25 domande che compongono il test online guardando principalmente a quei temi che maggiormente differenziano le varie forze in campo. Nel caso di risposte mancanti, le posizioni dei partiti sono state elaborate utilizzando fonti ufficiali (es. programmi, siti internet dei partiti, affermazioni di membri di spicco).</p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2028" style="width:630px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/immagine-2.jpg" alt="Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale" width="630" height="614" />
	<div>Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale</div>
</div>
<h3>Voting advisor, una storia minima. L&#8217;Università di Tilburg e altre ricerche</h3>
<blockquote><p>Secondo alcune ricerche, tra i maggiormente &#8220;influenzabili&#8221; dai voting advisor, gli elettori più giovani, quelli poco interessati alla politica, quelli che cambiano spesso partito e soprattutto quelli che decidono il giorno stesso. Vedi riferimenti in <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">questa pagina del progetto</a> </p></blockquote>
<p> Nel Giugno 2008, in occasione della conferenza <a href="http://www.bpb.de/themen/NL4E3C,0,0,Networking_European_Citizenship_Education_(NECE).html">NECE (Networking European Citizenship Education)</a> presso il Parlamento europeo di Strasburgo, il progetto &#8220;Cabina Elettorale Online&#8221; è stato presentato ufficialmente come “buona pratica” di educazione politica. Esistono però riscontri incoraggianti nei paesi in cui il <em>voting advisor</em> è da più tempo diffuso: Olanda e Germania.</p>
<p>Tra le tante condotte in questi anni, una ricerca estremamente interessante è quella di Voerman e Boogers, dell’Universitá di Tilburg: attraverso un sondaggio post-elettorale fra gli utenti di <a href="http://www.stemwijzer.nl/">StemWijzer</a> (tra i primi <em>voting advisor</em>), è risultato che una percentuale compresa fra il 5 ed il 10 percento degli utenti abbia spostato il suo voto per le elezioni parlamentari olandesi del 2002 in seguito al risultato del test (Boogers, Voerman e Andersson 2002). </p>
<p>Altre ricerche condotte sugli effetti dei voting advisor in questa <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">pagina di Politica è Partecipazione</a>.</p>
<h3>Collaborazioni</h3>
<p>Il progetto Cabina Elettorale nasce dalla collaborazione fra l’Associazione di Promozione Sociale <a href="http://www.politicaepartecipazione.org">Politica è Partecipazione</a>, il <a href="http://www.dsp.uniroma1.it/index.php">Dipartimento di Studi Politici dell’Università Sapienza di Roma</a>  e l’<a href="http://www.t0.or.at/">Institut für neue Kulturtechnologien</a> di  Vienna. La veste grafica e le varie funzionalità riprendono quelle del sito originale austriaco <a href="http://www.wahlkabine.at/">www.wahlkabine.at</a>.</p>
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		<title>Meno marketing e più politica? Due contributi sull&#8217;Unità.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/27/meno-marketing-e-piu-politica-due-contributi-sullunita/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meno marketing e più politica? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;Unità su comunicazione e politica: un intervista a </p></blockquote>
<p>Segnaliamo due riflessioni ieri pubblicate da L&#8217;Unità su comunicazione e politica.</p>
<p>La prima è una intervista di <strong>Paola Natalicchio</strong> a <strong>Giovanni Sasso</strong>, direttore creativo di <a href="http://www.proformaweb.it/">Proforma</a>, dal titolo <a href="http://unita.it/news/85062/sasso_comunicare_importante_ma_solo_se_c_la_politica">Sasso: «Comunicare è importante ma solo se c&#8217;è la politica»</a>. Di cui segnalo questo passaggio, assolutamente condivisibile:</p>
<ol>
<strong>Quelli non li può aggiungere lo spin doctor, quando serve?<br />
</strong><em>«No. Per comunicare bene il partito o il candidato devono avere le idee chiare. Mi irrita sempre un po’ ritrovarmi in delle riunioni con i politici per lavorare a un video o a un manifesto e sentirmi dire da loro: “sui contenuti, fai tu”. Il marketing serve a tradurre un pensiero politico, non a sostituirlo o a crearne uno in modo artificiale».</em></ol>
<p>La seconda è un intervento della &#8220;nostra&#8221; <strong>Flaminia Spadone</strong> (che su Spindoc ha fatto qualche mese fa cronaca di un convegno sula Rete di Obama come <a href="http://www.spindoc.it/2008/12/12/la-rete-di-obama-avatar-perfetto-e-tecnomagico/">avatar perfetto e tecnomagico</a>) proprio sul centrosinistra e il cosiddetto marketing politico, sui supposti ritardi intorno a vecchi e nuovi media. Uno dei problemi indicati da Flaminia, specie nella strategia su Internet e non solo: </p>
<ol>
<p>«Manca, insomma, la costruzione di un messaggio positivo e comune: ogni candidato ha il proprio blog, i propri manifesti e i materiali scollegati, per formati o per temi proposti, da quelli nazionali. Vediamo così sui muri una campagna dallo stile minimale, gradevole dal punto di vista dell’immagine, ma che non serve a definire un messaggio comune (e nella quale non c’è l’Europa). Un messaggio sì semplificato, ma non incisivo, che non esce da quel sapore intellettualistico che è caratteristica unica (e debole) della comunicazione del Pd».</ol>
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		<title>Stefano Peppucci, la politica che decide</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 16:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Network politici, per coinvolgere gli elettori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/stefanopeppucci2-200x150.jpg" alt="Stefano Peppucci" /><br />
«Luoghi ufficiali come il PdNetwork danno innanzitutto un problema di dignità di contenuti che appaiono, non una questione di tematiche o di contenuti – ma non ci sono stati pensieri soppressi per scomodità o perché contrari alla linea del partito. Alla qualità della discussione si contrappone lo svantaggio di questo modello, ovvero che diventa un luogo più lento, ingessato, e questo può rallentare la vivacità della discussione. Un elemento di distinzione per il futuro potrebbe essere: cercare di coinvolgere gli utenti, gli elettori, nella vera e propria decisione politica». Sono parole di Stefano Peppucci, intervistato per una serie di interviste su web e politica, su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">La politica aggregata che decide</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lucia De Siervo, e il canale che non si può delegare</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 16:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disintermediazione, ma personalizzata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/luciadesiervo2-200x150.jpg" alt="Lucia De Siervo" /><br />
«Il politico tradizionale ha di solito l’ambizione ad andare sui quotidiani, che conosce e riconosce come luoghi dell’opinione pubblica. Poi c’è la questione del tempo: poco tempo e quindi paura di imparare un nuovo strumento che non si conosce. Infine c’è forse un terzo motivo dell’avversione dei politici verso il web, i blog, e gli strumenti di disintermediazione tra politica e cittadino: non lo ama chi non vuole davvero comunicare e informare, ma preferisce solo un ennesimo canale per mandare slogan, o come semplice vetrina». Sono parole di Lucia De Siervo, intervistata per una serie di interviste su web e politica, su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Il canale che non puoi delegare</a></p>
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		<title>L&#8217;insediamento tra nuovi e vecchi media</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/02/03/linsediamento-tra-nuovi-e-vecchi-media/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 14:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Le agende dei nuovi e dei vecchi media a confronto durante il periodo dell'insediamento di Obama – qualche differenza c'è, e l'Inauguration di Barack si propone sempre di più come il primo evento mediale davvero 2.0. Tra permanenza, focalizzazione e conversatività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Abbiamo già scritto, prima durante e dopo dell&#8217;insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca – leggi i post con il tag <a href="http://www.spindoc.it/?s=inauguration">inauguration</a>.</p></blockquote>
<p>L&#8217;inaugurazione – o meglio: l&#8217;insediamento – di Barack Obama continua a far parlare di sé, in una sorta di attenzione lunga su cui in pochi, prima, avrebbero scommesso.</p>
<p>La cerimonia tenutasi davanti ad più di un milione e mezzo di persone infreddolite dai -10° della capitale americana e in conclusione di una tre giorni sceneggiata come un film hollywoodiano è stata una cerimonia molto abitata dai nuovi media, e da nuove forme di convergenza tra vecchi e nuovi media; come ad esempio l’esperimento – a parer di molti assai riuscito – della “convergenza emozionale” del classico streaming Cnn con la condivisione orizzontale di un social network come Facebook – di cui <a href="http://www.spindoc.it/2009/01/20/i-numeri-della-diretta-live-cnn-facebook/">abbiamo scritto a caldo</a>.</p>
<ul>Alcuni contributi per approfondire.</ul>
<h3>Intervista a Paolo Ferrandi</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1684" src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/02/cnnfacebooklive-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /><br />
Il primo è una mia intervista al &#8220;nostro&#8221; <a href="http://giornalismoparma.typepad.com">Paolo Ferrandi</a> su Apogeonline, dal titolo: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/23/linsediamento-20-di-barack-obama">L&#8217;insediamento 2.0 di Barack Obama</a>. In cui, tra le altre cose, Paolo, attento osservatore di politica americana dice: «Nel caso specifico dell’insediamento, per una volta e per davvero la tecnologia è stata al passo e all’altezza di quello che uno pensa possa fare: è l’emergere di un nuovo modello, che si appoggia a dei format precedenti e li innova, rendendo reali le comunità immaginate. L’inauguration di Obama è forse il primo evento tipicamente e tradizionalmente “mediale” dove i nuovi media hanno avuto una importanza così forte».</p>
<h3>Le due agende a confronto: nuovi e vecchi media</h3>
<blockquote><p>Ma non solo: <a href="http://mashable.com/2009/01/21/inauguration-impact-on-social-media/">Mashable pubblica altri numeri</a> dell&#8217;impatto dell&#8217;inauguration sui social media.</p></blockquote>
<p>Lo stesso Paolo <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2009/02/inauguration-rocks-the-web.html">segnala</a> un <a href="http://journalism.org/commentary_backgrounder/bloggers_ponder_every_aspect_obama%E2%80%99s_inauguration">approfondimento del New Media Index</a> per il Pew Research Center&#8217;s Project for Excellence in Journalism (cos&#8217;è il NMI? <em>The New Media Index is a weekly report that captures the leading commentary of blogs and social media sites focused on news and compares those subjects to that of the mainstream press</em>).</p>
<p>I due grafici qui sotto spiegano in sintesi i risultati della ricerca comparata sull&#8217;agenda dei nuovi media (svolta su motori e aggregatori di link vario) e l&#8217;agenda dei media tradizionali (rispettivamente in alto e in basso). Periodo di osservazione: dal 19 al 23 gennaio.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1679" style="width:436px;">
	<a href="http://journalism.org/commentary_backgrounder/bloggers_ponder_every_aspect_obama%E2%80%99s_inauguration"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/02/013009_0.jpg" alt="" width="436" height="750" /></a>
	<div>Bloggers Ponder Every Aspect of Obama’s Inauguration. By Journalism.org</div>
</div>
<blockquote><p>Il singolo evento dell&#8217;inaugurazione è stato un vero e proprio &#8220;titolo a tutta pagina&#8221; del social web: con il 63% dei post dedicati.</p></blockquote>
<p>Per quanto riguarda i new media, <a href="http://journalism.org/commentary_backgrounder/bloggers_ponder_every_aspect_obama%E2%80%99s_inauguration">scrivono</a> su PEJ «almost two-thirds (63%) of the links embedded in social media sites focused on a single story; the inauguration of Barack Obama, the country’s first African-American President». Circa due terzi dei link spesi nei social network si sono focalizzati su una singola storia: l&#8217;insediamento di Barack Obama. Il 63% dei link è davvero una percentuale importante!</p>
<p>La differenza con i maistream media è nel taglio dato alla centralità di Obama: questi ultimi hanno dedicato relativamente poco spazio all&#8217;insediamento per coprire il tema dello staff presidenziale, e dei primi giorni del presidente alla Casa Bianca: «Obama’s first week also dominated the mainstream press. But while the old media quickly turned away from the inauguration to the announcements and decisions during Obama’s first frenzied days in office, the online discussion remained more sustained on the implications of the inauguration itself».</p>
<h3>Permanenza, focalizzazione e &#8220;conversatività&#8221;</h3>
<p>La ricerca non s&#8217;arrischia in conclusioni di particolare rilevanza, limitandosi a segnalare altre discussioni in giro per il Web. Forse qualche punto comparativo, però, e inevitabilmente aperto e in progress, è possibile individuarlo, a suggello di un case study che ci ha raccontato come i nuovi media si siano – naturaliter – differenziati dai media tradizionali per una maggiore</p>
<ul>
<li><strong>Permanenza</strong> nel tempo: di una singola issue d&#8217;agenda – che quando riesce a fare il salto di scala e ottenere l&#8217;attenzione di molti, dura nel tempo e continua a produrre contenuti a catena;</li>
<li> <strong>Focalizzazione</strong> /diffusione: è intesa come capacità evoluta del web sociale – proprio di un ambiente ormai maturo – di far convergere l&#8217;attenzione di molti verso un evento o una issue specifica: il 63% per cento dei post lo dimostra (e anche tenendo conto e fatto salvo che parte di questa attenzione è stata ovviamente drenata verso le persone dai media tradizionali)</li>
<li><strong>Conversatività</strong>: ineludibile complemento dei precedenti due punti. L&#8217;insediamento di Obama, evento mediale a tutti gli effetti, si è ben prestato – anche grazie al modo con cui il quale è stato pensato e organizzato, con una attenzione particolare alla fruizione globale attraverso i nuovi media – a diventare oggetto/soggetto di una conversazione diffusa. Un evento fatto apposta per essere &#8220;parlato&#8221;: anche <em>live</em>, durante la diretta, modalità privilegiata di coverage dei media classici &#8211; grazie a streaming vari e ibridati con i social media.</li>
</ul>
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		<title>WhiteHouse.gov, obamizzare la partecipazione</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 10:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo sito della Casa Bianca, WhiteHouse.gov ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il sito è andato online a tempo di record, sostituendo il sito di transizione Change.gov</p></blockquote>
<p> Anche se in ritardo segnalo l&#8217;ottimo approfondimento della &#8220;nostra&#8221; Antonella Napolitano sul nuovo sito del presidente Obama pubblicato una settimana fa su Apogeonline: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/22/la-casa-bianca-alla-prova-della-trasparenza">La Casa Bianca alla prova della trasparenza</a> </p>
<p>E&#8217; un sito ufficiale, ma decisamente &#8220;obamizzato&#8221; – che lo staff new media del neo presidente degli Stati Uniti (diretto da Macon Phillips che ha scritto anche il <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/change_has_come_to_whitehouse-gov/">primo post inaugurale</a>) ha mantenuto nella linea &#8220;stilistica&#8221; dei precedenti Barackobama.com e del già citato Change.gov.</p>
<p>Oltre al blog ufficiale (dotato di apposito rss) colpisce la dichiarazione di intenti sulla trasparenza e la partecipazione ai processi di governo. I provvedimenti meno urgenti, prima di essere firmati dal presidente, verranno messi a disposizione dei cittadini, in una sorta di <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/22/la-casa-bianca-alla-prova-della-trasparenza">peer review collettiva</a>: «Quanto alla partecipazione: nel primo post viene anche segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli: una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni, probabilmente senza precedenti. Questo tipo di azione riprende in realtà diversi tentativi di progetti collaborativi indipendenti per la revisione delle leggi e l’apertura al contributo dei cittadini: il più importante è PublicMarkup, creato dalla Sunlight Foundation, una fondazione molto attiva sul fronte della trasparenza dell’apparato pubblico».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inaugurazione partecipata dell&#8217;era Obama</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 20:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 gennaio a Washington si inaugura la presidenza Obama. Mappe e guide per un evento "aperto" (e un generatore automatico per comporre il discorso perfetto).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il venti gennaio prossimo si terrà a Washington DC l&#8217;attesissima inaugurazione della presidenza Obama.</p></blockquote>
<p>Mancano ormai solo quattro giorni al 20 gennaio – giorno della inaugurazione ufficiale dei quattro anni di presidenza Obama. L&#8217;entusiasmo e la passione generata dall&#8217;elezione del senatore di Chicago persistono – a due mesi dallo spoglio delle urne: e fin da subito si è avuto l&#8217;impressione che l&#8217;inaugurazione sarebbe stato un evento assai diverso dai precedenti, per partecipazione popolare e potenzialità mediatica. </p>
<p>L&#8217;evento singolo dello <em>speech</em> del neo presidente è diventano di fatto una serie di appuntamenti diversi – che accadranno prima dopo e a contorno dell&#8217;evento principale. Il tentativo è di dare concreta dimostrazione del carattere &#8220;popolare&#8221; e aperto della presidenza: un segnale di stile cui Obama sembra tenere molto a indicare fin dalla prima uscita ufficiale. Con le parole del <a href="http://www.pic2009.org">Presidential Inaugural Committee</a>, «<em>will organize an inclusive and accessible inauguration that reflects the new Administration&#8217;s commitment to leadership that sets aside partisanship and unites the nation around our shared values and ideals</em>».</p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<a href="http://www.pic2009.org"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration2.jpg" alt="" width="700" height="392" /></a>
	<div>Pic2009.org. Il sito ufficiale dell'inaugurazione di Obama</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>La logica è quella vincente della campagna: non ti sto dando un evento, lo sto facendo insieme a te. </p></blockquote>
<p>Per l&#8217;occasione è stato aperto <a href="http://www.pic2009.org">un sito ufficiale</a>, come al solito molto ben fatto e molto ricco di informazioni di tutti i tipi. Informazioni relative non solo, e non poco significativamente, a come &#8220;fruire&#8221; dell&#8217;evento principale, ma anche a come &#8220;produrre&#8221; eventi accessori, complementari eppure facenti parte a tutti gli effetti di quello ufficiale. E&#8217; una partecipazione né esatta né solo evocata, ma praticata concretamente: chiunque, in qualsiasi parte dell&#8217;America, può sentirsi parte di un qualcosa di comune. </p>
<p>Lo dimostra per esempio la grande evidenza data all&#8217;iniziativa <a href="http://www.pic2009.org/page/content/neighborhoodballparty">Host a Party in your Neighborhood</a>: «<em>Hosting or attending a Neighborhood Ball Party is a great way to gather with your neighbors to celebrate change and a renewed commitment to serving the community you live in. Celebrate however you choose. Your party can be as simple as a group of neighbors gathering in a living room or local restaurant to watch the live broadcast and interact through text messaging</em>». </p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/FINAL_events_map.jpg"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration3_piccolo.jpg" alt="" width="700" height="363" /></a>
	<div>La mappa degli eventi a Washington DC</div>
</div><br/></p>
<ul>Sul sito ufficiale, ci sono tutte le informazioni dettagliate sullo svolgimento dell&#8217;inaugurazione:</p>
<li>La <a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/56th%20Inaugural%20Official%20Guide%20Book.pdf">guida ufficiale in pdf</a> (con la quadra di governo ecc.)</li>
<li>La <a href="http://www.pic2009.org/page/-/images/FINAL_events_map.jpg">mappa</a> con i luoghi interessati dagli eventi</li>
<p>.</p>
<li><a href="http://inaugural.senate.gov/index.cfm">Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies</a>, sul sito del Senato.<br />
<h3>Fai da te il tuo discorso di Obama!</h3>
<p>E ovviamente montano attese e aspettative per il discorso che  Barack Obama terrà il 20 gennaio davanti all&#8217;America idealmente riunita davanti alla Casa Bianca – attese e aspettative stuzzicate dalla maestria che il senatore di Chicago ha dimostrato nel <em>public speaking</em> durante la sua vittoriosa campagna. Per calmare le une e le altre, segnalo, via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2009/01/generatore-di-discorsi-di-barack-obama.html">Paolo Ferrandi</a> e via <a href="http://mashable.com/2009/01/15/obama-inauguration-speech-generator/">Mashable</a>, un generatore automatico di discorsi di Barack Obama: «<em>A grassroots internet campaign helped Barack Obama get elected. Now he&#8217;s calling for the internet&#8217;s assistance one more time – to help him craft the best inauguration speech ever&#8230;</em>» </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1616" style="width:700px;">
	<a href="http://www.atom.com/spotlights/inauguration_speech_generator/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/inauguration.jpg" alt="" width="700" height="417" /></a>
	<div>Inauguration Speech Generator</div>
</div><br/></p>
<p>Basta provare :)</p>
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		<title>Elisabetta, Mahmoud e Giorgio. Discorsi a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 18:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Magnanini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Issues e strategie]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggi augurali in tv, di Natale e fine anno, in Italia e in Inghilterra: quelli ufficiali, regali, alternativi, speranzosi – fino a quelli che negano se stessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Regno Unito, 25 Dicembre 2008, ore 15.00.</h3>
<blockquote><p>La trasgressione del discorso di Ahmadinejad è stata in parte sminuita dal diverso orario di trasmissione: non più alle 15:00 in contemporanea a quello della Regina, ma alle 19:15.</p></blockquote>
<p>  Come ogni anno, la BBC ha trasmesso a Natale <a href="http://it.youtube.com/watch?v=4iHGmVd82Aw">il discorso della <strong>Regina Elisabetta</strong></a>. Qualche ora più tardi, Channel 4, nel suo discorso &#8220;alternativo&#8221; (in onda dal 1993, in &#8220;controprogammazione&#8221; con quello ufficiale del casa reale britannica) ha mandato in onda <a href="http://www.channel4.com/news/articles/politics/international_politics/the+alternative+christmas+message+/2892692">un comizio</a> di <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, presidente dell&#8217;Iran.</p>
<h3>Di seguito i due discorsi &#8220;augurali&#8221;</h3>
<p>Il discorso della Regina Elisabetta (già <a href="http://technosoc.blogspot.com/2007/12/royal-communication.html">dallo scorso anno</a> pienamente disponibile su YouTube)<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>IL discorso del Presidente Ahmadinejad ripreso da Channel 4.<br />
<embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/1184614595" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=5777729001&#038;playerId=1184614595&#038;viewerSecureGatewayURL=https://console.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed><h3>La polemica con Channel 4</h3>
<blockquote><p>Messaggi natalizi. La versione ufficiale racconta che fu nel 1932 John Reith (mitico direttore della BBC che sembra coniò la triade &#8220;educate, inform and entertain&#8221;) a suggerire a Re George V a pronunciare il primo messaggio (radio) natalizio all&#8217;impero britannico. </p></blockquote>
<p> Il ministero degli esteri britannico ha avuto da ridire &#8220;il presidente Ahmadinejad ha, durante i suoi anni da presidente, fatto una serie di dichiarazioni antisemite. I media britannici sono liberi di fare le loro scelte editoriali, ma questo invito [ad Ahmadinejad] causerà disdegno non solo nel Regno Unito ma anche nei Paesi amici&#8221;. Non è la prima volta che c&#8217;è un messaggio di Natale &#8220;alternativo&#8221; ma se in<br />
passato il tono era scherzoso (nel 2004 era Marge Simpson a parlare a Channel4), ora la trasgressione è politicamente forte, considerati gli attacchi all&#8217;Occidente di Ahmadinejad. <strong>Dorothy Byrne</strong> (capo dell&#8217;area News and Current Affairs) sembra non avere rimorsi &#8220;Come leader di uno dei più importanti Stati nel Medio Oriente, le opinioni del Presidente Ahmadinejad hanno un&#8217;influenza enorme. Visto che ci avviciniamo a una fase critica delle relazioni internazionali, offriamo ai<br />
nostri spettatori uno sguardo ravvicinato all&#8217;interno di un mondo alternativo&#8221;.</p>
<p>Il messaggio di Giorgio Napolitano, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=an4b31S0TIo&#038;feature=dir">messo dalla Rai su YouTube</a><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<h3>Il messaggio di Giorgio Napolitano</h3>
<blockquote><p> Canale 5, La7 e Mtv non sono &#8220;costrette&#8221; a trasmettere il messaggio di Napolitano ma, trasmettendolo, da un lato interrompono il palinsesto e perdono introiti pubblicitari ma dall&#8217;altro lato si regalano un tocco di istituzionalità.</p></blockquote>
<p> 31 dicembre 2008. Italia, ore 20:30. Rai1, Rai2, Rai3, Canale 5, La7 e (perfino) Mtv trasmettono il messaggio del presidente della repubblica Giorgio Napolitano.  Dopo 2 minuti, mentre sta parlando della crisi finanziaria, Napolitano dice: &#8220;Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.&#8221; L&#8217;ultima frase è una citazione di <strong>Franklin Delano Roosevelt</strong>, citato senza essere nominato: il 4 Marzo 1933 FDR, in occasione del <a href="http://avalon.law.yale.edu/20th_century/froos1.asp">discorso di insediamento</a> disse &#8220;So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself&#8211;nameless, unreasoning, unjustified terror which paralyzes needed efforts to convert retreat into advance.&#8221; Che Napolitano intenda citare FDR per indicare che anche qui serva un New Deal? </p>
<h3>Audience e spettatori</h3>
<blockquote><p>Finchè c&#8217;è audience, c&#8217;è repubblica: 13 milioni di italiani hanno seguito il messaggio del Presidente. </p></blockquote>
<p>Nella società dello spettacolo cos&#8217;è la misura di ogni cosa, se non i dati sull&#8217;audience? Altro che contenuti, attraverso l&#8217;<a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_848260557.html">Ansa</a>, veniamo a sapere che &#8220;Il terzo messaggio di fine anno di Giorgio Napolitano è stato seguito ieri sera in diretta da tredici milioni di italiani. Il livello molto alto degli ascolti, in linea con gli anni precedenti, conferma l&#8217;attenzione per questo tradizionale appuntamento nel quale, insieme agli auguri, il presidente della Repubblica si rivolge direttamente ai cittadini e svolge considerazioni politiche sul nuovo anno.&#8221; </p>
<h3>14 minuti all&#8217;insegna della speranza e altre risorse</h3>
<blockquote><p>Nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/politica/napolitano-discorso-2008/analisi-di-arcangeli/analisi-di-arcangeli.html">analisi di <strong>Massimo Arcangeli</strong></a> su Repubblica.it, così come <a href="http://www.spindoc.it/2009/01/01/messaggio-di-fine-anno-piu-crisi-che-occasione/">nelle tag cloud</a> di Spindoc, si nota che la parola più nominata (14 volte!) è proprio la parola &#8220;crisi&#8221;. </p></blockquote>
<p> Il messaggio (14 minuti, breve rispetto ai messaggi del passato) è all&#8217;insegna della speranza, anche se  la crisi viene definita &#8220;pesante&#8221; e ineluttabile. Per leggere/vedere il discorso del 2008 rimandiamo infine al <a href="http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=37669">sito del Quirinale</a>. I responsabili di Quirinale.it hanno inserito tutti i messaggi di fine anno di tutti i presidenti (e i video e audio, se disponibili) e non posso non citare il messaggio più paradossale. Ultimo <a href="http://www.quirinale.it/ex_presidenti/Cossiga/mess_fineanno/cossiga_m1991.htm">messaggio di <strong>Francesco Cossiga</strong></a>, il 31 dicembre 1991. [7] Cossiga è davanti alle telecamere per dire che &#8230; &#8220;Allora mi sembra meglio tacere. Vi sara&#8217; certo altra piu&#8217; appropriata occasione per farvi conoscere il mio schietto pensiero ed i miei propositi.&#8221; Nemmeno Debord poteva immaginare un messaggio (a reti unificate) che diventa un non-messaggio, la negazione di sè stesso.</p>
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		<title>Messaggio di fine anno. Più crisi che occasione.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 15:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il video, il testo completo e la "nuvola di concetti" del discorso di fine anno del presidente della Repubblica Napolitano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Su Repubblica <a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/politica/napolitano-discorso-2008/testo-integrale-napolitano/testo-integrale-napolitano.html">il testo integrale</a> del messaggio. Su Corriere <a href="http://video.corriere.it?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&#038;vxChannel=Dall%20Italia&#038;vxClipId=2524_ec979158-d776-11dd-ad28-00144f02aabc&#038;vxBitrate=300">il video andato in onda</a> (ripreso da <a href="http://tg24.sky.it/tg24/politica/2009/01/01/Napolitano_sprona_lItalia_Consensi_bipartisan_allappello.html">Sky Tg24</a>, l&#8217;unico come al solito a fornire anche il codice di <em>embed</em>, anche se solo di 3 minuti e mezzo). </p></blockquote>
<p>Ieri alle 20.30 è andato in onda il tradizionale messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Le reti unificate sono state tali anche sul Web – i principali siti di informazione italiana hanno mandato in onda.</p>
<p><embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/1445085911" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=6171744001&#038;playerId=1445085911&#038;viewerSecureGatewayURL=https://console.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed><br />
<br/><br/><br />
La linea retorica del Presidente è stata la vicinanza dei concetti di &#8220;crisi&#8221; e di &#8220;opportunità/occasione&#8221; – un po&#8217; occidentale paradosso, un po&#8217; adagio orientale molto in voga di questi tempi (&#8220;l&#8217;ideogramma cinese che significa crisi può significare anche cambiamento&#8221;). Di seguito due tag cloud che permettono di farsi una veloce impressione dello scenario complessivo disegnato dal Presidente Napolitano: molta più crisi, a ben vedere, che opportunità (quanto meno ad occorrenze).</p>
<ul>
<strong><em>Update</em></strong></p>
<li>Come annota <a href="http://www.spindoc.it/2009/01/02/elisabetta-mahmoud-e-giorgio-discorsi-di-natale-e-fine-anno-a-confronto/">Fabrizio Magnanini su Spindoc</a>, la Rai <a href="http://it.youtube.com/watch?v=an4b31S0TIo&#038;feature=dir">ha messo online su YouTube</a> il messaggio integrale del Presidente Napolitano</ul>
</li>
<h3>Tag Cloud con occorrenze</h3>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1582" style="width:800px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/immagine-1.jpg" alt="" width="800" height="375" />
	<div>Tag Cloud del discorso di Napolitano</div>
</div>
<h3>Tag Cloud con Wordle</h3>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1587" style="width:557px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/01/immagine-2.jpg" alt="" width="557" height="272" />
	<div>Altra visualizzazione della Tag Cloud del discorso di Napolitano</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli auguri di Natale di Barack</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/25/gli-auguri-di-natale-di-barack/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 21:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli auguri di Natale di Barack]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Good morning. This week, Americans are gathering with family and friends across the country to celebrate the blessings of Christmas and the holiday season.</p></blockquote>
<p><a href="http://change.gov/newsroom/entry/a_season_of_giving_a_sense_of_common_purpose/">A season of giving, a sense of common purpose</a> è il messaggio di auguri travestito da messaggio politico (o viceversa) che Barack Obama ha mandato alla nazione dal suo video settimanale &#8211; pubblicato su Change.gov. Ovviamente pubblicato anche su <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Xy6aBVdOCg8">YouTube</a></em> (in più versione ad alta risoluzione e mp3 in inglese e spagnolo). </p>
<p><object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Xy6aBVdOCg8&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Xy6aBVdOCg8&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object></p>
<p><em>In the weekly radio and video address, president elect Obama honors our nation&#8217;s service men and women and calls for the season of giving to be something more &#8211; a season of common purpose.</em></p>
<p>Auguri anche da Spindoc ;)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Change.gov, torna il programma emendabile e arrivano le creative commons</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/03/changegov-torna-il-programma-emendabile-e-arrivano-le-creative-commons/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 14:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Change.gov, torna l'agenda e arrivano le Creative Commons]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo atto comunicativo (e insieme profondamente politico) del presidente USA neo eletto è stato quello di inaugurare il suo sito governativo, con un nome emblematico: Change.gov.</p>
<blockquote><p>Le pagine sono state cambiate nella direzione di una minore &#8220;partigianeria&#8221; dei contenuti del programma elettorale di Obama. Vedi l&#8217;<a href="http://radar.oreilly.com/2008/11/change-gov-revision-control.html">analisi</a> di Tim O&#8217; Reilly. </p></blockquote>
<p> Abbiamo scritto del piccolo inconveniente capitato con le pagine di agenda e di programma: <a href="http://www.spindoc.it/2008/11/11/changegov-non-e-piu-online-lagenda-di-obama/">Change.gov, non è più online l’agenda di Obama</a>. Ora, le pagine tolte per rispondere ad una legge relativa ai finanziamenti di campagna che impedisce ai siti governativi di prendere pedissequamente contenuti da siti elettorali, sono tornate online – modificate, ma sempre con la possibilità di suggerire feedback su ogni singolo punto programmatico. </p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-1477" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/12/changegov_copyright.jpg" alt="" width="500" height="325" />
	<div>La pagina Copyright del sito Change.gov, con l'indicazione della CC</div>
</div><br />
<br/></p>
<blockquote><p>You are free to Share (copy, distribute and transmit the work) and to Remix (to adapt the work). Under the following conditions: Attribution. Così recita la CC 3.0.</p></blockquote>
<p> Ulteriore novità da segnalare è la scelta di pubblicare i contenuti del sito governativo sotto licenza Creative Commons – la <a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/">licenza 3.0</a>, la più &#8220;libera&#8221;, che permette praticamente tutto a patto di darne la corretta attribuzione. </p>
<p>Una piccola rivoluzione, ma soprattutto un segnale (e anche se tradizionalmente i contenuti governativi sono dentro il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Public_domain#United_States_law">public domain</a>, il dominio pubblico). Ne scrive anche Lessig sul suo <a href="http://lessig.org/blog/2008/12/changegov_set_free.html">blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>L&#8217;Obamite della politica italiana</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/03/lobamite-della-politica-italiana/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 13:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[temi e programmi]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Obamite è la malattia endemica di stagione della politica italiana: tutti ad evocare il neo presidente degli Stati Uniti. Ma più che invidiarne il carisma forse irriproducibile, meglio sarebbe capirne l'innovazione delle prassi politiche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>(Articolo pubblicato su <a href="http://www.dnews.eu">Dnews</a> di martedì 2 dicembre 2008)</p></blockquote>
<p> Quel che è certo è che ad Obama fischiano ancora le orecchie. Tutti lo pensano, tutti lo vogliono, manco fosse il barbiere di Siviglia. A quasi un mese dalla sua trionfale e in parte inaspettata elezione a Presidente degli Stati Uniti, politici e politicanti di quasi ogni parrocchia lo evocano con occhi sognanti e sospiri da innamorati. </p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/12/cg.jpg" alt="" title="" width="150" height="490" class="alignright size-full wp-image-1466" />L’onda lunga della miracolosa campagna elettorale che ha portato il Re nero a fare scacco matto alla Casa Bianca non accenna a ridursi – portando però con sé la schiuma di mille interpretazioni più o meno bizzarre circa le ragioni del suo successo. Ha vinto perché ha coinvolto i giovani; perché la gente era stufa di Bush; grazie alla crisi economica, alla incapacità di McCain e così via. Vale praticamente tutto e niente: è prezzemolo buono per ogni occasione di politica conversazione. È anche iniziata la caccia all’Obama italiano, di fatto già finita per mancanza di candidati credibili – addirittura c’è chi, nell’entusiasmo della vittoria al reality show, ha mandato avanti Luxuria che a lui veniva da ridere. </p>
<p>L’Obamite – o Obamania, se si vuole – è la malattia endemica di stagione della politica italiana. Un raffreddore che attecchisce perché trova un sistema immunitario politico debole e degenerato. L’Obamite è un segnale indiretto della vacuità della classe dirigente politica italiana – che ha bisogno di seguire in qualche modo la scia del carisma obamiano per provare a ritrovare un po’ dell’ormai perduta autorevolezza. </p>
<p>Evocare Obama dovunque diventa escamotage comunicativo a metà tra un classico gesto apotropaico e una spilletta di modernità. Un po’ vale la speranza che tenga lontano – come l’aglio contro i vampiri, o il cornetto rosso depositato in tasca – l’antipolitica e la disaffezione progressiva dell’elettorato italiano. Un po’ vale il tentativo – politicamente legittimo ma difficile da tradurre in pratica – di godere, seppur di riflesso, dell’entusiasmo che la campagna di Obama ha prodotto in tutto il mondo. Una campagna moderna, fresca, che ha usato i media in modo originale e creativo e che ha fatto di lui – al di là della mera questione cronologica – il primo vero politico del nuovo millennio. </p>
<p>Il vero problema della Obamite italiana è che questa infatuazione a prescindere rischia di mettere in secondo piano alcuni elementi importanti della lezione di Obama. Che non è solo carisma modaiolo e altitudini ideali. Ma anche sudore e fatica, innovazione dal basso delle prassi politiche. Per esempio internet e i nuovi media sono stati il motore pulsante – insieme comunicativo, economico e organizzativo – della campagna elettorale, che si è così aperta a contributi e passioni e partecipazioni inedite e inaspettate. Non a caso il primo intervento di Obama come presidente è stato un nuovo sito governativo, dal nome emblematico: <a href="http://www.change.gov">Change.gov</a>, attraverso cui i cittadini possono mandare suggerimenti sul programma. E’ il cambiamento che si fa governo. I politici italiani dovrebbero iniziare da questo, invece che invidiarne in modo sterile il carisma forse irriproducibile.</p>
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		<title>Change.gov, non è più online l&#8217;agenda di Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 00:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Change.gov, non è più online il programma per il governo di Obama. Si ipotizzano problemi legati legati alle regole dei finanziamenti elettorali, ma stupisce la mancanza di comunicazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Le pagine con il programma governativo del ticket Obama-Biden non sono più online.</p></blockquote>
<p> Ne <a href="http://www.spindoc.it/2008/11/08/changegov-il-cambiamento-si-fa-governo/">scrivevamo qualche giorno fa</a>, applaudendo al velocissimo sito di transizione governativa e alla bozza di programma messa online su change.gov. Dopo essere stato online per un giorno, il sito <a href="http://change.gov"><strong>Change.gov</strong></a> non sembra più avere tra le sue pagine le pagine di agenda &#8211; con i programmi di massima sui vari temi di politica nazionale (e &#8220;emendabili&#8221; grazie e attraverso al contributo dei cittadini americani). </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1432" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/11/changegov_senzaagenda.jpg" alt="" width="500" height="331" />
	<div>Le pagine di Change.gov senza il dettaglio delle issues in agenda</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>L&#8217;intera agenda con i temi di interesse nazionale sono off line. </p></blockquote>
<p>Lo nota anche <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/33068/change_gov_pulls_its_agenda">TechPresident</a> che scrive: «<em>The site&#8217;s &#8220;Agenda&#8221; section detailed the Obama Administration&#8217;s policy promises and proposals, &#8220;from &#8216;Civil Rights&#8217; to &#8216;Women,&#8217; and describes their vision for an American service corps. [...] But as of last night, the entire &#8220;Agenda&#8221; section has been removed from Change.gov, replaced by three broad sentences about what Obama hopes to do</em>». </p>
<ul>
<li>L&#8217;agenda &#8220;originaria&#8221; su BarackObama.com: <a href="http://origin.barackobama.com/issues/">Issues di campagna</a></li>
<li>Mirror delle pagine di agenda su Change.gov: <a href="http://www.mega.nu/ampp/obama_agenda/agenda.html">mirror</a> </li>
<li>Traduzione del programma tecnologico, su Apogeonline: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/07/19/200811071901 ">La tecnologia secondo Obama </a></li>
</ul>
<h3>Obama sconfitto dalla burocrazia? Forse</h3>
<blockquote><p>Le pagine di programma su Change.gov erano copiate e incollate dal programma elettorale online su Barackobama.com. Questo il motivo che ha forse causato la messa off line delle pagine. Nessun commento ufficiale al momento. </p></blockquote>
<p> Le sezioni con il programma di massima sono sparite: erano <a href="http://origin.barackobama.com/issues/">uguali a quelle del programma della campagna presidenziale</a> del candidato democratico e qui sarebbe il problema &#8211; di tipo quindi procedurale e legato ai finanziamenti elettorali. A causa delle regole del finanziamento elettorale, i contenuti di un sito di campagna non possono essere copiati integralmente su un sito governativo. Anche, evidentemente, se rimane tutto in famiglia. </p>
<p>Annota così <a href="http://sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a> su <a href=" http://friendfeed.com/e/1ae59efa-61e8-1244-f742-b540e8c74ecf/Change-gov-Pulls-Its-Agenda/">friendfeed</a>: «<em>L&#8217;agenda di Obama è misteriosamente offline da stamattina. Techpresident ipotizza un problema procedurale[...] Stupisce, però, la mancanza di comunicazioni in proposito</em>».</p>
<p>E infatti mancano informazioni dal sito di Change.gov, che nulla dice ufficialmente su questa rapida marcia indietro. Unica risposta è del portavoce Nick Shapiro a <a href="http://www.propublica.org/article/obama-office-calls-mulligan-on-changegov-081110/">Propublica</a>: &#8220;We&#8217;re retooling the Web site. Basically, it was put up within hours after we won. We took everything down to rework it.&#8221;</p>
<p>Probabilmente le pagine torneranno online a breve, magari modificate e editate per la nuova governativa bisogna. Questa volta, però, la fretta è stata per Obama cattiva consigliera.</p>
<p><strong>UPDATE</strong>: dopo qualche settimana e opportuna modifica per rispettare le specifiche di legge (come <a href="http://radar.oreilly.com/2008/11/change-gov-revision-control.html">sintetizza O Reilly</a>, si sono moderati i toni troppo &#8220;partigiani&#8221;) le pagine dell&#8217;agenda sono tornate online: <a href="http://change.gov/agenda/">change.gov/agenda</a></p>
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		<title>Change.gov. Il cambiamento si fa governo</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/08/changegov-il-cambiamento-si-fa-governo/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 13:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[presidente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno dopo l'elezione di Barack Obama a Presidente degli Usa, parte il nuovo sito, con un url di battaglia: Change.gov. Si parte da qui, per governare (anche) attraverso Internet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Change.org, il nuovo sito del presidente Obama online a tempo di record</p></blockquote>
<p> <strong>Barack Obama</strong>, 44esimo Presidente eletto degli Stati Uniti d&#8217;America, ha fama di essere uomo e politico difficile da cogliere impreparato. All&#8217;indomani della sua trionfale elezione, ecco pronto il nuovo sito di riferimento per la transizione governativa dall&#8217;amministrazione Bush alla nuova Obama-Biden che si insedierà formalmente il 20 gennaio 2009. </p>
<p>Parte il nuovo sito, con un <em>url</em> di battaglia: <a href="http://www.change.gov">Change.gov </a></p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1392" style="width:500px;">
	<a href="http://change.gov/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/11/changegov.jpg" alt="" width="500" height="263" /></a>
	<div>Change.gov, il nuovo sito di Barack Obama Presidente</div>
</div>
<p></p>
<h3>Of the People, by the people</h3>
<blockquote><p>«There is no more important resource for changing the direction of this country and defining the ideas that will transform America than the American people. Tell us your ideas and be part of the change you&#8217;re looking for». </p></blockquote>
<p>E&#8217; un sito, ma &#8211; cosa più importante &#8211; sembra essere un metodo. <strong>Of the people, by the people</strong>. Delle persone, dalle persone. </p>
<p>Ecco che allora si richiede esplicitamente &#8211; transizione o meno &#8211; un contributo quanto ad idee e agenda. Oltre la richiesta ufficiale, nell&#8217;immagine sotto, il <a href="http://change.gov/page/s/ofthepeople">form per contribuire</a>. </p>
<p>Ovviamente quello che farà la differenza è quanta risposta e/o quanto e come saranno processate tutte le informazioni che arriveranno. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1398" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/11/changegov2.jpg" alt="" width="500" height="303" />
	<div>La pagina per sottomettere idee e suggerimenti al presidente Usa</div>
</div>
<h3>Prime recensioni, ok con nota a margine</h3>
<blockquote><p>Poca ciccia e molti form, ma si farà (ed è comunque un sito, il primo prodotto della presidenza)</p></blockquote>
<p> La <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/33032/daily_digest_never_review_a_transition_on_opening_night#change_dot_gov">recensione a caldo</a> di TechPresident: «Change.gov: First Looks: After taking a quick initial look at Change.gov, the Obama transition team&#8217;s new site, we concluded that while it echoes the campaign&#8217;s talk of open government, the site doesn&#8217;t have much meat on its bones yet». Il sito non ha ancora molta &#8220;ciccia&#8221; e molti contenuti &#8211; è solo una struttura da riempire, piena zeppa di form da riempire per mandare feedback. Nonostante questo è &#8220;exciting&#8221;, eccitante in quanto primo prodotto che viene fuori dalla presidenza di Obama: un sito Internet, in più con bellicose intenzioni partecipative. E per il resto, anche i siti Internet hanno bisogno di tempo per crescere, &#8220;websites still take time to build&#8221;.</p>
<h3>L&#8217;agenda tecnologica, tradotta in italiano</h3>
<blockquote><p>Tra i temi in agenda, anche la tecnologia. </p></blockquote>
<p> Tra le issues di piattaforma, spiccano i temi tecnologici. La traduzione in italiano della sezione “Tecnologia” del programma ufficiale dell’amministrazione Obama-Biden, che sarà alla base delle politiche della Casa Bianca nel quadriennio 2009-2012 è <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/07/19/200811071901">stata pubblicata da Apogeonline</a>. La versione <a href="http://change.gov/agenda/technology/">originale</a> è disponibile sul <a href="http://change.org">Change.org</a>, insieme tutti gli altri ambiti programmatici.</p>
<blockquote><p>&#8220;Dobbiamo connettere i cittadini gli uni agli altri per coinvolgerli maggiormente&#8221;</p></blockquote>
<p>L&#8217;inizio è assai confortante, pur <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/07/19/200811071901">se problematico</a>: «Dobbiamo connettere i cittadini gli uni agli altri per coinvolgerli maggiormente e direttamente nella soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. Dobbiamo usare tutte le tecnologie e tutti i metodi disponibili per aprire le porte del governo federale, creare un nuovo livello di trasparenza in grado di cambiare il modo in cui si conducono gli affari a Washington, e dare agli americani la possibilità di partecipare alle consultazioni e alle decisioni del governo in modi che fino a pochi anni fa non erano possibili».</p>
<p>Buon lavoro, Mr. President.</p>
<p><strong>Update dell&#8217;11 novembre</strong><br />
Le pagine delle issues non sono più online. Forse un problema burocratico. Leggi l&#8217;aggiornamento su Spindoc: <a href="http://www.spindoc.it/2008/11/11/changegov-non-e-piu-online-lagenda-di-obama/">Change.gov, non è più online l’agenda di Obama</a> </p>
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		<title>Votare molto più di Obama. Le 143 pagine degli absentee ballot</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/31/votare-molto-piu-di-obama-le-143-pagine-degli-absentee-ballot/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 11:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<category><![CDATA[voto]]></category>

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		<description><![CDATA[Votare via posta. E non solo per Obama o McCain.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Per ulteriori informazioni sulla procedura di Absentee Voting vedi il sito <a href="http://www.govoteabsentee.org/">Go Vote Absentee </a>. </p></blockquote>
<p> Trovo dalle parti del bravo <strong><a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">Guido Romeo</a></strong> una sorta di <em>unpacking</em> dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Absentee_voting">absentee ballot</a> via posta, una busta contenente le schede per votare comodamente a casa. L&#8217;istituto &#8211; ormai tradizionale negli Usa &#8211; nasce come misura di contrasto alla scarsa partecipazione elettorale: il pacco elettorale ti arriva a casa, te lo studi con calma, lo rimandi indietro e ti sei tolto il pensiero. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1338" style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/absentee_guidoromeo_2.jpg" alt="" width="600" height="450" />
	<div>Una foto dell'absentee ballot della California. Via Guido Romeo.</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Oltre alle elezioni presidenziali, presenti <em>proposition</em> a livello federale &#8211; sorta di referendum ma spiegati dettagliatamente, con pro e contro</p></blockquote>
<p>Guido racconta di come <a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">gli americani votino molto più di Obama</a>: oltre il ticket presidente-vicepresidente (tra cui figuravano anche i meno conosciuti Keyes-Drake, Barr-Root e Nader-Gonzales, e uno spazio per il &#8220;write-in&#8221; a scelta), anche la scheda per Congresso e Senato, per l&#8217;Assemblea Nazionale e in California 12 proposition «<em>illustrate in maniera esemplare, per chi è abituato a votare in Italia, grazie a un libretto di accompagnamento di 143 pagine (in carta riciclata, grazie Shwarzy!) sui provvedimenti statali. [...] ogni quesito è illustrato in maniera concisa, ma dettagliata i pro e i contro. Con argomentazioni a favore e contro di eguale lunghezza di entrambe le parti.</em>».</p>
<p>La <a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">conclusione</a> fa riflettere: «La cosa buffa è che votando, alla fine ti sembra di avere più informazioni sugli investimenti dello stato della California, di quanto ne hai su quelli dello Stato Italiano (qualcuno può spiegare quanto vale Alitalia?) leggendo un mucchio di quotidiani&#8230;»</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Veltroni al Circo Massimo. Più opposizione a parole.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/28/tag-cloud-del-discorso-di-veltroni-al-circo-massimo-piu-opposizione-a-parole/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 22:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>
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		<category><![CDATA[tag cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prime cento parole del discorso di Walter Veltroni alla manifestazione "Salva l'Italia" del Partito Democratico del 25 ottobre. Più opposizione, e più policy issues. Almeno a parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sono <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">tre le tag cloud dei discorsi di Veltroni realizzate da Spindoc</a>:<br />
	1. La tag cloud <a href="http://www.spindoc.it/2007/06/28/il-discorso-di-walter-veltroni-al-lingotto-di-torino-tag-cloud-delle-100-parole-piu-usate/">del discorso del Lingotto di giugno 2007</a>. C&#8217;è anche un &#8220;<a href="http://www.webgol.it/2007/06/29/veltronicloud-e-le-100-parole-del-discorso-un-articolo-su-epolis/">vocabolarietto</a>&#8221; ragionato. Sabato 16 febbraio 2008.<br />
	2. La <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/16/la-nuvola-delle-parole-piu-usate-veltroni-allassemblea-del-pd-da-essere-partito-a-essere-italia/">&#8220;nuvola&#8221; del discorso alla prima assemblea del Pd</a>, il 16 febbraio 2008, a Roma.<br />
	3. Venerdì 20 giugno 2008. Walter Veltroni espone <a href="http://www.spindoc.it/2008/06/20/tag-cloud-della-relazione-di-veltroni-nessun-dialogo-ritorno-alla-politica-e-allopposizione/">la sua relazione all’assemblea nazionale del Pd</a>.
</p></blockquote>
<p>Dei discorsi di <strong>Walter Veltroni</strong> ce ne siamo occupati fin dal <a href="http://www.spindoc.it/2007/06/28/il-discorso-di-walter-veltroni-al-lingotto-di-torino-tag-cloud-delle-100-parole-piu-usate/">primo al Lingotto di Torino</a>, in cui di fatto, chiamato da più parti, accettò di candidarsi alle primarie per eleggere il segretario del neonato Partito Democratico.</p>
<p>In quell&#8217;occasione produssi, tramite un sistema automatico, una <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tag_cloud">tag cloud</a></em> del suo discorso, evidenziando le parole più ricorrenti in una modalità tipica del cosiddetto Web 2.0 &#8211; in cui, in sintesi, le parole sono visualizzate con grandezza proporzionale alla loro presenza in un testo: più sono presenti più è grande il font usato.</p>
<p>Tre discorsi che evidenziano tre fasi della storia politica di Veltroni come segretario del Pd. Dall&#8217;annuncio a furor di popolo, all&#8217;incoronazione dopo le primarie, al (tentativo di) rilancio dopo la sconfitta elettorale. Sabato è stato il momento del quarto discorso, e di una quarta fase (in mezzo l&#8217;incontro alla Festa Nazionale del Pd a Firenze i primi di settembre, risolta però nella modalità volutamente anti-ritualistica della intervista concessa a Mentana): il discorso alla grande manifestazione del 25 ottobre, annunciata molti mesi prima, arrivata tra mille dubbi e polemiche, e finita con grande partecipazione di pubblico nella conca del Circo Massimo.</p>
<p>Di seguito la tag cloud delle prime 100 parole del discorso integrale di Walter Veltroni, <a href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=62467">disponibile sul sito del Partito Democratico</a>, di quasi 40 mila caratteri.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1297" style="width:700px;">
	<a href="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/spindoc_veltroni_circomassi.jpg"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/spindoc_veltroni_circomassi.jpg" alt="" width="700" height="700" /></a>
	<div>Le prime 100 parole del discorso di Veltroni al Circo Massimo. Clicca per scaricare l'immagine.</div>
</div><br />
<br/><br/></p>
<h3>Più opposizione, e più policy issues. Almeno a parole.</h3>
<blockquote><p>Più opposizione, e ora Berlusconi si chiama per nome.</p></blockquote>
<p> Il &#8220;<strong>Paese</strong>&#8221; (39 occorrenze) &#8220;<strong>Italia</strong>&#8221; (46) è sempre al centro dei discorsi del segretario del Pd. Rispetto ai precedenti discorsi spicca la presenza della contrapposizione &#8220;<strong>Governo</strong>&#8221; (21) vs &#8220;<strong>Opposizione</strong>&#8221; (9) e il definitivo accantonamento della criticata strategia di non nominare <em>il principale esponente della coalizione avversa</em>: &#8220;<strong>Berlusconi</strong>&#8221; è presente nel discorso 6 volte, più le 9 di &#8220;<strong>Destra</strong>&#8221; e le 3 volte di &#8220;<strong>Ministro</strong>&#8220;. </p>
<blockquote><p> Più policy issues del solito: emergono &#8211; almeno quantitativamente &#8211; temi concreti.</p></blockquote>
<p> I discorsi di Veltroni non si sono finora particolarmente caratterizzati per forti riferimenti alle cosiddette <em>policy issues</em>, le tematiche che riguardano problemi concreti &#8211; spesso prediligendo l&#8217;ex sindaco di Roma volare alto su ideali più generici (&#8220;<strong>Libertà</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Democrazia</strong>&#8221; ecc.). In questa occasione, invece si nota la presenza significativa di &#8220;<strong>Scuola</strong>&#8221; (18 ricorrenze) &#8220;<strong>Università</strong>&#8221; (9),  &#8220;<strong>Crisi</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Euro</strong>&#8221; (rispettivamente 13 e 9), &#8220;<strong>Tasse</strong>&#8221; (6),  &#8220;<strong>Razzismo</strong>&#8221; (6), &#8220;<strong>Sicurezza</strong>&#8221; (5).</p>
<h3>Bonus track: la tag cloud visualizzata con Wordle</h3>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1283" style="width:700px;">
	<a href="http://wordle.net/gallery/wrdl/272832/Veltroni_Circo_Massimo_Tag_Cloud"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/veltroni_tagcrowd.jpg" alt="" width="700" height="452" /></a>
	<div>Il discorso di Veltroni al Circo Massimo, via Wordle</div>
</div>
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		<title>Da Rove a Axelrod. Cosa sono gli spin doctor oggi?</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/20/da-rove-a-axelrod-cosa-sono-gli-spin-doctor-oggi/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2008/10/20/da-rove-a-axelrod-cosa-sono-gli-spin-doctor-oggi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Diletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Da Karl Rove in poi è un'altra musica, tra i consulenti politici USA. E con le nuove star (gli obamiani Axelrod e Plouffe e il repubblicano Schmidt) gli spin doctor diventano il legame tra ideologia e comunicazione - vecchio e nuovo delle politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Di seguito una riflessione sullo stato dell'arte degli spin doctor di <strong>Mattia Diletti</strong>, che insieme agli amici di <a href="http://blogamerica2008.blogspot.com/">America2008</a>, sta seguendo fin dall'inizio e con appassionata competenza la campagna elettorale USA in corso. Buona lettura, as]<br />
</em></p>
<blockquote><p>Chi sono gli <em>spin doctor</em> oggi, elezioni USA 2008? E cosa sono diventati? </p></blockquote>
<p> Nell’album delle figurine di questa campagna del 2008 &#8211; mai così tante facce nuove in un colpo solo &#8211; sono apparsi in qualità di eroi <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Plouffe">David Plouffe</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Axelrod_(political_consultant)">David Axelrod</a></strong>, i due consulenti di Obama. Il secondo si è formato con lui nella scuola politica di Chicago, la patria delle political machine americane del voto di scambio e dei colpi bassi (un bel ritratto del <a href="http://www.nytimes.com/2007/04/01/magazine/01axelrod.t.html">New York Times</a>). David Plouffe, invece, è stato definito da The New Republic il “comandante in capo dell’esercito dei nerd”. Sul fronte repubblicano si è affermato un allievo di Karl Rove, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Schmidt">Steve Schmidt</a></strong>, il più giovane dei tre. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1250" style="width:465px;">
	<a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/obama-new-yorker.jpg" alt="" width="465" height="358" /></a>
	<div>Barack Obama a Chicago, in una foto tratta dal reportage 'Making It. How Chicago shaped Obama' del New Yorker</div>
</div>
<p><em>Per chi vuole approfondire, il <em>New Yorker</em> fornisce una storia dell’incontro tra Axelrod e Obama a Chicago, narrata nelle pieghe di un <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza">bellissimo reportage sulla formazione politica di Obama in Illinois</a> (tanto per dare il tono della città: <strong>John F. Kennedy</strong> divenne presidente solo grazie ai brogli dell’immarcescibile sindaco Daley, padre dell’attuale primo cittadino e capace di far votare anche i morti). </em></p>
<h3>L&#8217;emersione della consulenza politica. Tesi, antitesi e sintesi.</h3>
<blockquote><p>Prima di Karl Rove, l’ultimo terremoto era stato registrato nel 1992 grazie ai “ragazzi” della War Room di Bill Clinton &#8211; <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Stephanopoulos">George Stephanopoulos</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Carville">James Carville</a></strong> &#8211; che potete osservare all’opera nel fenomenale documentario di <strong>Allen Pennebaker</strong> “<a href="http://www.imdb.com/title/tt0108515/">War Room</a>”.</p></blockquote>
<p> In realtà, anche se ci ricorderemo di queste elezioni per la trasformazione di Obama in figura politica nazionale e per i modi nuovi di organizzare la campagna elettorale &#8211; soprattutto attraverso i metodi che la Rete mette a disposizione – il prima e il dopo della storia degli <em>spin doctor</em> sarà segnato e raccontato a partire dalla figura di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karl_Rove">Karl Rove</a></strong>, con i quali sia Plouffe che Axelrod hanno fatto i conti per organizzare il proprio “working plan”. </p>
<p>	Nella comunicazione politica si è osservata spesso l’affermazione dello spin doctor e della figura dei political consultant come una tappa del processo di modernizzazione della politica e delle sue modalità di organizzazione. Per alcuni un elemento di progresso (il giusto abbandono delle strutture di partito, burocratiche e ideologiche, a favore di una maggiore professionalità settoriale), per altri la costruzione di un modello effimero di relazione tra cittadino e classe politica, quest’ultima impegnata a costruire il proprio consenso a prescindere da progetti e sostanza attraverso l’utilizzo di maghi e incantatori.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1264" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/karl_rove.jpg" alt="" width="500" height="393" />
	<div>Karl Rove, mitologico consulente repubblicano</div>
</div>
<h3>Karl Rove, il papà putativo dei new consultant</h3>
<blockquote><p>Karl Rove, infatti, ha sempre sostenuto che in politica le grandi idee vengono prima di tutto. Sia lui che <strong>Newt Gingrich</strong>, un’altra mente del partito repubblicano, sono soliti citare il detto della Thatcher &#8220;<em>You have to win the argument before you win the vote</em>.&#8221; </p></blockquote>
<p>In realtà figure come quelle di Karl Rove (e anche Plouffe e Axelrod) rappresentano profili che superano questa contrapposizione. Si tratta di <strong>“quadri politici” professionali di ultima generazione</strong> – insieme professionisti e militanti ferocemente schierati, anche se negli Usa questo non è una novità &#8211; coscienti di quanto contino i fondamentali della politica nel lavoro dello spin doctor. </p>
<p>Operano tenendo a mente <strong>il peso preponderante di ideologia, identità e organizzazione</strong> (gli arnesi tradizionali della politica). Karl Rove è stato fenomenale nella costruzione del messaggio, della sua unificazione, nella demolizione dell’avversario, nel <em>microtargeting</em> dei gruppi elettorali degli stati in bilico delle elezioni presidenziali del 2004; al tempo stesso Rove era ossessionato dalla storia politica, dai processi di lungo periodo, culturali, economici, demografici. La tecnica della comunicazione quotidiana che si intreccia con i grandi fenomeni e le grandi idee (a partire dalla religione) grazie alle quali gli uomini organizzano le proprie comunità. </p>
<h3>I due stregoni di Obama, e il messaggio non-più-liberal formato Web</h3>
<blockquote><p>Il viral marketing di Obama, dai videogiochi all&#8217;arte.</p></blockquote>
<p> In fondo i due stregoni di Obama hanno utilizzato strategie nuove – l’incredibile <em>viral marketing </em>che ha accompagnato la diffusione dell’icona di Obama, dai videogiochi all’arte – avendo compreso i cambiamenti strutturali che stanno attraversando gli Stati uniti, e avendo intuito quanto questi possano fornire un’importante finestra di opportunità per la promozione di un punto di vista “liberal”. L’organizzazione della famosa mobilitazione del voto giovanile mostra che essi hanno afferrato come la “<em>millenial generation</em>” sia particolarmente minacciata dalle politiche dell’amministrazione conservatrice e dalla recessione economica. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
<em>Uno degli ultimi video di David Plouffe, campaign strategist di Obama</em></p>
<p>	I <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=david+plouffe&#038;search=Cerca">famosi video di David Plouffe</a>, nei quali illustra le strategie della campagna di Obama rivolgendosi direttamente ai democratici mobilitati in campagna elettorale, sono stati definiti da un giornalista – <strong>Martino Mazzonis</strong> – come “un tipico esempio di relazione (quasi vecchio stampo) di un quadro nazionale ai quadri locali, aggiornata però al XXI secolo”. </p>
<h3>Repackaging, e una nuova narrazione collettiva</h3>
<blockquote><p>Nuove e vecchio, a braccetto (strategico) insieme.</p></blockquote>
<p> E’ una novità negli strumenti, nella modalità, ma ha effettivamente qualcosa di antico. Questo antico è ancora più determinante oggi che la realtà non è contenibile in nessuna narrazione pre-costituita. La crisi economica costringe a “vendere” prodotti di qualità, merce costruita con serietà, una <strong>nuova narrazione collettiva</strong> dopo quella liberal-conservatrice arrivata al capolinea: per fare questo i democratici ricorrono a metodologie innovative, ricostruendo però un messaggio politico che gli appartiene da 100 anni. Un’opera riuscita di <em>repackaging</em> della propria cultura politica, che fa da bussola per orientarsi in tempi difficili. </p>
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		<title>Terzo e ultimo debate Usa. La cronaca a caldo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 09:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Sola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca (a caldo e democratica) del terzo e ultimo dibattito presidenziale tra Obama e McCain. Il secondo attacca (forse troppo e scompostamente), il primo non si scompone ma è pedagogico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/third-presidential-debate.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/3debate_piccolo.jpg" alt="" title="" width="336" height="281" class="alignleft size-full wp-image-1228" /></a>«Welcome to the third and last presidential debate of 2008, sponsored by the Commission on Presidential Debates. I&#8217;m Bob Schieffer of CBS News. The rules tonight are simple. The subject is domestic policy. I will divide the next hour-and-a-half into nine-minute segments. [...] The audience behind me has promised to be quiet, except at this moment, when we welcome <strong>Barack Obama</strong> and <strong>John McCain</strong>». Così <strong>Bob Schieffer</strong> della CBS News, <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/transcripts/second-presidential-debate.html">ha introdotto i due candidati presidenziali</a> in occasione del terzo e ultimo dibattito televisivo. Se il format comunicativo del <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/27/obama-vs-mccain-primo-round-nessun-colpo-da-ko/">primo</a> dibattito vedeva Obama e McCain fermi dietro il classico podio da oratore, e il <a href="http://www.spindoc.it/2008/10/08/secondo-round-chi-e-piu-presidenziale/">secondo</a> più o meno comodamente appollaiati su uno sgabello, con relativa libertà di movimento dentro una specie di arena, il <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/debates/third-presidential-debate.html">terzo</a> prevede i due candidati seduti dietro un tavolo circolare &#8211; un formato che concede più &#8220;potere&#8221; comunicativo al moderatore/maestrino (e rende più complicato l&#8217;attacco frontale da parte dei contendenti, fatto che in parte spiega l&#8217;impressione che McCain abbia più indulto in <em>negative attacks</em>). Di seguito riporto, leggermente editata, la diretta a caldo che ha fatto <a href="http://www.suzukimaruti.it">Enrico Sola</a> su <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti">Friendfeed</a>. Il punto di vista è quello di un democratico, come evidente, ma non mancano stoccate alla performance di Obama. Buona lettura. <em>as</em></p>
<h3>La cronaca del <em>debate</em>, a caldo, di <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti">Enrico Sola</a></h3>
<ul>
<blockquote><p>Inizia il dibattito</p></blockquote>
<li>McCain tutto teso all&#8217;attacco. Obama, as usual, ecumenico. Però attacca facendo il nome delle mega-corporation beneficiate dai tagli tasse di Bush.</li>
<li>McCain ha detto apertamente &#8220;io non sono Bush&#8221;. Ma Obama gli ha ricordato che al momento buono lui ha sempre votato per Bush e con Bush, concedendogli (e dimostrandosi presidenziale) il suo opporsi alla tortura</li>
<li>Bella domanda del moderatore sulle scorrettezze della campagna elettorale. Su questo ora Obama deve picchiare e far montare il disgusto per McCain. Bene che risponda per secondo.</li>
<li>Trovo veramente da perdente il fatto che McCain di fatto non risponda ad una singola domanda e sia ossessionato da Obama. Gli hanno appena chiesto di cosa farebbe per liberare gli states dalla dipendenza dal petrolio e la sua risposta inizia con &#8220;Well, Senator Obama wants&#8230;&#8221;.  </li>
<blockquote><p>E&#8217; una strategia (da) perdente, con in più l&#8217;aggravante che gli attacchi di McCain sono ingiustificati</p></blockquote>
<li>McCain rifà gli stessi attacchi dell&#8217;altra volta. Incluso il famoso <a href="http://gizmodo.com/5060946/barack-obamas-3-million-overhead-projector-actually-pretty-cool">overhead projector</a> da 3 milioni di dollari. E Obama non coglie, risponde alla domanda. Così non sta sulla difensiva e non raccoglie le provocazioni di McCain, che ormai dà solo risposte su Obama e non su se stesso </li>
<li>Ottima la risposta di Obama, che nuovamente non coglie gli attacchi di McCain: la campagna di McCain è 100% negativa (e il suo atteggiamento stasera, pure), ma i problemi del paese sono altri.</li>
<li>L&#8217;health care è un pezzo facile per Obama. E McCain francamente non sa che dire. Di fatto credo perda per l&#8217;economia, per la Palin e per questo.</li>
<blockquote><p>&#8220;Il fatto che questo sia diventato il tema principale della tua campagna dice molto di più sul tono della tua campagna che su di me&#8221; (Obama, riferito agli attacchi sul tizio dei Weathermen)</p></blockquote>
<li>Alla fine McCain non ce l&#8217;ha fatta a trattenersi: ha dovuto fare la tirata sul tizio dei <a href="http://blog.washingtonpost.com/fact-checker/2008/02/obamas_weatherman_connection.html">Weathermen</a>. Ovvio che Obama ha la risposta pronta. E infatti elenca una serie di repubblicani che hanno lavorato sullo stesso progetto suo.</li>
<li>Domanda sui vice: perché il tuo vice sarebbe un buon presidente? Si ride. Anzi, la domanda vera è &#8220;perché il tuo vice sarebbe un presidente migliore del vice del tuo avversario?&#8221;. </li>
<li>McCain fa partire una pippa sulla Palin, tutta sulla difensiva. mmmh. </li>
<li>L&#8217;impressione è che, cambiato lo sfondo, cambiato l&#8217;arredamento e cambiati gli abiti dei candidati, siano 3 volte che vediamo lo stesso identico dibattito. Unica differenza: McCain ancora più indecente, negativo e scorretto.</li>
<blockquote><p>	E di nuovo vince Michelle Obama, con un vestito viola coraggiosissimo, con spacco vertiginoso.</p></blockquote>
<li>Solito copione: McCain aggressivo, poco presidenziale, tignoso e coi denti fastidiosamente gialli. Obama pedagogico.</li>
<li>Curiosamente, questo è stato il dibattito più &#8220;forte&#8221; per McCain, ma è proprio il suo ruolo di contestatore a tutto spiano (reso poco credibile dal suo voto quasi sempre conforme al GOP e a Bush) a squalificarlo. La gente vuole soluzioni, lui getta fango.</li>
<li>Dopo 3 dibattiti-fotocopia è palese che Obama ha il temperamento da presidente, oltre che le soluzioni per calarsi bene in quel ruolo. McCain è sembrato il più immaturo, erratico negli attacchi e MAI propositivo, se non per exemplum contra.</li>
</ul>
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