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	<title>Spindoc &#187; voci e rumors</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>West Wing Week, l&#8217;Obama disintermediato</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Benucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<category><![CDATA[West Wing]]></category>

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		<description><![CDATA[Un appuntamento settimanale con il dietro le quinte della Casa Bianca: è l'ultima iniziativa di comunicazione "disintermediata" dell'amministrazione Obama, che un po' fa arrabbiare i media tradizionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Barack Obama e i nuovi media. Sottotitolo: una storia infinita (e informale).</p></blockquote>
<p> Dentro il <a href="http://www.youtube.com/user/whitehouse">canale youtube</a> della Casa Bianca (con rimbalzi sugli altri media e social media) c&#8217;è una rubrica video che, inaugurata i primi di aprile, sta facendo molto parlare di sé. Il titolo, <em><a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=E1EB2717BDB0BFC3">West Wing Week</a></em>, si rifà al nome dell’ala della Casa Bianca in cui è ospitato lo studio Ovale  presidenziale (e anche un po&#8217; alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/West_Wing_-_Tutti_gli_uomini_del_Presidente">famigerata serie creata da Aaron Sorkin</a>, di cui Spindoc ha scritto molti mesi fa <a href="http://www.spindoc.it/2008/09/23/obama-aaron-sorkin-e-il-presidente-di-west-wing/">in occasione di un incontro particolare</a>). I sei video (finora) aggiornano in una manciata di minuti sulle attività della  Casa Bianca con uno stile “alla mano” e informale: una comunicazione non ingessata, rapida ma puntuale su  cosa succede al 1600 di Pennsylvania Avenue.</p>
<h3>La playlist della serie West Wing Week sul canale YouTube della Casa Bianca</h3>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/p/E1EB2717BDB0BFC3&#038;hl=it_IT&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/p/E1EB2717BDB0BFC3&#038;hl=it_IT&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<blockquote><p>&#8220;E&#8217; come se il nostro album di Flickr potesse parlare&#8221; afferma il video grafico della Casa Bianca Arun Chaudhary.</p></blockquote>
<p> &#8220;Con tutto quello che il Presidente ha da fare durante le settimana &#8211; si legge sul <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2010/04/02/west-wing-week">sito della Casa Bianca</a> &#8211; è facile omettere notizie importanti e eventi interessanti. <a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=E1EB2717BDB0BFC3">West Wing Week</a> è il sunto degli ultimi sette giorni al 1600 di Pennsylvania Avenue, o ovunque il Presidente viaggi. Riporta gli highlights degli eventi dell&#8217;ultima settimana uniti a estratti dietro le quinte della vita alla Casa Bianca&#8221;.</p>
<p>In realtà i video, montanti dal grafico video ufficiale Arun Chaudhary,  «rappresentano l’immagine che la Casa Bianca vuole dare di se stessa e  del suo principale inquilino, senza il filtro dei giornalisti», scrive il <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/05/14/AR2010051401316.html">Washington Post</a>, sottolinendo come non si rivelino notizie. Nel montaggio si alternano immagini che mostrano un  Obama presidenziale, come quando parla dell’emergenza marea nera o della  riforma finanziaria, a quelle che raccontano un presidente più privato  e autoironico.</p>
<blockquote><p>Il lancio del blog &#8220;presidenziale&#8221; non ha mancato di creare attriti e polemiche tra la Casa Bianca e la stampa statunitense.</p></blockquote>
<p> L&#8217;ufficio stampa della Casa Bianca &#8211; spiega nell&#8217;articolo il Washington Post &#8211; ha avuto un atteggiamento un po&#8217; critico nei confronti dei giornalisti nelle scorse settimane. E lo stesso Presidente non sembra dedicare lo stesso tempo dei suoi predecessori ai rapporti con i media tradizionali. Nel suo primo anno di mandato, infatti, <strong>ha realizzato meno incontri con la stampa (46) sia di George W. Bush (147), sia di Bill Clinton (252)</strong>.</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<img src="http://weblogs.baltimoresun.com/features/mutts/blog/bo_obama_white_house3.jpg" alt="Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)" width="500" height="333" />
	<div>Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)</div>
</div>
<blockquote><p>Comunicazione mediata o disintermediata? Inesperienza o strategia? </p></blockquote>
<p> E appunto non è la prima volta che c&#8217;è da discutere. Per esempio già all&#8217;inizio <a href="http://www.webgol.it/2009/05/20/lo-scatta-e-scappa-del-fotografo-disintermediato/">c&#8217;era stato da ridire quanto alle foto ufficiali del primo giorno</a> e alle varie &#8220;priorità&#8221; di scatto. Situazione che fece dire a molti di una inesperienza dello staff di Obama: all&#8217;avanguardia in quella &#8220;comunicazione disintermediata&#8221; che fa a meno dei professionisti che ne raccontano le gesta, ma a disagio con il giornalismo tradizionale. </p>
<blockquote><p>&#8220;Se vogliono usare blog, video e altri media è fantastico&#8221;, racconta il corrispondente Reuter Caren Bohan, &#8220;ma non vorremmo che questo sostituisse l&#8217;accesso alla Casa Bianca per i giornalisti&#8221;. </p></blockquote>
<p>Un atteggiamento, insomma, quello che privilegia i nuovi media, che non va certo giù ai giornalisti di oltre oceano. Frizioni che hanno toccato l&#8217;apice questa settimana, quando la Casa Bianca ha riportato online una video intervista a Elena Kagan, fresca di nomina alla Corte Suprema, <em>bypassando</em> completamente i cronisti che le avevano chiesto un&#8217;intervista.</p>
<p>Dinanzi a queste non troppo velate accuse, la levata di scudi dal 1660 di PennAv è stata pronta: &#8220;West Wing Week è solo un altro modo per restituire meglio alla gente il senso di ciò che succede alla Casa Bianca e perché&#8221;, spiega uno dei portavoce di Obama, Nick Shapiro.</p>
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		<title>Guerra all&#8217;ultima gaffe tra Obama e Hillary</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/06/03/guerra-allultima-gaffe-tra-obama-e-hillary/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 05:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse stanchi dalle prolungate primarie, i due candidati alla nomination democratica ne sparano di (più o meno) grosse: su storia, geografia e altre materie da licenza liceale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse stanchi per la lunghissima campagna elettorale, i due big democratici &#8211; nella scorsa settimana &#8211; hanno aperto una sfida a chi la spara più grossa.</p>
<blockquote><p>In un certo senso, <a href="http://www.cbsnews.com/sections/politics/fromtheroad/main502443.php?author=Fernando_Suarez&#038;dir=politics/fromtheroad"><strong>Fernando Suarez</strong></a>, autore di un celebre blog politico di <strong>CBS News</strong>, aveva lanciato un mezzo avviso ad <strong>Hillary Clinton</strong>: Hillary, da un po’ di tempo le stai sparando un po’ troppo grosse. </p></blockquote>
<p>Il popolare giornalista, infatti, nei giorni scorsi si era mostrato scettico sui proclami ottimistici lanciati dall’ex first lady, <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/05/28/politics/fromtheroad/entry4130842.shtml">auto-dichiaratasi</a> &#8220;<em>il candidato migliore secondo ogni sondaggio, ogni analisi e ogni ricerca condotta negli Stati che i democratici devono vincere a novembre contro il rivale repubblicano John McCain</em>&#8220;. Dalle colonne virtuali del suo blog, Suarez aveva stigmatizzato anche un paio di pesanti gaffes della Clinton, come il paragone tra l&#8217;impasse sui delegati in Michigan e Florida e la battaglia dei suffragisti e l’imbarazzante analogia tra le primarie nei due stati e elezioni fraudolente svoltesi in Zimbabwe.</p>
<p>Ma l’avvertimento a fare attenzione non è forse stato colto. E l’ex first lady se ne uscita con questa <a href="http://www.nypost.com/seven/05232008/news/nationalnews/why_hill_wont_drop_out__bobby_kennedy_wa_112232.htm">confusa dichiarazione</a>, che a molti è apparsa come una velata (manco troppo!) allusione ad un possibile attentato mortale al rivale <strong>Barack Obama</strong>. </p>
<blockquote><p>E il video che segue è già diventato un macca da <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=185">antologia</a></p></blockquote>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Apriti cielo! Malgrado le pronte scuse di Hillary e le precisazioni del suo staff, sono piovute le accuse di quanti già da tempo vedono nella senatrice di New York l’ispiratrice di possibili attentati ai danni di Obama. E, quantomeno, Hillary è sicuramente apparsa a molti come un uccellaccio del malaugurio.</p>
<blockquote><p>Ma, quasi volesse riequilibrare la situazione, anche Obama è caduto vittima di un’altrettanto clamorosa gaffe. </p></blockquote>
<p>All’inizio della settimana, durante un discorso commemorativo al Memorial Day, Obama ha ricordato commosso suo zio, membro di un battaglione americano che, alla fine della seconda guerra mondiale, aveva liberato i prigionieri dal <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/05/27/obamas_uncle_and_the_liberatio.html">campo di concentramento di Auschwitz</a>. Piccolo particolare: il tristemente celebre lager è stato liberato dai sovietici, e non dagli americani. Imbarazzo fortissimo e poi la precisazione dello staff del senatore dell’Illinois: il famoso zio ha effettivamente liberato un campo di prigionia, ma a Buchenwald.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Insomma, problemi con la storia e la geografia, o panzana? Il dubbio si affaccia, anche perché l’episodio ricorda un po’ la <a href="http://www.nypost.com/seven/03312008/news/worldnews/from_bad_to_verse_for_hill_104288.htm">sparata sull’eroica Hillary</a> che atterrò a Sarajevo sotto il tiro dei cecchini… quando la guerra era praticamente finita. </p>
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		<title>Sesso, droga e… democratico rock &amp; roll</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 10:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Issues e strategie]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti gli scandali del partito democratico. Ce n'è per tutti i gusti: da Villaraigosa al più noto Spitzer. Questa volta la vecchia Europa non potrà tacciare l'America di essere bigotta e puritana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sesso, droga e rock &#038; roll. E’ questo il mix irresistibile che, in questi giorni, stimola la morbosa curiosità dei cittadini americani, porta alle stelle la  tiratura dei rotocalchi scandalistici e mette nei guai il “Partito dell’asinello”. </p></blockquote>
<p>Stupefacenti di ogni sorta, tradimenti e corna, squillo di alto e basso bordo, amori proibiti e relazioni omosessuali. Non manca nulla alla nuova <em>Beautiful</em> in salsa democratica. E, in attesa delle <a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/scorecard/#D">prossime scadenze elettorali</a>, il focus del dibattito politico si sposta da programmi e candidati verso scandali e processi giudiziari connessi. </p>
<p>Ce n’è per tutti i gusti. A <strong>Los Angeles</strong> si può seguire la tormentata causa di divorzio che ha inghiottito la vita personale e politica del sindaco <strong>Antonio Villaraigosa</strong>, reo di aver <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/07/05/AR2007070502076.html">tradito la moglie con una nota giornalista tv</a>. A <strong>San Francisco</strong>, tengono banco <a href="http://abcnews.go.com/US/Story?id=2842252&#038;page=1">le piccanti cronache che raccontano</a> (a puntate) la relazione tra il sindaco <strong>Gavin Newsom</strong> e il suo ex capo di gabinetto. Infine, a <strong>Detroit</strong> si può passare il tempo ridacchiando sul contenuto dei peccaminosi sms che il primo cittadino <strong>Kwame Kilpatrick</strong> inviava <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7311625.stm">alla sua segretaria-amante</a>.   </p>
<p>Ma tutto questo è ancora niente, se si pensa all’affaire <strong>McGreevey</strong>, l’ex governatore del <strong>New Jersey</strong> costretto a dimettersi nel 2004 dopo aver confessato di aver tradito sua moglie con un gay. Proprio in questi giorni, l’amante omosessuale del politico ha rivelato alla stampa – presumibilmente dietro lauto compenso – che in realtà la signora McGreevey sapeva tutto e che, anzi, spesso e volentieri partecipava a <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/03/16/former-mcgreevey-aide-cla_n_91798.html">sfrenate orge a tre</a>. </p>
<blockquote><p>Questa volta, scrivono <a href="http://lastrow.wordpress.com/2008/03/15/american-puritanism-and-eliot-spitzer/">alcuni blogger</a>, gli Europei non potranno tacciare gli americani di essere bigotti e puritani. </p></blockquote>
<p>Non siamo più davanti ai grossolani eccessi di <strong>Bill Clinton</strong>, che fumava spinelli “senza respirare” e usufruiva in buona fede di rapporti orali con una stagista pensando che non fosse “propriamente “ sesso. Troppo grande il clamore suscitato da casi come quello di <strong>Eliot Spitzer</strong>, ex procuratore “moralizzatore” e governatore “sceriffo” di New York, <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/11/scandali-e-politica-la-dresda-multimediale-di-eliot-spitzer/">incastrato in una torbida storia di escort</a> dopo aver denunciato aspramente per anni la decadenza dei costumi sessuali dei suoi concittadini.  </p>
<p>Il suo successore, <strong>David Patterson</strong>, non è da meno. Poche ore dopo essere stato eletto, rivela a giornali e tv di aver tradito la moglie (su consiglio del loro consulente matrimoniale!) e di aver fumato droghe leggere (però solo negli anni ’70, perché lo facevano un po’ tutti). E, nelle stesse ore, sua moglie racconta di aver ricambiato le corna, ma solo per il bene del loro matrimonio in crisi, che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Paterson#Personal_life">necessitava di una iniezione di fantasia</a>. </p>
<p><embed type="application/x-mplayer2" pluginspage="http://microsoft.com/windows/mediaplayer/en/download/" id="mediaPlayer" displaysize="0" autosize="0" bgcolor="darkblue" showcontrols="true" showtracker="-1" showdisplay="0" showstatusbar="-1" videoborder3d="2" width="425" height="320" src="http://www.whereistheoutrage.net/wordpress/wp-content/uploads/2008/03/late-show-top-ten-spitzer.wmv" autostart="false" designtimesp="5311" loop="false"></embed><br /><a href="http://mefeedia.com/entry/7153255/">Letterman’s Top Ten Spitzer reasons</a></p>
<blockquote><p>Gli esponenti democratici sembrano travolti da un’improvvisa onda di incidenti pruriginosi. A tutto vantaggio dei Repubblicani.</p></blockquote>
<p>Tutti questi scandali sono un grosso danno soprattutto per <strong>Hillary Clinton</strong>. Come spiega il <strong>Washington Post</strong>, infatti, l’ex first lady è <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">la prima vittima degli scandali</a>, che allontanano l’attenzione del pubblico dai temi della campagna (il suo punto di forza) e rinfrescano la memoria sul Sexgate del marito Bill. Senza contare che molti dei politici coinvolti sono arruolati tra i suoi supporter interni al partito. </p>
<p>Per capire che brutta aria tira per Hillary, basta prestare attenzione al <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">tiro incrociato della satira</a>. Qualche sera fa, il popolare conduttore <strong>Jay Leno</strong> ha ironizzato sullo scandalo Spitzer affermando che “<em>ora Hillary è solo la seconda donna più arrabbiata dello Stato di New York”</em> (la prima è la moglie dell’ex Governatore, ovviamente). Ma più duro e sottile è stato <strong>David Letterman</strong>, secondo cui tra le <a href="http://www.mefeedia.com/entry/letterman-s-top-ten-spitzer-reasons/7153255">buone ragioni che Spitzer può avanzare per scusarsi</a>, “<em>la prima è che Bill Clinton ha legalizzato tutto ciò (sesso e droga, ndr) anni fa</em>” ). </p>
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		<title>Barack will die. Dall&#8217;Obama -mania all&#8217;Obama-paranoia.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 23:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<category><![CDATA[Primarie]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<category><![CDATA[Texas]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutto è cominciato con la dichiarazione del premio Nobel novantenne Doris Lessing. Che dichiarò qualche settimana fa di essere sicura che, una volta eletto presidente, Obama sarà assassinato. E c'è chi fa paragoni con JFK...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tutto è cominciato con <a href="http://www.usatoday.com/news/politics/election2008/2008-02-10-lessingobama_N.htm">la dichiarazione del premio Nobel</a> <strong>Doris Lessing </strong>. La novantenne scrittrice dichiarò qualche settimana fa di essere sicura che, una volta eletto presidente, Obama sarà assassinato.</p></blockquote>
<p> Vecchie nonne che non escono più di casa, in isterica attesa della fatale notizia dell’assassinio del leader democratico di colore (<a href="http://www.time.com/time/nation/article/0,8599,1716483,00.html?imw=Y">Time</a>).<br />
Bambine che pregano tutto il giorno Dio affinché protegga <strong>Barack Obama</strong> dai cattivi che vorrebbero ucciderlo (<a href="http://www.nytimes.com/2008/02/25/us/politics/25memo.html">New York Times</a>).<br />
Proclami altisonanti di esponenti della comunità black pronti a schierare i loro stessi corpi in difesa del futuro primo presidente nero degli Stati Uniti d’America. L’anima profonda dell’America esprime ormai quotidianamente una crescente e folkloristika apprensione per la sorte del senatore dell’Illinois, amplificata puntualmente dai reportage morbosi dei mass media.</p>
<p>Effetto collaterale dell’<a href="http://www.spindoc.it/2008/02/14/il-culto-della-personalita-di-super-obama/">Obamamania</a>, l’<strong>Obama-paranoia</strong> dilaga in questa seconda fase delle primarie USA. Il dibattito sulla possibilità che Obama venga ucciso infiamma i giornali. Mentre Obama dichiara fiducioso di aver “<em><strong>il miglior servizio di sicurezza del mondo</strong></em>”, <a href="http://www.star-telegram.com/dallas_news/story/489920.html">fioccano le critiche</a> sulle mancanze degli 007 addetti alla sua persona. E la paura sembra aver contagiato anche i servizi segreti americani, che hanno schierato un apparato di sicurezza imponente, bruciando ogni record di tempestività (nessun candidato alle primarie aveva avuto una scorta federale a così grande distanza dalle nomination ufficiali).<br />
Eppure tutto questo non basta. </p>
<div class="img " style="width:518px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/jfk.jpeg" alt="Un momento dell’assassinio di JFK a Dallas, Texas, il 23 novembre 1963" width="518" height="304" />
	<div>L’assassinio di JFK a Dallas, Texas, il 23 novembre 1963. C'è chi teme la storia possa ripetersi con Obama</div>
</div>
<blockquote><p>La moglie di Obama, cuore di donna, dice: “la scorta non mi rassicura, perché il giorno che ce l’hanno assegnata ho capito che mio marito rischiava seriamente di morire”.</p></blockquote>
<p>Le voci razionali soffrono di asfissia. Ormai è dato per certo: Obama sarà ucciso dalla Spectre o da qualche organizzazione simile. Un <a href="http://onlinejournal.com/artman/publish/article_2990.shtml">pamphlet molto in voga</a> parla addirittura di una sorta di congiura nata dall’eccezionale accordo tra i <strong>Clinton</strong> e i <strong>Bush</strong>. Ed è inutile ogni rassicurazione. Come dicono molti analisti politici, Obama è il <a href="http://www.politico.com/news/stories/0208/8605.html">leader di una sorta di nuova religione</a>, ormai. Per una sorta di <em>“cristomimesi”</em> operata dai suoi sostenitori, è l’agnello sacrificale. Morirà come un martire.<strong> La domanda non è “sé”, ma solo “quando” verrà ucciso.</strong></p>
<p>Man mano che si avvicina l’appuntamento cruciale con la tornata texana del 4 marzo, fioccano le analogie con la morte di <strong>John Fiztgerald Kennedy</strong>, che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_F._Kennedy_assassination">trovò la morte a Dallas nel 1963</a>. Obama non smentisce, ma nemmeno alimenta le voci. Non gli conviene. Alcuni afroamericani, intervistati dalla stampa, hanno dichiarato che non lo voteranno: che senso ha, se tanto poi verrà assassinato? Sono voti persi. </p>
<p>Non c’è nulla di razionale nell’Obamamania, sindrome che scuote le viscere emozionali dell’America. Intanto, finora, l’unica vera vittima della campagna elettorale americana è un supporter di Obama <a href="http://cbs3.com/local/Political.Stabbing.montgomery.2.662239.html">accoltellato dal cognato clintoniano</a> per divergenze di vedute. Un incidente figlio dell’eccesso consumo di alcool, più che della politica. Ma un altro sassolino nello stagno della tensione.</p>
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		<title>Voci elettorali. A chi turba il turbante di Obama?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 06:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto contano le voci in politica? Il sito Drudge Report pubblica le foto di Barack Obama con il costume tipico del Kenya ed alcune cose buffe accadono - tra smentite che non smentiscono, pregiudizi e boomerang comunicativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Più sono assurde e ingenerose, più si fanno strada in quell&#8217;universo di media diffusi in cui siamo immersi. </p></blockquote>
<p>Quanto contano le voci in politica? Nulla risponderebbe un decisore distaccato di quelli che affollano i modelli econometrici che tentano di razionalizzare gli irrazionalissimi impulsi politici. Ma – lasciando perdere i modelli dei teorici della “<em>rational choice</em>” &#8211; sappiamo benissimo che le voci in politica contano tantissimo. </p>
<h3>Il turbante di Barack Obama</h3>
<p>Prendiamo l’esempio della foto di <strong>Barack Obama</strong> vestito da anziano somalo durante il suo viaggio in <strong>Kenya</strong> diffuse dal <strong><a href="http://www.drudgereport.com/flashoa.htm">Drudge Report</a></strong>. In teoria è poco più di uno scherzo: è abbastanza normale per le delegazioni politiche all’estero indossare con il sorriso sulle labbra i costumi più improbabili. Ma c’è una cosa che fa la differenza: Obama è perseguitato fin dall’inizio della sua  corsa alla Casa Bianca dalla storpiatura del suo nome – <strong>Barack “Osama”</strong> – e soprattutto dal suo vero <em>middle name</em>  – <strong>“Hussein”</strong> – molto diffuso in Kenya, ma sospetto a <strong>Cincinnati</strong>. Diffondere online una foto del senatore nero dell’Illinois con un turbante – anche con tutte le spiegazioni del mondo – serve sicuramente a rinforzare i pregiudizi negativi che allignano nell’opinione pubblica. In pratica è una specie di strizzata d’occhio obliqua, una “<em>code word</em>” che serve ad attivare il pregiudizio razziale.</p>
<div class="img " style="width:463px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/obamaturbante.jpg" alt="Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com" width="463" height="324" />
	<div>Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com</div>
</div>
<p>Si capisce quindi che lo staff di Obama abbia reagito con veemenza alla pubblicazione dell’articolo del <strong>Drudge Report</strong> e, seguendo l’indicazione dello stesso Drudge che diceva di aver ricevuto la foto da una persona che lavora per la campagna di <strong>Hillary Clinton</strong>, abbia subito attaccato a testa bassa l’avversaria. </p>
<h3>La smentita che prima non arriva e poi non smentisce</h3>
<blockquote><p>Il vero motivo, secondo Drudge, che avrebbe convinto la sua fonte a inviargli la foto è una <a href="http://www.politico.com/blogs/bensmith/0208/More_on_the_photo.html">cosa del tipo</a>: “Se avessero una foto di Hillary con il burqa, sarebbe sulla prima pagina del <strong>New York Times</strong>. Noi invece ci dobbiamo arrabattare con il Drudge Report”. </p></blockquote>
<p>Ma a questo punto è successo un fatto strano: invece di una sdegnata smentita – ricordiamo che la “<strong>maledetta negatività</strong>” contro un politico del proprio partito, anche se avversario alla corsa alla Casa Bianca, è vista come fumo negli occhi dagli elettori – il quartier generale della senatrice di New York ha diffuso una prima dichiarazione in cui non si smentiva un bel nulla e in cui ci si dilungava con un attacco alla stampa &#8220;incantata&#8221; da Obama. </p>
<p>Solo in un secondo tempo è arrivata la messa a punto dove comunque non si nega nulla e s’insiste sul fatto che non c’è nulla di “divisive” nella foto. Una classica smentita che non smentisce. L’unico “no” alla domanda diretta – “<strong>E’ lei che ha inviato la foto di Obama a Drudge?</strong>” – è <a href="http://abcnews.go.com/Politics/TheNote/story?id=3105455&#038;page=1">venuto</a> da <strong>Tracy Sefl</strong>, la persona all’interno dello staff di Hillary che tiene la maggior parte dei contatti con Drudge. Alla fine si è mossa Hillary che – sempre senza negare nulla – ha detto che tutta la storia fa ridere. </p>
<div class="img " style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/obamaturbante_nyp_dn.jpg" alt="La foto di Obama con il turbante sulle copertina del New York Post e del Daily News" width="600" height="387" />
	<div>La foto di Obama con il turbante sulle copertine del New York Post e del Daily News, i due tabloid della Grande Mela</div>
</div>
<h3>La battaglia (poco controllabile) dei rumors politici</h3>
<blockquote><p>Se c’è pieno di gente che pensa che Obama sia un musulmano in sonno, ci sono anche molti pronti a giurare che Hillary abbia un piano per impadronirsi del potere insieme all’Onu e fare degli Stati Uniti un Soviet o, a scelta, un paese europeo con un welfare funzionante. </p></blockquote>
<p>E qui viene il bello. Perché se è vero che Obama ha i suoi problemi a controllare le voci e le dicerie che gli sono state procurate dal suo nome buffo e dalla sua storia familiare complicata (è figlio di un economista kenyano e dopo il divorzio sua madre, una bianca del <strong>Kansas</strong>, ha sposato un uomo d’affari indonesiano di religione musulmana), Hillary non riesce proprio a venir a capo dell’immagine da <strong>Lady Macbeth</strong> che gli hanno cucito addosso gli strateghi repubblicani durante i due mandati di suo marito, <strong>Bill Clinton</strong>. Qualcuno all’epoca insinuò addirittura che fosse coinvolta nella morte di un suo caro amico, <strong>Vince Foster</strong>, che invece morì suicida. </p>
<p>E così la storia della foto ha preso un’altra piega.<br />
Barack Obama è stato visto come vittima di una bieca persecuzione e Hillary Clinton, una volta di più, ha visto confermato il suo profilo da regina cattiva. </p>
<p>Verrebbe da dire che chi di pregiudizio ferisce, di pregiudizio perisce. Sempre che ci sia lo zampino dello staff di Hillary nella pubblicazione del pettegolezzo sul Drudge Report. Cosa tutt’altro che scontata e giornalisticamente non corretta. E che quindi è finita sulla prima pagina dei due tabloid di New York, il <strong>New York Post</strong> e il <strong>Daily News</strong> &#8211; giornali che delle definizioni di giornalismo da manuale universitario se ne infischiano. E forse per questo sono così divertenti da leggere. </p>
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